L’8 e il 9 settembre si è tenuta a Vladivostok, il più importante porto russo nell’Asia Pacifica, la ventiquattresima edizione dell’annuale vertice APEC tra i ministri degli affari esteri e i ministri dell’economia dei Paesi partecipanti alla Cooperazione Economica Asia-Pacifico. L’Organizzazione, fondata nel 1989, riunisce le 21 economie degli Stati del Pacifico, tra cui Stati Uniti d’America, Cina, Giappone, Australia, insieme ad altri Paesi asiatici. Gli Stati membri rappresentano insieme il 40% della popolazione mondiale, il 54% del PIL e il 44% degli scambi economici.

Quest’anno il Paese ospitante è stata la Russia, nel 2013 sarà l’Indonesia. Infatti si è già tenuto l’incontro tra il Ministro degli Affari Esteri russo Lavrov e quello indonesiano M. Nakkalli, per stabilire il passaggio di consegne e una linea di cooperazione comune.

Vladivostok, capitale del territorio di Primor’e, Distretto Federale Estremo-Orientale, è stata scelta come città ospitante per sottolineare come la Russia sia un Paese eurasiatico e per rilanciare il prestigio del “Padrone d’ Oriente”, traduzione dal russo del nome della città.

Importantissimo il ruolo svolto in questo vertice dalla Russia, la quale si prefigge grandi progetti sia per il Paese stesso sia per l’ APEC, che sotto la sua presidenza raggiungerà obiettivi a cui fatica da tempo ad arrivare.

Mosca ha ribadito le proprie intenzioni come potenza mondiale guida  e come importante anello di congiunzione tra UE ed Asia. Infatti, il viceministro Shuvalov ha detto: “Il futuro della nostra rapida crescita si realizzerà quando avremo due piedi saldi: non soltanto quello europeo, ma sia quello europeo sia quello asiatico”. I successi russi nell’APEC sono ben orientati in questa direzione.

In una delle sessioni inaugurali del vertice, Lavrov spiega con quale spirito la Russia stia affrontando la presidenza: “Integrazione per la crescita, innovazione per lo sviluppo”. Ci si aspetta la liberalizzazione dei mercati e degli investimenti, un’alleanza economica più solida, nuove misure per la sicurezza dei mercati, passi avanti nel settore dei trasporti e della logistica e, in generale, lo sfruttamento delle possibilità esistenti per una crescita comune nell’APEC.

Anche il vice primo ministro Igor Shuvalov ha detto che cosa si aspetta la Russia dopo il vertice: “Nei prossimi cinque anni il nostro commercio estero si dovrà focalizzare verso l’Asia e garantire alti tassi di crescita nell’Estremo Oriente. In particolare, vogliamo che il nostro giro d’affari con l’APEC cresca fino a superare quello che abbiamo con l’Unione europea”.

L’Unione Europea è l’interlocutore economico più importante della Russia, assicurandosi circa la metà di tutti gli scambi economici, quantificabili in circa 320 miliardi di dollari; invece, quelli con la Cooperazione economica Asia-Pacifico si assestano a meno della metà di questa cifra, anche se si è notato un aumento del circa 15% di guadagni dalla collaborazione con l’Asia a partire dal 2006.

La Russia ha comunque badato che i rapporti con l’Unione Europea non risentissero di questo cambiamento di rotta verso l’Asia.

Infatti, nell’intervista alla tv di Stato cinese, il Ministro degli Affari Esteri russo Lavrov risponde con molta prudenza alle domande riguardanti le direzioni degli investimenti economici russi. In effetti, egli sostiene che i rapporti con l’Unione europea restano di fondamentale importanza per la Federazione russa, ma il nuovo obiettivo è di orientarsi a Est, nel momento in cui l’economia mondiale è in crisi, poiché i mercati dell’Asia pacifica non conoscono alcuna impasse. La Russia ha lasciato intendere che può avere rapporti economici sia con i Paesi asiatici sia con l’Unione europea, in quanto il mercato europeo, oltre a non attraversare una situazione florida, ha presentato anche dei problemi. Ci si riferisce palesemente alla crisi con la Commissione Europea, che ha deciso di aprire una commissione d’inchiesta per la società russa Gazprom per la presunta violazione della concorrenza in alcuni Paesi; così il gigante russo si apre la strada per i Paesi dell’Asia che sicuramente saranno per esso un ottimo mercato del gas. Infatti, Gazprom ha già annunciato la previsione che, nei prossimi anni, il gas venduto nella zona del Pacifico supererà quello venduto ai Paesi europei.

L’interlocutore economico più importante della Russia resta la Cina, che per lungo tempo venne considerato una minaccia; tuttavia, negli ultimi anni la situazione è molto cambiata e i rapporti si stanno consolidando. In effetti, il presidente cinese Hu Jintao e Vladimir Putin si sono incontrati a margine del summit APEC a Vladivostok, il precedente incontro risaliva a giugno durante la riunione della Shanghai Cooperation Organization. I colloqui, all’epoca, avevano portato a una crescita delle relazioni bilaterali. La Cina ha collaborato strettamente con la Russia per garantire la sicurezza del vertice, in particolare aiutando a pattugliare il confine fra il distretto mediorientale russo e la provincia Heilongjang.

Durante l’incontro al vertice APEC, questi hanno stabilito le linee della collaborazione futura soprattutto nei seguenti ambiti: investimenti, innovazione e alta tecnologia, con lo scopo di migliorare e ampliare la collaborazione economica dei due Paesi. Il presidente cinese ha sottolineato la grande importanza della cooperazione energetica. Mosca e Pechino cercheranno di aumentare il commercio bilaterale con lo scopo di arrivare a 100 miliardi di dollari entro il 2015, e 200 miliardi entro il 2020.

Oltre alla cooperazione economica, si darà importanza anche al turismo e agli scambi umanistici, in particolare quelli fra i giovani.

I due Paesi sono grandi potenze nella regione Asia-Pacifico e, quindi, devono rappresentare due forze attive nel promuovere la cooperazione regionale ed economica.

Al margine del vertice, importante anche l’incontro fra il presidente cinese Hu e il presidente vietnamita Truong Tan Sang. La situazione si presenta più problematica a causa della questione del territorio nel Mar Cinese Meridionale, però la Cina ha ribadito che non permetterà che i legami virino verso un conflitto, ed ha sollecitato ad arrivare a negoziati bilaterali al fine di uno sviluppo congiunto. La Cina vuole preservare la pace e la stabilità, inoltre si è prefissa di dare una spinta all’economia, promettendo di investire circa 160 miliardi di dollari in infrastrutture.

Come abbiamo detto, uno degli obiettivi da raggiungere per l’APEC è la liberalizzazione dei mercati e nuove alleanze da consolidare per far crescere l’economia in tutta la regione. Un’altra alleanza importante è quella tra Mosca e Seul, che hanno moltissimi progetti interessanti di collaborazione. Tra i due Paesi si frappone, tuttavia, la Corea del Nord che non fa parte dell’APEC, e con cui i rapporti rimangono tesi. Tutti i tre sono comunque interessati allo sviluppo di progetti trilaterali, in particolare: il primo riguarda il gasdotto che passa dalla Corea del Nord arrivando in Corea del Sud. Mosca deve sfruttare quell’immenso mercato di gas che garantirà, a breve termine, forti esportazioni. Il secondo è una linea analoga per l’energia elettrica; il terzo progetto riguarda la linea ferroviaria, ossia l’unione delle ferrovie delle due Coree con la Transiberiana. Queste innovazioni nelle infrastrutture permetteranno decisivi passi in avanti per le esportazioni russe e il traffico di merci.

Le discussioni sono a buon punto, e si pensa di poterli mettere in funzione nel futuro prossimo giacché gli imprenditori che se ne occupano possono raggiungere risultati, nonostante la situazione politica non proprio idilliaca tra i due Stati della penisola.

La Cina, la Corea del Sud e anche il Giappone (con quest’ultimo la Russia ha siglato un accordo da sette miliardi di dollari per costruire un impianto di gas liquido) sono partner economici consolidati della Russia, ma si stanno aprendo anche nuove prospettive di cooperazione all’interno dell’APEC, per la liberalizzazione dei mercati. Le trattative in questa direzione sono iniziate con due Paesi in particolare, Nuova Zelanda e Vietnam, tuttavia non è solo la Russia che avrà rapporti economici, ma tutta l’Unione Eurasiatica. Quest’ultima venne fondata nel 2011 ed è una Unione doganale tra Kazakistan, Russia e Bielorussia, a cui si potrebbe aggiungere l’Ucraina, grazie al Presidente filorusso Victor Yanukovich.

L’ Unione Eurasiatica ha stretto accordi per la liberalizzazione dell’economia con la Nuova Zelanda e il Vietnam, ma questi ultimi non entreranno a farne parte, come invece sostenuto da alcuni.

L’ APEC ha deciso di liberalizzare appunto gli scambi tra i Paesi partecipanti, essendo preoccupati dalla crisi finanziaria che vede coinvolti gli Stati Uniti d’ America, che non hanno registrato alcuna crescita nelle attività finanziarie nell’ultimo anno. La Russia, dal canto suo, ha siglato due accordi molto importanti di carattere scientifico con gli Stati Uniti d’America per la collaborazione nell’Antartico e sullo stretto di Bering.

Questi sono i progetti più importanti, insieme alla modernizzazione della transiberiana e la linea ferroviaria sul Bajkal-Amur, che collega la Siberia con l’estremo oriente russo. Dei risultati di questi propositi ne potremmo discutere in seguito al prossimo summit, che si terrà a Bali nel 2013.

 

* Natalya Korlotyan è dottoressa in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee (Università Statale di Milano)

 

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