Cinque Stati aderenti all’Organizzazione del Patto Nord Atlantico (NATO) ossia Belgio, Lussemburgo, Germania, Olanda e Norvegia hanno in questi giorni presentato una richiesta alla Casa Bianca affinché ritiri le numerose armi nucleari presenti sul proprio territorio.

La questione è di grande importanza per vari motivi, il primo dei quali ci interessa direttamente in quanto italiani: secondo uno studio di Hans Kristensen, uno specialista del Natural Resources Defense Council di Washington (NRDC), autore di un rapporto sulle armi atomiche in Europa (LINK: http://www.nrdc.org/nuclear/euro/euro.pdf ), il nostro paese ospita 90 armi nucleari ripartite fra Ghedi in provincia di Brescia ed Aviano. La cosa interessante è che di queste armi presenti in due delle 116 basi Usa/Nato presenti sul nostro territorio, non si è mai parlato adeguatamente e le sole notizie vengono non certo da ambienti politici bensì da quelli scientifici. Infatti siamo dovuti venire a conoscenza da un altro scienziato, William Arkin, esperto dell’associazione degli scienziati nucleari, il nome in codice, “Stone Ax”, di uno dei patti segreti, che hanno regolato sin dal 1943 e regolano ancora oggi i rapporti militari fra l’Italia e gli Usa. Nella sistemazione internazionale dopo la seconda guerra mondiale, con la conquistata egemonia sull’Europa occidentale di Washington infatti, il governo americano fece firmare alle potenze sconfitte alcuni accordi che non sono ancora stati divulgati e resi pubblici, per via delle misure dure e probabilmente inaccettabili per la sovranità del popolo italiano; la stessa cosa successe in Giappone dove proprio in questi mesi si attendono i risultati di un’inchiesta governativa (LINK: http://www.eurasia-rivista.org/3072/giappone-desecretati-i-patti-clandestini-imposti-dagli-usa ), che dovrebbe finalmente rendere pubblici gli accordi segreti.

Alla luce dell’adesione dell’Italia al Trattato di non proliferazione nucleare e alla luce della legge italiana che vieta l’utilizzo di armamenti nucleari è evidente come la presenza di diversi tipi di bombe atomiche sul territorio del “bel paese”, fra cui le B61-3 dieci volte più potenti di quella sganciata dagli Usa su Hiroshima, sia una questione scottante che inspiegabilmente non viene affrontata dalla politica italiana. Inoltre bisognerebbe chiedersi sull’eticità di patti segreti che da decine di anni governano la questione a spregio della volontà democratica e sull’opportunità di avere armi atomiche sul proprio suolo controllate da una potenza straniera, quale sono gli Stati Uniti d’America.

Sembra quindi importante la richiesta dei cinque Paesi Nato, dai quali l’Italia potrebbe prendere esempio, letta da alcuni analisti come un’apertura di questi nei confronti della Russia, con la quale proprio in questi mesi gli Usa continuano a negoziare la non proliferazione nucleare. Ma l’importanza geopolitica della questione esula la sola presenza delle armi nucleari (che a quanto pare sono 480 fra Italia, Germania, Gran Bretagna, Belgio, Olanda, Turchia) e pone al centro dell’attenzione la massiccia presenza di contingenti e armi Usa piazzati nel continente europeo al tempo della guerra fredda per fronteggiare l’Unione Sovietica ed oggi ancora presenti. Infatti se pure le armi nucleari oggi meno efficienti per motivi di sicurezza potrebbero essere allontanate, continuerebbe a persistere il problema delle armi convenzionali. La pubblicazione dei patti segreti potrebbe spiegare molte cose e potrebbe essere una misura di democrazia per ripensare il ruolo dell’Europa nel futuro degli assetti geopolitici mondiali. Seppur minima, la richiesta avanzata dai cinque capeggiati dal Belgio insieme alle inchieste sugli accordi segreti in Giappone, potrebbero collocarsi in una nuova fase protesa verso un multipolarismo geopolitico capace di ridisegnare gli equilibri in Eurasia e nel mondo.

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