Fonte:  Strategic Culture Foundation, http://en.fondsk.ru/print.php?id=2562 05.11.2009

Fine ottobre è stato caratterizzato dai grandi risultati della Russia nella sua “politica della pipeline“. La Danimarca ha acconsentito alla costruzione di North Stream nelle sue acque territoriali, la Turchia ha dato via libera alla ricerca relativa al South Stream, nella sua zona marina esclusiva, e l’accordo per la costruzione del tratto serbo del South Stream e l’aggiornamento della struttura di stoccaggio del gas di Banatski Dvor, concluso durante la visita del presidente russo Medvedev a Belgrado. Come risultato dei progressi impressionanti nella promozione di South Stream, il primo ministro russo Putin ha fatto una dichiarazione sensazionale, il gasdotto dovrebbe eventualmente essere costruito prima del North Stream. L’attuazione dei progetti della pipeline in Sud Europa, dovrebbe rendere possibile alla Russia non solo mantenere il ruolo di principale via per l’esportazione del gas dell’Asia centrale, ma potenzialmente di canalizzare, attraverso il suo territorio, anche la maggior parte del gas naturale esportato dall’Azerbaigian.

Ottenere dalla Turchia la licenza per le ricerche riguardanti South Stream, è stato certamente il più grande dei successi di cui sopra. Mentre il progetto di costruzione del gasdotto attraverso il fondale del Mar Nero, che collega Novorossijsk (Russia) a Varnu (Bulgaria), e che poi si biforca per raggiungere l’Italia e l’Austria appariva ambizioso, fino a poco tempo fa non c’era chiarezza per quanto riguardava le acque territoriale del paese in cui sarebbe stato situato. Naturalmente, l’Ucraina, paese che attualmente ospita la maggior parte delle vie di esportazione del gas verso l’Europa, è riluttante a rilasciare la licenza per costruire un gasdotto che bypassa il suo territorio. Secondo il piano esistente, South Stream – un oleodotto del costo di 25 miliardi di euro e che garantirà il passaggio di 63 miliardi di metri cubi di gas l’anno – deve essere iniziato nel 2013 e completato entro il 2015. Ora è emerso che l’oleodotto sarà costruito nella zona marittima esclusiva della Turchia, mentre la Russia ha ripagato con la decisione di acconsentire alla costruzione dell’oleodotto Samsun-Ceyhan in Turchia.

Il nuovo oleodotto collegherà Samsun sul Mar Nero a Ceyhan sul mar Mediterraneo, ha l’obiettivo di raggiungere i 60-70 milioni di tonnellate di petrolio all’anno, e servire come alternativa sia al transito attraverso il Bosforo che alla pipeline Burgas-Alexandroupolis, che attraverso la Grecia e la Bulgaria, e in merito alla quale il governo bulgaro resta indeciso. La Rosneft, Transneft e Sovkomflot della Russia, la Calik della Turchia e l’Eni dell’Italia (che è anche partner chiave di Gazprom nel progetto South Stream), collaboreranno alla costruzione dell’oleodotto Samsun-Ceyhan. La russa Lukoil ha anche espresso interesse ad aderire al progetto, e il Kazakistan ha detto che sarà uno dei fornitori del gasdotto.

La situazione della pipeline in Sud Europa sta prendendo una svolta più favorevole alla Russia. La ripresa sempre più probabile nei rapporti tra l’Armenia e la Turchia, è accompagnata da tensioni che si manifestano tra la Turchia e l’Azerbaigian. Il 16 ottobre, il presidente azero I. Aliyev ha detto, in una riunione di governo, che la Turchia impedisce l’esportazione del gas naturale da Baku all’Europa. Ha detto che la Turchia tassa il transito di oltre il 70% della media regionale, mentre l’Azerbaigian vende gas alla Turchia a 120 dollari per 1.000 metri cubi, che è solo un terzo del normale prezzo dei mercati internazionali. Il presidente azero ha detto che, negli ultimi due anni, Baku ha cercato di affrontare il problema con delicatezza e di ricomporre tutti i dissidi attraverso dei negoziati, ma tutto ciò che la Turchia ha offerto, in risposta, era inaccettabile.

Attualmente l’Azerbaigian fornisce alla Turchia circa 6 miliardi di metri cubi di gas naturale, attraverso l’oleodotto Baku-Tbilisi-Erzurum, avviato nel 2006. Il disaccordo sulle tariffe di transito pregiudica l’attuazione di un progetto molto più grande, la costruzione del gasdotto Nabucco con cui trasportare 31 miliardi di metri cubi annui, che collegherà la regione del Caspio all’Europa, attraverso la Turchia. Il piano del consorzio del progetto è quello di trasportare, inizialmente, solo la metà della portata massima del gasdotto, con il nord dell’Iraq e l’Azerbaigian che contribuiranno con 8 miliardi di metri cubi di gas naturale ciascuno. Commentando la posizione dell’Azerbaigian, Radio Free Europe – Radio Liberty ha detto che “la mossa di Aliyev ha accresciuto i timori che l’Azerbaigian possa svicolare rapidamente nell’orbita di Mosca, alcuni osservatori dicono che potrebbe essere un bluff, nel tentativo di influenzare il Parlamento della Turchia“.

L’Azerbaigian è attivamente legato alla Russia, come contrappeso alla Turchia. Praticamente, nel momento in cui la Russia e la Turchia hanno avuto colloqui su South Stream, Gazprom e la compagnia petrolifera di Stato della Repubblica dell’Azerbaigian hanno firmato un accordo per avviare la fornitura di gas dalla Azerbaigian alla Russia, a partire dal 1 gennaio 2010. Inizialmente l’importo da fornire – 0,5 miliardi di metri cubi ogni anno – è relativamente modesto, ma raggiungerà i 3 miliardi di metri cubi annui, in futuro. La Russia ha già detto che avrebbe volentieri acquistato tutto il gas prodotto, nella seconda fase, del giacimento di Shah Deniz. La comunità degli esperti azera sembra molto interessata all’opportunità di ampliare l’esportazione, verso la Russia, di gas e petrolio del paese. Una volta che le relazioni tra la Turchia e l’Armenia hanno iniziato a normalizzarsi, Baku si è subito resa conto che l’esportazione attuale verso il Nord è di circa 7,7 miliardi di metri cubi di gas all’anno, e che il transito attraverso l’oleodotto Baku-Novorossijsk è molto più economico che attraverso la Georgia. Azerbaijan potrebbe agire come fornitore per il South Stream, in completamento della costruzione, nel quadro del progetto.

La posizione del Turkmenistan, presumibilmente il principale fornitore del Nabucco, contribuisce a peggiorare  le prospettive del progetto. L’ambasciatore turkmeno in Russia, Khalnagar Agakhanov, ha detto in un’intervista a Nezavisimaya Gazeta, che Ashgabat, nonostante la strategia di diversificazione delle vie di esportazione del paese, al momento ha delle controversie con l’Azerbaigian riguardo un certo numero di giacimenti petroliferi e gasiferi off-shore, sul Mar Caspio, che inibiscono la costruzione di un gasdotto attraverso il fondale del Mar Caspio.

I commentatori occidentali dicono che a causa della mancanza di precedenti, le probabilità che l’arbitrato internazionale, invitato dal Turkmenistan per aiuterlo a risolvere le controversie in materia, siano piuttosto scarse. Allo stesso tempo, Khalnagar Agakhanov, per esempio, non vede seri ostacoli nel costruire il gasdotto lungo la riva del Mar Caspio, che si estenderebbe verso la Russia attraverso il Kazakistan.

Nel complesso, vi è l’impressione che, dato lo slancio raccolto dalle iniziative della leadership russa nei gasdotti nel sud, South Stream probabilmente sarà costruita prima non solo di North Stream, ma anche di Nabucco, che dovrebbe diventare operativo nel 2014.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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