Fonte: The Race for Iran http://www.raceforiran.com/ – 05-02-2010

Il nuovo segretario generale della Shanghai Cooperation Organization (SCO), Muratbek Sansyzbayevich Imanaliev, ha detto in una conferenza stampa a Pechino, all’inizio di questa settimana, che il conflitto in Afghanistan e l‘ampliamento dei membri della SCO, volto a includere l’Iran e il Pakistan, sono i temi in cima all’ordine del giorno della SCO nel 2010. Certo, questi problemi, probabilmente, domineranno la preparazione per il vertice annuale della SCO, che avrà luogo a Tashkent, in Uzbekistan, nella prossima estate.

La SCO è stata fondata nel 2001 da sei membri originali: Russia e Cina, insieme con Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Formalmente la SCO è stata creata per istituzionalizzare la cooperazione, tra i soci fondatori, nella sicurezza dei confini, nell’antiterrorismo e nella lotta contro estremisti e l’attivismo separatista, come pure per la cooperazione economica. Più in generale, la SCO si è affermata come un fattore sempre più importante negli affari dell’Asia centrale, nelle relazioni sino-russe, e la formazione di una “coalizione” internazionale, liberamente organizzata intorno a Pechino e Mosca – in opposizione a quello che, i suoi membri, ritengono l’eccessivo unilateralismo degli Stati Uniti.

Nel 2004, la Mongolia è diventata il primo stato a ricevere lo status di osservatore nella SCO; nel 2005, anche Iran, India e Pakistan, è stato concesso lo status di osservatore nella SCO. Se si comprendono le popolazioni e l’estensione territoriale dei quattro stati osservatori, insieme a quelli dei sei membri del nucleo, la SCO è diventata la più grande organizzazione per la sicurezza regionale, in termini di numero di persone e di quantità di territorio coperto. Tra le altre cose, l’inclusione di Iran, India e Pakistan, in qualità di osservatori espande in modo significativo, il latente ma già considerevole potenziale della SCO nell’esercitare influenza sullo sviluppo e la commercializzazione del petrolio e del gas dell’Asia centrale.

Negli ultimi tre anni, la Russia ha spinto affinché l’Iran abbia riconosciuta una piena adesione della SCO. La Cina ha continuamente resistito a questa spinta. In pubblico, i funzionari cinesi dicono solo che il problema deve essere studiato, mentre un meccanismo formale, attraverso il quale la SCO può adottare nuovi membri, non esiste ancora. In privato, i funzionari cinesi dicono che l’Iran cambierebbe la natura e la funzione della SCO in modo importante. In particolare, l’adesione iraniana renderebbe più difficile per Pechino insistere, come fa regolarmente, che la SCO non sia un’alleanza diretta contro un qualsiasi paese specifico, ad esempio gli Stati Uniti.

Non è chiaro se Pechino sia pronta a sostenere la piena adesione per l’Iran della SCO. Ma, come Andrei Ibanov, un analista russo, ha scritto questa settimana sul China Global Times, Pechino ha incrementato la sua posizione strategica “consentendole un ruolo più diretto, nel sostenere, più velocemente che mai, i suoi interessi nazionali”. E, come abbiamo sottolineato più volte su questo blog e altrove, mentre dal 2007 la Cina è diventata più decisa nel sostenere i propri interessi percepiti nei confronti dell’Iran, anche la pressione degli Stati Uniti su Pechino, per adottare una linea dura contro Teheran si intensifica. Ci aspettiamo sicuramente che il trend continui.

In questo contesto, sostiene Ibanov: “La mossa migliore della Cina, in particolare come leader della SCO, sarebbe quello di incoraggiare e facilitare l’accettazione dell’adesione dell’Iran nel patto, prima che un nuovo round di sanzioni sia comminato. In questo modo, non solo si rafforzerebbe la capacità della Cina di avere accesso alle fonti di energia dell’Iran, ma frenerebbe, anche molto seriamente, qualsiasi iniziativa unilaterale, che siano sanzioni o missili puntati, contro l’Iran e le sue installazioni nucleari.”

Due anni fa, un generale dell’intelligence dell’Esercito Popolare di Liberazione ci ha detto, a Pechino, che la Cina sarebbe d’accordo per la piena adesione iraniana nella SCO, “solo se gli Stati Uniti forzassero la mano”. Dato l’antagonismo gratuito verso la Cina dell’amministrazione Obama, oltre l’Iran ance su altre questioni, sarà interessante vedere se Pechino sarà più aperta alla prospettiva di adesione completo alla SCO della Repubblica islamica.

Sull’approccio dell’amministrazione Obama verso la Cina, siamo stati sorpresi dal trovarci seriamente d’accordo con un recente articolo pubblicato a questo proposito sul The Wall Street Journal da George Gilder, un intellettuale caro ai repubblicani conservatori e neo-conservatore per molti anni. Non siamo d’accordo con Gilder su molti argomenti, con particolare riguardo al Medio Oriente. Ma il suo saggio, dal titolo “Perché inimicarsi la Cina?”, contiene brani di vera comprensione:

‘E’ iniziato lo scorso giugno, a Pechino, quando il segretario al Tesoro Usa Timothy Geithner si mise a concionare il premier cinese Wen Jiaboa, tanto che apparve come un uomo messo alle stretta da un chiacchierone al cocktail party. Mr. Geithner arringava i cinesi sulla … necessità della svalutazione della moneta cinese; è difficile immaginare riuscire a persuadere i possessori cinesi di un trilione di dollari di riserve. Questa settimana, in un incontro con i democratici al Senato, il presidente Obama ha continuato a preoccuparsi per il dollaro troppo forte verso lo yuan, in un momento in cui la maggior parte degli investitori del mondo teme che la Cina agisca per le sue parole e faccia collassare il dollaro…

Sì, i cinesi sono inutilmente aggressivi nel dispiegamento di missili contro Taiwan, ma non vi è assolutamente alcuna prospettiva di una riuscita difesa di quel paese da parte degli Stati Uniti. Mandargli 6 miliardi dollari di nuove armi è una provocazione inutile verso la Cina, e che non ha nessun valore per la difesa del Stati Uniti o Taiwan…

[Ma] una politica estera di gente seria, in un momento di crisi, si renderà conto che l’attuale regime cinese è il migliore che possiamo aspettarci da questo paese. La rivitalizzazione del capitalismo asiatico cinese rimane il più importante evento positivo nel mondo, degli scorso 30 anni. Non solo ha portato un miliardo di persone fuori dalla miseria e dall’oppressione, ma ha trasformato la Cina da un nemico comunista degli Stati Uniti, in un partner capitalista ormai indispensabile. E’ ironico che i liberali, che una volta hanno accolto con favore la pacificazione del mostruoso regime di Mao Zedong, oggi siano apertamente bellicosi per i vari episodi oscuri di hacking su Internet…

Gli Stati Uniti sono dipendente dalla Cina per la loro salute economica e militare, come la crescita economica della Cina dipende dagli Stati Uniti per i suoi mercati chiave, la riserva finanziaria e il regime capitalista globale degli scambi.

E una follia auto-distruttiva, sacrificare questa sinergia, al centro del capitalismo globale, al fine di ottenere concessioni sul riscaldamento globale, l’indebolimento del dollaro o la politica di Internet.

Di quanti nemici abbiamo bisogno?’

Quanti davvero. Questo blog è, per molti aspetti, dedicato alla tesi secondo cui gli Stati Uniti non hanno bisogno che la Repubblica islamica sia un nemico. E’ un segnale inquietante di quanto fuori strada sia andata la politica estera dell’amministrazione di Obama, tanto che sia i Leverett che George Gilder sentono il dovere di sottolineare quanto possa essere pericoloso, per gli Stati Uniti, fare della Cina un nemico.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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