«[…] l’Artico diventerà la grande zona di transito del futuro poiché fornirà il percorso più breve al cuore del continente eurasiatico […] i lidi del Canada settentrionale e della Siberia diventeranno una nuova frontiera di contatto tra il Vecchio ed il Nuovo Mondo e, in questo campo, gli Stati Uniti domineranno con il loro enorme potere aereo».
(N. J. Spykman, The geography of the peace, 1944)(1)

Sotto il profilo del diritto internazionale lo statuto giuridico dello spazio artico, come ha osservato Dmitri Trenin,(2) è definito solo da una manciata di accordi, tra cui il Trattato delle Svalbard (1920) (3) e l’UNCLOS (United Nations Convention on the Law of the Sea) o Convenzione di Montego Bay firmata nel 1982 ma ratificata in tempi diversi dai Paesi firmatari. Come è noto, la Convenzione consente agli Stati costieri firmatari di estendere i diritti esclusivi allo sfruttamento delle risorse naturali in una Zona economica esclusiva fino a 200 miglia nautiche adiacente a quello spazio di 12 miglia che delimita le acque territoriali a partire dalla linea di base. Ma è ciò che sta al di sotto della superficie emersa a costituire oggetto di disputa territoriale: l’estensione della piattaforma continentale, il naturale prolungamento sommerso della terraferma del continente, che può superare le 200 miglia nautiche fino ad un massimo di 350 miglia e dà diritto allo Stato che ne è sovrano di sfruttarne le risorse naturali non viventi. Attorno alla definizione di tale area si sono sviluppate recentemente alcune controversie in una regione che rappresentò una sorta di territorium nullius fin dagli inizi del XIX secolo.
Rivendicazioni di sovranità su regioni polari artiche furono già avanzate dal Canada nel 1909 e, con due anni di anticipo sull’URSS, dagli Stati Uniti nel 1924, unico Paese del litorale artico che tuttora non ha ratificato l’UNCLOS, e che perora una politica di internazionalizzazione dello spazio artico,(4) dunque di opposizione alle rivendicazioni territoriali polari. Recentemente la proposta avanzata dall’ex ammiraglio della U.S. Navy James Stavridis di un “Arctic Treaty” che sottrarrebbe la regione artica alle rivendicazioni territoriali tutelando la regione come “patrimonio comune dell’umanità”, (5) ha trovato esplicita convergenza con le motivazioni ecologico-salvazioniste di ONG come Greenpeace, già protagonista del tentativo di sabotaggio della piattaforma “Prirazlomnaya”. Tra i propositi avanzati dall’ex ammiraglio vi sono quelli di porre limiti significativi alle attività militari e strategiche in una regione, quella polare, in cui la Russia rappresenta la più grande nazione artica con 20,000 km² di litorale. I tentativi di elaborare i fondamenti teorici e giuridici per porre sotto tutela internazionale la regione artica non sono avulsi dagli equilibri di potere in seno all’Arctic Council, dove 5 degli 8 Paesi che lo compongono sono membri della NATO (segnatamente Norvegia, Danimarca, Islanda, Canada e Stati Uniti).
Si deve infatti registrare il fatto che la più grande esercitazione militare norvegese dal 1967 ad oggi si è svolta proprio nel marzo 2015 vicino al confine russo nella contea di Finnmark, e a detta del colonnello Ivar Moen fu pianificata già nell’autunno del 2013.(6) Il Canada ha boicottato l’incontro dei membri dell’Arctic Council tenutosi a Mosca il 14-15 aprile 2014 per protestare contro l’unione referendaria della Crimea alla Federazione Russa, ed alcuni think tank neo-con statunitensi, tra cui la Heritage Foundation, hanno sostenuto la necessità di recuperare terreno nell’Artico dando seguito ad un programma di esercitazioni militari NATO nella regione, a partire dall’operazione “Cold Response” nel marzo 2014,(7) e di coinvolgimento in un’agenda comune dei membri atlantisti non-artici, come Gran Bretagna e Paesi baltici.(8)
La Federazione Russa, nel quadro dell’UNCLOS ratificato nel 1997, in conformità all’articolo 76, paragrafo 8 della Convenzione, aveva presentato nel 2001 la richiesta di estendere la propria sovranità territoriale sulle piattaforme continentali della dorsale Lomonosov (scoperta dai sovietici nel 1948) e la dorsale Mendeleev come estensioni del continente eurasiatico. (9) La richiesta fu respinta l’anno successivo da parte della Commissione UNCLOS, che raccomandò ulteriori studi. Fu un segnale di inizio della corsa per l’Artico.
Nel 2013 è la volta del Canada, che con un certo ritardo rispetto alla Federazione Russa nella ratifica dell’UNCLOS (2003), ha sottoposto alla Commissione della stessa uno studio di 200 milioni di dollari, circa il quadruplo della somma investita dalla Federazione Russa, per documentare che la dorsale Lomonosov costituisca l’estensione sommersa dell’isola di Ellesmere. (10) Benché il 2014 sia stato un anno positivo per le prospettive politiche artiche di Mosca, che si è vista riconoscere all’interno della propria giurisdizione l’area di 52000 km² del mar di Ochotsk, dopo aver risolto nel 2010 una disputa quarantennale con la Norvegia per il mar di Barents,(11) la Danimarca ha recentemente presentato richiesta alla Commissione UNCLOS la rivendicazione di un territorio pari a 20 volte la stessa penisola danese, includendovi il Polo Nord e la parte meridionale della dorsale Lomonosov. (12)
La posta in gioco è alta: secondo studi dell’US. Geological Survey condotti nel 2008, la regione polare celerebbe il 13% delle riserve petrolifere mondiali non esplorate, il 30% di quelle di gas naturale, ed il 20% di gas liquido.(13) Naturalmente la valutazione di queste stime oscilla tra prospettive ottimistiche secondo le quali entro i territori polari rivendicati da Mosca le riserve petrolifere ammonterebbero al doppio di quelle della penisola araba,(14) e prospettive pessimistiche che le ridurrebbero a solo un terzo delle risorse petrolifere esplorate dall’Arabia Saudita.(15) L’opera di trivellazione da parte del partenariato ExxonMobil e Rosnef presso il pozzo Universitetskaya-1, il più a nord del mondo, fu avviata nell’agosto 2014. Il 27 settembre 2014, tre mesi prima della rivendicazione territoriale danese all’UNCLOS ed una settimana prima delle sanzioni anti-russe,(16) Rosneft annunciava la nuova scoperta nella regione del mar di Kara di un giacimento petrolifero che potenzialmente potrebbe diventare tra le più grandi aree di produzione di petrolio greggio con un’estensione superiore al Golfo del Messico. (17) La scoperta del giacimento “Pobeda” (Vittoria) non altera la politica artica russa, già impostata sul lungo periodo a partire dal 2008 con la pubblicazione del “Foundations of the Russian Federation’s state policy in the Arctic until 2020 and beyond”, rafforzandone piuttosto i vettori strategici. Nel documento si affermava la centralità strategica del passaggio a nord-est (Northern Sea Route, acronimo: NSR), la più rapida via marittima per connettere l’est e l’ovest russi, la necessità di una sorveglianza militare della zona artica della Federazione Russa (IV. 8, b), e ancora «la creazione e sviluppo di un sistema di gestione di infrastrutture e comunicazioni del NSR per risolvere i problemi del trasporto eurasiatico» (VI. 11, b). (18) Tali direttrici strategiche trovano conferma di ulteriore continuità in altri più recenti documenti strategici russi,(19) e nelle parole del vice Primo Ministro Dmitry Rogozin, che ha definito l’Artico «una prova fisica dello status unico della Russia come eccezionale potenza energetica», ribadendo l’importanza del passaggio a nord-est come «via più breve dall’Asia all’Europa».(20)
Benché il traffico presso la NRS sia ad oggi enormemente inferiore rispetto a quello che transita attraverso il Canale di Suez,(21) vi è ragione di credere che con la riduzione del 40% del ghiaccio negli ultimi 30 anni il trasporto marittimo nella regione artica possa aumentare progressivamente attraendo altri partner eurasiatici. Il porto russo di Murmansk dista infatti da Shanghai 10,600 km, circa il 40% in meno rispetto alla distanza di 17,700 km che lo separa dal tragitto attraverso il Canale di Suez(22) ed il 60% più breve rispetto alla via lungo il Capo di Buona Speranza.(23) Lo sviluppo dell’arteria marittima a nord-est si configura dunque per la Federazione Russa come un imperativo strategico-geopolitico analogo e complementare alla nuova Via della Seta cinese, in una prospettiva di integrazione delle linee di traffico e comunicazione eurasiatiche. Le positive aspettative russe che si sono dischiuse con lo scioglimento di parte della banchisa polare devono però far fronte al nuovo raffreddamento delle relazioni internazionali con l’Occidente.

 

Verso la fine della cooperazione artica?

Il recente aggiornamento della politica statunitense per l’Artico contenuto nel “U.S. Navy’s Arctic Roadmap: 2014-2030” del febbraio 2014, rispetto al precedente documento del 2009, estende l’assioma geopolitico statunitense della politica di libertà di navigazione all’Oceano Artico, ed annovera tra le missioni della marina la capacità di esercitare una “proiezione di potenza” «per rispondere a crisi, contribuire alla deterrenza e rafforzare la stabilità regionale».(24) Il ministro della Difesa norvegese Ine Eriksen Søreide, annunciando la fine dei rapporti di normalità tra Norvegia e Federazione Russa e lamentando una certa lentezza nella struttura decisionale dell’Alleanza Atlantica, ha non solo invocato un maggiore coinvolgimento della NATO nella regione artica in risposta alla politica russa, ma ribadito il sostegno incondizionato ad un membro esterno alla NATO: parteggiando per Kiev nel conflitto contro gli indipendentisti della Novarussia. (25)
La volontà di Oslo di porsi alla testa di un rinnovato impegno strategico-militare dell’Alleanza Atlantica nell’Oceano Artico pare trovare conferma nella crescita del suo bilancio militare. Agli inizi del mese di maggio è stato comunicato l’aumento di circa 500 milioni di dollari alla difesa da parte della Norvegia con lo sviluppo della combinazione di batterie anti-aeree IRIS-T a corto raggio e NASAMS 2 a medio raggio, e l’aggiornamento di 38 carro armati Leopard 2 tedeschi delle 52 unità totali che la Norvegia aveva acquistato dall’Olanda. (26) Nel programma militare norvegese vi è anche l’espansione della base aeronautica presso Ørland che costerà attorno ai 190 milioni di dollari. Ancora agli inizi di maggio si è registrato un fatto senza precedenti per la politica di Helsinki: le forze armate finlandesi hanno convocato circa 900000 riservisti, quasi un quinto della popolazione, giustificando il loro coinvolgimento in relazione ad un’imminente “situazione di crisi” regionale, ma negando per voce del ministro della difesa Mika Kalliomaa una connessione con eventuali minacce russe.(27) Il 4 maggio ha visto per la prima volta il coinvolgimento della Svezia nell’esercitazione annuale NATO “Dynamic Mongoose”, con sottomarini di 10 Paesi dell’alleanza Atlantica, 13 unità militari di superficie e 2 navi oceanografiche, una norvegese e l’altra statunitense,(28) mentre nel mese di marzo il parlamento svedese approvava un aumento della spesa militare pari a 1,8 miliardi di dollari per il periodo 2016-2020 al fine di “garantire stabilità e pace nel Nord Europa”.(29) L’apertura di un fronte ulteriore nella Nuova Guerra Fredda in funzione di contenimento della Russia nello spazio artico risale ad un momento precedente alla costosa caccia rivolta al fantomatico sottomarino russo iniziata il 17 ottobre 2014 da parte della Svezia,(30) e precisamente alla stesura segreta di un memorandum stilato con la NATO nel maggio 2014 attorno a 57 “mutui obbiettivi” da perseguire, con la manifesta volontà di fare della Finlandia un “Paese ospite” della NATO, provvedendo ad un’attiva cooperazione e supporto logistico ai membri dell’Alleanza.(31) Il coinvolgimento di Helsinki e Stoccolma, formalmente esterni alla NATO, entro la strategia atlantista per la regione scandinava, ha trovato recente conferma con la dichiarazione congiunta dei ministri della difesa di Finlandia, Svezia, Norvegia, Danimarca ed Islanda del 9 aprile 2015, i quali hanno definito la Russia come “principale sfida alla sicurezza europea”, rendendo vane le prudenti riserve finlandesi espresse precedentemente circa i rapporti con la Russia.(32)
Alla sospensione da parte norvegese di cooperazione militare con la Federazione Russa decisa nel maggio 2014, e reiterata nel dicembre 2014 fino alla fine del 2015 (33) con l’esplicito proposito di estendere la pressione anti-russa sul fronte artico, Mosca ha risposto con una grande prova di dinamismo strategico-militare nella regione artica.
Tra il 19 e il 25 settembre 2014 si svolse infatti il “Vostok-2014”, la più grande esercitazione militare post-sovietica russa nella regione di Kamchatka, che ha visto la partecipazione di 100000 uomini su 1500 carro armati, 120 aerei, 70 navi e l’impiego di 5000 pezzi di artiglieria.(34) A questa operazione è seguita il 16 marzo 2015 un’esercitazione anti-terroristica a sorpresa con il coinvolgimento di 38000 unità, 41 navi, 15 sottomarini, 110 jets ed elicotteri,(35) protrattasi fino al 21 marzo con un totale di 80000 uomini in servizio. (36) Nel quadro di un aumento del 20% del bilancio russo alla difesa, la strategia russa elaborata nel documento “Russian military throughout 2015 and beyond” prevede il dislocamento di due terzi della flotta nella regione artica russa, la formazione di un nuovo gruppo di 6000 unità suddivise in due brigate di fanteria motorizzata basata a Murmansk e nella regione autonoma di Yamal-Nenets, l’installazione presso l’arcipelago di Novaja Zamlja del sistema di difesa aereo avanzato S-400, e l’installazione di radar ed altri sistemi di rivelazione presso la terra di San Giuseppe, l’isola di Wrangel e Capo Schmidt. (37) Nel gennaio 2015 media ufficiali russi hanno comunicato il programma di costruzione di altri 10 campi d’aviazione nella regione artica da completare entro fine 2015, per un totale di 14 campi, con la riapertura delle basi dell’aviazione sovietica presso Novaja Zemlja, Naryan-Mar, e l’isola di Graham Bell.(38)
Lo sviluppo della NSR richiede nuovi investimenti nella flotta atomica dei rompighiaccio e nelle sue strutture ed unità di appoggio. Una nuova flotta di rompighiaccio è attesa, con almeno 14 navi in cantiere (39) e l’annuncio da parte di Rogozin della costruzione della prima nave rompighiaccio a propulsione nucleare di nuova serie entro il 2017,(40) l’LK-60, che affiancherà i 5 vascelli in funzione della precedente classe Arktika, tra cui le celebri NS Yamal e NS 50 Let Pobedy (“50 anni di Vittoria”). La politica di contenimento atlantista sull’Artico deve misurarsi non solo con la crescita del potenziale strategico-militare russo, ma anche col fatto che la Federazione Russa è l’unico Paese a disporre di una flotta di rompighiaccio nucleari nella regione artica.
Lo spazio artico si impone come nuovo teatro economico-commerciale con l’apertura della NSR al traffico mercantile da parte della Russia nel 2010. Nonostante la NSR sia aperta al transito straniero solo dal 1991, secondo la giurisdizione russa solo navi rompighiaccio russe possono provvedere assistenza alle navi nella NSR. Il documento del 2008 parla infatti della NSR come di un «sistema nazionale di comunicazione e trasporto integrato» (I. 4, c). Lo sviluppo della NSR attraverso i sette mari artici si può configurare nell’attuale fase dei rapporti internazionali come un fenomeno di globalizzazione regionale russo-asiatica, da cui risulterebbero esclusi attori occidentali.
In occasione del summit dell’APEC nel 2013 Putin invitò i partner asiatici ad investire per la cooperazione e lo sviluppo del NSR, che consentirebbe una considerevole riduzione di tempi e costi di percorrenza per il traffico marittimo. (41) Tre circostanze in particolare contribuiscono secondo Ekaterina Klimenko ad un’ulteriore avvicinamento di Cina e Federazione Russa nella cooperazione per l’Artico: in primo luogo la Cina rappresenta un mercato fondamentale per l’energia dell’Artico; è uno dei clienti più interessati ed al contempo potenziali investitori della NSR, ed infine la Cina può sopperire al bisogno di capitale necessario per lo sviluppo della regione artica bilanciando il ritiro degli investimenti occidentali.(42) Nel 2012 la nave Xuelong (“Snow Dragon”) è stata la prima rompighiaccio cinese ad attraversare l’Artico fino in Europa,(43) e nel 2013 è la volta di Yong Sheng, la prima nave cargo cinese a transitare lungo la NRS.(44) Le compagnie statali Atomflot e COSCO (China Ocean Shipping Company) hanno programmato di incrementare la cooperazione e l’assistenza per il trasporto sulla NSR, che consente alle navi cargo cinesi di risparmiare circa 15 giorni di viaggio rispetto alla tradizionale via attraverso il Canale di Suez e Mediterraneo.(45)
Diversi osservatori occidentali temono le aspirazioni della più grande nazione artica sullo stesso spazio Artico, tra cui il colonello statunitense David Hunt, il quale pochi giorni fa in un articolo pubblicato su “American Thinker” ha dichiarato che gli Stati Uniti dovrebbero “fare tutto il possibile” per mantenere il controllo sulle risorse naturali artiche, guadagnando terreno rispetto a Russia e Cina, e chiedendo all’amministrazione Obama di «ostacolare l’avanzata russa».(46) Il governo statunitense, in effetti, sembra essersi già orientato in questo senso, con la crescente attività di spionaggio spaziale statunitense sulla regione siberiana rivelata dai droni russi e resa pubblicamente nota verso la fine dello scorso aprile. (47)
Ai toni simili a quelli del colonnello Hunt si affiancano studi occidentali sulla geopolitica russa dell’Artico che alludono ad un nuovo Lebensraum nordico di Mosca. Significativo è il paragrafo intitolato The nationalist reading of the Arctic: Russia’s new Lebensraum contenuto nel recente studio di Michelle Laurenne.(48) Nella ricostruzione offerta dall’autrice il minimo comune denominatore di queste prospettive patriottiche è l’interpretazione dell’Artico come elemento cruciale per il revival dello status di grande potenza della Russia, e giusta compensazione per l’egemonia perduta con la dissoluzione dell’URSS. Lo scrittore russo Artur Indzhiev ha prospettato una guerra per il controllo dell’Artico ed il coinvolgimento della Russia in una Terza Guerra Mondiale. Altri analisti occidentalisti hanno parlato di realpolitik russa dal “sapore stalinista”,(49) interpretando riduttivamente le mosse russe sull’Artico come mere ambizioni patriottiche della classe dirigente russa.
Certamente il raffreddamento dei rapporti tra Mosca ed il blocco BAO ha consentito alla Federazione Russa di rilanciare con maggiore determinazione la sua strategia di sicurezza, la sua sovranità territoriale ed il suo status di attore eurasiatico e mondiale di primo piano. Le rivendicazioni sull’Artico, terreno geografico periferico, riflettono le incertezze dell’attuale fase geopolitica di consolidamento di un ordine multipolare: solo «in un mondo bipolare – poteva concludere Kenneth Waltz nel 1979 – non ci sono periferie»; (50) in un mondo unipolare nemmeno. Il vice Primo Ministro Rogozin è autore della prefazione al libro Alaska Betrayed and Sold: The History of a Palace Conspiracy, di Ivan Mironov, pubblicato nell’ottobre 2014, in cui è avallata la tesi revisionista di tradimento della patria con la vendita della regione agli Stati Uniti nel 1867 da parte dello zar Alessandro II, nel tentativo di sottrarre la regione agli appetiti britannici. Alla recente visita alle isole Svalbard da parte di Rogozin, sottoposto alle sanzioni occidentali, la quale ha suscitato prevedibili proteste da parte di esponenti sotto l’ombrello dell’Alleanza Atlantica, è seguita la nota del deputato del Partito Comunista della Federazione Russa Leonid Kalashnikov, il quale ha posto in dubbio che il Trattato delle Svalbard riconosca l’estensione della sovranità norvegese sull’intero arcipelago.(51)
Quale che sia il destino geopolitico dello spazio artico, è chiaro che l’ottimistica insistenza sul programma di cooperazione e di trasparenza reciproca tra i membri dell’Arctic Council delineato nella Dichiarazione di Ilulissat nel maggio 2008, (52) appare obsoleta dopo la crisi ucraina. L’unilaterale sospensione di collaborazione con la Federazione Russa da parte dei membri NATO in seno all’Arctic Council e la correlata “atlantizzazione” aggressiva della regione segnano uno spartiacque nella storia quasi ventennale del forum multilaterale.
Nella lettura dei recenti giochi della geopolitica artica il modello competitivo di “lotta per l’Artico”(53) sembra più realisticamente attendibile rispetto a modelli cooperativi, per lo meno nel breve e medio termine, come sembrano suggerire i recenti documenti strategici, ed i tentativi occidentali di separare la Russia dall’Artico.

 

NOTE
1) N. J. Spykman, The geography of the peace, edit. by H. R. Nicholl, Archon Books, Hamden 1969, p. 55.
2) D. Trenin, The Arctic: a front for cooperation not competition, Carnegie Endowment for International Peace, Washington D.C. 2010, p. 7.
3) Si veda il testo del Trattato reperibile sul sito: http://emeritus.lovdata.no/traktater/texte/tre-19200209-001.html.
4) N. Malishevski, Fight Over Arctic Region and the Russian Path Towards Peace, “Oriental Review”, 12 maggio 2012, http://orientalreview.org/2012/05/12/fight-over-arctic-region-and-the-russian-path-towards-peace/.
5) J. Stavridis, Lessons From the White Continent, “Foreign Policy”, 23 febbraio 2015, https://foreignpolicy.com/2015/02/23/lessons-from-the-white-continent-arctic-antarctica-nato-russia-north-pole-arctic/.
6) Massive Military Drills Near Russian Border Not Provocation – Armed Forces, “Sputnik News”, 18 marzo 2015, http://sputniknews.com/military/20150318/1019681740.html.
7) Cold Response: Nato exercises in the Arctic Circle, “BBC”, 19 marzo 2014, http://www.bbc.com/news/world-26627368.
8) L. Coffey – D. Kochis, NATO Summit 2014: Time to Make Up for Lost Ground in the Arctic, “The Heritage Foundation”, 21 agosto 2014, http://www.heritage.org/research/reports/2014/08/nato-summit-2014-time-to-make-up-for-lost-ground-in-the-arctic.
9) Si veda il documento pubblicato sul sito dell’UNCLOS: http://www.un.org/depts/los/clcs_new/submissions_files/submission_rus.htm.
10) Canada to include the North Pole in its claim for Arctic territory, resources, “Russia Today”, 10 dicembre 2013,
http://rt.com/news/canada-arctic-north-pole-claims-965/.
11) E. Klimenko, Russia’s evolving Arctic strategy. Drivers, challenges and new opportunities, SIPRI n° 42, settembre 2014, p. 12.
12) Denmark, Greenland claim more territory in Arctic, including North Pole, “TASS”, 15 dicembre 2014, http://tass.ru/en/world/766899.
13) 90 Billion Barrels of Oil and 1,670 Trillion Cubic Feet of Natural Gas Assessed in the Arctic, “U.S. Geological Survey”, 23 luglio 2008, http://www.usgs.gov/newsroom/article.asp?ID=1980&from=rss_home#.VUM60pMas3A.
14) D. Trenin, cit., p. 5.
15) P. K. Baev, Russian policy in the Arctic: a reality check, Carnegie Endowment for International Peace, Washington D.C. 2010, p. 21.
16) T. Nilsen, Discovers Kara Sea oil a week before sanctions hit, “Barents Observer”, 29 settembre 2014,
http://barentsobserver.com/en/energy/2014/09/discovers-kara-sea-oil-week-sanctions-hit-29-09.
17) Rosneft Discovered a New Hydrocarbon Field in the Kara Sea, http://www.rosneft.com/news/pressrelease/27092014.html.
18) Parzialmente reperibile nella traduzione inglese di P. Burgess al sito: http://icr.arcticportal.org/index.php?option=com_content&view=article&id=1791%3.
19) Si tratta del Russian strategy of the development of the Arctic Zone and the Provision of National security until 2020 licenziato nel 2013, e ancora del Transport strategy of the Russian Federation for the period up to 2030, dell’anno scorso.
20) Russia starts Arctic industrialization — deputy PM, “TASS”, 14 aprile 2015, http://tass.ru/en/russia/789256.
21) Klimenko, riferisce una bassa percentuale intorno allo 0,2-0,3%; cfr. E. Klimenko, cit., p. 11.
22) Russia opens short-cut Asia sea route, “The Hindu”, 27 agosto 2010,
http://www.thehindu.com/todays-paper/tp-international/russia-opens-shortcut-asia-sea-route/article597061.ece.
23) C. Bartlett, Is Arctic shipping Russia’s answer to the Suez Canal?, “Seatrade Global – Maritime News”, 11 novembre 2013, http://www.seatrade-global.com/news/asia/is-arctic-shipping-russias-answer-to-the-suez-canal.html.
24) U.S. Navy’s Arctic Roadmap: 2014-2030, febbraio 2014, p. 17: www.navy.mil/docs/USN_arctic_roadmap.pdf.
25) M. Craver, Norway: ‘We are faced with a different Russia’, “CNN”, 26 febbraio 2015, http://edition.cnn.com/2015/02/25/world/amanpour-norway-ine-eriksen-soreide/.
26) G. O’Dwyer, Norway Adds $500M To Bolster High North, “DefenseNews”, 4 maggio 2015,
http://www.defensenews.com/story/defense/policy-budget/budget/2015/04/30/norway-budget-increase-russia-ukraine-baltic-air-defense-nasams-leopard-tank-f35/26661873/.
27) F.Capon, Finnish military preparing 900,000 reservists for ‘crisis situation’, 1 maggio2015,
http://europe.newsweek.com/finish-military-preparing-900000-reservists-crisis-situation-326712.
28) Anti-submarine warfare exercise ‘Dynamic Mongoose’ starts off Norwegian coast, 4 maggio 2015,
http://www.nato.int/cps/en/natohq/news_119146.htm.
29) Sweden Raises Defense Budget Amid Russia Concerns, “DefenseNews”, 17 aprile 2015,
http://www.defensenews.com/story/defense/2015/04/17/sweden-raises-defense-budget-amid-russia-concerns/25951203/.
30) N. Pollar, Sweden steps up hunt for ‘foreign underwater activity’ in Baltic Sea, “The Washington Post”, 18 ottobre 2014, http://www.washingtonpost.com/world/sweden-steps-up-hunt-for-foreign-underwater-activity-in-baltic-sea/2014/10/18/8b71b062-5717-11e4-809b-8cc0a295c773_story.html.
31) Secret document of Finland-NATO partnership leaked, “Finland Times”, 4 settembre 2014, http://www.finlandtimes.fi/national/2014/09/04/9793/Secret-documents-of-Finland-NATO-partnership-leaked.
32) B. Koranyi – T. Solsvik, Nordic nations agree on defense cooperation against Russia, 9 aprile 2015,
http://www.reuters.com/article/2015/04/09/us-nordics-russia-defence-idUSKBN0N02E820150409.
33) T. Pettersen, Norway suspends military cooperation with Russia until end of 2015, 12 dicembre 2014,
http://barentsobserver.com/en/security/2014/12/norway-suspends-military-cooperation-russia-until-end-2015-12-12.
34) Russia tests 100,000 troops in ‘Vostok 2014’, biggest-ever post-Soviet drills, “Russia Today”, 23 settembre 2014,
http://rt.com/news/189900-kamchatka-military-drills-shoigu/.
35) Massive surprise drills launched in Arctic on Putin’s orders, “Russia Today”, 16 marzo 2015,
http://rt.com/news/241021-miliary-drills-unplanned-readiness/.
36) Arctic pacification & terrorist elimination: Russia’s military drills continue, “Russia Today”, 20 marzo 2015,
http://rt.com/news/242197-russia-military-drills-video/.
37) Russia’s Plans for Arctic Supremacy, “Stratfor”, 16 gennaio 2015.
38) G. Jennings, Russia to build more Arctic airfields, “HIS Jane’s 360 Defence Weekly”, 12 gennaio 2015,
http://www.janes.com/article/47831/russia-to-build-more-arctic-airfields.
39) A. Staalesen, New icebreakers open way for Russia in Arctic, “Barents Observer”, 5 maggio 2015,
http://barentsobserver.com/en/arctic/2015/05/new-icebreakers-open-way-russia-arctic-05-05.
40) Russia to have first new nuclear icebreaker in 2017 – deputy PM, “TASS”, 21 aprile 2015,
http://tass.ru/en/russia/790788.
41) R. Falyahov, Putin invites Asia-Pacific leaders to invest in major Russian infrastructure projects, “RBTH”, 9 ottobre 2013, http://rbth.asia/economy/2013/10/09/putin_invites_asiapacific_leaders_to_invest_in_major_russian_infrast_48919.html
42) E. Klimenko, cit., pp. 23-24.
43) G. Viglundson – A. Doyle, First Chinese ship crosses Arctic Ocean amid record melt, “Reuters”, 17 agosto 2012,
http://www.reuters.com/article/2012/08/17/us-china-environment-idUSBRE87G0P820120817.
44) A. Staalesen, First container ship on Northern Sea Route, “Barents Observer”, 21 agosto 2013,
http://barentsobserver.com/en/arctic/2013/08/first-container-ship-northern-sea-route-21-08.
45)Chinese cargo ship sets sail for Arctic short-cut, 8 novembre 2013, http://www.cosco.com/art/2013/8/11/art_45_40190.html.
46)D. Hunt, Could the U.S. Lose its Arctic Energy War to Rivals?, “American Thinker”, 2 maggio 2015,
http://www.americanthinker.com/articles/2015/04/could_the_us_lose_its_arctic_energy_war_to_rivals.html.
47)T. Durden, Russia Deploys Tactical Drones In The Arctic, Exposes Rarely-Seen US Spy Satellite Images, “Zero Hedge”, 26 aprile 2015, http://www.zerohedge.com/news/2015-04-26/russia-deploys-tactial-drone-arctic-exposes-rarely-seen-us-spy-satellite-images.
48)M. Laruelle, Russia’s Arctic Strategies and the Future of the Far North, M.E. Sharpe, New York 2014, pp. 39-43.
49)P. K. Baev, cit., pp. 25-26.
50)K. N. Waltz, Theory of international politics, 1979, trad. it. Teoria della politica internazionale, Il Mulino, Bologna 2013, p. 314.
51)T. Nilsen, Norway summons Russian Ambassador, “Barents Observer”, 20 aprile 2015,
http://barentsobserver.com/en/politics/2015/04/norway-summons-russian-ambassador-20-04.
52)Si veda il documento The Ilulissat Declaration Arctic Ocean Conference, Ilulissat, Greenland, 27 – 29 MAY 2008, reperibile al sito: http://www.arctic-report.net/?post_type=products&p=859&lang=en.
53)L. Savin, Fighting for the Arctic, “Geopolitica.ru”, 21 agosto 2014, http://www.geopolitica.ru/en/article/fighting-arctic-0#.VUhnrZMas3B.

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