Professor Visintainer, di cosa si è discusso nelle due circostanze e quali sono le prospettive di cooperazione tra l’Italia e il Kazakhstan?

La ringrazio per la presentazione. Con riferimento agli eventi tenutisi a Roma, il 16 gennaio si è parlato del nuovo libro del Presidente Nursultan Nazarbayev dal titolo “Nel cuore dell’Eurasia”. Della nuova capitale di Astana che è un progetto metastorico presente fin dall’inizio, un destino che si sarebbe dovuto realizzare in qualche parte dell’Eurasia o dell’Asia Centrale, concretizzatosi in quel luogo. Del Presidente Nazarbayev, quale artefice della sua realizzazione in quanto sogno, in quanto progetto metastorico concretizzatosi in un luogo. Di Astana quale suo opus magnum, l’impresa più importante della sua vita, come è stato scritto. Definita un affascinante sogno urbanistico del XXI secolo.Una città idealeun insediamento urbano ideato secondo un progetto urbanistico razionale, che segue un metodo scientifico nel cuore della Steppa. Del giapponese, Kisho Kurokawa, principale artefice della sua dimensione architettonica eSir Norman Foster, già autore del Palazzo della Pace e della Conciliazione di Astana, che ha realizzato lagigantesca tenda, dettaKhan Shatyr. Di simboli della città, come latorre Bayterek, l’axis mundi, l’Albero cosmico del Kazakhstan, lo Zher kindigi, l’Ombelico della terra, dalla cui sommità si dominano le geometrie futuriste, quindi le ampie strade, unitamente a parchi in cui si possono ammirare le tradizionali yurte dei nomadi e gli immensi orizzonti che le fanno da cornice. Personalmente ho fatto riferimento all’etimologia persiana di Astana, “capitale” in kazako e per antonomasia, ed in persiano, lingua aulica, da Astane “soglia sublime” o “porta reale”, città-santuario, sacra. Sulla falsariga dell’Istanbul imperiale, detta Bab-ı Ali, Porta o Soglia Sublime, prescindendo ovviamente da qualsiasi anacronismo. Un luogo elettivo, insomma in cui sembra quasi di intravvedere degli echi dell’opera di Abû Nasr Muhammad ibn Tarkhan al-Fârâbî at-Turki (Al-Fârâbî (870–950), filosofo nato nell’attuale Kazakhstan, il quale nella sua opera, Al-Mâdinat ul fazîla (La città della virtù), poneva in evidenza la dimensione del valore ideale della politica. Figura storica cui, ad Astana, sono dedicati palazzi e strade. Durante la tavola rotonda presso l’Ambasciata Kazaka, invece, il 29 gennaio, si è tenuto un evento al quale, oltre al sottoscritto, erano presenti: Sua Eccellenza l’Ambasciatore Andrian Yelemessov, l’On. Riccardo Migliori, il Chairman de “Il Nodo di Gordio”, Daniele Lazzeri, il prof. Andrea Marcigliano, il Senatore Sergio Divina, l’Ambasciatore Guido Lenzi e il noto critico d’arte Vittorio Sgarbi. In quella occasione si è parlato di un Documento programmatico intitolato Messaggio del Capo dello Stato, Nursultan Nazarbayev al popolo del Kazakhstan: La via del Kazakhstan – 2050: un obiettivo comune, interessi comuni, un comune futuro. Nel suo discorso, l’Ambasciatore Yelemessov ha evidenziato che oggi il Kazakhstan è risoluto a creare i presupposti economici, sociali e istituzionali per l’attuazione della Strategia 2050, il cui obiettivo principale è quello di entrare nei primi 30 paesi più sviluppati del mondo. Il diplomatico kazako ha poi trattato dettagliatamente la parte economica del Messaggio, dalle infrastrutture prioritarie ai progetti d’investimento, puntualizzando che il Kazakhstan non cambierà i fondamenti concettuali della politica estera e rispetterà pienamente tutti i suoi obblighi internazionali. Gli esperti italiani, nei loro discorsi, sono stati unanimemente concordi su un punto: Il Messaggio del Presidente del Kazakhstan Nazarbayev, alla gente, non solo riassume alcuni impressionanti risultati dello sviluppo del Paese, ma ciò che è più prezioso, esso pone specifici e chiari obiettivi per lo sviluppo di un futuro promettente del Kazakhstan. In particolare, l’ex presidente dell’Assemblea Parlamentare dell’OSCE, Riccardo Migliori, nella sua esposizione ha dichiarato: «In generale, il presente Messaggio si caratterizza per una sana ambizione, una strategia ben ponderata, per dei compiti qualitativamente nuovi e soprattutto per la fede del Presidente verso il suo Popolo». Il rappresentante del Senato italiano Sergio Divina, da parte sua, nella relazione ha rilevato la tempestività e l’efficacia delle misure anti-crisi adottate dal Kazakhstan, nonché il progresso del Paese sulla scena internazionale, apprezzando gli sforzi del governo kazako nello sviluppo dei settori produttivi dell’economia. Il critico d’arte e politico Vittorio Sgarbi ha, invece, definito Astana un simbolo che cresce. «E dove ci sono i simboli – ha dichiarato Sgarbi – crescono le civiltà». Da parte mia ho evidenziato che il punto saliente del messaggio presidenziale è rappresentato dalla formulazione dell’idea nazionale di Mәngіlіk El (Nazione Eterna), intesa come uno stato stabile, impossibile da costruire e svilupparsi prescindendo dal patriottismo.

 

Crede che il caso diplomatico relativo alla fuga del latitante Muxtar Ablyazov, scoppiato l’anno scorso, possa aver danneggiato irreversibilmente i rapporti tra l’attuale governo italiano e quello di Astana?

Le prospettive di cooperazione fra i nostri due Paesi, benché siano, come sempre, buone, risentono non poco della tempesta mediatica scatenatasi, l’estate scorsa, attorno al caso Ablyazov. Un caso sul quale si era pronunciato il ministro degli Esteri kazako Erlan Idrissov, nell’intervista rilasciata, mercoledì 7 agosto, a Fausto Biloslavo per “Il Giornale”, in cui sosteneva che Ablyazov fu avvisato del blitz ed avesse volutamente sacrificato la moglie e la figlia per scatenare detta tempesta: «Respingiamo totalmente queste accuse. Non abbiamo mai ricevuto nessuna protesta formale dal governo italiano. Al contrario ho chiarito al vostro ambasciatore che siamo sorpresi dalle dichiarazioni ai giornali di rappresentanti italiani sui supposti comportamenti sbagliati di Yelemessov. Siamo orgogliosi del nostro ambasciatore e non abbiano alcun dubbio che ha compiuto il suo dovere. È veramente deludente e frustrante che i rappresentanti istituzionali italiani abbiano autorizzato comunicati ufficiali contro un ambasciatore di un Paese indipendente e amico», aveva dichiarato il ministro.

Ricordiamo che, fra le altre cose, il governo kazako, nell’ambito del programma di adozioni internazionali seguite al G8 del 2009, aveva devoluto un contributo di 1,7 milioni di euro per il restauro dell’Oratorio di San Giuseppe dei Minimi, nel centro storico cittadino dell’Aquila, uno dei più imponenti esempi di architettura barocca del capoluogo abruzzese. I lavori sono stati ultimati e Vittorio Sgarbi si è reso disponibile con l’Ambasciatore Yelemessov per una cerimonia di presentazione di una targa commemorativa sul monumento. Un gesto che potrebbe contribuire a stemperare il momentaneo stato d’impasse fra i nostri due Paesi.

 

Come nasce la sua passione per le lingue e le culture uralo-altaiche?

La ringrazio per l’uralo, che di certo mi affascina. Come si possono ignorare le opere di un Gyula Németh o le gesta del mitico Sándor Csoma Kőrösi, tanto per fare un paio di nomi illustri? Tuttavia non mi posso certo considerare un magiarista. Piuttosto mi riconosco nell’altaico, anche per ragioni familiari, essendo mia moglie originaria del Nord della Mongolia, dove scorrono i fiumi Orkhon e Selenga, da cui provengono queste popolazioni.

La passione per le lingue scaturisce dal piacere di parlarne una in cui, a differenza di tutte le lingue indoeuropee, lo sforzo non consiste solo nel giustapporre un lessico con un altro, come ad esempio avviene con l’inglese, lingua quest’ultima che, a mio avviso, rappresenta il valore più basso assegnato all’entropia logico-discorsiva e lessicale. Bensì nel sostituire una struttura sintattica con un’altra. Ragionare in un altro modo, in maniera attributiva e non predicativa. Integrare funzioni neuro-cerebrali. Ma questa è una cosa difficile da spiegare a chi non sia almeno un po’ avvezzo.

Il turco è una lingua agglutinante e talvolta polisintetica, ovvero una lingua in cui una sola parola o una forma verbale, in italiano le dobbiamo tradurre con una perifrasi.

Per quanto riguarda l’aspetto culturale, la prima volta che andai in Turchia, fu nel lontano 1985, sulla scorta delle canzoni di Franco Battiato, quali L’era del cinghiale bianco, e letture di G. Gurdjeff, come Incontri con uomini straordinari, il suo maestro di allora, natio di Kars, nell’Anatolia orientale. Ricordo che partimmo abbastanza prevenuti. Mamma li turchi! si dice qui da noi. Invece fu un’esperienza folgorante, trasfiguratrice, una palingenesi noetica e culturale. E per me lo è tuttora. Tanrı türkü korusun ve yüceltsin!, recita uno slogan turco, ossia: Che Dio protegga ed esalti il turco!

 

Si torna a parlare della Via della Seta come direttrice commerciale del prossimo futuro. La Turchia, la Cina e i Paesi dell’Asia Centrale saranno in grado, secondo Lei, di superare divisioni e dispute per cercare di armonizzare i rispettivi interessi geopolitici?

Certo, la Via della Seta di cui noi, come abitanti della Penisola italiana, siamo stati il punto di riferimento fin dai tempi dell’Impero Romano. Il nuovo fulcro geo-economico del pianeta, nessuno lo può negare. Le proiezioni parlano chiaro. Come altrettanto chiaro lo dimostrano i tentativi di destabilizzazione di due Paesi che rappresentano la chiave di questo spazio geografico: la Turchia, serratura di questo perno, l’epicentro attorno a cui si sono sviluppate le antiche civiltà così come le religioni monoteiste. Ed il Kazakhstan che all’interno del paradigma mackinderiano ne è World Island o Isola del Mondo. Regione-perno o Heartland dell’Eurasia, corrispondente all’area delle civilizzazioni russa e turanica. Con i Paesi dell’Asia Centrale, prima o poi, a mio avviso, una forma di cooperazione si potrà certamente trovare.

I dissapori e le diffidenze fra il colosso asiatico e questa regione del mondo sono antiche e profonde, basti pensare, solo per menzionare due esempi, alla Grande Muraglia, da una parte e alle iscrizioni dell’Orkhon, dall’altra, in cui è scritto:

Sovrano di questa terra m’accordai con il popolo cinese […]

[…] Ingannati dalle dolci parole e da molli seriche stoffe molti popoli turchi sono periti,

Popolo Turco morirai. Se t’insedierai a sud,

[…]Popolo Turco morirai!

Tuttavia, credo che si possa certo dire che i nemici di ieri siano divenuti gli alleati di oggi. A maggior ragione se la nostra politica estera si allontana da una prospettiva eurasiatica. Fra Asia Centrale e Cina, esiste già un organismo intergovernativo fondato dai capi di Stato di sei Paesi: Cina, Russia, Kazakhstan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. La Shanghai Cooperation Organisation, SCO, un’organizzazione cui anche la Turchia ha presentato domanda d’ingresso.

 

È da poco uscito l’ultimo numero del “Nodo di Gordio”, dal titolo Il Mosaico Globale. Quali sono gli argomenti affrontati e dove è possibile reperire la rivista?

La rivista è uscita a fine gennaio. In questo numero ci siamo occupati delle tensioni e della frammentazione presente in molti Paesi sparsi per tutto il globo terrestre. Da qui il titolo Il Mosaico Globale. In particolare sono presenti nella rivista uno speciale dedicato alla delicata situazione di conflitto etnico-religioso in Kosovo e una corposa sezione dedicata alla Turchia.

Numerosi gli interventi in quest’ultimo speciale, tra i quali quello dell’ex Ambasciatore ad Ankara Carlo Marsili, di Kenan Gürsoy, Ambasciatore della Repubblica di Turchia presso la Santa Sede, e le interviste a due ministri del governo Erdoğan.

La rivista è disponibile in abbonamento postale, sottoscrivibile online sul sito www.nododigordio.org ed è distribuita presso le principali sedi diplomatiche, Università, organizzazioni internazionali, nonché a qualificati politici, giornalisti, intellettuali e addetti militari, in Italia e all’estero.

 

Presidente del Centro Studi “Vox Populi” e Senior Fellow del think-tank di studi geopolitici “Nodo di Gordio”, il Professor Ermanno Visintainer è uno fra i più stimati esperti di turcologia in Italia, come dimostrano anche i numerosi riconoscimenti accademici ed istituzionali ricevuti in Turchia, Mongolia e Kazakhstan. Di recente ha preso parte come relatore a due incontri molto importanti organizzati proprio dall’Ambasciata della Repubblica del Kazakhstan in Italia, svoltisi a Roma il 16 e il 29 gennaio scorsi. 

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Ermanno Visintainer
Ermanno Visintainer, turcologo di formazione, Professore Onorario nel 2012, presso la Kazakh Academy M. Tynyshpayev di Almaty. Dal 1998 al 2006 ha lavorato nella mediazione linguistico-culturale con alunni provenienti da Cina e Pakistan e sulle religioni orientali in scuole della provincia di Trento. Dal 2006 al 2016 intraprende un percorso nell’ambito dell’editoria e della pubblicistica, realizzando numerosi articoli per riviste come “Linea Quotidiano”, “Officina”, “Il Borghese”, quindi "RagusaOggi online". Cofondatore e Presidente del Centro Studi “Vox Populi”, nonché Senior Fellow del centro di studi geopolitici, “Il Nodo di Gordio” fino al 2016. Ha pubblicato svariati libri, l’ultimo dei quali, nel 2014 è: Kazakhstan; un tempo, uno spazio, un destino, i 550 anni del Khanato. Dal 2016 è collaboratore di "Eurasia. Rivista di studi geopolitici".