Il 7 febbraio 2014 sono iniziate le Olimpiadi Invernali di Soči, le seconde finora tenutesi in Russia dopo gli storici giochi estivi moscoviti del 1980. Nel corso di questi trentaquattro anni, tanto la Russia quanto il mondo sono profondamente cambiati. Nel Vecchio Continente, se da un lato la moneta unica ha sostituito una serie di valute nazionali, segnando un passo importante nel cammino dell’integrazione europea, diversi Stati dell’Unione sono entrati in una profonda crisi la cui fine sembra ancora lontana. Il fondamentalismo islamico, che all’epoca delle olimpiadi moscovite veniva ritenuto un valido antidoto alla diffusione del comunismo, si è trasformato in uno dei principali problemi del mondo contemporaneo. Si parla sempre più spesso di multipolarismo, e il principale dei nuovi centri di gravità del mondo contemporaneo è senza dubbio la Cina, che soprattutto in virtù della sua forte crescita economica è ormai la seconda potenza mondiale. Ma anche la Russia, dopo la disgregazione dell’URSS e le turbolenze dell’era eltsiniana, sta vivendo una fase di rinascita che l’ha portata ad entrare nel novero dei BRICS (1), Paesi non-occidentali accomunati tanto dalle grandi dimensioni quanto dalla recente ed impetuosa crescita economica. E che, sempre più spesso, rifiutano l’unipolarismo statunitense, sebbene sia prematuro parlare di un’alleanza strategica. Eppure il retaggio dell’epoca in cui si boicottavano le Olimpiadi moscovite per protesta contro l’invasione sovietica dell’Afghanistan non sembra essere stato completamente superato.

Il Presidente del Comitato Olimpico russo Dmitrij Černyšenko, parlando alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Soči, ha affermato che le Olimpiadi offriranno la possibilità non solo di “superare gli stereotipi e aprire al mondo la nuova Russia”, ma anche di “mostrare al mondo ciò di cui è maggiormente orgogliosa: la nostra ospitalità, le nostre tradizioni. La nostra Russia” (2). Gli sforzi russi per ospitare al meglio atleti, delegati, giornalisti e semplici appassionati sono stati titanici: più di 30 miliardi di euro, infatti, sono stati investiti nella costruzione di nuove infrastrutture, battendo il precedente record di Pechino 2008 (3). Ma, come spesso accade in occasione di questi grandi eventi, i giochi sono un pretesto per avviare un programma di rilancio di zone depresse (basti pensare alle Olimpiadi di Barcellona del 1992). E, nello specifico, attraverso le Olimpiadi Invernali le autorità russe puntano a trasformare la regione di Soči in una zona turistica per tutto l’anno, sfruttando la sua invidiabile posizione tra le coste del Mar Nero e i primi contrafforti del Caucaso, nonché in un catalizzatore di eventi sportivi di ogni sorta. Già il 12 ottobre di quest’anno, ad esempio, attorno alle futuristiche strutture del Parco Olimpico di Adler si svolgerà il primo Gran Premio di Russia (4). E nel 2018 lo Stadio Olimpico, dove ha avuto luogo la splendida cerimonia di apertura dei Giochi e dove, il 23 febbraio, si svolgerà quella di chiusura, ospiterà alcune partite del Campionato Mondiale di Calcio (5).

Le settimane e i giorni che hanno preceduto l’apertura dei Giochi, però, sono stati caratterizzati da aspre – e sovente sterili – polemiche. Uno dei principali motivi di critica sono state le spese ciclopiche sostenute per l’elevamento delle infrastrutture olimpiche, in parte gonfiate dalla corruzione: solo per la costruzione della superstrada e della linea ferroviaria tra Adler e Krasnaja Poljana, ad esempio, sono stati investiti circa 6 miliardi di euro (6). Alcuni hanno affermato che queste cifre sono difficilmente sostenibili da altre città che avessero voluto ospitare le Olimpiadi, ma le polemiche sono state dismesse dal Presidente del Comitato Olimpico Internazionale Thomas Bach, il quale ha affermato che tali spese non sono dovute solo alla costruzione delle strutture olimpiche, ma anche alla decisione del Cremlino di rilanciare la regione sfruttando i Giochi (7). Altri hanno avanzato preoccupazioni legate alla sicurezza, soprattutto dopo che il leader dell’Emirato del Caucaso Doku Umarov ha annunciato un “regalo” per i turisti che si recheranno a Soči per le Olimpiadi. Ma i timori di olimpiadi militarizzate sono stati smentiti da atleti e visitatori, che hanno parlato di controlli rigidi ma non invasivi e che, in ogni caso, conferiscono sicurezza (8). Inoltre c’è stata la questione degli alberghi incompiuti, e nello specifico di quelli destinati ai giornalisti, che talvolta si sono trovati ad alloggiare in camere incomplete. Ma, ancora una volta, i problemi sono stati sostanzialmente limitati malgrado la loro risonanza mediatica, e durante la sua conferenza stampa a pochi giorni dall’inizio delle Olimpiadi Thomas Bach ha affermato che “secondo le nostre informazioni al momento 24 mila camere sono state consegnati e il 97% non hanno alcun problema. Il restante 3% ha ancora qualche dettaglio da ultimare”, aggiungendo per l’occasione che è particolarmente ammirevole il fatto che l’80% degli atleti possa andare a piedi dal villaggio ai siti di gara (9). E, come mostrato anche da un reportage della CNN, è molto difficile aver qualcosa da ridire sul Villaggio Olimpico (10).

Al centro delle polemiche, però, è stata soprattutto la questione della condizione degli omosessuali in Russia, specie a seguito dell’approvazione della controversa legge sul divieto della propaganda omosessuale tra i minori che, tra le altre cose, vieta i gay pride. In Occidente la protesta per le condizioni degli omosessuali in Russia (non proprio da Paese scandinavo, ma senza dubbio di gran lunga migliori rispetto a Paesi come l’Arabia Saudita) si è arroventata fino a giungere a ripetuti appelli al boicottaggio. La campagna non ha avuto molto successo, ma ha comunque ottenuto qualche risultato a livello ufficiale. La cerimonia di apertura delle Olimpiadi, infatti, è stata disertata da diversi protagonisti della scena politica occidentale, dal Presidente degli Stati Uniti Barack Obama al Primo Ministro tedesco Angela Merkel, passando per il Presidente francese François Hollande e il premier britannico David Cameron. Nessuno di loro ha esplicitamente giustificato la propria assenza come forma di protesta nei confronti di Putin (la Germania ha comunque mandato un esponente politico di primo piano, ossia il Ministro degli Interni con delega allo sport Thomas de Maizière), sebbene Obama abbia polemicamente scelto di porre alcune atlete dichiaratamente lesbiche alla guida della delegazione statunitense. Più netta è stata invece la posizione del Commissario Europeo Viviane Reding, che a dicembre ha annunciato la sua diserzione per protesta contro “il trattamento delle minoranze”, giocando sul fatto che questo termine viene solitamente utilizzato per indicare le minoranze etniche, linguistiche e religiose – che in Russia sono più di 150, molte delle quali ben integrate nel contesto federale (11) – e quindi aggravando la polemica con il Cremlino (12). Alla vigilia del 7 Febbraio la stampa occidentale più polemicamente schierata contro Mosca gongolava di fronte all’idea di un Putin circondato soltanto da satrapi centrasiatici e Presidenti di Paesi che “ancora” vedono la Grande Madre come una sorta di fratello maggiore (e anch’essi non sempre considerati all’avanguardia in quanto a diritti umani…) come Serbia, Bielorussia, Grecia e Bulgaria. E, anche per questo, la partecipazione del nostro Primo Ministro Enrico Letta – di fatto la più importante autorità occidentale presente alla cerimonia – è stata accompagnate da non poche critiche, soprattutto da renziani ed esponenti di Sinistra e Libertà (13).

Ma, ancora una volta, la realtà è stata ben diversa. Sono stati infatti quasi sessanta (su 88 Paesi partecipanti, di cui uno, l’India, sotto la bandiera olimpica a causa delle sanzioni del CIO) i leader mondiali che hanno assistito all’apertura dell’evento olimpico, di cui oltre quaranta Capi di Stato o di Governo (14). E, tra loro, c’erano protagonisti indiscussi della scena politica mondiale del calibro del Presidente cinese Xi Jinping e del Primo Ministro giapponese Shinzo Abe. Per la Cina si è trattato della prima volta che un’alta autorità ha preso parte alla cerimonia di apertura di un evento sportivo al di fuori dei confini del fu Celeste Impero, e la presenza di Xi Jinping a Soči sottolinea dunque l’enorme importanza data dalla Repubblica Popolare Cinese ai suoi rapporti con la Russia (15). Non meno significativa, però, è stata la presenza ufficiale del Giappone, ufficialmente ancora in stato di guerra con la Russia a causa dell’irrisolta disputa delle Isole Curili (16), sebbene vada ricordato che, negli ultimi anni la cooperazione tra la Grande Madre e il Sol Levante ha vissuto una forte crescita. Vale la pena sottolineare come, durante la cerimonia, gli atleti giapponesi abbiano sfilato portando con sé sia la bandiera giapponese che quella russa (17): un messaggio di pace e di amicizia che pochi sembrano aver notato ma che, di sicuro, è notevolmente più consono allo spirito olimpico rispetto ad altre discutibili iniziative a cui si è assistito in questi giorni. Ma ora i giochi sono iniziati, e il tempo delle polemiche è finito. Man mano che le emittenti televisive di tutto il mondo mostrano le avveniristiche strutture costruite per ospitare i Giochi Olimpici, persino i critici più accaniti si stanno vedendo costretti a riconoscere che, malgrado tutto, le autorità russe hanno fatto un ottimo lavoro (18). E l’Occidente, che tanto aveva “gufato” contro le Olimpiadi del Presidente omofobo, si accorgerà di non aver ottenuto praticamente niente dai suoi j’accuse se non l’antipatia di milioni di cittadini russi e (forse) una maggiore consapevolezza dell’impossibilità di promuovere i valori occidentali a livello mondiale, specie in questioni riguardanti la morale, sventolando la propria presunta superiorità. Putin, dal canto suo, potrà continuare per la sua strada e rispondere alle critiche sui diritti umani con la stessa pacata indifferenza mostrata dall’ex Presidente cinese Hu Jintao durante il suo incontro con Barack Obama nel 2011 (19). Dopotutto i Paesi occidentali non solo non smetteranno di aver bisogno della Russia, ma anzi ne avranno un bisogno ancor maggiore man mano che la strategia di contenimento della Cina entrerà in pieno regime (20).

* Giuseppe Cappelluti, laureato in Lingue Moderne per la Comunicazione e la Cooperazione Internazionale presso l’Università degli Studi di Bergamo, ha conseguito la laurea triennale in Scienze della Mediazione Interculturale presso l’Università degli Studi di Bari. Ha trascorso un periodo di studio di sei mesi presso l’Università di Tartu (Estonia) nell’ambito del programma Erasmus.

1) Acronimo di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica.
2) http://www.youtube.com/watch?v=ZYXDkQY08BA
3) http://www.aif.ru/olymp2014/dontknow2014/1098242
4) http://www.fia.com/championship/fia-formula-1-world-championship/2014/calendar
5) http://www.interfax.by/article/1146113
6) http://www.vedomosti.ru/sochi-2014/news/22325741/timchenko-oprovergaet-poluchenie-podryada-v-sochi-po-druzhbe
7) http://www.washingtonpost.com/sports/olympics/sochi-2014-ioc-president-thomas-bach-declares-olympic-stage-is-ready-despite-concerns-costs/2014/02/03/891a5caa-8ce8-11e3-833c-33098f9e5267_story.html
8) http://www.usatoday.com/story/sports/olympics/sochi/2014/02/03/sochi-winter-olympics-2014-security-threats-military-police-black-widow/5193141/
9) http://mapymeraviglia.blogspot.ru/2014/02/thomas-bach-4-dal-via.html
10) http://edition.cnn.com/2014/02/06/sport/sochi-2014-olympic-village/
11) Tre personalità di spicco del mondo delle minoranze russe sono Vagit Alekperov, azero etnico nativo di Baku e Presidente di LUKoil (la principale compagnia petrolifera russa), il Ministro della Difesa Sergej Šojgu, di etnia tuvana, e il Presidente della Banca di Russa Elvira Nabiullina, di etnia tatara. Va comunque detto che ad essere particolarmente integrate nel contesto russo sono soprattutto le minoranze uraliche e turche del Bacino del Volga – che, in termini numerici, sono le più cospicue – e che le tensioni interetniche, nel Caucaso sfociate in veri e propri conflitti tanto tra i vari gruppi etnici quanto contro la dominazione russa, sono comunque tutt’altro che assenti.
12) http://www.eastjournal.net/russia-viviane-reding-boicottera-le-olimpiadi-invernali-di-sochi-2014/37496
13) http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/06/sochi-2014-letta-in-russia-contro-lomofobia-ma-lo-dice-dallomofobo-qatar/871146/
14) http://www.mvestnik.ru/shwpgn.asp?pid=2014020787
15) http://www.nbc40.net/story/24662450/asia-leaders-join-sochi-as-obama-others-stay-away
16) Per approfondire, si legga La disputa delle Isole Curili su http://www.eurasia-rivista.org/la-disputa-delle-isole-curili/19924/ .
17) http://it.eurosport.yahoo.com/foto/foto-cerimonia-apertura-sochi-2014-1391784705-slideshow/athletes-japan-wave-japanese-russian-photo-173047369–spt.html
18) Un esempio tra tutti è l’articolo Olimpiadi di Sochi, l’Occidente diviso di Paolo Garimberti, pubblicato sul sito di La Repubblica il 4 febbraio 2014
(rif. http://www.repubblica.it/la-repubblica-delle-idee/mondo/2014/02/04/news/olimpiadi_di_sochi_l_occidente_diviso-77660536/ ).
19) http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2011/01/19/AR2011011906123.html
20) L’idea di riconvertire la Russia in funzione di contenimento della Cina è emersa chiaramente durante il seminario tenutosi il 25 settembre 2013 a Washington sul tema “Il futuro dell’Eurasia: la Russia, la Cina e l’Unione Europea”. Nel corso dello stesso, infatti, Rensselaer W. Lee II, Docente dell’Università di Philadelphia ed esperto di politica internazionale, ha affermato che bisogna promuovere l’afflusso di investimenti statunitensi, europei, giapponesi e sudcoreani nell’Estremo Oriente russo anche al fine di contrastare il crescente peso di Pechino nella regione
(fonte: http://primamedia.ru/news/economics/09.12.2013/321074/dalniy-vostok-rossii-obladaet-ogromnim-ekonomicheskim-potentsialom-ekspert-iz-s.html ).

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Giuseppe Cappelluti
Giuseppe Cappelluti, nato a Monopoli (Bari) nel 1989, vive e lavora in Turchia.
Laureato magistrale in Lingue Moderne per la Comunicazione e la Cooperazione Internazionale presso l’Università degli Studi di Bergamo, ha conseguito la laurea triennale in Scienze della Mediazione Interculturale presso l’Università degli Studi di Bari.
Dopo aver trascorso periodi di studio presso l’Università di Tartu (Estonia) e a Petrozavodsk (Russia), nel 2016 ha conseguito un Master in Relazioni Internazionali d’Impresa Italia-Russia presso l’Università di Bologna. Dal 2013 ha pubblicato numerosi articoli su “Eurasia. Rivista di studi geopolitici” e nel relativo sito informatico. Suoi contributi sono apparsi anche su “Fond Gorčakova” (Russia), “Planet360.info” (Italia), “Geopolityka” (Polonia) e “IRIB” (oggi “Parstoday”, Iran).