La prima conferenza intergovernativa UE-Serbia per gennaio dovrebbe dimostrare lo stato di avanzamento della domanda serba d’adesione all’Unione europea. “La Serbia deve continuare le riforme che ha iniziato, i cui risultati saranno un indicatore chiave per valutarne il processo d’integrazione”, ha dichiarato la commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo. Allo stesso tempo, in un colloquio sulle prospettive europee della Serbia, i membri del Parlamento europeo hanno salutato le elezioni locali tenutesi in Kosovo, alla fine del 2013, come “un grande passo in avanti sulla strada della democrazia”.

La politicizzazione della domanda della Serbia d’adesione all’UE è evidente. Ciò riguarda i requisiti socio-economici adottati da Belgrado e le raccomandazioni per rivedere i parametri della cooperazione con la Russia nell’energia, in quanto non conformi allo spirito dell’Unione europea, alla Carta dell’energia e al Terzo pacchetto sull’energia.
Tuttavia, come si può parlare di “non conformità” se nella stessa UE gli approcci dei singoli Paesi nella scelta di una politica energetica sono sempre diversi? L’Unione europea non è un monolite. Un certo numero di Paesi membri ha già chiarito che non ha intenzione di seguire pacificamente le direttive di Bruxelles in materia di energia, anche se non mette in questione l’adesione all’UE (almeno, non ancora).

Al momento, mentre i membri del Parlamento europeo a Strasburgo iniziano i colloqui della sessione invernale, il primo ministro ungherese Viktor Orban è arrivato a Mosca per una visita di lavoro.
Negli ultimi due decenni, le relazioni tra la Russia e l’Ungheria hanno visto periodi complicati. Ci sono state due azioni del governo ungherese contro le compagnie petrolifere e del gas russe (soprattutto contro la Surgutneftegaz) e tentativi di Budapest di svolgere un “doppio gioco” in campo energetico. Tuttavia, negli ultimi anni i rapporti migliorano. La visita operativa di Viktor Orban a Mosca, nel gennaio 2013, è un’occasione importante.

All’epoca, durante l’incontro con il presidente russo Vladimir Putin, il capo del governo ungherese suggeriva che la Russia partecipasse alla modernizzazione del sistema energetico ungherese. E ora questi piani iniziano ad essere attuati. Secondo Sergej Kirenko, a capo della società statale Rosatom, l’energia nucleare diventa un settore importante della cooperazione bilaterale russo-ungherese. “I negoziati con l’Ungheria sono in fase attiva”, ha dichiarato Kirenko. Ciò si riferisce alla partecipazione della Russia nella costruzione di due nuovi reattori nella centrale elettronucleare di Paks, in Ungheria (in aggiunta agli attuali quattro costruiti con l’aiuto dell’URSS), con una potenza complessiva di 2500-3400 MW. Il contratto ha un valore di 10 miliardi di dollari. “Oltre il 40 per cento del volume lavorativo”, secondo V. Putin, “deve essere svolto dalla parte ungherese. Ciò significa che circa tre miliardi di dollari saranno stanziati per sostenere l’occupazione in Ungheria, e solo le entrate fiscali che ne verranno saranno di oltre un miliardo di dollari.” E se si aggiungono gli accordi raggiunti da Mosca e Budapest a fine 2013, per una stretta aderenza, indipendentemente da possibili complicazioni, al già concordato programma per la costruzione del tratto ungherese del gasdotto South Stream e all’avvio delle forniture di gas russo all’Ungheria nei primi mesi del 2017, si deve riconoscere che la cooperazione tra la Russia e l’Ungheria nell’energia diventa un partenariato strategico.

Ci sono due ragioni principali per il progressivo sviluppo delle relazioni tra la Russia e l’Ungheria. La prima è connessa alle tensioni nelle relazioni tra Budapest e Bruxelles. La pressione della leadership dell’UE sull’Ungheria è sempre più evidente negli ultimi anni, toccando sia la sovranità statale che i sentimenti del popolo dell’Ungheria. E’ sufficiente ricordare le improvvisate dei politici tedeschi sulla necessità d’inviare unità paramilitari in Ungheria o la proposta discussa nella  Commissione europea d’imporre sanzioni a Budapest per le peculiarità della legislazione nazionale ungherese, non gradita a Bruxelles.

Agli occhi degli ungheresi, tutto ciò ha ridotto notevolmente l’attrattiva, per usare un eufemismo, delle raccomandazioni della Commissione europea in altri settori, compresa l’energia. Inoltre, perché non seguire l’esempio del business tedesco in materia? Negli ultimi anni ha seguito una politica indipendente cooperando con la Russia nel settore energetico. Ci si riferisce, in particolare, al recente ritiro della tedesca RWE dal progetto Nabucco. Inoltre, la cooperazione russo-ungherese ha una buona base finanziaria ed economica.

Le proposte russe sono semplicemente più redditizie, meglio pianificate e più serie di proposte simili delle aziende occidentali. Ciò è dimostrato da un semplice fatto: oggi la Russia fornisce l’80% del petrolio e il 75% del gas consumato in Ungheria.
Mentre la stampa ungherese riconosce, tra tutti i candidati al contratto, che solo Rosatom è pronta a fornire un adeguato finanziamento preliminare per il progetto di sviluppo della centrale nucleare di Paks. In un primo momento, la società francese Areva e la società nippo-statunitense Westinghouse prevedevano di partecipare alla gara, ma l’Ungheria non ha mai ricevuto alcuna proposta concreta.

La società russa, invece, ha proposto termini utili agli interessi ungheresi. Va detto che l’interesse dell’Ungheria nel sviluppare l’energia atomica non rientra esattamente tra le priorità dell’Unione Europea, dove molti sognano una “rivoluzione”, che arrecherebbe all’Europa una minaccia ecologica più grave di quella connessa ad
una centrale nucleare. La parte del governo ungherese nello sviluppo dell’energia nucleare, osservando naturalmente i requisiti sulla sicurezza, è un passo importante a livello europeo. Come dimostrato dalla cooperazione della Russia con altri Paesi, in particolare l’Iran, le proposte russe soddisfano pienamente le esigenze sulla sicurezza. Così l’alleanza energetica di Mosca e Budapest può servire da esempio per gli altri Paesi europei.

Strategic Culture Foundation

Traduzione di Alessandro Lattanzio.


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