A cura di Marco Bagozzi

 

Console, lei ha rappresentato il governo della Repubblica Popolare Socialista di Mongolia prima a partire dal 1976 e della Repubblica di Mongolia dopo il 1992 sino al 2006 in Italia in qualità di console, essendo stata aperta solo lo scorso anno l’ambasciata a Roma. Ieri sono stati pubblicati i risultati relativi all’elezione del Presidente della Repubblica. Quali i suoi commenti in proposito?

Il Presidente uscente Tsakhia Elbegdorj esponente del Partito Democratico è stato rieletto con 622.794 voti, mentre Bat-Erdene del Partito Popolare Mongolo ha ottenuto 520.380 preferenze e il rappresentante del Partito Rivoluzionario Popolare  della Mongolia 80.563 voti. Questo risultato è in linea con la politica di unità nazionale che prevede un Presidente Democratico ed un Governo comunista diretto dal Primo Ministro Batbold del Partito Rivoluzionario. Batbold è un mio caro amico da molti anni abbiamo lavorato assieme dagli anni ’80 e venuto in Italia e in particolare a Trieste molte volte prima di ricoprire la carica di Primo Ministro. Ho avuto il privilegio di conoscere personalmente tutti i Presidenti della Mongolia da Tsedenbal nel 1976 in poi e la preoccupazione principale per tutti è stata quella di mantenere il Paese unito e indipendente, stante la posizione geopolitica strategica che mantiene nel centro dell’Asia. Ora i Comunisti anche dopo il 1990 ad eccezione del primo periodo hanno sempre governato senza rotture con l’opposizione Democratica ma con un dibattito serrato hanno mantenuto unito lo Stato come storicamente è sempre stato sin dai tempi dell’Impero. Non dimentichiamo che la Mongolia è stata la seconda Nazione al mondo ha fare la rivoluzione socialista nel 1924 dopo quella dell’URSS nel 1921 di conseguenza i piani quinquennali hanno garantito uno sviluppo costante della economia del paese grande quanto l’Europa e con una densità di un abitante per kilometro quadrato.

 

 

Quand’è che la Mongolia si è accorta di possedere un patrimonio minerario unico al mondo ?

La Mongolia socialista già ai tempi del COMECON collaborava con tutti gli Stati Socialisti ed in particolare per il settore minerario e delle risorse con l’Istituto di Mineralogia della Cecoslovacchia che ricevette l’incarico di creare una carta delle risorse in collaborazione con l’Istituto della Mongolia e dell’URSS. Il lavoro durò anni, tra il 1970 e il 1980, perché venne sondato tutto il territorio e le carte estratte conservate all’Istituto di Ulaanbaatar e consenti al Direttore dell’Istituto l’Ing. Barras di pubblicare i risultati in un numero limitato di copie per motivi di sicurezza nazionale. Io né ebbi una dallo stesso Barras prima che morisse in un incidente nel Gobi. Sulla base di queste risultanze e seguendo la mappatura ad Erdenet nel nord del Paese venne aperta la più grande miniera di rame al mondo dopo quella peruviana e per la gestione della stessa venne costituita una società mista con partecipazione paritetica tra Mongolia e URSS, inaugurata da Molomjamts, Segretario del Comitato Centrale del Partito Rivoluzionario della Mongolia, rappresentò una importante risorsa per il paese ed è ancor oggi produttiva. La seconda miniera aperta sempre da una società mista paritetica fu quella dell’oro nella galleria delle montagne del nord verso il confine con la Buriazia, tutto questo negli anni ‘80. Lo studio del territorio ha evidenziato anche la presenza di enormi depositi di superficie di carbone coke con elevata capacità calorica particolarmente adatto per la produzione della ghisa, grandi depositi di ferro, molibdeno, tungsteno, terre rare nel Gobi, materia prima fondamentale per l’industria elettronica e aeronautica e aerospaziale, uranio materia strategica per l’alimentazione delle centrali nucleari, oro con il deposito del Gobi il più grande al mondo in superficie quasi tutto e con tenori di tre ,quattro volte superiori ai depositi del sud africa, argento in grandissima quantità, petrolio a soli 800 metri di profondità, in totale gli studi Cecoslovacchi, Sovietici e di Barras stimano in 5000 i potenziali giacimenti della Mongolia, inclusi quelli di diamanti industriali, possibili nei camini della zona vulcanica del paese.

Purtroppo l’Italia ha perso il treno. Quando la Mongolia era uno Stato Socialista, nel 1986 dopo un’approfondita analisi della situazione durante una riunione con il Primo Ministro, l’Ing. Barras, Direttore dell’Istituto di Mineralogia, e il Vice Ministro all’Industria e Commercio Batmend, riuscii a convincere gli amici incluso il Primo Ministro a non offrire questo enorme patrimonio minerario alle multinazionali ed in particolare agli USA o ai cinesi che avrebbero condizionato lo sviluppo e la politica della Repubblica Popolare Socialista di Mongolia, ma scegliere come collaboratore nello sfruttamento delle risorse un Paese amico come l’Italia. Questa tesi venne condivisa e mi fu affidato il mandato di contattare le aziende competenti in Italia con una opzione esclusiva di 90 giorni. Rientrai in Italia, contento del risultato che tutelava la Mongolia, e interessai sulla grande opportunità per il nostro Paese le autorità competenti e direttamente le aziende che ritenevo interessate e precisamente quelle del gruppo ENI e AGIP. Dopo un mese guidai una delegazione di tecnici dei due gruppi in Mongolia dandone informazione alla Ambasciata d’Italia dove sostammo per una giornata prima di recarci ad Ulaanbaatar dove tutto era pronto per dare il supporto tecnico necessario alla delegazione italiana che poté visionare e prendere campioni sia nel grande giacimento d’oro e rame del Gobi sia in quello di ferro e terre rare, sembrava un successo. Partimmo dalla Mongolia con l’impegno di ritrovarci a breve con il Vice ministro Batmend con il quale la delegazione aveva firmato una lettera di intenti. Ero soddisfatto del risultato perche l’Italia avrebbe avuto una opportunità di lavoro senza precedenti nella nostra storia e la Mongolia un collaboratore tecnologicamente qualificato e non animato da politiche imperialistiche. Ma la conclusione fu amara, le società italiane invitarono Barras e il Vice Ministro Batmend a Roma per definire un accordo quadro di collaborazione per tutto il territorio della Mongolia tra i due Governi. La settimana successiva giunsero all’aeroporto di Roma i due esponenti della Mongolia ma trascorsero la notte su una poltrona nel settore transiti perché nessuno aveva predisposto i due visti alla frontiera e nessuno era andato ad accoglierli. Io, avvertito telefonicamente dall’aeroporto e precisamente da un gentile agente di polizia sulla presenza di due signori della Mongolia con passaporto diplomatico ma senza visto, presi il primo aereo da Trieste per Roma, tempestai di telefonate chi avrebbe dovuto accogliere a delegazione e solo nella mattinata successiva i visti arrivarono e potei accompagnare in albergo e al ristorante i miei amici. Alla sera una tempestosa riunione in albergo durante la quale i rappresentati delle società pubbliche che il mese precedente avevo accompagnato ad Ulaanbaatar comunicarono al Vice Ministro e Segretario di Stato che le direzioni generali di ENI e AGIP non erano interessate al mercato mongolo perché “troppo lontano” e perché già impegnate fortemente in Brasile.

 

 

Sembra incredibile che il nostro paese abbia perso questa esclusiva irripetibile. Spero che questa triste vicenda sia stata resa pubblica prima di questa intervista. Ma quali le sue previsioni per il futuro dopo la rielezione del presidente della repubblica, stanti anche i due importanti incarichi che le autorità della Mongolia le hanno recentemente affidato: la vicepresidenza della organizzazione mondiale dei Mongoli e il rettorato della Accademia Internazionale di Alti Studi di Mongolistica, organismo intergovernativo riconosciuto dalle Nazioni Unite tra i 160 presenti in tutto il mondo e regolarmente registrati?

Si, tutto è stato reso pubblico anche i documenti riprodotti nei 7 volumi che ho scritto sulla storia delle relazioni tra Italia e Mongolia per i tipi della Goliardica Editrice. Per il futuro anche grazie i due Organismi Internazionali che Lei ha menzionato faremo conoscere i progetti di  sviluppo di quello che ormai possiamo considerare lo Stato più ricco del  Mondo con 3.000 miliardi di euro di risorse, con una produzione di 450.000 tonnellate all’anno di rame per i prossimi 50-60 anni e con un PIL annuo di crescita del 15% con punte del 20%. Lo sfruttamento delle risorse è stato diviso tra imprese Canadesi, Australiane, Olandesi, USA che garantiscono allo stato che comunque mantiene il controllo delle risorse, il 40 % sul valore dei minerali estratti. Il Governo diretto dal Primo Ministro Batbold del Partito Rivoluzionario Mongolo, sta prendendo tutte le misure necessarie per evitare l’abbandono della cultura tradizionale basata sul nomadismo e l’allevamento brado della produttrice dell’oro bianco la capra del chachemire altra materia prima di grande valore che consente alti redditi ai produttori aiutati dallo Stato che mette loro a disposizione tutti i servizi necessari ad una dignitosa vita nomadica nelle province più lontane dell’immenso paese centro-asiatico disseminato di tende bianche le GER Mongole che autoproducono l’energia necessaria con pannelli fotovoltaici per garantire anche il collegamento internet con la capitale e il resto del mondo. L’insegnamento a distanza, fatto recente per l’Italia, in Mongolia è da sempre diffuso infatti prima dell’avvento della telematica le lezioni venivano trasmesse agli studenti da un sistema radiofonico che copre tutto il territorio e adottato durante il periodo Socialista. Lo scenario e il ruolo geopolitico, geostrategico e geoeconomico della Mongolia nei prossimi anni sarà rilevante per spostare molti equilibri oggi consolidati e per ridare centralità in Eurasia e non solo alla Mongolia, già in passato il più grande Impero mai esistito al mondo.

 

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