Traduciamo qui di seguito l’intervista rilasciata al periodico “Rébellion” da Yannick Sauveur, autore di una biografia di Jean Thiriart e collaboratore di “Eurasia”.

Rébellion – Come ha conosciuto Jean Thiriart?

Yannick Sauveur – Prima di rispondere alla Sua domanda, vorrei informarla sul mio percorso. Mossi i primi passi nel Mouvement Jeune Révolution (MJR), fondato dal capitano Pierre Sergent nel 1966 in continuità con l’OMJ (OAS Métro Jeunes). Il MJR mi aveva sedotto per via della sua posizione né di destra né di sinistra, né capitalismo né comunismo. Come altri responsabili e militanti mi resi conto, circa l’evoluzione del movimento (MJR, poi Action Solidariste MJR, poi Mouvement Solidariste Français e GAJ), che la posizione suddetta era un’esca e che il movimento era un’ennesima variante dell’estrema destra. Ora, già a quell’epoca, io non mi consideravo né di destra né estremista e rifiutavo queste contrapposizioni, che mi sembravano totalmente artificiose. Avvertivo già confusamente che il Sistema aveva tutto l’interesse ad approfittare di queste divisioni e degli stessi movimenti di pseudo-opposizione, i quali, in maniera inconsapevole o no, gli rendevano un eccellente servigio.

Questa riflessione mi indusse ad abbandonare il Mouvement Solidariste Français (MSF) per unirmi, nel corso del 1973, all’Organisation Lutte du Peuple (OLP), organizzazione fondata da Yves Bataille, un transfuga di Ordre Nouveau. Oltre a ciò che in origine mi aveva attratto nel MJR, compresi che la Politica non poteva ridursi a meschinerie di politica interna, di politica da politicanti. Al contrario, le preoccupazioni dell’OLP riguardavano la politica internazionale, la politica dei blocchi, l’indipendenza e la sovranità dell’Europa nei confronti degli USA e dell’Unione Sovietica. Pensavamo che la geopolitica dovesse prevalere sull’ideologia, nell’esatta misura in cui avevamo già capito che non poteva esistere vera libertà se l’Europa non era padrona del proprio destino. Queste idee erano le stesse che Jean Thiriart aveva espresse nel corso degli anni Sessanta nei suoi libri (Un Empire de 400 millions d’hommes. L’Europe, 1964; La Grande Nation. L’Europe unitaire de Brest à Bucarest, 1965) e poi nella rivista “La Nation Européenne”.

In seguito a questo primo incontro intellettuale con Jean Thiriart, un secondo incontro, personale, avvenne in occasione di un viaggio militante che ci portò da Parigi a Bruxelles attraverso Roma e Monaco di Baviera. A Roma incontrammo i militanti di Lotta di Popolo.

Nel luglio 1973, il nostro colloquio con Jean Thiriart nel suo negozio di Bruxelles (Opterion, avenue Louise) fu breve e piuttosto freddo. Ritiratosi da ogni attività politica da circa cinque anni, non vedeva con eccessiva simpatia quattro giovani militanti che approdavano da lui. Bisogna riconoscere che il fatto di esserci presentati all’improvviso nella sua sede professionale non era certo il modo migliore per entrare in argomento. Thiriart era diffidente per natura e, molto assorbito dalle sue attività optometriche, non voleva più sentir parlare di politica. Sua moglie Alice, che aveva una certa influenza su di lui, nutriva un gran timore che il virus della politica lo assalisse di nuovo. In realtà, come avrebbe spiegato in seguito lui stesso, egli non voleva più essere il capo di un movimento e, per di più, diffidava terribilmente dei militanti giovani.

Nonostante ciò, non mi scoraggiai e ripresi il contatto individualmente, nell’estate del 1974; trovai un altro uomo, addirittura caloroso nell’approccio personale. L’uomo privato era estremamente diverso dall’uomo pubblico; coloro che lo hanno potuto accostare in analoghe circostanze riconoscono in maniera unanime l’empatia che si sprigionava dal personaggio. Da allora, le nostre relazioni proseguirono fino alla sua morte, avvenuta nel novembre 1992.

Rébellion – Qual era la sua concezione dell’idea europea?

Yannick Sauveur – Le grandi idee di base compaiono fin dall’inizio nella storia del movimento animato da Thiriart. Le troviamo già nel Manifesto alla Nazione Europea, la cui prima versione appare il 1 settembre 1961 e sarà riveduta e corretta a più riprese.

In politica estera il Manifesto (nella versione del 1962) precisa che “l’Europa deve ottenere da sola la coesistenza pacifica con l’URSS, altrimenti gli USA negozieranno un accordo con Mosca alle nostre spalle”.

L’Europa che egli ha in mente è un’Europa unitaria, un’Europa degli Europei contro “l’Europa delle patrie”, per un patriottismo europeo contro i “nazionalismi ristretti”, un’Europa giacobina e imperiale. L’Europa deve essere una e indivisibile, come pure le sue preoccupazioni e le sue battaglie. Solo l’Europa unitaria sarà in grado di dare la potenza all’Europa di fronte ai blocchi (all’epoca, USA e URSS). Egli si pronuncia per l’uscita dalla NATO e per la creazione di un’Armata Europea. Il nazionalismo economico deve essere il fattore di unificazione dell’Europa.

Jean Thiriart non può avere parole più dure per i piccoli nazionalismi, rappresentati in Francia da Michel Debré, primo ministro dal 1959 al 1962, o dai movimenti d’estrema destra in Italia, in Germania ed altrove. Per Jean Thiriart, una delle tragedie ideologiche dell’ottusità “piccolo nazionalista” fa sì che i “nazionalisti tedeschi” si interessino solo a Berlino ed alla riunificazione tedesca, che i “nazionalisti francesi” si interessino solo all’Algeria, che i “nazionalisti belgi” si sentano umiliati solo ed esclusivamente dall’affare congolese del 1960. È questo il motivo per cui egli si è coinvolto nel sostegno all’OAS nell’affare algerino: “al di là della guerra d’Algeria, al di là del FLN e dell’OAS, vediamo l’avvenire dell’Europa. È necessaria una soluzione che conduca l’Africa musulmana nella comunità europea. È necessaria una soluzione che mantenga un esercito europeo in Algeria senza umiliare l’orgoglio dei musulmani algerini (…)”.

Jean Thiriart non confonde l’Europa con l’Occidente. “L’Occidente si estende da Bucarest a San Francisco, coi suoi preti, i suoi rabbini, la sua borghesia, i suoi nazionalismi sorpassati, i suoi pretesi ‘valori’. A separare l’Europa dagli USA ci sarà l’oceano. L’Europa andrà oltre Bucarest, oltre gli Urali. L’Europa arriva fino alla frontiera cinese della Manciuria, L’Europa arriva all’Oceano Indiano. Per me, l’Europa si inscrive innanzitutto entro termini geopolitici” (106 réponses à Mugarza).

L’Europa unitaria di Thiriart è inseparabile dal concetto di onnicittadinanza: “Per onnicittadinanza, intendo che un cittadino, in qualunque luogo, può ottenere qualunque magistratura, fino al livello supremo. È l’assenza totale della benché minima discriminazione, della minima riserva; il nefasto ‘dosaggio’ è sconosciuto (…) È il principio della non discriminazione d’origine territoriale. Si tratta di un principio fondamentale, il quale fa sì che solo la nostra soluzione unitaria possa realmente unificare l’Europa”.

Rébellion – Nel 1989 cadde il Muro di Berlino. In che modo Thiriart analizzò le possibilità nate da questo nuovo mondo?

Yannick Sauveur – Molto prima della caduta del Muro di Berlino, Jean Thiriart riponeva le sue speranze in un ribaltamento di alleanze, con una Grande Europa estesa fino a Vladivostok. Grazie al suo traduttore Viktor Nikolaev, furono tradotti diversi suoi testi, che egli inviò in Unione Sovietica. La posizione di Thiriart subì un’evoluzione negli anni Sessanta: “La mia prospettiva di un’Europa fatta con l’URSS o, più esattamente, a fianco di essa (pacificamente) si è modificata progressivamente, per arrivare, nel 1982, ad un’Europa fatta dall’URSS”. In queste condizioni, la caduta del Muro di Berlino e poi la disintegrazione dell’URSS rimescolarono le carte e aprirono orizzonti diversi. Le idee di Jean Thiriart avrebbero trovato un’accoglienza favorevole in Russia? Fu questa la ragione del viaggio che egli intraprese a Mosca nell’agosto 1992 e dei diversi contatti che egli prese. Oltre ad Aleksandr Dugin e ad Anatolij Ivanov, Thiriart ebbe colloqui con le personalità seguenti:

Egor Likhačëv, ex capo della Segreteria del Comitato Centrale del PC dell’URSS, numero due del PCUS;

Sergej Baburin, deputato e giurista, capo dell’opposizione in seno al Parlamento della Repubblica di Russia e capo del gruppo parlamentare Rossija;

Viktor Alksnis, soprannominato “il colonnello nero”, originario della Lettonia, ex ingegnere militare nella flotta del Baltico, membro del PCUS dal 1974 fino alla sua interdizione nel 1991;

Gennadij Zjuganov, ex consigliere di Gorbačëv per i movimenti antisovietici, le informazioni e i servizi segreti, poi fondatore del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF);

Geidar Džemal’, fondatore nel 1991 del Partito della Rinascita Islamica (PRI);

Aleksandr Prokhanov, direttore del periodico “Den’”;

Nikolaj Pavlov, stretto collaboratore di Sergej Baburin;

Valentin Čikin, direttore del quotidiano “Sovetskaja Rossija”, intimo di Likhačëv;

Eduard Volodin, filosofo, fautore della sintesi nazionalcomunista.

Rébellion – La Russia occupa un posto centrale nella riflessione di Jean Thiriart?

Yannick Sauveur – Nel 1964, quando gli atlantisti d’ogni risma erano Ferocemente anticomunisti, Jean Thiriart sviluppò una posizione singolare: “La chiave della diplomazia europea sarà il vicinato pacifico con l’URSS. Solo un’Europa forte ed unita potrà costringere Mosca a comprendere che questo è anche l’interesse dell’URSS” (Un Empire de 400 millions d’hommes. L’Europe, p. 24). “Facciamo una breve incursione nel dominio dell’anticipazione ed immaginiamo quale sarà lo stadio successivo a quello dell’unificazione dell’Europa. Data la geologia politica, esso si inscriverà inevitabilmente nei termini di un asse Brest-Vladivostok (…) L’Europa impegnerà tutta la sua politica per creare la propria forza e mostrarne la potenza all’URSS, al fine di indurla ad un maggiore realismo (…) Ma la condizione preliminare di tutta la nostra politica di riavvicinamento a Mosca, la condizione storica sine qua non è la liberazione delle nostre province e delle nostre capitali centrali ed orientali della nostra grande patria europea” (ibidem, pp. 28-31).

“La Grande Europa (…) va da Dublino a Bucarest. La grandissima Europa si estenderà da Dublino a Vladivostok. Siccome la Russia si estende fino a Vladivostok, va da sé che l’Europa erediterà questo profilo geografico” (L’Europe jusqu’à l’Oural, un suicide ! in “La Nation Européenne”, n. 46, 15/02 – 15/03/1966).

Il solo schema che Thiriart ha in vista (anche se è consapevole che si iscrive in un lungo termine) è quello della grandissima Europa, perché l’Europa dall’Atlantico agli Urali è una “asineria”: “Bisogna in primo luogo fare la grande Europa fino a Bucarest. Poi bisognerà auspicare la grandissima Europa, coi Russi guariti dalla loro pretesa egemonica all’interno dell’Europa. E questa grandissima Europa andrà fino a Vladivostok, non fino agli Urali, come vorrebbe quel pessimo studente di geografia che risponde al nome di De Gaulle” (ibidem).

Dopo la chiusura della Jeune Europe e della “Nation Européenne” (1969), Jean Thiriart si ritira da ogni attività politica militante. Riprenderà a scrivere all’inizio degli anni Ottanta. Non c’è una svolta di 180 gradi, ma un’evoluzione del suo pensiero: “La mia posizione è che non bisogna lottare a priori contro l’URSS, potenza europea, ma lottare contro la fossilizzazione del pensiero marxista” (106 réponses à Mugarza). Egli spiega il suo itinerario: “Nel 1980-’81 (…) è germinato in me lo schema seguente: non contare più sull’unità Brest-Bucarest come fase preparatoria all’unità da Dublino a Vladivostok, ma passare direttamente alla fase Vladivostok-Dublino. (…) Il mio spostamento verso il comunismo non è sfuggito a diversi osservatori. Questo spostamento era già implicito, era in filigrana nei miei scritti tra il 1966 e il 1968. Un comunismo demarxistizzato, s’intende, ovvero, secondo le parole di Thiriart, “espurgato della sua ideologia”, “rinnovato, reso più lucido”. Egli evoca anche un “comunismo spartano”.

È per il fatto che “l’URSS è l’ultima potenza europea non addomesticata dal progetto di dominio mondiale americano-sionista”, che il pensiero di Jean Thiriart evolverà progressivamente verso l’idea dell’Impero euro-sovietico.

Rébellion – Lei ha riscoperto un testo dimenticato, L’empire euro-soviétique. Qual è il contenuto di questo raro documento?

Yannick Sauveur – In realtà io non l’ho né scoperto né riscoperto, perché ero a conoscenza di questo testo all’epoca in cui esso veniva scritto e ne possedevo le successive versioni annotate, rivedute e corrette. Ho lavorato sulla base di due versioni per conservare solo la seconda, che mi è sembrata più corrispondente al pensiero definitivo di Thiriart e nella quale egli ha riconsiderato certi riferimenti, certe formulazioni. Ad esempio, sono stati soppressi tutti i riferimenti a Francis Parker Yockey, che erano stati suggeriti da José Cuadrado Costa in una versione precedente.

Inoltre ho messo ordine nel sommario, cercando di essere fedele il più possibile al pensiero di Thiriart. Oltre ad un lavoro di riscrittura, ho aggiunto delle note a piè di pagina, poiché tutto quanto il testo di base ne era privo e si accontentava di prevederne la stesura. Le note sono osservazioni o complementi del testo originale. Esse contengono anche molti dati biobibliografici.

L’Empire euro-soviétique de Vladivostok à Dublin è un testo molto denso. La linea direttrice è la seguente: Jean Thiriart ritorna sulla sua evoluzione dal 1964 al 1984 per spiegare perché sia arrivato “a considerare che l’URSS è oggi l’ultima e la sola possibilità per unificare l’Europa”, poi dipinge il quadro della situazione geostrategica attuale (1984), nel quale si vedono un’URSS in declino e gli Stati Uniti sulla via dell’egemonia planetaria. In seguito espone ciò che chiama un’“algebra esplosiva” o il “grande ribaltamento”: l’URSS rafforzata dall’Europa occidentale. Egli formula un certo numero di considerazioni geopolitiche relative alla “terza guerra mondiale”. Bisogna aver presente il clima di guerra che regnava all’inizio degli anni Ottanta; ricordo la “psicosi di guerra che si sviluppava in tutti gli strati dell’opinione pubblica francese” (Pierre Viansson-Ponté in “Le Monde”). Jean Thiriart mette in evidenza il bellicismo della lobby israelo-sionista e fa un parallelo col 1939: “Mourir pour Dantzig?” (Marcel Déat) diventa “Mourir pour Tel-Aviv?” Jean Thiriart non si fa illusioni sull’URSS quale essa è. L’URSS deve cambiare radicalmente e proporre un “discorso europeo”; ciò significa oltrepassare il comunismo marxista e la sua concezione della nazione per promuovere una “comunità di destino”, donde questa nozione di Impero. Egli contrappone l’Impero che unisce all’imperialismo di dominio (degli Stati Uniti). Chi farà questa “très grande Europe”? Riferendosi ad Aleksandr Zinov’ev (La casa gialla), Jean Thiriart auspica l’avvento di un “nuovo Stalin”. Questo nuovo Stalin avrà il compito di fare, domani, l’unità europea: “Un nuovo Filippo di Macedonia, un nuovo Stalin, ecco che cosa ci vorrà per far nascere l’Europa unitaria”.

Rébellion – Ritiene che il pensiero di Thiriart sia sempre attuale?

Yannick Sauveur – Sì, indubbiamente, e non sono l’unico a crederlo, se devo giudicare sulla base dell’interesse che esso suscita attualmente. Jean Thiriart è tradotto, citato, menzionato favorevolmente in Svezia, nell’Est europeo, in Spagna, in Inghilterra, in America latina, in Australia. Si scrivono lavori universitari, libri. La rivista di studi geopolitici “Eurasia”, diretta da Claudio Mutti, pubblica regolarmente scritti di (o su) Jean Thiriart. Nell’opera Europa (tre volumi) di Robert Steuckers due capitoli sono dedicati a Jean Thiriart.

Alla luce delle tensioni e degli sconvolgimenti in corso, l’attualità retrospettiva degli scritti di Thiriart è evidente, poiché, a ben riflettere, il nemico russo ha rimpiazzato il nemico sovietico (dal punto di vista della strategia americana) e l’Europa, assente o insignificante sulla scena internazionale, è sempre lo stesso nano politico sotto l’ombrello americano. Non è necessario precisare che l’Unione Europea non ha nulla a che vedere con l’Europa quale noi la vogliamo: potente, indipendente, fuori dalla NATO.

Del pensiero di Thiriart, bisogna valorizzare una metodologia e un pensiero autenticamente politici, staccati dalle emozioni e dalla verbosità letteraria, nonché dai giochi dei politicanti.

Bisogna anche insistere sul senso dell’organizzazione di Thiriart, il quale aveva saputo creare un organismo militante. Jeune Europe, struttura disciplinata, con la sua stampa, la sua scuola quadri, i suoi campi, era in qualche modo una prefigurazione dell’Europa unitaria.

 

(Entretien avec Yannick Sauveur: Jean Thiriart et la “Grande Europe”, “Rébellion”, 16 settembre 2019)

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