Aggiornamenti sul fronte della geopolitica delle pipeline.

Ci sono significative novità in merito al progetto del gasdotto eurasiatico South Stream, la cui notevole valenza geopolitica si è più volte evidenziata.

Stando a quanto emerge dalle ultime notizie, come riportato dal giornale russo Kommersant, il duo Cremlino-Gazprom sembra aver trovato un punto d’incontro con la Bulgaria, nelle settimane precedenti piuttosto riluttante.

La trattativa ha avuto un risvolto positivo durante la visita a Sofia del vice primo ministro russo Viktor Zubkov al primo ministro bulgaro Boiko Borisov. Quest’ultimo ha espresso per la prima volta pubblicamente il suo sostegno al South Stream e nei prossimi giorni si dovrebbe procedere ad una “road map”, con l’inizio del progetto entro il 2015.

La road map è il primo documento sul South Stream che Mosca firmerà con Boyko Borisov, succeduto a Sergey Stanishev, con cui i russi avevano ratificato i precedenti accordi.

In effetti, sin qui Borisov aveva mosso delle critiche sia nei confronti della Russia che di Gazprom, specie sulla scia delle diatribe tra Mosca e Kiev, annunciando il congelamento di tutti i progetti di cooperazione energetica con Mosca, compresa la costruzione della centrale nucleare di Belene.
Borisov sosteneva che questi contratti fossero stati firmati sotto pressione della Russia e non rispondessero agli interessi nazionali bulgari. Il governo bulgaro aveva persino pubblicato un report per il settore energetico fino al 2020, in cui si evidenziava come il compito del Paese fosse quello di ridurre drasticamente la dipendenza energetica dalla Russia.

La Bulgaria ha il 70% del consumo di energia dipendente dalle importazioni russe di gas, petrolio e combustibili nucleari. In quest’ottica, Sofia reputava utili, ai fini di una diversificazione, i progetti Nabucco che aggirano la Russia.

Sul South Stream c’erano alcune divergenze:

Sofia cercava di mantenere la proprietà dei terreni di transito del gasdotto, mentre Gazprom insisteva sulla loro cessione; il controllo della joint venture, con la relativa possibilità di definire la dimensione del transito e dello stoccaggio di gas; la costruzione di nuovi gasdotti, rispetto all’intenzione dei russi di usare l’attuale sistema di trasporto.

Ora sembra proprio che la soluzione fondamentale sia stata trovata sulle questioni più controverse.

Quindi, il sistema di trasporto di gas della Bulgaria sarà incluso nel South Stream, mentre le altre sezioni da costruirsi del gasdotto apparterranno alla Russia e alla Bulgaria su un piano di parità.

Un altro vantaggio ottenuto è stata la disponibilità della Russia a prendere in considerazione l’eliminazione del problema degli intermediari per la fornitura, cosa poco gradita a Sofia per il riverbero sui consumatori. Inoltre, esiti positivi sono anche quelli per la centrale nucleare di Belene, per la cui costruzione delle prime unità i russi hanno accettato il rinvio del pagamento.

Il netto cambio di direzione sul South Stream è dovuto principalmente al fatto che nel mese di giugno Gazprom ha avviato contatti con i rumeni, inducendo i bulgari a temerne la concorrenza.


Gli esperti ritengono che gli accordi con la Bulgaria siano importanti, ma rimangano per alcuni ancora delle incertezze sulla fattibilità del gasdotto dal punto di vista economico. Il peso dei finanziamenti è notevole, ma pare proprio che Gazprom sia decisa a fare la parte del leone.

Gli americani, da parte loro, hanno già storto il naso. L’ambasciatore a Sofia James B. Warlick si è espresso negativamente, ribadendo come tutto ciò complichi la situazione per il Nabucco e favorisca le manovre di avvicinamento della Russia all’Europa.

A ciò, si aggiunge il cambio di posizione dei bulgari su un altro tema caldo per gli USA.

In base a quanto dichiarato da Anyu Angelov, ministro della Difesa della Bulgaria, il Paese non risulta adeguato per accogliere elementi relativi al progetto dello scudo anti-missile americano.

La Russia, quindi, sembra non fare passi indietro.

Anzi, una nuova mossa è stata fatta e potrebbe essere decisiva per il South Stream e scacco matto per il Nabucco.

Come riportato dal quotidiano russo Vzglyad e dal tedesco Handelsblatt, il vice presidente di Gazprom, Alexander Medvedev, ha avviato una trattativa con la tedesca RWE per la partecipazione di questa al progetto South Stream, nell’intento di scipparla praticamente a quello del Nabucco, progettato dall’Ue in accordo strategico con gli americani.

La RWE, compagnia elettrica con sede ad Essen, è il secondo maggior produttore di elettricità tedesco dopo la E.ON, oltrechè grande distributore di gas e acqua.

Se la prospettiva dovesse concretizzarsi, saremmo sicuramente ad una svolta nella vicenda dei principali gasdotti intorno ai quali ruotano anche le traiettorie della geopolitica eurasiatica.

Gli analisti sembrano possibilisti. Come sostiene Viktor Markov della Zerich Capital Managment, molte aziende sarebbero disposte ad unirsi al South Stream, ritenuto decisamente più valido del concorrente Nabucco, sulla cui effettiva capacità delle forniture ci sono concreti dubbi.

Rispetto a ciò, poi, la Russia ha recentemente annunciato che la capacità del suo progetto, prevista inizialmente di 31 miliardi di metri cubi / anno, passerà a ben 63 miliardi.

E’ una vicenda in continua evoluzione e passibile di non poche sorprese.

Certo è che gli sviluppi del South Stream, con protagonisti la russa Gazprom e l’italiana ENI in primis, con la recente adesione minoritaria della francese EDF e la partecipazione degli altri partner europei, sono destinati a segnare non poco gli equilibri politici del continente e a misurare la tenuta delle forze strategiche in campo, Washington compresa.

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