Le città e le comunità locali sono una sfida inevitabile per la strategia dei mondialisti. Essendo il loro obiettivo arrivare ad una gestione mondiale, progettano di scomporre a tutti i livelli gli stati nazione pretendendo di rafforzare i comuni (istituzioni locali). Così, costruire una vera maglia sul campo permette l’instaurazione di nuove strutture al livello più basso (il locale) che si inseriranno in organismi politici regionali, quindi continentali, infine per arrivare ad un “saltatore” unico, un governo mondiale (il globale). Quest’architettura si prefigge di raggirare l’autorità politica degli stati. È questa la sfida dell’istituto “città e governi locali collegati” – CGLU- (in inglese: United Cities and local Governments – UCLG)

In realtà, la CGLU deriva dalla fusione di tre istituti mondialisti che trattano di problemi locali: l’Unione internazionale degli enti locali (iniziale inglese IULA), la Federazione mondiale delle città unite (FMCU) e Métropolis. La IULA è la più vecchia organizzazione mondiale di enti locali poiché la sua fondazione risale al 1913. La missione della IULA consiste nel favorire il rafforzamento delle istituzioni locali e la rappresentazione dei governi locali nei settori dell’urbanizzazione. La FMCU, creata nel 1957, riunisce più di 1400 città in più di 80 paesi per sviluppare reti tematiche e programmi di cooperazione su argomenti come l’ambiente, la gestione urbana o anche il sostegno portato ad azioni internazionali. Infine, Métropolis, creato nel 1985, raccoglie più di cento città con più di uno milione di abitanti. Quest’istituto è incaricato di rispondere ai problemi specifici delle grandi zone metropolitane.

“L’autonomia” locale controllata da Bruxelles

Pur durando, questi tre organismi hanno generato CGLU nel 2004 a Parigi e la cui sede è a Barcellona. Quest’istituto planetario diretto dal sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë, corona una moltitudine di suddivisioni. Nel caso europeo, una vera organizzazione piramidale che si basa sulla carta europea dell’autonomia locale elaborata nel 1981 dal relatore tedesco Galette disciplina tutto il vecchio continente. Questa carta si ispira al modello politico tedesco. Così, ogni paese europeo è dotato di un istituto incaricato degli affari locali che trattano sempre più con le istanze sovrannazionali di Bruxelles a spese dell’autorità nazionale. Possiamo citare il caso francese (AFCCRE: Associazione francese del consiglio dei comuni e regioni d’Europa) o il caso svizzero (ASCCRE: Associazione svizzera per il consiglio dei comuni e regioni d’Europa). Questi vari istituti sono riuniti nell’ambito di un’istanza europea il Consiglio dei comuni e regioni dell’Europa (CCRRE creato nel 1951) e diretto nel 2009 dal sindaco di Vienna, Michael Häupl. Durante gli anni novanta, il suo presidente si chiamava Valéry Giscard di Estaing, il padre del Trattato che stabilisce una costituzione per l’Europa che è stata rifiutata nel 2005 dai cittadini francesi ed olandesi e che è stato, in seguito a ciò, sostituito dal Trattato di Lisbona.

Dictat “di un istituto planetario”

Il CCRRE costituisce soltanto una sezione di CGLU. Troviamo l’equivalente europeo su tutti i continenti. In realtà, quest’istituto planetario è costituito da sette sezioni regionali: CCRRE (sede a Bruxelles), Africa (senza sede ufficiale), Asia-Pacifico (sede a Giacarta), Euro-Asia (sede a Kazan), America latina (sede a Quito), Medio Oriente e Asia dell’Ovest (sede a Istanbul) e America settentrionale (sede a Washington). Affinché tutta questa meccanica funzioni allo stesso ritmo, una carta mondiale dell’autonomia locale è stata elaborata. Ispirandosi alla carta europea, questo documento, incaricato di coordinare tutte le Comunità locali mondiali, hanno assunto forma grazie all’azione di Heinrich Hoffschulte, presidente di un gruppo di lavoro nel quadro dell’ONU. In realtà, la collusione tra le istanze dell’Onu ed europee è stata totale poiché Heinrich Hoffschulte è stato anche il vicepresidente del CCRRE negli anni novanta sotto la presidenza di Valéry Giscard d’Estaing.

Abbiamo cercato di presentare “lo scheletro” della gestione locale dal più basso al più alto livello. Una vera linea di condotta comune deve disciplinare tutta questa struttura immensa a spese degli Stati la cui esistenza non è più necessaria. Tutta quest’organizzazione accompagna le confusioni politico-finanziarie in corso in attesa di instaurare una gestione mondiale dotata di un sistema monetario, bancario, giuridico ecc. in via d’unificazione. Il lavoro di Aldous Huxley, Il migliore dei mondi, è sul punto di concretizzarsi.

Articolo Tradotto da Daniele C. (Risorsetiche)

Fonte: Voltairenet.org/

Pierre Hillard, autore francese, ha pubblicato, tra l’altro:
La Décomposition des nations européennes, sous-titre : De l’union euro-Atlantique à l’État mondial. Géopolitique cachée de la constitution européenne, préface d’ Edouard Husson, Éditions François-Xavier de Guibert, 2005 ;
La Marche irrésistible du nouvel ordre mondial, sous-titre : Destination Babel, Éditions François-Xavier de Guibert, 2007 ;
La Fondation Bertelsmann et la gouvernance mondiale, Éditions François-Xavier de Guibert, 9 avril 2009.


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