(Parte Seconda)

L’economia russa dopo la crisi

Nel 2009 la crisi economica ha prodotto un forte impatto in Russia. Rosstat1 ha, tuttavia, recentemente rivisto al ribasso (7,9%) il valore ufficiale di caduta del PIL nel corso del 2009, inizialmente stimato all’8,5% dal governo. Tra i BRIC, la Russia è il Paese che si sta riprendendo a ritmo più lento, ed è stato uno dei Paesi che ha sofferto di più durante questa recessione globale.

Tasso di crescita del PIL

Variazione % annua

2005 2006 2007 2008 2009
Brasile 3.1 3.9 5.6 5.0 -0.3
Russia 6.4 7.7 8.1 5.6 -7.9
India 9.3 9.6 9.0 6.0 6.5
Cina 10.4 11.6 13 9 8.6
Fonte: The World Bank

La crisi economica mondiale aveva iniziato ad interessare l’economia russa già nel 2008, quando la crescita del PIL si era fermata al 5,6% un valore inferiore rispetto alle percentuali di crescita degli anni precedenti. Come ampiamente riconosciuto anche dai funzionari del governo – in primis dal presidente Medvedev – il sistema economico è fortemente dipendente dalle esportazioni di materie prime, per la maggior parte costituite da petrolio e da gas. I due grafici mostrano che sia la popolarità dei politici russi che i valori della Borsa di Mosca2 sono fortemente legati all’oscillazione dei prezzi del petrolio: il tasso di approvazione del governo e le azioni quotate sul mercato di Mosca sono direttamente dipendenti dal prezzo del barile di petrolio quotato sul mercato internazionale.

Prezzo del barile di petrolio e grado di approvazione dell’operato del governo

Fonte: The Financial Times

Prezzi delle materie prime e il mercato azionario russo (indice RTS)

Dati del FMI e del Servizio Federale di Statistica Russo

L’ultima relazione della Banca d’Italia sul Paese3 precisa che – a prescindere dalla forte dipendenza dalle materie prime – il sistema economico russo ha altri punti deboli che vale la pena considerare: la fragilità del sistema finanziario, la corruzione diffusa, il ruolo invadente degli oligarchi nella vita economica e pubblica, la forte disuguaglianza di reddito persistente sia tra, che all’interno, delle aree regionali, i livelli di indebitamento eccessivo delle imprese private e pubbliche. Eppure non ci sono dubbi sul fatto che l’economia russa ha iniziato a recuperare non appena la domanda di petrolio e i relativi prezzi sono tornati a salire di nuovo. La caduta del PIL russo nel 2009 è stata tamponata nel terzo e quarto trimestre dell’anno in gran parte grazie agli introiti delle materie prime, insieme con le misure fiscali anti-crisi4 adottate dal governo a partire dalla fine del 2008. Anche la Banca centrale ha svolto il suo ruolo grazie al costante abbassamento dei tassi di interesse, il cui valore è sceso a poco a poco dal 13% al 8% in un anno.

Analogamente al prodotto interno lordo, il saldo di bilancio pubblico si è assestato su valori piuttosto negativi all’inizio dell’anno ed è via via migliorato con l’aumento dei proventi delle esportazioni negli ultimi mesi. Il governo ha preso 76 miliardi di dollari dal fondo di riserva (che alla fine dell’anno si è ridotto a $ 60 miliardi), limitando così il disavanzo pubblico annuale di meno di 6 punti percentuali del PIL. Senza questa operazione finanziaria tale cifra avrebbe raggiunto -6,4 punti percentuali del PIL. Rispetto all’anno precedente, le entrate di bilancio totale sono diminuite del 20,9%, mentre le spese totali sono aumentate di oltre un quarto (27,5%): queste cifre sono state precedentemente sottostimate, insieme con i proventi del petrolio e del gas (45% superiori a quanto previsto in una prima fase). Come previsto dalla teoria macroeconomica, anche il comportamento dell’inflazione è stato direttamente proporzionale a quello del PIL. L’effetto è stato in qualche modo ritardato (i prezzi erano ancora in aumento nei primi mesi del 2009) per effetto di aggiustamenti strutturali e di una revisione automatica al rialzo dei prezzi di alcuni servizi pubblici5. Tuttavia, alla fine dell’anno, l’Indice dei Prezzi al Consumo ha registrato un aumento ‘solo’ dell’8,8 per cento, il dato più basso degli ultimi vent’anni.

Le manovre pubbliche non hanno comunque potuto evitare che la produzione industriale calasse del 10,8% nel 2009, rispetto all’anno precedente. In particolare, le cadute più significative sono state osservate nel settore manifatturiero, nonché nei trasporti e nella produzione di macchinari. Anche il settore delle costruzioni ha subito un brusco calo, dovuto in gran parte alla quasi inesistente domanda industriale, mentre il settore estrattivo e le industrie alimentari riescono a mantenere la produzione del 2009 quasi ai livelli dell’anno precedente.

Seguendo l’umore dei mercati internazionali, gli investimenti sono diminuiti del 17%, molto più delle vendite al dettaglio (-5%), anche se queste ultime avevano registrato tassi di crescita di circa il 12% negli anni precedenti. Alle radici del declino dei consumi privati c’è anche una diminuzione dei salari reali (-2,8%) e un tasso di disoccupazione più elevato; quest’ultimo dato è leggermente migliorato, alla fine dell’anno (8,2%), anche se molte aziende hanno annunciato ulteriori licenziamenti nel corso del 2010. Analogamente al resto del mondo, il commercio estero russo è stato fortemente colpito dalla crisi: in termini nominali, le importazioni sono diminuite del 37,5% e le esportazioni del 35%, con quest’ultime che recuperano più rapidamente alla fine dell’anno grazie alla maggiore domanda di merci e materie prime, specialmente dalle economie emergenti (ad esempio la Cina). Alla fine dell’anno il surplus commerciale è stato di 135 miliardi di dollari, così basso rispetto ai periodi precedenti anche a causa di un peggioramento della bilancia commerciale nei settori non petroliferi. Anche il deflusso di capitali è rallentato: il conto capitale è migliorato, registrando un disavanzo di $ 45,2 miliardi nel 2009, un valore inferiore – in termini assoluti – dei $ 135 miliardi del 2008. La Banca Mondiale ha osservato che sebbene molti investitori internazionali siano fuggiti dai mercati a rischio durante la crisi, questi non hanno completamente abbandonato la Russia, come fanno notare i flussi lordi di IDE (investimenti diretti esteri) che, nel 2009, sono rimasti a 15,9 miliardi di dollari, una cifra che, in ogni caso, è la metà del valore del 2008.

Sviluppi nel 2010

Molte organizzazioni internazionali e centri di ricerca hanno recentemente rivisto al rialzo le loro stime sulle prospettive economiche attuali, dal momento che, una ripresa più forte del previsto, a livello mondiale, insieme con l’impatto ritardato del pacchetto di stimolo del governo, l’aumento del prezzo delle materie prime e i tassi di interesse più bassi saranno la garanzia, per la Russia, di un solido ritorno alla crescita. Tuttavia non c’è accordo circa la dimensione della crescita del PIL che si avrà nel 2010 in Russia: la Banca Mondiale ha previsto che il PIL cresca fino al 5,5%, il Fondo Monetario Internazionale stima una crescita del 4%, il Ministero dell’Economia russo del 4%, l’Economist del 4,5% e la Commissione europea del 3,7%. La Banca di Finlandia6 osserva che vi è una diffusa incertezza circa l’evoluzione delle tendenze di alcuni fattori internazionali e nazionali: da un lato, ci sono diverse ipotesi circa il recupero dei partner commerciali russi, così come per il prezzo del petrolio7, dall’altro lato le tendenze della domanda interna, l’offerta di credito e l’andamento dell’inflazione sono ancora poco chiari. Mentre gli esperti non mettono in dubbio che la domanda interna si riprenderà a un certo punto – si prevede di avere un aumento del 4,6%, in media – sono ancora incerti sul quando questo avverrà. Un ruolo importante in questo senso sarà svolto dalla risoluzione di alcune questioni interne, vale a dire l’attuazione delle attese riforme – come le leggi a sostegno delle PMI e per l’innovazione (si veda sotto) – l’impatto e la durata del pacchetto di stimolo del governo e la disponibilità di offerta di credito sia per i consumatori che per le imprese private.

Un’ulteriore riduzione dei tassi di interesse – che dovrebbe stimolare investimenti e consumi – avrà luogo difficilmente: anche il ministro dell’Economia, Alexei Kudrin, ha chiesto un cambiamento nella politica monetaria, al fine di evitare che l’impatto ritardato dello stimolo fiscale provochi una nuova ondata inflazionistica. In realtà il tasso di inflazione difficilmente potrà diminuire, soprattutto nella seconda parte dell’anno, a causa del rincaro del petrolio, del recupero potenziale della domanda interna, e dell’afflusso di capitali che riprende grazie alla rinnovata disponibilità degli investitori verso i mercati emergenti e le più recenti emissioni di Eurobond. In realtà i segnali offerti dall’economia reale sono ancora ambigui, così come incerta è la forza della ripresa dei consumi privati a causa della limitata disponibilità di credito al consumo e dell’alta disoccupazione. In ogni caso nella seconda metà del 2010 i consumi privati sono decollati grazie al calo dell’inflazione, al recente aumento delle pensioni e ad un modesta crescita dei salari reali.

Gli ultimi dati forniscono ulteriori motivi di ottimismo: l’Istituto di statistica della Federazione Russa (Rosstat), ha rivisto al rialzo le stime di crescita economica per l’anno in corso. Secondo i nuovi dati a disposizione degli analisti, nel primo trimestre del 2010, l’economia russa è cresciuta del 3,1%, mentre nel secondo trimestre la crescita è stata pari al 5,2%. Nel primo semestre del 2010 il PIL russo (a prezzi correnti) è stato pari a 20.732 miliardi di rubli, con una crescita del 4,2% su base annua. Il tasso di disoccupazione si mantiene alto, pari all’8,6%8, ma questa cifra non è una sorpresa per gli esperti della Banca Mondiale, che avevano già definito il recupero russo come “senza lavoro”. In realtà nelle loro ultime prospettive economiche, gli esperti sono stati positivamente sorpresi dai dati dello scorso anno sulla disoccupazione (8,2%), che si è tenuta sotto il livello previsto del 10%: l’aumento della disoccupazione è stato moderato con la riserva di forza lavoro, impieghi part-time e “vacanze involontarie”. Il problema è che i dati più recenti sulla tenuta strutturale indicano uno spostamento verso la disoccupazione “di lunga durata”. Ci sono poche offerte di lavoro presenti sul mercato e il calo dell’inflazione limita anche la possibilità di un intervento pubblico. Il tasso di disoccupazione strutturale9 in Russia sembra essere aumentato.

Dinamica e struttura della disoccupazione: i tassi della popolazione rurale, urbana e totale

Fonte: Banca Mondiale e Rosstat

Le previsioni ufficiali per il bilancio di Stato del 2010 sono pari a -6,8%, ma le ipotesi sui prezzi del petrolio e la crescita sono decisamente troppo pessimistiche10: questo eccesso di prudenza sulle previsioni di bilancio può costituire un limite per i politici disposti a ridurre la spesa pubblica. Ora che la crisi è passata e il fondo di riserva è inferiore rispetto agli anni precedenti, il Cremlino sembra impegnarsi di nuovo con la disciplina fiscale: secondo l’Economist Intelligence Unit il disavanzo pubblico dovrebbe essere ridotto al 4% nel 2010 e si prevede sia del 2,4% del PIL nel 2011. Nonostante gli aumenti una tantum della spesa sociale e delle pensioni – che nei primi due mesi dell’anno hanno creato un deficit di bilancio di tre punti percentuali del PIL – la spesa pubblica è in fase di ridimensionamento.

Si deve sottolineare che la progressiva riduzione dei tassi d’interesse11 è stata voluta non solo per stimolare la crescita e ridurre l’apprezzamento del rublo, ma anche per incoraggiare gli operatori finanziari a fornire più (e meno costoso) credito ai clienti privati e alle imprese. Questa iniezione di liquidità nel sistema è riuscita a tagliare i tassi di interesse interbancari, ma non ha ancora prodotto gli effetti desiderati nel settore non finanziario. Un problema di disponibilità del credito continua a ostacolare il recupero dei consumi privati e degli investimenti aziendali. Il tasso creditore medio è ancora al 12,7%, i tassi di interesse sui nuovi prestiti sono ufficialmente stimati al 14%, mentre l’Istituto dell’Economia in Transizione stima un minimo del 15,5%. La Banca centrale russa ha recentemente ipotizzato che questo potrebbe essere dovuto all’alta percentuale di prestiti in sofferenza nei portafogli dei prestiti delle banche. L’accesso limitato al credito bancario potrebbe essere parzialmente compensato dal reinvestimento dei profitti ora che le vendite stanno migliorando.

Sfide per il futuro che attendono la Russia

La recente crisi economica ha tolto tutti i dubbi al mondo e agli stessi russi su quanto sia ancora fragile la loro economia basata sul petrolio e sul gas: nonostante la forte e inaspettatamente rapida ripresa guidata dal rialzo dei prezzi del petrolio, le parole “modernizzazione e innovazione” ora dominano l’agenda politica, le colonne dei giornali e i dibattiti pubblici. Studiare l’evoluzione dello scenario – dal punto di vista normativo e comparativo – potrebbe essere di massimo interesse ed importanza per la comunità imprenditoriale straniera, al fine di essere consapevoli delle sfide, opportunità e minacce da affrontare nel prossimo futuro.

Il Presidente russo Dmitrij Medvedev non perde mai occasione di affermare e dimostrare il suo impegno per le riforme, che egli ha pienamente espresso nel suo manifesto politico, il noto discorso “Russia, avanti!” del 10 settembre 200912. In questa occasione egli ha sottolineato l’urgente necessità per la Russia di prendere le distanze dalla sua dipendenza dalle esportazioni energetiche, incentrata sulle risorse del petrolio e del gas. L’unico modo per la Federazione Russa di riconquistare il potere perduto sulla scena internazionale con il tragico crollo dell’Urss e di presentarsi perfettamente alla pari con Europa e Stati Uniti è quello di affrontare le tre piaghe principali della Russia di oggi: il ritardo tecnologico ed economico, la corruzione, la scarsa cultura imprenditoriale. Oltre a questi, Medevedev ha sottolineato altri problemi che minacciano lo sviluppo economico e sociale: l’alcolismo, la bassa crescita demografica, le cattive condizioni delle infrastrutture di trasporto, la burocrazia che lavora lentamente e male, il basso livello di auto-organizzazione della popolazione. È un dato di fatto, Medvedev ha imposto la “modernizzazione” come parola chiave del suo mandato presidenziale.

Le priorità di Medvedev differiscono leggermente dalla strategia del suo predecessore, che era più propenso a trasformare la Russia in una superpotenza energetica e a consolidare il controllo statale sull’economia13, piuttosto che lasciar fiorire una comunità attiva di Piccole e Medie Imprese (PMI) innovative. Molti giornalisti occidentali – dal The Economist al Newsweek – sostengono che il ritmo e il successo dei programmi di modernizzazione dipendono dal peso relativo del Cremlino e della Casa Bianca russa in questa tandemocrazia.

Ma anche il primo ministro Vladimir Putin sostiene la modernizzazione abbastanza attivamente: non solo ha preso in carico la commissione governativa per la tecnologia e l’innovazione (anche riducendone le dimensioni al fine di migliorarne l’efficacia)14; ma anche sollecitando frequentemente gli oligarchi a reinvestire i loro profitti in nuovi macchinari e moderni impianti industriali. Inoltre, egli ha anche dichiarato che l’ingerenza dello stato nell’economia si ridurrà, lasciando spazio a nuove privatizzazioni15.

Nel frattempo, la necessità di riforme è reale e urgente: l’ultimo rapporto UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo) sul settore energetico cita alcuni calcoli di British Petroleum secondo i quali, agli attuali tassi di estrazione, il petrolio ed il gas russi si esauriranno, rispettivamente, in 21,9 anni e 9,4 anni. Molto probabilmente queste cifre sono esageratamente catastrofiche e si basano su assunti non pienamente dimostrati (il cosiddetto “Picco del petrolio”), tuttavia è fuori di dubbio che le riserve del sottosuolo russo non sono eterne. Come già accennato in precedenza, anche se i ricavi delle esportazioni sono il 60% in più rispetto allo scorso anno, il ricavo reale è rimasto invariato (a causa del crollo del prezzo), le riserve non sono aumentate e gli investimenti sono stagnanti, la Banca mondiale ha già descritto l’attuale ripresa russa come “senza lavoro”16. Ora che il Fondo di Stabilizzazione è stato quasi esaurito per tamponare la crisi, e all’economia mancano ancora i necessari rinnovi strutturali ed infrastrutturali, non ci si dovrebbe sorprendere del fatto che il ministro per lo Sviluppo Economico ed il Commercio Elvira Nabiullina guardi al denaro e alla tecnologia degli investitori stranieri come ‘fondamentali’ non solo per ristrutturare e rilanciare l’economia, ma anche per cambiare e migliorare l’intera nazione.

Ciò che è stato fatto e ciò che deve essere fatto

Sempre il ministro Elvira Nabiullina ha espresso la sua preoccupazione per il calo degli investimenti nel 2009, un significativo -17%17. In particolare, gli investimenti stranieri sono calati del 41%. Il ministro riferisce che gli investimenti russi corrispondono al 20% del PIL nazionale, una percentuale di 10 punti inferiore alla media dei Paesi in via di sviluppo. Come queste cifre suggeriscono, purtroppo, l’ambiente degli investimenti russo non è così favorevole all’innovazione e al trasferimento di tecnologie e competenze estere. Il World Economic Forum, nel suo Rapporto sulla Competitività del 2010, posiziona la Russia 63esima su un totale di 133 Paesi. È l’unica economia del BRIC a vedere un calo nelle prestazioni nel settore investimenti. Inoltre, i dati del FMI dimostrano che la ricerca è scarsamente finanziata e incentivata, frequenti sono le lamentele sul non rispetto dei diritti di proprietà intellettuale; l’OCSE assegna alla Russia il punteggio più basso tra i Paesi del BRIC (51e su 133 paesi) in materia di innovazione e ricerca; Transparency International – insieme a varie ONG internazionali e anche politici di primo piano – avverte che la corruzione in Russia è ancora diffusa, anche se i funzionari del governo si stanno impegnando attivamente a migliorare la situazione.

Come si può notare dalla tabella qui sotto, che mette a confronto i quattro Paesi del BRIC, la Russia possiede un alto numero di ricercatori in rapporto alla popolazione ma questi non sono ancora sufficientemente supportati e incentivati dallo Stato. La spesa in ricerca e sviluppo in rapporto al PIL, invece, è superiore a quella di Brasile e India, ma inferiore a quella cinese. Per quanto riguarda la pubblicazione di articoli scientifici e le esportazioni di alta tecnologia, tra i quattro colossi emergenti, la Russia si ferma alla penultima posizione, evidenziando come deve fare ancora molto se intende porsi alla guida del BRIC.



Indicatori dello sviluppo tecnologico e della capacità di innovazione

Russia

Cina

India

Brasile

Ricercatori (per milione di abitanti)

3255

926

111

461

Spesa R&S (% del PIL)

1.1

1.42

0.7

0.82

Domande di brevetto internazionale (% del totale Mondo)

0.4

3.7

0.4

0.3

Esportazioni High-tech (% delle esportazioni di manufatti)

6.9

29.7

5.3

12.4

Articoli scientifici pubblicati (numero)

27605

112318

38366

30021

Università nella top 500 mondiale (numero)

4

11

7

5

Fonti: EIU, Hanson (2009), Unesco, Thomson Reuters, Financial Times (l’ultima annata disponibile)

Punteggio per innovazione e modernizzazione nel 2009

(Fonte: OECD18)

Tuttavia i decisori politici del Cremlino si sono recentemente impegnati a costruire un’economia aperta, basata sull’alta tecnologia e le conoscenze che dovrebbe far scattare il processo di modernizzazione anche all’interno delle istituzioni russe e nella società. La Duma sta progressivamente approvando una serie di riforme legislative volte a stimolare la modernizzazione, come ad esempio:

  • più semplici procedure di visto ed eliminazione delle quote per i lavoratori altamente qualificati;
  • dal 2009 un elenco di apparecchiature tecniche, senza equivalenti prodotti in Russia è stato esentato dall’IVA sulle importazioni (al fine di aumentare l’importazione di prodotti tecnologicamente avanzati);
  • Il progetto di fare della CSI una zona di libero scambio, al fine di sfruttare al massimo il potenziale delle risorse di questi Paesi e di facilitare gli scambi commerciali. Il 6 luglio 2010, a seguito della ratifica bielorussa, è intanto entrata in vigore l’Unione doganale fra Russia, Kazakistan e Bielorussia. Nei progetti dei tre Paesi, questo è il primo passo verso la creazione dello spazio economico unico, previsto per il 1º gennaio 2012: tale processo d’integrazione economica dovrebbe essere il nucleo della futura Unione Eurasiatica che dovrà comprendere tutti gli stati della CSI, con importanti ripercussioni dal punto di vista economico, istituzionale, politico e strategico;
  • Medvedev ha ordinato di costruire un polo di innovazione in Skolkovo (si veda sotto l’approfondimento).

Queste iniziative senza dubbio rappresentano i primi passi nella giusta direzione, ma prima che il mercato si sia completamente sviluppato, e si sia fatta la “Silicon Valley russa” entro i prossimi 3 o 4 anni, alcuni dei problemi strutturali più critici devono essere ancora risolti.

Ad esempio, vi è una seria mancanza di tecnici e capitale umano tecnologicamente specializzato: al contrario si osserva un eccesso di giuristi, direttori di marketing e finanziari, mentre l’attuale limitato numero di tecnici, ingegneri e geologi lascia la domanda delle imprese locali insoddisfatta. Secondo gli esperti, un altro difetto strutturale del mercato è che l’istruzione degli studenti è principalmente teorica e che a malapena hanno competenze pratiche. Le stesse persone suggeriscono che il governo russo dovrebbe istituire un sistema per fornire istruzione gratuita nelle università e un programma post-laurea di stage e tirocini nelle industrie russe al fine di acquisire competenze pratiche. Anche le aziende dovrebbero investire nella formazione dei propri dipendenti, seguendo gli esempi delle cosiddette “università aziendali” di grandi imprese di successo come Michelin19. Inutile dire, questa situazione contrasta fortemente con i mercati del lavoro indiano e cinese, dove un sempre più alto numero di ingegneri è annualmente formato e addestrato per soddisfare la crescente domanda interna.

Rispetto a questi due paesi, la Russia sembra restare indietro anche in termini di alcune strutture competitive: gli oligopoli controllati dal Cremlino nei settori strategici spesso premiano le imprese che dispongono di connessioni politiche più grandi e forti, piuttosto che quelle con i costi più competitivi o le tecnologie più all’avanguardia. Quindi la costruzione di poli di innovazione dovrebbe essere accompagnata da incentivi più forti per espandere il mercato della ricerca aziendale in loco. In una prospettiva di fondo, la spesa russa in R&S è ancora troppo bassa (1% del PIL) e anche troppo dipendente dai finanziamenti pubblici20. Piuttosto che essere dettata dalle esigenze dei consumi e dalle tendenze del mercato, l’agenda dei ricercatori russi riflettere più spesso le priorità strategiche del Cremlino, vale a dire, la difesa, la biotecnologia e l’energia nucleare, questo, secondo alcuni esperti, potrebbe portare ad un ritardo nello sviluppo degli altri settori.

Una modernizzazione parziale ma effettiva

Lo scopo principale dei dirigenti russi in questo momento è garantire la stabilità nella crescita, ossia evitando un altro trauma come quello avvenuto negli anni ’90: le riforme e le liberalizzazioni devono essere dosate in modo da non innescare disordini sociali, che potrebbero alla fine – e paradossalmente – ostacolare la modernizzazione. Infatti, Vladislav Surkov21 ha detto che in Russia solo un governo forte e solido può essere lo strumento per attuare la modernizzazione. E anche Chubais22 ha affermato che la democrazia è un sistema auspicabile ma non essenziale. Come le recenti esperienze di Singapore, Corea del Sud e Cina dimostrano, anche i regimi autocratici sono in grado di portare ad una economia fiorente. Secondo un editoriale dell’Economist (13/02), ciò che è essenziale per la crescita è la presenza della certezza del diritto di proprietà, lo Stato di diritto, la concorrenza e una forte lotta alla corruzione.

Alcuni estremisti liberali affermano che la Russia ha bisogno di riforme globali e immediate, seguendo l’esempio di alcuni paesi dell’Asia orientale. Secondo questi critici non si può ignorare il fatto che il petrolio e il gas siano ancora un “doping per l’economia” e accusano alcuni settori della società – dai burocrati alle imprese monopolistiche dell’energia – di beneficiare delle inefficienze del sistema. I facili proventi delle esportazioni ostacolano, semper secondo i suddetti, la formazione di un diffuso consenso trasversale per una modernizzazione simile a quella compiuta dal Giappone cinquant’anni fa che produsse il boom economico degli anni ’60-’70.

Sebbene disposti a riformare il Paese, Putin e Medvedev sanno bene che per attuare un programma di ammodernamento senza intoppi, i potenziali nemici interni devono essere compensati e/o coinvolti nella transizione. Pertanto i sostenitori della modernizzazione russa dovrebbe sentirsi incoraggiati dal fatto che molti oligarchi e personalità chiave dell’economia russa sono stati coinvolti in progetti innovativi: Chemezov23 ha assunto l’incarico di costruire una nuova rete di telecomunicazioni a banda larga e Viktor Vekselberg è stato nominato supervisore del progetto di Skolkovo. Inoltre, in chiave strategica la Russia deve stare al passo delle altre potenze mondiali in termini di energia, difesa, ITC ed infrastrutture: pertanto è costretta ad investire in tecnologie moderne, spesso dovendo scegliere il miglior partner straniero con la tecnologia più all’avanguardia per la costituzione di mutualmente vantaggiose Joint Ventures. Quindi potrebbe essere meno completo e meno rapido di quello proclamato dai politici e invocato dai liberali, ma nessuno può negare che un processo di modernizzazione è ampiamente percepito come necessario, inevitabile e attualmente in vigore in Russia.

Skolkovo: una Silicon Valley russa?

Il progetto per la costituzione di un gruppo di lavoro per creare la cosiddetta Silicon Valley russa è stato firmato dal presidente Medvedev il 31 dicembre del 200924. Durante un’intervista a Vedomosti (“Il miracolo è possibile”, 15/02/2010) Vladimir Sokurov, ideologo capo del Cremlino, ha svelato alcuni dettagli riguardanti il progetto: il centro sarà situato appena fuori la parte ovest di Mosca, a Skolkovo, e ospiterà circa 30.000, 40.000 persone che vi risiederanno temporaneamente. Sarà un luogo per “il meglio del meglio, dove esperti e scienziati saranno in grado di lavorare e confrontarsi”. La città sarà aperta a chiunque possa contribuire al progetto, e non sarà una nicchia riservata ad una fascia elitaria della popolazione. Come ha sottolineato Medvedev, questo centro di ricerca e sviluppo di alta tecnologia si concentrerà principalmente in cinque settori: energia, information technology, telecomunicazioni, biotecnologia e tecnologia nucleare.

Il 23 marzo, Medvedev ha nominato Viktor Vekselberg come presidente della sezione del Consiglio di Coordinamento per supervisionare la creazione del centro. Vekselberg è il presidente della holding Renova Group, che è maggiore azionista del conglomerato tecnologico svizzero Oerlikon, e controlla anche importanti holding nei settori energetici russi.

In un’intervista con Vedomosti (riportata da The Moscow Times, 22/04/2010), Vekselberg ha spiegato il suo piano in ulteriori dettagli:

  • Una fondazione no-profit, guidata da Vekselberg stesso, sarà responsabile del progetto. Questa fondazione coinvolgerà l’Accademia Russa delle Scienze, Rosnano, Vneshekonombank, Russian Venture Company, la Small Business Research Development Foundation, la Fondazione Housing Assistenza e diverse organizzazioni no profit che vi fonderanno delle università.
  • La fondazione sarà responsabile della costruzione della città – secondo criteri di efficienza energetica e sostenibilità ambientale – e della gestione di essa: la Fondazione manterrà la proprietà su tutti i terreni e affitterà le case al personale. Non ci saranno gli enti locali o altre intrusioni esterne e ci sarà anche una polizia speciale interna dipendente direttamente dal Ministero degli Interni, analoga alle forze di polizia presenti in città chiuse della Russia.
  • Le aziende con lo status di “residenti” godranno di spese di locazione molto favorevoli e un regime giuridico speciale. L’obiettivo è quello di evitare alle aziende di incontrare alcun ostacolo burocratico o formale alla scienza e alla ricerca.
  • Secondo la prima bozza del progetto legislativo, le esenzioni fiscali dureranno per un periodo di 10 anni o fino alla soglia di fatturato annuo di 3 miliardi di rubli. Tutte le imposte sul valore aggiunto saranno abrogate. Le importazioni di merci straniere e l’uso di nuovi prodotti nazionali sarà consentito senza una valutazione di conformità: rischi e responsabilità per la sicurezza saranno a carico della Fondazione.
  • Il limite inferiore dei costi di investimento è di circa 2 miliardi di dollari. Su questo tema il bilancio federale del prossimo anno prenderà in considerazione le esigenze Skolkovo, si prevedono da 50 a 60 miliardi di rubli per i prossimi 2 anni e mezzo. Gli investimenti dei co-fondatori saranno minimi, e la maggior parte dei fondi proverranno dal bilancio dello Stato.

I primi residenti si prevede si trasferiranno sul posto in tre anni e mezzo da oggi.

Un progetto così ambizioso, che molti vedono come visionario, non poteva certo evitare di sollevare feroci critiche. Rossijskaja Gazeta25 ha esposto il punto di vista di Evgenij Primakov, presidente della Camera di Commercio russa, che riassume le principali critiche al progetto. Egli fa leva su tre punti:

  1. In Russia le infrastrutture high-tech già esistono: ci sono 110 parchi tecnologici, 120 incubatori di imprese, 110 tra centri di trasferimento tecnologico e zone economiche speciali. Sarebbe più opportuno investire nell’ammodernamento ed equipaggiamento di tali infrastrutture, invece di iniziare un nuovo progetto.
  2. Gli istituti di ricerca dell’Accademia delle Scienze non ricevono credito, in base ad un bando del Ministero delle Finanze (essendo essi nel budget di bilancio). Come risultato, l’Istituto di Fisica Nucleare Budker vende tecnologie alla Cina, Corea del Sud e Giappone, mentre da anni l’Istituto di chimica inorganica Nikolaeva vende a USA e Giappone. Perché non sostenere i loro progetti, tentando di frenare la fuga dei cervelli dalla Russia?
  3. La posizione della Silicon Valley originale era strategicamente ideale, a metà strada da università come quella di Harvard e il Massachusetts Institute of Technology. Skolkovo non dispone di una tale posizione favorevole e difficilmente può attrarre ricercatori stranieri come il suo omologo americano ha fatto.

1Il servizio statistico della Federazione Russa.

2Oltre al rapporto di proporzionalità diretta tra l’andamento dei prezzi delle materie prime e la Borsa russa, il grafico mostra anche che la seconda si sviluppa con un andamento di tipo speculativo, dal momento che reagisce in maniera sproporzionata ai minimi cambiamenti del primo.

3Rapporto “Andamento dell’economia nel 2009 e prospettive per il 2010”, diffuso nel febbraio 2010.

4Inizialmente le sovvenzioni statali sono state date direttamente alle imprese private eccessivamente indebitate, soprattutto a quelle che avevano contratto prestiti dal mercato internazionale. In una fase successiva, il governo ha cercato di intervenire per stimolare la domanda interna, fornendo incentivi per i clienti privati o con massicci acquisti pubblici (ad esempio, veicoli per la pubblica amministrazione).

5L’ultima relazione della Banca d’Italia ricorda utilmente che il prezzo di alcuni servizi nazionali e pubblici (elettricità, trasporti, ecc.) è ancora molto basso, e talvolta anche al di sotto dei costi di produzione. Le tariffe sono quindi periodicamente aumentate, indipendentemente dalle condizioni macroeconomiche e dalla domanda.

6BOFIT rapporto settimanale, 07/05/2010.

7Le previsioni per la media dell’anno in corso oscillano da 76 a 85 dollari al barile.

8Moscow Times del 12/05/2010.

9Anche chiamato tasso naturale di disoccupazione, definito da Milton Friedman “quel tasso al quale corrisponde un equilibrio generale sotto il profilo macroeconomico, in particolare quando il tasso di inflazione attesa è esattamente uguale a quello effettivo”.

10Secondo Rosstat, i ricavi del petrolio e del gas nel gennaio-febbraio del 2010 sono aumentati del 73% rispetto all’anno precedente.

11Iniziata nell’aprile 2009, quando ammontava al 13%. L’attuale tasso di interesse è dell’8%.

12Si veda la Parte Prima del presente articolo a questo indirizzo internet: http://www.eurasia-rivista.org/6435/la-russia-del-2010-–-prospettive-economiche-e-politiche-parte-1-2

13Peeter Vahtra, Pan European Institute, 5/2010, citato in The Economist 13/03/2010.

14RIA Novosti, 10/03/2010 e The Moscow Times, 17/03/2010.

15Si veda, ad esempio, il suo discorso ad alcuni oligarchi del 24/02/2010, riportato, tra gli altri, da The Moscow Times del giorno successivo.

16V. supra.

17PROFIL, 22/03/2010.

18Indicatore calcolato dall’OCSE considerando i seguenti fattori: quantità di fornitori locali, qualità dei fornitori locali, stato di sviluppo dei cluster, natura del vantaggio competitivo, larghezza catena del valore, controllo della distribuzione internazionale, produzione del processo di sofisticazione, ampiezza del marketing, disponibilità a delegare l’autorità, capacità di innovazione, qualità delle istituzioni di ricerca scientifica, spesa in azienda nella R&S, collaborazione tra università e industria in R&S, produzione statale di prodotti avanzati di tecnologia, disponibilità di scienziati e ingegneri, brevetti di utilità.

19Aleksej Zaharov (Presidente di SuperJob.ru in un’intervista per Odnako, n.10).

20Le linee guida della modernizzazione riflettono le “Quattro I” nell’agenda del presidente Medvedev delineate prima della sua elezione: istituzioni, infrastrutture, innovazione e investimenti, che in realtà sono le aree obiettivo della modernizzazione.

21Braccio destro di Putin e principale ideologo del Cremlino.

22A capo di Rosnano.

23A capo della Russian Technologies State Corporation.

24Questo tipo di progetto ha radici sovietiche: dopo la Seconda guerra mondiale, Stalin decise di dare la massima priorità al progetto di creare una bomba atomica e fece costruire decine di piccoli villaggi per gli scienziati, che si trovavano a pochi chilometri dalle grandi città o in luoghi segreti. Erano vere e proprie città altamente tecnologiche, dove migliaia di persone (scienziati, tecnici, esperti) lavoravano e vivevano con le proprie famiglie in un relativo benessere. Questi centri vennero chiamati akademgorodki o naukogrady, e divennero il nucleo di una nuova classe di persone istruite (la cosiddetta intelligentsija) che costituì la spina dorsale del sistema sovietico fino alla fine degli anni ’80. Questo è un fattore chiave anche nella Russia moderna: come Esther Dyson (The Moscow Times, 25/03/2010) spiega, ciò di cui la Russia ha bisogno è una cultura di innovazione, una classe di persone ben istruite che guardano all’informazione e all’innovazione come a dei valori.

25Rossijskaja Gazeta dell’08/04/2010.

La Prima parte dell’articolo è qui: http://www.eurasia-rivista.org/6435/la-russia-del-2010-–-prospettive-economiche-e-politiche-parte-1-2

Articolo precedente

L’Africa delle opportunità: quando l’uranio diventa un investimento

Articolo successivo

Moniz Bandeira: Serra rappresenta un Brasile sottomesso agli interessi degli USA