Ad oltre un secolo si data l’instaurazione di relazioni culturali e commerciali italo-russe. Proclamato nel 1861 come stato nazionale unitario – il regno italiano, quasi subito, nel 1862, è stato ufficialmente riconosciuto dalla Russia e l’anno successivo è stato firmato il primo accordo commerciale tra Russia e Italia, che ha fornito le basi storiche per lo sviluppo di accordi bilaterali politici ed economici. Nel 1876, le missioni dei due paesi a San Pietroburgo e Roma sono state trasformate in ambasciate. La cooperazione tra Italia e Russia si è sempre basata non solo sul vantaggio reciproco, ma anche su fattori di natura extra-economica. Per tali proprietà naturali degli italiani e dei russi – l’apertura e la libertà e un elevato senso di giustizia e di dignità, l’anima poetica e in particolare la grandezza del rispettivo genio – si manifesta in entrambi la speranza per una intesa più forte, quando il pragmatismo lascia il posto agli impulsi dell’anima.

Un imprenditore italiano come un imprenditore russo non è l’uomo-sistema, che mira solo a conseguire vantaggi, ma esprime la sua personalità in tutte le sue complessità, e la contrattazione degli affari è spesso ridotta a semplici rapporti umani. I legami d’affari tra il russo e l’italiano, di regola, sono costruiti sulla fiducia reciproca e sull’amicizia, la simpatia e l’affetto, la compassione e la solidarietà disinteressata. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, la cooperazione economica tra i due paesi ha subito notevoli danni. Una aggressiva propaganda anti-russa ha diffuso il mito dell’impossibilità di fare affari nella nuova Russia, minando la fiducia degli italiani verso i russi e denunciando coloro che simpatizzavano per l’ex Unione Sovietica. Ma, poi, negli anni 90 del secolo scorso, gli imprenditori italiani sono tra i primi a venire con serie intenzioni in Russia nella sua nuova incarnazione. Hanno cercato di stabilire rapporti di affari con le imprese, molte delle quali hanno avuto gravi difficoltà. Gli imprenditori italiani – pionieri del “nuovo mercato della Russia” – hanno cercato di trovare una squadra valida nel caos del crollo collaborando con ONG, istituti di ricerca, e concludendo con loro accordi di cooperazione e di promozione dei prodotti russi sul mercato mondiale, di attuazione di progetti tecnologici in materia di investimenti. Il processo è stato difficile e doloroso per tutte le parti: le tutele dai molti rischi erano insufficienti, e le speranze per il successo aziendale si sono spesso sbriciolate in polvere. E tuttavia, in una instabilità senza precedenti in Russia era in costante aumento il volume degli scambi, per ampliare la gamma di esportazioni e importazioni, sviluppavano il processo di investimento e le iniziative comuni. Grazie agli sforzi di persone che credono in un destino storico comune d’Italia e Russia, i paesi partner non hanno uno perso l’altro.

La crisi

Recentemente, alla fine del primo decennio del 21° secolo, le relazioni economiche italo-russe hanno mostrato una tendenza alla stagnazione. Durante il periodo da gennaio a ottobre 2009 il volume degli scambi tra Italia e Russia è diminuito del 30% rispetto allo stesso periodo del 2008. Del 30% è diminuito anche il numero di turisti russi in Italia. La crisi ha avuto un notevole impatto sulla cooperazione internazionale e lo sviluppo delle economie nazionali. Per esempio, nel 2009, la diminuzione delle importazioni russe (incluse quelle dall’Italia) è significativamente più alta della diminuzione delle importazioni di altri Paesi. L’ambasciatore d’Italia in Russia Vittorio Claudio Surdo ha detto, durante una conferenza stampa presso RIA-Novosti il 30 novembre 2009, quanto segue: “nonostante le difficoltà connesse con la crisi e il calo della domanda gli imprenditori italiani intendono rimanere nel mercato russo”. Egli ha aggiunto che “il potenziale delle nostre relazioni è enorme, siamo ancora lontani dall’essere in grado di attuarlo”. Non si può dire che la crisi non fosse attesa: è stata prevista da politici, finanzieri ed economisti. È apparso evidente che le nuove sfide devono generare nuovi approcci alla risoluzione dei problemi. Per l’Italia e la Russia nella loro interazione e nella lotta per il futuro non c’è altra scelta che consolidare le risorse e gli sforzi per andare avanti insieme, per svilupparsi e rafforzarsi. Più di un decennio fa, il 10 Febbraio 1998, a Roma, è stato adottato il piano d’azione tra la Federazione Russa e la Repubblica d’Italia, che ha seguito il trattato di amicizia e cooperazione tra la Russia e l’Italia del 1994, fissando la “vera partnership”, come principio fondamentale nello sviluppo delle relazioni bilaterali in campo politico, economico-commerciale, scientifico-tecnico, culturale ed altro. Oggi ci sono tutti i prerequisiti per attuare questo principio, e la base per una cooperazione costruttiva negli ultimi anni si è conservata. Vale la pena ricordare alcuni punti.

Il vertice strategico

Il 5 novembre 2003 a Roma, sotto la presidenza del presidente russo Vladimir Putin e del Presidente del Consiglio dei Ministri d’Italia Silvio Berlusconi lo storico vertice Ue-Russia ha esteso le consultazioni tra gli Stati europei con i ministri di Italia e Russia. Il vertice ha preso atto con soddisfazione dell’elevato livello di cooperazione tra i due Paesi. Sono stati firmati diversi accordi, guidando lo sviluppo delle relazioni tra Italia e Russia e consentendo loro di intensificare gli sforzi comuni in settori importanti come la lotta contro il traffico di droga, la criminalità e il terrorismo. La discussione sulla semplificazione delle procedure di visto per i cittadini della Federazione russa e dell’Unione europea ha trovato una incarnazione reale, quando, nel giugno del 2004, è stato firmato un accordo intergovernativo sulla facilitazione del visto per i cittadini di Russia e Italia, che semplifica i contatti reciproci per giovani, scienziati, uomini di cultura e istruzione, imprenditori e funzionari pubblici dei due Paesi. L’attenzione si è incentrata sulla comunicazione inter-culturale: la salvaguardia di valori culturali, la cooperazione nel settore della distribuzione di film, la diffusione dello studio delle lingue russa e italiana, l’organizzazione di mostre. C’è stato anche un momento per introdurre il riconoscimento reciproco dei titoli di studio. Nella sfera dello sviluppo delle relazioni economiche a livello di piccole e medie imprese un memorandum ha previsto la creazione di distretti industriali sul territorio della Federazione russa, utilizzando l’esperienza italiana. Sono state scelte cinque località della Federazione Russa: le regioni di Lipetsk, Leningrado, Mosca, Sverdlovsk e la Repubblica Chuvash. Nel novembre 2005 il primo distretto industriale di Lipetsk ha ricevuto lo status di zona economica speciale. Attualmente, in questo progetto sono coinvolte 17 regioni russe. L’interesse principale del vertice era orientato ai progetti nel settore dell’energia, delle comunicazioni e IT, dell’ingegneria e della tecnologia. Nel vertice di Roma si è deciso di creare un unico spazio europeo della ricerca e dell’istruzione. Il maggior interesse è stato manifestato per la ricerca nel campo della biotecnologia e della medicina, del clima e ambiente, delle osservazioni della Terra, e dell’energia alternativa. Gli anni seguenti hanno confermato l’esattezza dei punti di riferimento scelti. Molti di questi accordi sono stati sviluppati negli anni successivi.

Eni: veterana della cooperazione russo-italiana

Oltrea i contatti a livello di piccole e medie imprese, si sviluppavano con successo grandi progetti di cooperazione in settori strategici. Una società pioniera nello stabilire una cooperazione con l’Unione Sovietica può certamente essere considerata l’Eni. Nel lontano 1958 l’Eni ha firmato il primo contratto per la fornitura 80.000 tonnellate di petrolio dall’Unione Sovietica per un importo di 360 mila dollari, in cambio l’Eni ha esportato gomma sintetica. Nel 1960 tra l’Eni e la Soyuznefteeksportom viene concluso il più grande contratto nella storia dei due paesi, l’accordo ha aperto la porta degli Appennini al petrolio dell’Unione Sovietica in cambio di tubi di grande diametro e attrezzature per l’industria del petrolio e della gomma sintetica. La collaborazione tra l’Eni e le organizzazioni del commercio estero sovietico si sono poi sviluppate con successo negli anni successivi, tutto ciò è risultato fondamentale per un rapporto costruttivo con il nuovo stato russo. L’Eni possedeva notevoli vantaggi, rispetto ai concorrenti, sui giacimenti di petrolio e gas in Russia. Nel febbraio 1999, tra la russa Gazprom e l’Eni viene firmato un memorandum di intesa sulla partecipazione congiunta al progetto “Blue Stream” che prevede di costruire un gasdotto sottomarino dalla Russia alla costa turca. Il 16 novembre 1999, Gazprom ed Eni hanno registrato nei Paesi Bassi, su base paritetica, la società russo-italiana «Blue Stream Pipeline Company BV» (BSPC) per usi speciali. La società Eni è nota per la sua vasta esperienza nella costruzione di condotte offshore e ha la più grande flotta di navi posatubi del mondo. La costruzione della sezione offshore ad opera della specializzata Saipem, controllata di Eni, è stato lanciata nel settembre 2001, due linee del gasdotto, per una lunghezza di circa 390 km ciascuna, attraversano il Mar Nero a profondità di 2150 metri tra il villaggio russo di Dzhubga, nella regione di Krasnodar, e il porto turco di Samsun. Durante i dieci mesi di costruzione del tratto off-shore del Blue Stream sotto il Mar Nero sono stati deposti più di 800 km di tubazioni raggiungendo, in alcuni punti, una profondità di 2150 metri in un ambiente aggressivo di idrogeno solforato. La velocità di accatastamento raggiunse i 5,7 chilometri al giorno, che è il record mondiale per un lavoro di questo tipo. Attualmente la società  BSPC è proprietaria della sezione offshore del gasdotto. Il progetto ha coinvolto, attraverso prestiti, anche le banche italiane: Banca Commerciale Italiana e Mediocredito Centrale. “Blue Stream” – è un progetto davvero ambizioso, ed entrambi i Paesi hanno dimostrato le loro migliori qualità e la più alta volontà di cooperazione realizzando un lavoro così duro con tanto successo. L’Italia è coinvolta anche in un altro progetto – “Nord Stream”, che dovrebbe portare il gas russo verso l’Europa sotto il Mar Baltico. L’accordo per la sua costruzione è stato firmato ai primi di settembre 2005 durante la visita del presidente russo Vladimir Putin in Germania e i lavori per la canalizzazione sono già iniziati. Ma secondo Putin “il progetto di un accordo bilaterale tra la Russia e la Germania è diventato un progetto multinazionale e pan-europeo. In questo progetto sono coinvolte più di dieci imprese europee di grandi dimensioni. Siamo pronti per la connessione degli altri partner europei in questo lavoro”. Le società del gruppo Eni intendono partecipare alla realizzazione di questo gasdotto. La società Saipem si è aggiudicata un contratto di un miliardo di dollari per la posa del primo gasdotto “Nord Stream”. L’ingegneria dei progetti (progetto tecnico) con un dettagliato schema del progetto del gasdotto è stata realizzata dalla famosa società Snamprogetti Spa (Filiale di Saipem Spa), che ha una vasta esperienza in progettazione di condotte offshore, in particolare con “Blue Stream” e il norvegese «Langeled». Secondo le stime, espresse dal Primo Ministro russo Vladimir Putin, i guadagni delle aziende italiane nella costruzione della parte sottomarina del gasdotto Nord Stream saranno di 2 miliardi dollari.

Nuova iniziativa: diversificazione

Il 7 maggio 2008 la Russia ha eletto un nuovo presidente, Dmitry Medvedev. La prima fase della sua presidenza è stata segnata dalla firma al Cremlino di Mosca, dell’intero pacchetto di accordi nel settore dell’energia nucleare, raffinazione di petrolio, produzione di energia, automotive, high tech, a conclusione degli accordi tra imprese italiane e russe tenutasi alla presenza del presidente russo Dmitry Medvedev e del Primo Ministro Silvio Berlusconi. Numerosi gli accordi finalizzati tra imprese italiane e russe, tra gli altri: la società Rostechnologii ha concordato con l’italiana Pirelli di costruire una fabbrica per la produzione di pneumatici nella città di Togliatti, sul Volga. Fiat e l’azienda russa OAO Sollers hanno firmato un accordo per lanciare una nuova linea di vetture Fiat. La società russa Oboronprom e l’italiana AgustaWestland hanno concordato di organizzare una joint venture per costruire elicotteri civili AW139 nella regione di Mosca. Il processo di creazione di partenariati nel settore industriale tecnologico, con incredibili sforzi attuati negli anni 90 dai singoli imprenditori, ha ricevuto il sostegno dello Stato e la forma a livello interstatale.

Per realizzare tutto questo occorre uno straordinario lavoro da parte di un certo numero di organizzazioni e di molti individui. L’evento più grande e meglio organizzato nella storia delle relazioni russo-italiane negli ultimi 20 anni, secondo il direttore dell’Istituto del Commercio Estero d’Italia (Istituto nazionale per il Commercio Estero), Roberto Pelo, è divenuto il “Forum economico Russia-Italia”, che si è tenuto il 5-10 aprile 2009 nei principali centri economici della Russia. Mosca, San Pietroburgo, Ekaterinburg, Krasnodar e Novosibirsk hanno salutato gli ospiti dall’Italia:  i leader dei principali gruppi industriali, i rappresentanti delle piccole e medie imprese italiane. Al forum hanno partecipato oltre 1000 aziende italiane. Progetti per la cooperazione sono stati discussi e formalizzati durante più di 7000 incontri. Per esempio, nella capitale di Ural, Ekaterinburg, è venuta una delegazione italiana di 200 persone, mentre la parte russa a Ekaterinburg ha raccolto oltre un migliaio di rappresentanti di imprese industriali di Sverdlovsk, Chelyabinsk, Tyumen, della regione di Kurgan, del Territorio di Perm, della Repubblica del Bashkortostan.

I nuovi accordi aprono la strada a collaborazioni nel campo dell’istruzione, della giustizia e degli affari interni, nel settore dell’energia, dei trasporti e delle infrastrutture, del turismo, della cultura, nel settore agricolo e agro-industriale. Un evento così importante nel campo dei rapporti economici tra i due Paesi andrà inevitabilmente a creare un contesto positivo per favorire il successo degli affari comuni.

Riunione strategica

Un anno dopo, nell’aprile 2010, lo spirito costruttivo del forum ha trovato una nuova incarnazione negli accordi tra i leader di Italia e Russia, durante la visita del Primo Ministro russo in Italia. La cultura e la conservazione dei monumenti storici, lo sviluppo dell’alta tecnologia e l’energia – sono stati i temi chiave dei colloqui nella città Lesmo di Lombardia, vicino Milano, tra Vladimir Putin e Silvio Berlusconi. Il compito principale per favorire la ripresa e tornare ai livelli pre-crisi è stato affidato alla cooperazione economica. “Dobbiamo prendere misure attive per ripristinare il livello della nostra interazione. Dobbiamo fare di tutto”, ha detto Putin, ricordando che “come conseguenza della crisi finanziaria mondiale, il fatturato è diminuito del 38%”. “Si ritiene che la base della nostra cooperazione sia l’energia. In larga misura questo è vero. Ma c’è molto di più per noi”, ha detto il primo ministro russo. Per questo, a suo avviso, la cooperazione reciprocamente vantaggiosa non può che incidere positivamente sull’economia e la sfera sociale dei due Paesi. Per la Russia, che cerca di diversificare le proprie importazioni e di ampliare i settori economici in cui ancora prevalgono le materie prime, è particolarmente importante la cooperazione nei settori non petroliferi. Putin ha segnalato una buona interazione tra la Russia e l’Italia nei settori high-tech come ingegneria, chimica, aeronautica. “Stiamo continuando la nostra collaborazione nel settore aerospaziale, nel settore dell’elettronica e nel settore metallurgico, c’è sempre più collaborazione in alta tecnologia e scienza”, ha detto il primo ministro russo.

Energia

Ancora, l’energia è una delle principali preoccupazioni, sia in Italia che in Russia. Perché l’energia nutre tutti gli altri settori dell’economia e della vita quotidiana. Ma nel 21° secolo il concetto di “energia” è associato non solo con carbone, petrolio, gas, gli idrocarburi tradizionali. Come valida alternativa agli idrocarburi vengono considerati i biocarburanti, l’idrogeno, le batterie solari. Si creano impianti che utilizzano energia eolica, maree, geyser – compresi i modelli più esotici per la produzione di energia dal vuoto. Naturalmente, è impossibile rinunciare all’uso dell’energia atomica. Nel corso di una riunione i primi ministri di Russia e l’Italia avevano indicato il desiderio di entrambi i Paesi di sviluppare la cooperazione nel nucleare: tra le società russa RAO UES e l’Italiana Enel è stato firmato un memorandum di intenti sulla cooperazione nel settore dell’energia nucleare, energia elettrica, costruzione e ristrutturazione di centrali elettriche, compresa la partecipazione congiunta alla costruzione della centrale nucleare del Baltico di Kaliningrad. La centrale nucleare di Kaliningrad è destinata alla fornitura di energia non solo per la Russia ma anche per l’Europa orientale. La centrale sarà costituita da due unità di GW 1,17 ciascuna. Queste saranno costituite da una nuova generazione di reattori, che sono in programma per il lancio rispettivamente nel 2016 e nel 2018. Come concordato, Enel entro il luglio 2011 deve decidere sulle condizioni della sua partecipazione nella costruzione delle centrali nucleari, sulla base delle informazioni ricevute da Inter RAO UES. Se la partecipazione al progetto sarà approvata, l’Enel avrà l’opportunità di espandere le sue attività in un vasto territorio. Un altro progetto molto interessante individuato nel memorandum, è la costruzione di un nuovo tokamak in Russia, un reattore a fusione che utilizza l’energia di un plasma confinato da un campo magnetico. Il futuro reattore comune italo-russo ha il nome di Ignitor. Sarà disegnato da un fisico italiano, Bruno Coppi. L’idea di un tokamak è stata proposta dal fisico sovietico Oleg Lavrent’ev a metà degli anni 50. Attualmente, nel mondo sono stati creati circa 300 reattori di questo tipo, ma sono utilizzati principalmente per la sperimentazione. In questo caso invece, come afferma il Primo Ministro italiano Silvio Berlusconi, il progetto potrebbe costituire una nuova fonte di energia nucleare e cambiare lo scenario della produzione di energia per le generazioni future. Questi sono piani meravigliosi.

L’uomo propone e Dio dispone…

L’inverno passato è stato insolitamente freddo. Innevato tutto il nord Europa. Il termometro è diminuito fino -35 in Carelia, nel nord della Russia. Vicino, nel Mar Baltico, la neve ha raggiunto livelli record comparati con quelli degli ultimi cento anni, e la temperatura è scesa a -25.

Nel gennaio 2010 una forte nevicata ha paralizzato gran parte della Germania e perturbato il traffico aereo. È stato inoltre chiuso l’aeroporto internazionale di Dortmund, dopo che un Boeing della compagnia aerea Air Berlin, è andato fuori pista perché coperta di ghiaccio. Non era possibile prendere i voli all’aeroporto di Francoforte, e 35 voli sono stati dirottati negli aeroporti in altre città. Le persone stavano per ore negli ingorghi. In Belgio, nel mese di gennaio la temperatura era in media di 6 gradi sotto rispetto alla norma, fenomeno che avviene solo una volta in 10 anni. La neve che ha paralizzato molte parti del Belgio, il traffico e i voli, ha sostituito la pioggia usuale per il clima belga in questa stagione. La neve ha trasformato in una vera e propria pista di ghiaccio le strade di Amsterdam, limitando il movimento nella città. In Polonia a causa del forte calo delle temperature si è verificato un’interruzione di corrente. In Austria, la notte del 27 gennaio è stato battuto il record di 15 anni prima per temperature sotto lo zero: a Gars am Kamp, a 80 km da Vienna di notte la temperatura è scesa a meno 27.6. In Francia, il 9 gennaio a causa della neve l’aeroporto di Chambery quasi tutto il giorno è stato chiuso, e il 10 gennaio, centinaia di famiglie sono rimaste senza luce. La nevicata più forte da un quarto di secolo ha coperto la Svizzera, e ha impedito il funzionamento dell’aeroporto internazionale di Ginevra Cointrin.

Ma la più critica è la situazione nel Regno Unito. Ai primi di gennaio, per la prima volta in trenta anni, l’intero Paese era sotto la neve. Le nevicate più pesanti sono state nel sud del Regno Unito, in alcune parti sono scesi 40 cm di neve. Il freddo inverno in Gran Bretagna è diventato record dal 1970: il termometro di notte è sceso sotto 22 gradi centigradi. Uno degli inverni più freddi dal secolo scorso si è risolto in ingorghi nel Regno Unito: guasti numerosi di treni, autobus e automobili, strade ghiacciate, linee elettriche in tilt, piste di atterraggio bloccate. Chiuse migliaia di scuole e università. È stato interrotto il processo educativo, interrotti gli esami. Gli eventi meteorologici estremi hanno portato al fatto che, a metà gennaio, per la prima volta negli ultimi dieci anni nel Regno Unito si sono verificate interruzioni di energia elettrica e si è paralizzata l’industria. A pochi giorni dall’inizio di gennaio l’economia del Regno Unito ha subito un miliardo di sterline di perdite. Ci sono state interruzioni nella fornitura di gas per oltre un centinaio di clienti industriali. Essi sono stati incoraggiati a tornare temporaneamente al carbone e al petrolio. La situazione si è deteriorata a causa della riduzione delle forniture di gas dalla Norvegia, che anch’essa stava affrontando forti gelate, che hanno raggiunto -37 gradi.

Il freddo senza precedenti ha costretto la Norvegia a ridurre le esportazioni di gas naturale, causando carenza di gas in tutta Europa. Sempre nei primi dieci giorni di gennaio la rete elettrica di alimentazione degli impianti del mare del Nord, Troll gas, Asgard e Ormen Lange, è andata fuori uso. La temperatura di -15 gradi è stata un test critico per l’industria del gas norvegese. Come si è scoperto durante la recessione economica, quando il consumo di gas è ridotto, la riduzione delle forniture dalla Norvegia è in grado di sostituire gli acquisti in Russia, cosa che sarebbe impossibile con una capacità di esportazione a pieno carico durante il boom economico. Dicevano che l’Inghilterra è stata “fortunata”, tenuto conto del fatto che la Russia negli ultimi anni ha ridotto la fornitura di gas al continente a causa della disputa con la Bielorussia.

Non ha portato sollievo alla Gran Bretagna il secondo mese dell’inverno. Il 2 febbraio a Londra la nevicata più intensa degli ultimi 18 anni ha messo sulla capitale britannica e i suoi dintorni uno strato di 20 cm di neve. Paralizzando il lavoro dei trasporti urbani e gli aeroporti di Londra. All’aeroporto londinese di Heathrow si sono avuti circa un centinaio di voli in ritardo. Con un orario limitato andava il treno Eurostar, che collega Londra con la terraferma.

Le vittime di eventi meteorologici estremi in Gran Bretagna sono stati circa 30 persone. Erano per lo più persone che sono state uccise in incidenti sulle strade ghiacciate, congelati a morte nelle strade cittadine e nei giardini delle loro case, ucciso da crollo della pesante neve del tetto. Diverse persone, compresi bambini e adolescenti, sono rimasti uccisi, dopo che il ghiaccio degli stagni gelati è collassato. Ma il freddo non ha colpito solo il nord e centro Europa. Sono stati colpiti anche i paesi del sud e le regioni mediterranee. Sulla costa del Mar Nero del Caucaso, la temperatura è scesa a -25 gradi. In Bulgaria, il freddo ha raggiunto -22°. Nel mese di gennaio, la pesante nevicata che ha colpito la Turchia, ha tagliato fuori dal mondo esterno 1.500 villaggi nella parte orientale. Lo spessore del manto nevoso nella regione, in alcuni posti era superiore a 30 cm e la temperatura è scesa al di sotto del record di mezzo secolo prima, meno 30 gradi. A causa della neve, del ghiaccio e del freddo a Istanbul è stato chiusa l’autostrada che collega la Turchia con l’Europa. In diverse parti della Turchia, si sono verificati centinaia di incidenti stradali causati dal ghiaccio.

Il freddo è venuto in febbraio sugli Appennini, portando a un raro fenomeno meteorologico: nel bel mezzo del mese a Roma, la neve è caduta per la prima volta dal gennaio 2005. Gli abitanti di Roma, hanno visto precipitazioni nevose per l’ultima volta il 11 febbraio 1999, quando nella capitale è stato registrato uno spessore del manto nevoso di circa cinque centimetri. Nello stesso momento, molti paesi nella regione dei Balcani – Albania, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Croazia e Serbia – hanno subito inondazioni a causa di forti piogge e abbondanti nevicate. Il freddo ha colpito anche i paesi asiatici. Il 14 aprile ha nevicato a sorpresa nel nord e nel nord-ovest dell’Iran. Le gelate sono state un disastro per l’India, dove le case non sono adattate al freddo: non hanno il riscaldamento centralizzato e neanche doppi telai. In India, il freddo ha ucciso centinaia di persone.

In Cina nelle montagne della regione autonoma dello Xinjiang Uygur, l’altezza della neve ha raggiunto i due metri, mentre il freddo è arrivato a -46 gradi. È stato un momento difficile anche per i popoli nomadi del nord della Cina: almeno 800 000 animali sono morti a causa di forti gelate e nevicate. Una situazione simile è accaduta in Mongolia, dove le perdite di bestiame raggiungevano diversi milioni di animali. la televisione di Stato cinese ha riferito che il freddo intenso ha causato gravi danni ai pescatori. Molte navi erano bloccate sui fiumi congelati. Dall’inizio di gennaio, il paese aveva la pesca e i traffici marittimi bloccati. A causa del freddo in Cina si è provocata una carenza di gas. Quando il paese ha affrontato il freddo, le imprese cinesi hanno dovuto limitare la fornitura di energia elettrica ai consumatori. In mancanza di scorte sufficienti di gas negli impianti di stoccaggio sotterraneo si sono dovuti rivolgere con urgenza al mercato del gas naturale liquefatto. Carichi di GNL è riuscita ad acquistarli la compagnia “Sakhalin Energy”.

Il duro inverno passato ha dimostrato che solo la Russia, con le riserve di gas più importanti del mondo e le più estese infrastrutture di trasporto del gas, è in grado di garantire forniture stabili per il mercato europeo ed asiatico nel lungo periodo anche nelle condizioni più estreme. Il gas russo può sempre essere usato, per esempio quando la temperatura a Urengoi scende a meno 50 gradi, ma il gas continua ad essere prodotto regolarmente.

Ipotesi e previsioni preoccupanti

Le cause dei predetti fenomeni naturali estremi sono ancora in corso di esplorazione da parte degli scienziati di diversi paesi. Per esempio, il dottor James Overlend del Pacific Marine Laboratory, centro di ricerca oceanica ed atmosferica nazionale USA (NOAA) ritiene che l’inverno freddo e nevoso come è stato quello del 2009-2010, presto diventerà un evento comune per le persone in Europa, Asia orientale e costa orientale del Nord America. “l’inverno freddo e nevoso sarà più la regola che l’eccezione… l’inverno estremamente freddo e nevoso del 2009-2010 in Europa, Asia orientale e Nord America è legato ai processi fisici unici nella regione artica”, ha detto Overlend, le cui parole compaiono sul sito web della conferenza dedicata ai risultati dell’Anno Polare Internazionale di Oslo che ha aperto l’8 giugno scorso. A suo parere, il clima più caldo nell’Artico influenza la pressione atmosferica al Polo Nord, e modifica le “vie” dei venti sul pianeta. Inoltre, la contrazione costante del ghiaccio galleggiante dell’Artico provoca cambiamenti significativi nel sistema climatico della Terra. Questi fattori portano a inverni freddi e nevosi.

Come ha detto Overlend, gli scienziati non avevano mai realizzato prima che il gas a effetto serra, in combinazione con le variazioni naturali di temperatura, diminuirà la riflessività del mare a causa della riduzione della superficie di ghiaccio, se il vento ha cambiato direzione questo potrebbe distruggere la stabilità del sistema climatico dell’Artico. La superficie totale dei ghiacci è in calo ancora più veloce del previsto. Secondo il sito, il riscaldamento nell’Artico è due volte più veloce rispetto al resto del mondo. Il dr. Overlend ritiene che i cambiamenti nell’Artico sono irreversibili.

È difficile dire se queste proiezioni siano realistiche. Ma a fronte dell’instabilità economica, del periodo di crisi, per i governi e l’opinione pubblica di tutti i Paesi è un problema evidente: serve ogni sforzo e il buon senso di tutti per assicurare il buon funzionamento dell’economia, che a sua volta contribuirà a mantenere la stabilità sociale e garantire lo sviluppo del Paese, non solo la sopravvivenza di base. Il futuro è delle tecnologie avanzate e delle nuove forme di energia, ma ai tempi attuali difficili – ahimè! – richiede decisioni rapide e, come ha dimostrato l’inverno scorso, un sacco di gas.

Gas Futuro

L’Italia è il terzo più grande importatore di gas russo in Europa. Il 10 Dicembre 2009 la Federazione Russa e l’Italia hanno celebrato la ricorrenza nella storia delle relazioni bilaterali, cioè i 40 anni dalla firma del primo contratto tra Eni e il Ministero del Commercio Estero dell’Unione Sovietica per la fornitura di gas naturale per la penisola. L’accordo sulle forniture di gas a lungo termine dalla Russia in Italia è stato firmato nel dicembre 1969. Nel 1974 venne commissionato un gasdotto che collega i due paesi. Il 24 ottobre 2007 in occasione dell’apertura della International Energy Week di Mosca, l’Ambasciatore della Repubblica Italiana in Russia Vittorio Surdo ha sottolineato nella sua relazione sulle prospettive per la cooperazione nel settore energetico italiano-russo, che la cooperazione tra Italia e Russia è passata dalla fase del semplice commercio al piano dell’azione strategica, avendo raggiunto un livello senza precedenti. L’accordo strategico è un memorandum d’intesa sulla realizzazione del progetto “South Stream”, firmato tra la società italiana Eni e Gazprom il 23 Giugno 2007 a Roma, alla presenza del Ministro per lo Sviluppo Economico Pierluigi Bersani e il ministro italiano dell’Industria e ministro dell’Energia Viktor Khristenko. “South Stream” rappresenta un altro passo verso l’attuazione dell’accordo strategico firmato nel novembre 2006 tra l’italiana Eni e Gazprom. Il Vice Presidente di Gazprom Alexander Medvedev ha detto, dopo la firma del memorandum sul “South Stream”, che l’iniziativa, oltre a ciò che costituisce un “contributo significativo per garantire la sicurezza energetica dell’Europa”, rappresenta un altro sostanziale passo avanti nell’attuazione della strategia di Gazprom di diversificare le rotte per le forniture di gas russo verso i Paesi europei.

La conduttura deve passare sotto il Mar Nero da Novorossijsk al porto bulgaro di Varna, che collega la Russia e l’UE. La sezione subacquea del gasdotto di circa 900 km sono di proprietà di Gazprom e dell’Eni al 50%. È previsto che il gasdotto passi dalla costa russa del Mar nero fino alla Bulgaria, da qui si dividerebbe in due rami: uno passante in Grecia e sul fondo del mare Adriatico per le province meridionali italiane, il secondo attraversante la Serbia, l’Ungheria e l’Austria fino al nord d’Italia. Si presume che in futuro attraverso questo gasdotto dovrebbe essere esportato circa il 35% del gas russo verso l’Europa. Durante il periodo 2008-2010 la Russia ha firmato accordi intergovernativi sulla cooperazione nel “South Stream” con Bulgaria, Serbia, Grecia, Ungheria, Slovenia, Croazia e Austria. La Turchia ha dato il permesso esclusivo di effettuare lavori di esplorazione geologica sul gasdotto nella propria zona del Mar Nero. Si stanno attualmente discutendo le condizioni di partecipazione nel “South Stream” con Francia, Romania, Macedonia. Il progetto ha ottenuto lo status di iniziativa pan-europea. Per consolidare il progetto “South Stream” si deve ancora lavorare sodo per firmare un documento giuridico di base, per sviluppare studi di fattibilità completi ed accurati, per identificare tutti i rischi, per trovare soluzioni ottimali per l’attuazione efficace del progetto, per determinare la preferenze politiche e prospettive. Dalla soluzione di questi problemi dipende molto. Per la gente comune è una garanzia di sussistenza, la soluzione dei problemi socio-economici. Per le società partecipanti è un successo economico e la redditività è garanzia di ulteriore sviluppo. Per gli Stati membri è la sicurezza energetica, l’esclusione della minaccia dei fattori di forza maggiore, generati da una crisi economica e politica nel mondo.

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