Abbiamo voluto porre alcune domande al prof. Enrico Galoppini, storico e ricercatore, esperto delle tematiche del mondo islamico e redattore della rivista Eurasia.

1 – È evidente a tutti come il mondo stia attraversando una fase estremamente critica: crisi economica, ambientale, conflitti politici, guerre, epidemie… Come interpreta tutto questo? Qual è il quadro generale?

La cosiddetta “crisi” ha tutte le caratteristiche dell’avvio di una fase di “tribolazione”, di durata indefinibile, che dovrebbe condurre l’intero genere umano ad una “Nuova Era”.
Ora, quest’ultima definizione si presta ad ogni genere di contenuti, anche diametralmente opposti, ma è evidente la sensazione generale di una “attesa” di qualche cosa di grosso, di epocale, che ciascuno interpreta in base alle proprie credenze ed aspettative.

A questa “Nuova Era”, che taluni identificano con un “cambio di paradigma”, altri con un “nuovo modo di pensare”, altri ancora con una sorta di nuova “Età dell’oro” nella quale gli esseri umani saranno finalmente “liberi” e “consapevoli”, si deve per forza di cosa pervenire attraverso la demolizione di quelli che sono stati gli elementi sin qui costitutivi della presente umanità.

È così che possiamo interpretare correttamente i tentativi di modificare intimamente l’essere umano, dopo averne stravolto gli assetti socio-politici a partire dalla cosiddetta “Età delle rivoluzioni”.
È questa, tipicamente, l’azione delle Forze della sovversione, esistenti ab initio, ma sin qui provvidenzialmente “trattenute” finché gli uomini hanno avuto “fede”. Adesso, dopo un’opera certosina di preparazione, con l’“ideologia di genere” si giunge ad un punto cruciale di quest’azione sovvertitrice, la quale s’è finora avvalsa di strumenti che vanno dal denaro alla forza bruta, dal “progresso scientifico” alla “tecnica” eccetera, il tutto condito e sorretto da un capillare apparato di manipolazione delle coscienze (scuola, “cultura”, “arte” e mass media).

Per questi motivi che ho sintetizzato è fondamentale oggigiorno tenersi saldi alla Tradizione, nella misura in cui se ne è capaci, rigettandone le innumerevoli contraffazioni in tempi di “falsi profeti” e tutti i tentativi di presentarla per quello che non è. Insomma, guai di questi tempi a chi pensa di cavarsela con le proprie esclusive forze perché la potenza dell’inganno è troppo forte.

2 – Perché d’improvviso siamo ripiombati in un clima da guerra fredda? Cosa ha spinto “l’Occidente” a destabilizzare l’Ucraina e rendere problematici i rapporti tra Europa e Russia?

Alla luce di quanto ho detto poc’anzi, la “seconda Guerra fredda” doveva per forza di cose inverarsi. Ciò dovrebbe anche dare una sonora sveglia a chi credeva che fino a vent’anni fa lo scontro fosse tra “Capitalismo” e “Collettivismo”, tra “Americanismo” e “Bolscevismo”.
Niente di più falso. L’azione delle Forze della sovversione, il cui obiettivo finale è esattamente l’essere umano, sorta di “tempio” e creatura prediletta di Dio, dopo aver avuto ragione di quella parte di umanità “occidentale” deve assoggettare anche quella “orientale”.

Con ciò intendo dire che mentre l’uomo “occidentale”, e quindi “moderno”, ha scambiato il mezzo col fine, e perciò è interamente rivolto verso la mondanità avendo abdicato ad tutto quel che ne definiva la “virilità”, quello “orientale” antepone ancora valori tradizionali quali l’Onore e la Fedeltà e, perché no, l’amor di patria. Egli ha ancora una sua nobiltà interiore, e lo si vede nel modo in cui nell’Ucraina orientale si battono strenuamente contro quelli che sono stati incaricati di fagocitarli nell’Occidente e nella Nato. Identica cosa può dirsi per i patrioti siriani e quelli palestinesi, che ovviamente sono ben lungi, come i russi, dall’accettare abnormità quali le “nuove forme di genitorialità”, le “adozioni gay” e tutta quell’ingegneria genetica che, in nome dell’“amore”, dovrebbe condurre di fatto all’acquisto di un bambino.

D’altra parte non è stato proprio un russo – Dostoevskij – ad aver affermato profeticamente “se Dio non esiste tutto è permesso”?
Da un punto di vista geopolitico – comprensibile tuttavia solo se non si fa della geopolitica una scienza a se stante – l’attacco all’Ucraina, architettato come “autodeterminazione” del popolo ucraino e successiva “difesa” dalla “aggressione russa”, s’inserisce nella manovra che, a partire dalla Prima guerra mondiale, l’America, strumento privilegiato delle Forze della sovversione, conduce sul cosiddetto “Vecchio mondo”. Pertanto, non si deve disgiungere la “Questione mediorientale” da quella che oggi vede protagonista l’Ucraina: l’obiettivo è l’estensione al mondo intero del “mondo moderno”.

3 – Anche in Medio Oriente la destabilizzazione occidentale è all’opera: dopo Libia e Siria ora nel bersaglio è di nuovo l’Iraq. Come lo spiega, e come vede evolversi la situazione?

Attualmente i musulmani sono estremamente divisi in sette e sottogruppi che non danno alcun segno di volersi unire contro “il nemico principale”. Sembra proprio di essere di fronte ad elementi immersi nel più inconcludente tribalismo e settarismo.
Sulla Libia bisogna stendere un velo pietoso, tale è il regresso – da ogni punto vista – registrato nella ex Jamahiriyya. D’altronde, quanto è accaduto è indice del fatto che probabilmente non ne vale la pena di darsi tanto da fare per migliorare le condizioni di gente che alla prima occasione propizia baratta una sorta di Bengodi con un caos permanente. Lo stesso, in misura ridotta, dicasi per la Siria: quale profitto ha tratto il popolo siriano da questa “ribellione”? Per l’Iraq – sebbene il rovesciamento del regime ba’thista rientrasse nell’anzidetta manovra avvolgente l’intera Eurasia – il discorso è un poco diverso, poiché se senz’altro gli iracheni “stavano meglio quando stavano peggio”, oggidì, dopo oltre vent’anni di guerra, embargo e poi ancora guerra ed occupazione, possono dire di non sapere più nemmeno cosa vuol dire vivere in pace e nel benessere socio-economico, esattamente come gli afghani. La cui terra, guarda caso, era già nell’Ottocento al centro del cosiddetto “Grande gioco”, assolutamente correlato alle ultime manovre occidentali in quella regione.
Come possa evolversi la situazione è arduo prevederlo. Difficilmente, e solo a costo di una riduzione dell’Islam ad una specie di Puritanesimo vittorioso dal Marocco all’Iraq, fino all’Indonesia, avverrà una unificazione della “umma” in grado di ribaltare – ma a quel punto “illusoriamente” – la situazione. Anche perché questo Islam letteralista e modernista, contrario a quattordici secoli di tradizione, ammiratore incondizionato della scienza e della tecnica moderne (senza rendersi conto della mentalità che le ha prodotte!), vede un “pericolo” più nella Russia che nell’America, il che la dice lunga su “chi” l’ha incoraggiato e foraggiato.

Sappiamo tutti dei progetti di cantonizzazione dell’intero Vicino Oriente musulmano coltivati nei “pensatoi” anglo-sionisti, che hanno prodotto anche il cosiddetto “Stato d’Israele”. I confini posti a tavolino, dopo la Prima guerra mondiale, sono tutti più o meno arbitrari, tuttavia è evidente che se gli Stati-nazione, seppur “d’importazione”, avevano costituito ancora un grattacapo per gli occidentali, la tendenza è quella verso la loro dissoluzione. Ma non credo che la risposta giusta sia quella dei fautori dello “Stato islamico” a cavallo tra Siria e Iraq, che al di là del lugubre “spettacolo” da essi fornito, non sembrano disporre del “carisma” – e sottolineo “carisma” – necessario per una “riunificazione” della comunità dei musulmani.
Il cuore del problema sta in Arabia, su questo non c’è dubbio, perciò chiunque punti a risolvere la questione della disunione della “umma” deve venire a capo di quel problema. Ma anche qui, le avvisaglie non sono incoraggianti, poiché anziché inclinare verso l’Islam “interiore” e farsi ricettacoli dello Spirito (proprio in previsione di quella “Nuova era” cui accennavo all’inizio), questi modernisti specializzati nell’anatema verso gli altri musulmani e nella condanna di tutte le altre religioni non fanno mistero di voler radere al suolo persino la Casa di Dio a Mecca, la Ka‘ba, in nome della lotta alla “idolatria”…

4 – Fino a che punto i “BRICS” sono indipendenti, se lo sono, dal sistema di potere finanziario che domina l’Occidente?

A questa domanda si è tentato di fornire una risposta in vari numeri di ”Eurasia – Rivista di Studi geopolitici”, in particolare in “BRICS: i mattoni del nuovo ordine”. Per quanto riguarda questo problema, a mio avviso è fondamentale porsi un paio di domande: in che misura questi Paesi emergenti intendono collaborare solidalmente per estromettere il “blocco Occidentale” anglo-sionista? E, soprattutto, quale “alternativa” essi rappresentano al “modello” promosso dall’Occidente?
Nello specifico, al riguardo del primo punto, possiamo rispondere con un’altra domanda. Qual è il livello dell’interconnessione con le reti finanziarie ed economiche occidentali? Detto più esplicitamente: i BRICS preferiscono una politica di compromesso o la rottura drastica con gli occidentali?
Questi ultimi ovviamente non stanno a guardare e, anzi, tentano di alimentare dissidi tra i BRICS stessi, oppure impediscono alla loro “periferia” (l’Europa, per esempio), d’intessere rapporti troppo stretti con costoro (è stato notato che la “crisi” della Grecia ha coinciso con la proclamata massiccia presenza cinese nel porto del Pireo).
Ad un livello più “sottile”, ma senz’altro centrale per interpretare correttamente la situazione, dovremmo anche chiederci se i BRICS sono liberi o meno dall’influenza di determinate “lobby” che spadroneggiano in Occidente. Qualora tali “lobby” di tipo etnico, religioso ed occulto disponessero di ampi spazi di manovra a detrimento dei rappresentanti regolari delle tradizioni autoctone, si potrebbe affermare che anche la speranza nei BRICS è malriposta.
Un’ultima cosa va comunque rilevata. Da tutto questo discorso, che implica la ricerca di una “alternativa” o quantomeno un “contrappeso” al dominio (militare, finanziario, culturale ecc.) occidentale, vi è un grande assente: l’Europa. La quale, anzi, viene sic et simpliciter annessa all’Occidente stesso, dimostrando – come ho avuto modo di argomentare – che è il concetto stesso di “Europa” a dover esser messo in discussione.

5 – In numerosi articoli Lei descrive e sostiene la politica russa a difesa della famiglia naturale e contro la promozione dell’omosessualità. Crede che la posizione di Putin sia dettata solo da considerazioni etico-religiose, o che abbia anche risvolti politici?

Sono assolutamente fiducioso (le “certezze” non possiamo riporle nelle questioni “mondane”) che la dirigenza russa stia considerando il pericolo esiziale rappresentato dalla cosiddetta “ideologia di genere”, di cui ho disquisito – direttamente ed indirettamente – in varie occasioni. Per considerazioni di carattere generali sul problema rimando a: Un esempio di “soft power” occidentale: la propaganda omosessuale contro la Russia, mentre come riferimento bibliografico è consigliabile Unisex. La creazione dell’uomo “senza identità”, di G. Marletta e E. Perucchietti.

Chi ha chiaro dove sta “il problema” non ha dubbi nel plaudire alle iniziative di Putin e del suo entourage. Non è un caso perciò che anche un sito cattolico dome “Effedieffe” comprenda bene la “fonte” da cui trae origine la linea seguita dalla Russia, a maggioranza cristiana ortodossa, in materia di “famiglia naturale”.
D’altra parte, viviamo in un’epoca nella quale la “linea di demarcazione” si sta definendo giorno dopo giorno: da una parte i fautori della dissoluzione, dall’altra quelli della fedeltà alla tradizione, o meglio a quel “deposito di fiducia” di cui parla esplicitamente il Corano e che Dio stesso ha posto nelle mani degli uomini affinché lo custodissero e non lo corrompessero.
Ci sta benissimo che nulla si possa contro una china rovinosa che ci condurrà verso gli abissi più bui, ma guai a chi porterà il suo contribuito alla corruzione di ciò che ci è stato affidato per riportarlo incorrotto al Suo legittimo proprietario.
Tutto ciò premesso, si capisce che i “risvolti politici” – rappresentando l’applicazione di principi d’ordine spirituale ad un preciso dominio – non possono che essere evidenti a chiunque abbia anche solo una sensibilità per questo piano limitato.

6 – Come vede il futuro delle famiglie italiane e delle giovani generazioni, in un paese ridotto allo sfascio economico e al declino culturale dalle politiche atlantiche?

Questa nazione andrebbe rifondata daccapo, da cima a fondo. Nulla è da “riformare”, in quanto tutto è tremendamente corrotto e distorto. Bisognerebbe cominciare dalla scuola, dall’asilo. Ma che dico, addirittura dal concepimento stesso dell’individuo!
Gli uomini dovrebbero fare gli uomini e le donne le donne. Lo Stato dovrebbe tornare ad essere la suprema istanza in politica. Altro che “federalismo” ed “autonomie”. Il lavoro non dovrebbe essere equiparato ad un “mercato delle vacche”, ma dovrebbe garantire stabilità e fiducia nell’avvenire. La “cultura” dovrebbe estrarre da ciascuno il meglio che ha dentro di sé. Gli italiani dovrebbero essere educati a sentirsi davvero “comunità nazionale”. La religione non dovrebbe essere un orpello ideologico, ma essere viva presenza nella vita delle persone.
Guardi, come comprende bene dal fatto che vado alla rinfusa, questa Nazione è in uno stato comatoso che ha bisogno solo di una sonora sveglia data da un Condottiero in grado di galvanizzare le energie latenti ma inespresse che potrebbero esserci. O, alle brutte, di una salutare catastrofe, dalla quale emergano poi esseri umani degni di questo nome.
Non si creda di venirne fuori con la “società civile” e le “buone” ed “educate maniere”. Nemmeno – come credono certi invasati della “rivoluzione” – con un “bagno di sangue” (le guerre civili non fanno mai bene a nessuno).

Il problema principale di questa Nazione italiana (oso ancora utilizzare un termine che presto verrà abolito a favore di “esseri umani nati su un suolo amministrativamente denominato Repubblica Italiana”) è la sua pavidità, la sua colpevole sottomissione ad un sistema di raggiri ed inganni impostoci settant’anni fa con la sconfitta militare e poi perfezionato fino all’odierno immondo spettacolo di buffoni e giullari che occupano ogni spazio di una vera Repubblica delle banane sulla quale insistono oltre cento basi ed installazioni militari Usa e Nato, per non parlare del capillare apparato d’istupidimento “made in Usa” che dalle università al “divertimento” condiziona in maniera irreparabile gli animi dei nostri connazionali.

L’intervista è stata condotta da Anacronista per conto di Controinformazione.info. Articolo originale


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Enrico Galoppini scrive su “Eurasia. Rivista di studi geopolitici” dal 2005. È ricercatore del CeSEM – Centro Studi Eurasia-Mediterraneo. Diplomato in lingua araba a Tunisi e ad Amman, ha lavorato in Yemen ed ha insegnato Storia dei Paesi islamici in alcune università italiane (Torino ed Enna); attualmente insegna Lingua Araba a Torino. Ha pubblicato due libri per le Edizioni all’insegna del Veltro (Il Fascismo e l’Islam, Parma 2001 e Islamofobia, Parma 2008), nonché alcune prefazioni e centinaia di articoli su riviste e quotidiani, tra i quali “LiMes”, “Imperi”, “Levante”, “La Porta d'Oriente”, “Kervàn”, “Africana”, “Rinascita”. Si occupa prevalentemente di geopolitica e di Islam, sia dal punto di vista storico che religioso, ma anche di attualità e critica del costume. È ideatore e curatore del sito "Il Discrimine".