Il Professor Viatcheslav Dachitchev, storico ed esperto di questioni tedesche è stato uno dei principali consiglieri di Gorbatchev e il sostenitore al Kremlino della riunificazione tedesca. Oggi, il Prof. Dachitchev reagisce alla « lettera aperta » degli intellettuali occidentali, diretta contro il Presidente Vladimir Putin, accusato di distruggere la democrazia in Russia, Senza esitare, il Prof. Dachitchev ha preso carta e penna per presentare le contro-argomentazioni sulle colonne del settimanale nazionalista tedesco, “National-Zeitung”, che esce a Monaco.

Obiettivo del professore : confutare le fallaci argomentazioni dei politici americani e degli intellettuali a loro infeudati, avanzate in tale « lettera aperta », il cui fine è di destabilizzare Putin e la Russia. Dachitchev parte dal principio che « lo scatenare una guerra terroristica in piena regola contro la Russia” viene a coincidere con le scelte americane. In effetti, la guerra in Cecenia porta a Washington numerosi vantaggi strategici importanti. La macchina propagandistica USA può così distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale dall’espansionismo americano in atto ed accusare i soli dirigenti russi di violare i diritti dell’uomo. La situazione attuale della Russia è poco invidiabile, perché essa esce con grande fatica dal marasma in cui l’ha fatta piombare la politica americana, puntando sistematicamente sul clan di Eltsin. Ecco la prima parte della confutazione redatta dal Prof. Dachitchev :

Preludio ad una nuova « Guerra Fredda » ?

L’élite dirigente degli Stati Uniti ha bisogno di una Russia debole che, come molti altri paesi europei, possa essere mantenuta a rimorchio di Washington. Essa teme anche di perdere la sua “quinta colonna” in Russia. Lo scorso 29 settembre, 115 “intellettuali” e politici americani ed europei hanno pubblicato una « lettera aperta » ai capi di Stato e di governo dell’UE e della NATO (perché non alle Nazioni Unite ?) che costituisce de facto un violento attacco contro il governo del Presidente Putin. Come interpretare questa lettera? Quali obiettivi si perseguono con la sua diffusione?

Prima di tutto, questa lettera testimonia che la politica americana mira ancora e sempre ad indebolire la Russia. Il modo in cui la “lettera” descrive la politica del Presidente Putib, soprattutto dopo gli avvenimenti di Beslan in Ossezia, non è nient’altro che una demolizione in piena regola. Per Washington, quello che importa è organizzare una campagna propagandistica tendente a rifare della Russia un nemico per l’opinione pubblica americana ed europea, al fine di poter esercitare una pressione costante sui piani politico, economico e militare e di poterla giustificare. Che sia decisamente l’inizio di una nuova “Guerra Fredda” contro il “Super-Stato canaglia”?

I neo-conservatori tirano i fili.

Nessuno, e meno ancora Putin, contesta il fatto che una vera democrazia sarebbe un bene per la Russia. Tuttavia, i firmatari di questa “lettera aperta” dovrebbero pensare soprattutto all’essenziale; e questo essenziale non è, oggi, per la comunità internazionale, evitare una nuova guerra mondiale che potrebbe scatenarsi in seguito alla politica americana che mira a stabilire un’egemonia globale? Ma sarebbe ingenuo credere che i firmatari vogliano veramente evitare questa conflagrazione universale. Perché, rea coloro che hanno dato il via e firmato questa “Lettera”, si trovano i burattinai neo-conservatori come William Kristol e Robert Kagan, entrambi fondatori del « Progetto per un nuovo secolo americano », espressione della loro lobby ideologica.

Anche in Russia viene condotta, a tamburo battente, un’isterica campagna contro Putin proprio da parte degli stessi circoli e cenacoli che, sotto Eltsin, avevano rovinato e saccheggiato il paese ed il popolo. Essi temono oggi di perdere ogni potere e ogni influenza. Sono raggruppati in seno al “Comitato 2008” e ad una “Federazione delle forze giuste”. Il loro obiettivo consiste nel rovesciare Putin. Fanno della pura demagogia rendono il Presidente indirettamente responsabile dello spaventoso massacro di Beslan. Essi presentano le sue riforme del sistema politico russo come una volontà di ridurre a niente i diritti dell’uomo. Eppure, malgrado le loro grida, essi dimenticano di preoccuparsi del problema principale della Russia di oggi : il 41% della popolazione russa vegeta al di sotto della soglia della povertà o la rasenta pericolosamente. Per Alexandre Lifschitz —ex ministro delle finanze di Eltsin— questi milioni di poveri sono dei “depositi alluvionali sociali”. Per Andreï Piontkovski —noto russofobo— il Presidente Putin è il “problema principale” della Russia. Il politologo Satarov, appartenuto anche lui all’entourage di Eltsin e il cui nome serve a designare l’attuale peccato dell’intelligentsia russa (si parla di “saratovismo”), pretende di aver trovato i mezzi per “frenare Putin”. Così, la tragedia di Beslan ha contribuito a far conoscere quelli che sono a favore e quelli che sono a sfavore degli interessi nazionali della Russia.

I pericoli per la Russia

È in parte esatto : l’abominevole azione terrorista perpetrata a Beslan in Ossezia ha spaventato il mondo intero e ha permesso alla casta dirigente russa, raccolta attorno a Putin, di procedere ad una nuova valutazione dei pericoli e delle sfide che minacciano la Russia. È anche giusto dire che l’affaire di Beslan provocherà una trasformazione essenziale nella politica russa, sui piani della politica interna, della politica estera e della politica militare.

Dopo la fine ufficiale e formale della « Guerra Fredda », la Russia aveva ridotti in maniera spettacolare i suoi budgets militari: la cifra era passata da 200 miliardi a 12 miliardi di dollari. I budgets americani, in compenso, si era gonfiati fino a raggiungere dimensioni gigantesche e a superare le cifre dei tempi della « Guerra Fredda ». Vista la pressione americana, la Russia ha dovuto triplicare il suo budget militare nell’arco di questi ultimi cinque anni. I piani esaminati lo scorso agosto per le spese militari del 2005 prevedono un aumento del 28% per raggiungere l’importo di 573 miliardi di rubli. Dopo l’attentato terroristico ceceno di Beslan, questi budgets saranno ulteriormente incrementati. Secondo alcune dichiarazioni ufficiali, buona parte di questi stanziamenti dovranno assicurare la parità con gli Stati Uniti in materia i missili nucleari.

Perché ? Perché il fattore che più pesa sulla Russia dalla fine della Guerra Fredda, sul piano geopolitico, geostrategico e geoeconomico, è indubbiamente la politica americana. Dopo la demolizione del sistema totalitario sovietico, dopo che Gorbatchev aveva rinunciato definitivamente al massimalismo comunista, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, si poteva credere che le tensioni tra gli Stati Uniti e la Russia sarebbero scomparse e che sarebbe maturata una nuova situazione, che avrebbe portato sulla sua scia le condizioni di una pace durevole e di una visione costruttiva della politica internazionale. In realtà, niente di tutto questo è avvenuto, ma il suo contrario !

Il programma : cementare la definitiva egemonia degli Stati Uniti sul globo

La Dottrina Bush ha per basi i programmi geopolitici per cementare la definitiva egemonia degli Stati Uniti sul globo. Tali programmi derivano dal “Progetto per un Nuovo Secolo Americano” (PNAC), elaborato nella primavera del 1997, e da altri, provenienti dai centri di riflessione dei neo-conservatori.

Qualche mese dopo l’elaborazione di questo PNAC, compariva un articolo sulla rivista “Foreign Affairs”, dal titolo : “Per una geostrategia eurasiatica”. Era un prodotto della penna di Zbigniew Brzezinski e rivelava apertamente e senza pudori i piani americani. ossia, i seguenti:

– Gli Stati Uniti devono diventare la sola e unica potenza dirigente in Eurasia. Perché chi possiede l’Eurasia possiede anche l’Africa. .

– Il compito principale di questa politica globale degli Stati Uniti consiste nell’allargamento del loro principale « trampolino » geostrategico in Europa spingendo le pedine, che sono la MNATO e l’UE, quanto più ad Est possibile, compresi i Paesi baltici e l’Ukraina.

– Bisogna impedire ogni buona integrazione in seno alla stessa UE, in modo che questa non possa mai divenire una potenza mondiale completa.

– La Germania —che serve da base all’egemonia americana in Europa— non potrà mai diventare una potenza mondiale ;il suo ruolo deve essere limitato a dimensioni strettamente regionali.

– La Cina —ossia « l’ancoraggio asiatico » della strategia eurasiatica degli Stati Uniti, deve, anch’essa, rimanere una semplice potenza regionale.

– La Russi deve essere eliminata in quanto grande potenza eurasiatica; al suo posto, bisogna creare una confederazione di Stati minori, che saranno la repubblica di Russia d’Europa, la repubblica siberiana e la repubblica di Estremo Oriente.

Lo si constata : gli obiettivi geopolitici degli Stati Uniti conducono dritti allo scontro puro e semplice tra gli interessi russi e quelli di Washington.

Mosca.

[articolo comparso sulla “National-Zeitung”, n°42, 8 ottobre 2004].

20/10/04 dal sito :::: voxnr.com

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