Martedì 17 aprile, presso la sala di Palazzo Santacroce a Roma, sede del Centro Russo di Scienza e Cultura di Roma, è andata in archivio la conferenza dal titolo “Il ritorno del presidente Putin: le prospettive della politica estera“. I lavori sono stati introdotti dal presidente dell’ISPI, Giancarlo Aragona, seguito dal presidente della commissione Affari Esteri della Duma di Stato e presidente della delegazione russa presso l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, Aleksej Pushkov. Sono intervenuti anche Luisa Todini, presidente della sezione italiana del Foro di Dialogo Italo-Russo, e Franco Venturini del Corriere della Sera.
Riportiamo di seguito l’intervento del diplomatico russo:
 
 

“Putin ha una visione chiara e ben conosciuta della politica estera della Federazione Russa e anche quando Medvedev era presidente si continuava a seguire la politica tracciata da Putin. Da un punto di vista strategico i primi anni del XXI secolo vedono affacciarsi la Russia come un centro di potere indipendente. In passato molto volte è stato chiesto alla Russia di entrare o aderire all’Unione Europea e alla NATO ma questo si è visto che non è possibile. La NATO, in quanto alleanza strategica politico-militare tra UE e NATO è un’alleanza diseguale. Innanzitutto, anche a causa della crisi economica, gli Stati Uniti coprono le spese della NATO in enorme misure rispetto agli alleati europei. Oltre a questo la NATO è una organizzazione dove formalmente sono tutti uguali ma gli USA sono “più uguali degli altri” e dettano le regole del gioco. In terzo luogo la Russia è contro il concetto di “interventi umanitari” e contro il loro utilizzo in giro per il mondo. In Iraq, come abbiamo visto, non si è trattato di un intervento umanitario, anche perché le pretese armi di distruzione di massa si sono rivelate un falso pretesto per coprire altri scopi. Quella in Iraq è una guerra di invasione con scopi geopolitici frutto della strategia attuata durante la presidenza Bush ed in cui le prime vittime sono state i civili iracheni. Anche in Libia si è trattata di una guerra di aggressione e l’uccisione di Gheddafi non è assolutamente legittima in quanto viola il diritto internazionale oltre a non essere in nessun modo prevista dalla risoluzione votata da Russia e Cina e anzi in aperta violazione della stessa. La risoluzione 1973 dell’ONU è stata quindi un inganno per coprire gli interessi geopolitici e militari degli USA e della NATO. Per quanto riguarda la situazione in Siria, la Russia ha già posto il veto due volte nel consiglio di sicurezza dell’ONU per evitare il ripetersi di una nuova Libia. La situazione venutasi a creare con la guerra civile in Siria è sotto ogni punto di vista insostenibile e gravissima, ma quelli come il francese Bernard-Henri Lévy che sostengono l’intervento armato occidentale sono degli incoscienti e mentono o non conoscono la realtà della Siria. La Siria è un Paese complesso dove convivono molte etnie e religioni, gli Alauiti, il gruppo che detiene il potere politico e militare sono il 13% della popolazione, mentre i cristiani sono il 10%. Chi va in Siria e chiede ai cristiani cosa pensano di Assad scopre che la maggior parte dei cristiani sono contro la deposizione di Assad perché sanno che in caso di caduta del regime loro sarebbero i primi ad essere trucidati. Il cosiddetto “esercito di liberazione siriano” è in gran parte composto da estremisti islamici e gente che viene dall’esterno. L’opposizione siriana, che esiste, non chiede l’intervento armato ma il dialogo con Assad. Se volete chiedere a qualcuno chi sono le forze che cercano di rovesciare il presidente Assad, non è certo un mistero, basta chiederlo a Hillary Clinton che insieme ad altri Stati occidentali e non arma e finanzia le bande armate dell’opposizione. Anche in Libia, del resto, dopo la caduta di Gheddafi non si è instaurata nessuna democrazia né c’è libertà, ma c’è un regime tribale-confessionale oppressivo ed ancora in molte zone impazza la guerra civile. LA ragione per cui Assad è ancora al potere è perché Damasco, la popolazione, non vuole la guerra civile, se Assad perde il potere sarà il caos. A Damasco ci sono 5 milioni di abitanti, non c’è oppressione, le donne sono libere, poche portano il velo, la società è praticamente laica e moderna. Non c’è bisogno di spiegare il tipo di società in vigore in quei Paesi “interventisti” come il Quatar e L’Arabia Saudita che annunciano di voler portare la democrazia in Siria con le bombe, un simile proclama suona alquanto strano. Le moschee in Siria sono molto presenti e frequentate ma non esiste un islam radicale ed estremista, però gli islamisti sono pronti e scalpitano per trasformarle in scuole coraniche dove si insegna l’estremismo e si fabbricano terroristi. E’ un fatto accertato che Al Qaida sta spostando le sue azioni in Siria, addirittura nel centro di Damasco, spedendo i suoi militanti dai Paesi limitrofi come Giordania e Iraq.
Da un parte, certamente, c’è la repressione del regime che provoca vittime ma dall’altra parte abbiamo gruppi armati pronti a scatenare massacri di civili. Questi “amici della Siria” che hanno la loro centrale operativa a Istanbul e sono coordinati dalla NATO e dalle monarchie arabe che vogliono il rovesciamento di Assad, non fanno il bene della Siria. La vera opposizione siriana infatti non vuole il rovesciamento del regime perché sa bene che si creerebbe il caos e la Siria si trasformerebbe in un nuovo Iraq. La soluzione giusta della crisi consiste nel radunare le forze dell’opposizione e proseguire nella mediazione per andare alle elezioni in un clima di sicurezza. La missione di Kofi Annan è stata possibile proprio grazie al veto russo e cinese che hanno bloccato l’intervento armato. In questo contesto in cui la Russia si schiera contro la guerra le prospettive di collaborazione con l’Occidente sono buone. La Russia lavora per realizzare una soluzione condivisa da tutti, la Russia non vuole chiudere la porta al dialogo con l’Europa e gli USA, la Russia ha bisogno dell’Occidente per modernizzarsi e servono gli investimenti.
Gli USA hanno bisogno della Russia per risolvere le crisi in Corea e in Iran e quasi tutte le crisi regionali hanno bisogno di passare per il Consiglio di Sicurezza dell’ONU per trovare una soluzione. Inoltre l’apporto della Russia è necessario per risolvere la situazione in Afghanistan ed agevolare la ritirata dei soldati delle forze occidentali. Oggi l’Occidente non ha più solo la Russia come interlocutore isolato ma essa fa ora parte di due organizzazioni importanti come l’Unione Eurasiatica e i BRICS, che sono due attori emergenti importanti con cui bisogna avere a che fare”

 
 

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