La Voix de la Russie, 26 Maggio 2012

Tra i politici di “alto rango”, con chi ha intenzione di prendere contatti a Mosca? Di quali questioni discuterete?

Oggi io sono qui come invitato di Russia Unita. L’incontro era stato fissato in precedenza. Lascerò la carica di Presidente del Partito Progressista Serbo, ma l’annuncio della mia decisione ufficiale sarà comunicata soltanto dopo il mio ritorno a Belgrado. Sono qui in qualità di invitato di Russia Unita e in qualità di Presidente serbo eletto. Dopo l’investitura ufficiale intendo chiedere un incontro ufficiale in cui discuteremo della cooperazione tra i nostri Paesi.

Possiamo aspettarci che si raggiunga una nuova tappa nelle relazioni russo-serbe? Quali sono le direttrici di cooperazione che voi ritenete prioritarie?

La Russia resta sempre un partner importante per la Serbia, ma la mia vittoria elettorale è anche la vittoria dell’idea che sia necessario cooperare con la Russia così come abbiamo cooperato fino ad oggi con l’Unione Europea. I nostri popoli sono uniti da un reciproco sentimento affettivo, una storia affine, una fede, una lingua, i costumi…ma la nostra cooperazione si deve basare anche sulle relazioni economiche che possono portare benefici ai nostri popoli: la Serbia potrà proporre alla Russia non soltanto prodotti agricoli ma anche prodotti industriali. La Russia, a sua volta, potrà aiutare la Serbia nella costruzione di centrali idroelettriche, raffinerie di petrolio e di grandi siti di produzione industriale.

La Russia può fornire alla Serbia le risorse energetiche che potranno essere pagate non solamente con la concessione di spazi ma anche con prodotti. La Russia ha bisogno della Serbia in quanto interlocutore affidabile della UE: la Germania e la Russia potranno cooperare attraverso la nostra mediazione tanto più che questa ci permetterebbe di assumere nuovi ruoli. La Russia può fare molto per la Serbia, ma la Serbia non chiede niente a titolo gratuito.

Ad oggi, il progetto South Stream è il progetto economico principale tra i due paesi. Quali altri progetti potrebbero interessare a Belgrado?

South Stream rappresenta la base della nostra cooperazione; ma la Russia, come la Serbia, ha altre proposte e progetti da proporre l’una all’altra. Il nostro Paese è piccolo se paragonato alla Russia, ma Mosca ha bisogno di partner come noi.

Parliamo di integrazione con l’Unione Europea: sotto la sua direzione, la Serbia come intende lottare per l’integrazione con l’Unione Europea? Siete pronti a rivedere i risultati degli accordi conclusi tra Belgrado e Bruxelles?

Durante la campagna elettorale ho fatto comprendere che avevo certe idee riguardo il Kosovo e la Metochia: lo status di queste due regioni è definito non solamente dalla mia opinione personale a riguardo, ma dalla Costituzione della Serbia che non permette di parlare di indipendenza e di referendum. Quanto alle negoziazioni tra la Serbia e l’autorità di Pristina, ho sempre domandato, quando ero ancora all’opposizione, che queste venissero portate alla luce e che il Presidente e il Primo Ministro non si nascondessero dietro le schiene dei loro funzionari. Insisterò affinché venga incaricato il capo del Governo, oppure che venga incaricato io stesso, di tenere delle consultazioni con i rappresentanti dei partiti che siedono in Parlamento per arrivare ad un consenso sul Kosovo e la Metochia. Evidentemente non possiamo più governare a Pristina ma Pristina non potrà governare a Kosovska Mitrovica. Bisogna provare a raggiungere un consenso al più presto possibile tra le forze parlamentari poiché capiamo che Pristina sta preparando un’azione politica, diplomatica e altro nel Nord del Kosovo e della Metochia.

Siete pronti ad un eventuale raffreddamento delle relazioni con l’UE se questa continuerà a fare pressioni su Belgrado in vista del riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo?

Non ho inteso per il momento l’esigenza dell’Unione Europea di riconoscere l’indipendenza del Kosovo. Il 13 giugno andrò a Bruxelles per capire se la questione rientra negli accordi siglati con Tadic. Allora, onestamente e apertamente, renderò partecipi i cittadini serbi. Io non ho nelle mie mani il diritto di raffreddare le relazioni con Bruxelles, i serbi dovranno prendere una decisione. Loro decideranno, noi eseguiremo. Ma io penso che abbiamo abbastanza tempo prima dell’adesione all’UE per sviluppare il Paese seguendo i principi in vigore in Germania per esempio: mi piacerebbe che i serbi vivessero in Serbia così come i tedeschi in Germania.

L’entrata nella Unione Europea obbligherà la Serbia a rinunciare al libero commercio con la Russia. Non credete che la Serbia dovrà, un giorno, scegliere il proprio partner economico?

Il mio desiderio è di fare in modo che la Serbia non debba scegliere e che abbia la possibilità di andare ad Est come ad Ovest. Prima di diventare membro dell’UE potremmo approfittare ancora dell’accordo con la Russia. Nel frattempo, ci saremo abbastanza sviluppati da non avere bisogno di agevolazioni fiscali per le nostre esportazioni verso la Russia. L’accordo doganale, questo regalo della Russia, dovrà favorire il nostro sviluppo economico. La Russia ci ha donato una chance per raggiungere un livello tale da non dover avere più bisogno delle agevolazioni doganali ma questi dodici anni di vantaggi economici non sono stati utilizzati sempre nella maniera più proficua per la Serbia.

In Russia si discute di una “lista di Milosevic”, una lista di funzionari europei rei, in un modo o nell’altro, della morte del presidente Milosevic. Cosa ne pensate?

Se la Russia prepara una richiesta del genere la inoltrerà al Tribunale internazionale che giudica sull’ex Jugoslavia con delle prove. Sarà un bene se la Russia riuscirà a fornire questi elementi di prova. In Serbia si hanno molti dubbi riguardo la morte di Milosevic: le circostanze sono state dubbie e tenebrose. La Serbia deve lavorare attivamente presso il Tribunale dell’Aja per aiutare i suoi cittadini a provare la loro non colpevolezza.

Qual è il vostro atteggiamento nei confronti del Tribunale dell’Aja? Fino a che punto è legittimo? Come spiega la morte di sei accusati nel corso dei processi che si tengono all’Aja?

Undici, non sei. Francamente, come noto, questo tribunale è stato formato assecondando un desiderio russo. La Serbia non può farci niente: ne ha riconosciuta l’esistenza e adottato le leggi in piena cooperazione. Belgrado non ha che da attendere la chiusura dei processi accordando pieno sostegno agli accusati.

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