I due fatti ben noti che hanno vivacizzato le pagine “estero” dei quotidiani italiani di questi giorni, il ridicolo blitz inglese in Nigeria – che è costato la vita ad un ostaggio italiano- e l’arresto di due militari italiani in India – accusati di aver compiuto omicidio in acque internazionali- evidenziano come il peso internazionale dell’Italia sia oggi ai minimi storici.

Con la fine del governo Berlusconi in molti si erano illusi: impossibile raggiungere quella sensazione di carnevale permanente che sembrava pervadere la reputazione dell’Italia all’estero in quei giorni, se non altro allegri; a quanto pare non è così e l’influenza, nonché il credito, che la nostra diplomazia (e con essa i nostri interessi) ha fuori dai confini della penisola è sotto lo zero. Nessuna tutela per i militari accusati di illegalità (forse legittimamente), ma in acque internazionali non di competenza indiana; nessun coordinamento (e nemmeno un messaggio) prima della grottesca azione britannica nel tentativo di liberare gli ostaggi. Il governo Monti rappresenta probabilmente il grado più basso della considerazione che ci viene accordata nel mondo. E questo per una serie di motivi, cronici e congiunturali.

Le radici che determinano la leggerezza internazionale del nostro Stato giungono da lontano: oltre cento basi militari NATO/USA presenti sul nostro territorio hanno negli anni tolto ogni velleità sovrana ai “distratti” ministeri italiani; se furono istallate all’epoca della guerra fredda, durante la quale l’Italia riuscì anche a ritagliarsi un piccolo ruolo di avanguardia sulla cortina di ferro, avendo in cambio un ruolo più deciso nel Mediterraneo, con la fine di quella e i confini del “grande gioco” eurasiatico spostati più a est, l’Italia rimane semplicemente periferia dell’alleanza atlantica: non periferia geografica, ma geopolitica, con la funzione di “granaio” (vedere il caso FIAT) per il centro del sistema di alleanza.

A queste motivazioni permanenti di debolezza, comuni a quasi tutta Europa (le basi sono diffuse ovunque e ospitano anche le proibite armi atomiche [1]) dobbiamo inoltre sommare le questioni congiunturali che fanno dell’Italia di oggi un attore internazionale di scarsissimo impatto.
Il compito dell’esecutivo Monti di attuare riforme e politiche richieste dall’esterno è infatti un ulteriore elemento di indebolimento della voce e degli interessi italiani. Una sfilza di scelte, fatte da un governo non legittimato dalla sovranità popolare, che rispecchiano volontà estranee al tessuto sociale nazionale, non possono non rovesciarsi sulla poca sovranità nazionale rimasta, minandola alla base.

Proprio in questi giorni attraverso decreto il governo ha accontentato le richieste delle istituzioni UE togliendo la “golden share” (praticamente il controllo statale) in ambito di telecomunicazioni, energia e trasporti. In questo modo apre il mercato a grandi corporazioni basate in Europa che, se pur non agiranno nell’immediato causa la crisi economica e la scarsa liquidità, presto assalteranno aziende che sino ad ora erano considerate centrali per i settori strategici da difendere. E a ragione: questa aria di smobilitazione è proprio ciò che crea il vulnus di credibilità, colpendo nel peso e nella proiezione internazionale italiana e mediterranea, come abbiamo potuto pure appurare a causa del trattamento riservateci dalle agenzie di rating (agenzie private, statunitensi).

La mancanza di sovranità popolare interna (che sarebbe addirittura garantita dalla Costituzione) va in questo modo ad influire anche sulla sovranità nazionale esterna: se non si proteggono i settori strategici, se ci si adegua ai diktat esterni (operazione inevitabile se non ci si crea collegamenti “sovrani” con Paesi emergenti e/o vicini), l’influenza e la voce in capitolo dei nostri diplomatici e rappresentanti diminuisce sempre di più. Per assurdo, probabilmente, aveva più peso a livello internazionale il governo Berlusconi, dati i legami stretti (a quanto pare e purtroppo soprattutto a livello personale, quindi con pochi vantaggi a lungo termine per il Paese) con la Russia di Putin, come ci dimostrano le allarmate opinioni degli analisti governativi statunitensi (questione energetica e rapporti Eni-Gazprom).

Troncati quei rapporti, per accontentare il centro del nostro sistema di alleanze (Usa) e i satelliti più vicini (Gran Bretagna), ci troviamo di nuovo a fari spenti nella notte della sovranità italiana. L’elaborazione di una strategia di lungo periodo, che abbia come centro d’interesse le prerogative dell’Italia e il Mediterraneo si rende urgente e necessaria: lo studio e l’approfondimento della geopolitica nel nostro Paese può essere quindi di fondamentale importanza per illuminare il nostro futuro.

 

*Matteo Pistilli è redattore di Eurasia, rivista di studi geopolitici.

 

Note:

1]In cinque chiedono il ritiro delle armi atomiche Usa dal proprio territorio,  Matteo Pistilli, eurasia-rivista.org: http://www.eurasia-rivista.org/in-cinque-chiedono-il-ritiro-delle-armi-atomiche-usa-dal-proprio-territorio/3328/

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