L’autore del saggio Il linguaggio segreto di Benedetto Antelami, recentemente apparso nella lussuosa “Bibliotheca Aurea” delle Edizioni all’insegna del Veltro, prosegue con questo Simboli dell’Impero lo studio del simbolismo presente negli edifici sacri legati al nome del misterioso Maestro Comacino. Se nel primo saggio l’oggetto dell’indagine ermeneutica di Mutti era lo zooforo del Battistero di Parma, questa nuova pubblicazione, avvalendosi anch’essa della splendida iconografia approntata da Cristina Gregolin, passa in rassegna le figure scolpite dall’Antelami sulla facciata del Duomo di Fidenza.

L’origine della cattedrale fidentina è strettamente legata al culto di San Donnino. Pur essendo cristiano, Donnino ricoprì alla corte di Massimiano (240-310) la carica di cubicularius, che comportava la custodia della corona ed il compito di posarla sul capo dell’Imperatore. Nel corso di una repressione contro i cristiani ordinata da Massimiano, Donnino cercò di mettersi in salvo, ma venne catturato e decapitato sulla riva dello Stirone, presso la via Claudia (via Emilia). Secondo la tradizione, nel VII secolo fu costruito sulla sua tomba un modesto santuario, che venne ampliato nel IX secolo in occasione di un successivo ritrovamento delle spoglie del martire. Fu allora che Carlo Magno donò la villa regia di Fornio e il pomo d’oro del proprio bastone alla comunità di quel luogo, ormai noto come Borgo San Donnino. Alcune notizie storiche dell’XI secolo riferiscono di alte concessioni conferite alla chiesa di Borgo San Donnino, che nel 1086 fu presa sotto la protezione papale da Urbano II. Circa un secolo dopo, il Borgo, che era diventato Comune, venne affidato dall’Imperatore Federico I di Svevia al controllo dei Pallavicino.

A partire dal 1180 la corporazione antelamica conferì alla cattedrale di Borgo San Donnino l’aspetto architettonico definitivo, effettuandovi gran parte della decorazione scultorea. Se sul Battistero di Parma il linguaggio dei simboli allude ad un’enigmatica escatologia imperiale, sulla facciata del duomo fidentino è possibile decifrare un messaggio in cui si articolano i temi congiunti della sovranità regale, della funzione pontificale dell’Impero e della cavalleria sacra.

Le figure emblematiche relative a questi temi sono quelle di San Michele Arcangelo, il capo della milizia celeste vittorioso sugli angeli ribelli; di Ercole, alleato delle forze olimpiche nella lotta contro giganti e titani, armato di una clava che venne evocata dal Barbarossa nella sua requisitoria contro i Comuni ribelli; di Enoc ed Elia, i patriarchi che alla fine dei tempi torneranno sulla terra per combattere la battaglia finale contro l’Anticristo; di Alessandro Magno, la cui ascensione al cielo evidenzia l’aspetto “assiale” della funzione imperiale; dei Re Magi, investiti sia dell’autorità spirituale sia del potere temporale; di Massimiano Erculio, persecutore dei cristiani sì, ma anche titolare di una dignità riconosciuta di cui Gesù Cristo riconobbe la legittimità; di Carlo Magno, dichiarato dalla teologia coeva “rex et sacerdos”, nonché “vicario di Dio”. Lo stesso San Donnino, poiché il simbolismo della decapitazione costituisce un elemento fondamentale in una cerimonia di investitura spirituale, assume nel discorso antelamico un valore archetipico attinente all’istituzione cavalleresca.

Claudio Mutti, Simboli dell’Impero. Il messaggio antelamico di Borgo San Donnino, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 2016, illustrato, pp. 100, € 18,00

 

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