Tra le uscite più interessanti della O barra O Edizioni, va senz’altro segnalato il contributo pubblicato da Claudio Landi nel 2011 dal titolo La nuova Via della Seta. Il giornalista, noto al pubblico per la sua attività di corrispondente dal Senato di Radio Radicale, si occupa da molti anni delle cosiddette economie emergenti, soprattutto di Cina ed India.

La carrellata di eventi ed episodi che l’autore fornisce con accorto piglio cronachistico, scandisce le tappe di un viaggio lungo le principali località geografiche di quella gigantesca rete di rotte terrestri celebrata col nome di “Via della Seta”. Attraverso opportune comparazioni storiche tra passato e presente, il libro riesce, sinteticamente e con un linguaggio universalmente accessibile, a fornire al lettore alcune linee interpretative fondamentali per comprendere lo straordinario fenomeno di spostamento dell’asse geopolitico e geoeconomico mondiale verso l’Asia, ed in particolar modo verso la Cina. L’analisi è attenta e densa di particolari interessanti che permettono di comprendere come il governo della potenza asiatica abbia da tempo dato il via alla costruzione delle fondamenta di un nuovo ordine internazionale caratterizzato da una nuova multipolarità del potere economico e politico globale e da una evidente trasformazione degli assetti strategici. La capacità della Repubblica Popolare Cinese di orientare la sua politica estera lungo diverse direttrici parallele (con il mondo islamico attraverso il ruolo-ponte culturale e commerciale degli Hui, con la Russia attraverso le rotte del gas sino-siberiane e con l’Europa attraverso l’incremento dell’interscambio commerciale sino-tedesco), viene dunque considerata determinante nel quadro di una strategia globale che sta chiaramente cercando di riportare il fattore terrestre, dominante in epoca precoloniale, al centro delle dinamiche economiche e militari del pianeta, al duplice scopo di scongiurare sia i rischi legati alla proiezione navale – terreno sul quale gli Stati Uniti detengono un primato per ora irraggiungibile – sia i pericoli derivanti dall’instabilità di uno snodo marittimo come lo Stretto di Malacca.

Merito indubitabile dell’autore è anche quello di aver dedicato ampio spazio alle vicende politiche della complessa regione centrasiatica, dove Paesi spesso ignorati come il Kazakistan, l’Uzbekistan e il Turkmenistan giocano un ruolo saliente in relazione alla ridefinizione in atto nell’alveo dei rapporti di forza tra le principali potenze, all’interno della cosiddetta massa eurasiatica. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, dunque, centri importanti come Almaty, Ashgabat, Samarcanda, Tashkent, Kashgar e Yiwu tornano a rivestire ruoli determinanti nei meccanismi delle pipeline del gas e del petrolio, dell’industria pesante in generale, del commercio manifatturiero e artigianale ma anche dei più innovativi settori legati alla finanza e all’alta tecnologia.

Sebbene in alcuni tratti risenta di un’eccessiva semplificazione sul piano di un’analisi economica che bolla frettolosamente i BRICS come attori emergenti di rinnovati orientamenti capitalistici, evitando così una più approfondita disamina sulla natura politico-ideologica della Cina e sul suo sistema sociale, il libro è nel complesso un utilissimo strumento per comprendere i grandiosi processi in atto, stimolando il lettore a porsi domande di portata epocale proprio in una fase storica in cui, almeno in Europa, il dibattito relativo alla politica estera sembra subire un oscuramento mediatico sempre più opprimente.

 

 

Claudio Landi

LA NUOVA VIA DELLA SETA

O barra O Edizioni, Milano 2011

Pagg. 137

 

 


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