Da qualche giorno uno dei siti più cliccati e divulgati dai media russi risponde al nome di “SPBGU – Leaks” (www.spbguleaks.com), risposta russa al più noto WikiLeaks , forum nel quale gli studenti dell’Università Statale di San Pietroburgo segnalano, in forma anonima, episodi di corruzione. L’eco dell’iniziativa è arrivato fino a Mosca, dove in un batter d’occhio i colleghi dell’Università Statale hanno creato il http://mgimoleaks.com/ . Al sito hanno dedicato degli articoli le riviste: Komsomol’skaja Pravda, Rossijskaja Gazeta e Exo Moskvy, fra le altre. Quello che però ha sorpreso un po’ tutti è il fatto che invece di difendersi, contro ribattendo, forse, che la corruzione nelle università russe non esista, o per lo meno sia ridotta al minimo, entrambi i rettori delle Università Statali hanno ringraziato gli studenti per le denunce esposte dichiarandosi ben contenti di poter essere messi a conoscenza di questo tipo di notizie. Hanno pertanto esortato gli studenti nel continuare la condivisione di informazioni con l’obiettivo ultimo di ridurre quanto più possibile gli episodi di corruzione.

Una reazione molto buona per un Paese che nella classifica del Transparency Report 2010 è attualmente collocato al 154° posto su 178 paesi con un indice di corruzione percepito del 2.1 : ci si sarebbe aspettato che per lo meno i siti venissero chiusi o denunciati gli ideatori. Il feedback, al contrario, è stato molto positivo, merito soprattutto dell’attuale politica anti corruzione portata avanti con determinazione dal Presidente Medvedev.

Quando Yeltsin saliva alla carica del potere nel 1991, la Russia non era estranea alle iniziative volte alla lotta contro la corruzione. Sia Andropov sia Gorbachev avevano cercato di ridurre la corruzione nell’Unione Sovietica, tentativi che tuttavia fallirono. Nonostante Yeltsin avesse pubblicamente annunciato che il delicato tema della corruzione sarebbe stato affrontato seriamente dalla sua amministrazione, alla fine del suo secondo mandato la Russia si trovava all’ 82° posto su 99 paesi secondo le statistiche del Transparency International. Nonostante la liberalizzazione economica la corruzione non accennava ad attenuarsi. L’insicurezza politica degli anni ’90 che seguiva al collasso dell’Unione Sovietica era motivo di preoccupazione per Yeltsin soprattutto per quello che riguardava il mantenimento della sua autorità e del suo potere. Il fallimento di una decisa differenziazione fra quello che era “privato” e ciò che era “ pubblico” in un momento cruciale della storia russa ha indebolito ulteriormente le istituzioni russe creando confusione e rendendo ancora più incerti i confini fra il pubblico e privato.

Con l’ascesa al potere di Putin si iniziavano a registrare i primi successi in materia, confermati in quegli anni dalle statistiche del World Bank Governance Indicator. Le riforme attuate da Putin si rivelavano vincenti nella creazione di uno spazio economico uniforme ed integrato all’interno del gran territorio russo. Nel 2001 Dmitrii Kozak riportava che ben l’80% delle leggi regionali rispettava le linee guida di quelle federali. È da sottolineare però che le riforme attuate da Putin erano difettose dal punto di visto burocratico ed amministrativo, poiché a capo dei nuovi distretti federali venivano collocati dei rappresentati con poteri plenipotenziari responsabili dell’andamento delle istituzioni all’interno del proprio distretto. Questo inevitabilmente creava delle lungaggini burocratiche e possibilità di abuso del potere.

Il 19 maggio 2008 il Presidente russo in carica, firmava il Decreto Presidenziale 815 sulle “Misure contro la corruzione”, già preannunciato in uno dei suoi discorsi elettorali chiave contro la corruzione e ribadendo come questa fosse una delle priorità del suo programma. Anche nel suo discorso di inaugurazione il 7 maggio 2008 il Presidente dichiarava: “ La corruzione è diventata un problema sistemico e dobbiamo affrontarla attraverso azioni altrettanto strutturali”1. I punti principali del suo piano riguardano lo sviluppo di un’azione politica a livello nazionale anti corruzione, proposte di cambiamento in ambito legislativo e la coordinazione degli sforzi federali, regionali e locali per combattere questo grave problema che da troppo tempo affligge il Paese. Con in “National Anti – corruption Plan”2 si sono formalizzati i nuovi disegni di legge sottoposti alla Duma dal Presidente nell’ottobre 2008 che prevedono di integrare alcune leggi per allinearle agli standard richiesti dalla convenzione UN (“UN Convention against Corruption”). Non c’è bisogno di sottolineare che i russi aspettavano da tempo tali misure. Fino al settembre 2008 le ricerche del “Centro Ricerche dell’ Opinione Pubblica” documentava che il 74% della popolazione russa pensava che i livelli di corruzione si aggirassero intorno al 75%3. Le misure per combattere contro la corruzione adottate nel piano sono di seguito brevemente elencate e comprendono: la consapevolezza da parte dei cittadini che gli atti di corruzione vengono puniti e che si è prevista una serie di legge per colpire duramente chi commette questi reati, l’alternanza nelle cariche statali o comunali nonché la minuziosa verifica dei requisiti secondo le modalità prescritte, lo sviluppo di un ente di controllo che accerti l’applicazione delle leggi della Federazione Russa nei casi di corruzione.

La maggior parte delle riforme del Presidente Medvedev hanno come obiettivo il rafforzamento delle Istituzioni e una maggior chiarezza legislativa. A differenza del suo predecessore, Medvedev ha creato un piano concreto che comprende cambiamenti politici e sociali possibili in primo luogo grazie alle segnalazioni dei cittadini, tanto che la bozza del suo discorso sul piano anti corruzione era presente nel suo sito sia in versione russa sia in inglese.

È ancora presto per dire se la strategia di Medvedev risulterà vincente nel lungo periodo, certo è che il principio generale del suo piano che prevede il rafforzamento delle istituzioni è fondamentale per poter diminuire le forme di insicurezza fra i cittadini, così come le iniziative per migliorare la qualità e l’efficienza degli enti statali saranno rappresenteranno un solido punto di partenza.

In occasione del World Economic Forum 2011 egli stesso ha ribadito che questo è soltanto l’inizio di un lungo percorso e che gli sforzi che si stanno facendo in questa direzione devono ancora portare ai risultati attesi.


* Eleonora Ambrosi è ricercatrice dell’IsAG


1 (http://www.newsru.com/russia/19may2008/corrupt.html)

2 Федеральный закон Российской Федерации от 25 декабря 2008 г. N 273-ФЗ “О противодействии коррупции”

3 “Prichiny korruptsii i kak s nimi borostya?” VCIOM, n.1048, 17 settembre 2008

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