Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha di recente condotto una visita di Stato in Libano, la prima da quando è stato eletto nel 2005. Il 13 ottobre scorso, al suo arrivo a Beirut, Ahmadinejad è stato accolto da uno stuolo di sostenitori di Hezbollah che urlavano Kosh Amadid, “benvenuto” in persiano.

Il presidente iraniano ha incontrato il suo omologo libanese, Michel Suleiman, per firmare alcuni accordi bilaterali in materia di energia, acqua e altre questioni. Ma al di là delle conferenze stampa e degli incontri istituzionali con i leader delle varie fazioni libanesi, ciò che ha stupito della visita è stato il calore con cui migliaia di persone hanno ricevuto Ahmadinejad.

La visita del presidente è stata letta dalla maggior parte della stampa come mirata ad incitare il movimento sciita Hezbollah e a sottolineare l’influenza iraniana in Libano. Ed effettivamente la due giorni libanese di Ahmadinejad ha dato la netta impressione che il presidente goda di un vasto seguito nel paese dei cedri. L’Iran, insieme alla Siria, è generalmente ritenuto il maggior finanziatore di Hezbollah e ha giocato un ruolo importante nel movimento, fin dalla sua creazione.

Hezbollah (il Partito di Dio) ha organizzato un’accoglienza da eroe per il presidente, con suoi poster appesi per le strade di Beirut e una gran quantità di bandiere iraniane. Ahmadinejad si è anche recato nel sud del Libano, la roccaforte di Hezbollah dove questo ha combattuto la guerra contro Israele del 2006. Alla vigilia si pensava che il presidente avrebbe addirittura tirato pietre oltre il vicino confine israeliano, ma non è stato così. Ahmadinejad ha però lanciato le consuete invettive contro “l’entità sionista” e ha elogiato il Libano per la resistenza opposta a Israele. Il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs ha interpretato tutto ciò come un segnale che per Hezbollah è più importante l’alleanza con l’Iran di quella con il Libano.

La decisione di Ahmadinejad di visitare il Libano è stata criticata specialmente perché arrivata in un momento di particolare tensione interna per Beirut. Il Tribunale Speciale per il Libano, istituito per chiarire le responsabilità dell’omicidio dell’ex-primo ministro Rafiq Hariri, sarebbe indirizzato a mettere sotto accusa Hezbollah. Questo, però, contesta la credibilità del tribunale che per anni aveva ritenuto la Siria responsabile dell’attentato. Dal 2005, nonostante il ritiro delle truppe di Damasco, Hezbollah ha aumentato il suo potere, tanto dal punto di vista militare che politico, riuscendo a mantenere una milizia armata e a detenere una forte influenza sul governo pro-occidentale del primo ministro Sa’ad Hariri (figlio di Rafiq).

È interessante esaminare quanto abbia influito su questi sviluppi l’appoggio iraniano. Si legge spesso che Hezbollah è una creatura iraniana, una sua pedina utilizzata per contrastare Israele. Benché questo sia effettivamente uno degli obiettivi dichiarati della Repubblica islamica, non esiste un consenso sul grado di autonomia di Hezbollah. Per tentare di chiarire questo punto analizzerò i legami tra Iran ed Hezbollah da un punto di vista prima religioso, poi militare e infine politico.

Piano religioso

L’Iran ha avuto un ruolo indubbio nella nascita del movimento di resistenza islamico Hezbollah. La rivoluzione iraniana del 1979 aveva dimostrato la possibilità di un governo islamico, fornendo una grande ispirazione per molta parte del mondo musulmano, ma in particolar modo per gli sciiti libanesi, il gruppo confessionale storicamente insoddisfatto del sistema politico settario del Libano. Inoltre, la neonata Repubblica negli anni ottanta si impegnò attivamente per esportare all’estero il suo modello rivoluzionario.

Hezbollah nasce in reazione all’invasione israeliana del Libano del 1982, scostandosi dalle posizioni del partito sciita Amal per assumere una linea diversa dal punto di vista religioso. Votata alla lotta contro Israele, l’organizzazione si proponeva di rappresentare gli sciiti libanesi e di promuovere un governo islamico, sul modello iraniano.

Hezbollah, infatti, riconosce il principio del velayat-e faqih (il governo dei giureconsulti), cioè prevede che l’autorità politica sia responsabilità dei più alti vertici del clero sciita. La Guida Suprema iraniana è considerata la massima autorità religiosa da Hezbollah e viene consultata per decisioni di particolare importanza come quella del 1992 di partecipare alle elezioni.[i] Tuttavia, il Partito di Dio ha dimostrato un crescente grado di autonomia e nessuna delle sue deliberazioni è mai stata contrastata dall’ayatollah Khamenei.[ii]

Bisogna anche segnalare che all’interno dello stesso sciismo convivono opinioni molto distanti e che il principio della velayat-e faqih non è universalmente accettato. Il gran ayatollah Mohammad Hussein Fadlallah, che è stato a lungo considerato il mentore spirituale di Hezbollah (fino alla sua morte nel 2010), ne era un forte critico. Inoltre il Partito di Dio ha sempre segnalato che la sua visione islamica non mirava ad un’islamizzazione forzata della società.[iii]

Piano militare

Hezbollah si configura in un primo momento come movimento di resistenza armata all’occupazione israeliana del sud del Libano. L’Iran ha contribuito ad armare ed addestrare Hezbollah dal 1982, con 1.500 uomini dei Guardiani della Rivoluzione impegnati nella valle della Bekaa.

Le azioni di Hezbollah si sono concentrate inizialmente in attacchi suicidi e altri azioni di guerriglia contro le forze israeliane e occidentali, in Libano e altrove. Col tempo, tuttavia, ha anche accumulato un arsenale di missili con i quali ha potuto prendere di mira le città del nord di Israele.

Come riporta l’International Crisis Group, si ritiene che Tehran fornisca armi e supporto tecnico alla resistenza islamica, sebbene tanto Hezbollah che l’Iran lo neghino. Israele guarda con preoccupazione al legame tra Hezbollah e Tehran, che fornirebbe al movimento libanese armi, addestramento e cooperazione di intelligence. Gli Stati Uniti, inoltre, hanno posto l’accento sulla crescente integrazione militare tra Siria, Iran ed Hezbollah.[iv] La Siria, alleata di entrambi, sarebbe l’anello centrale di questi rifornimenti militari, che attraverserebbero a bordo di camion la frontiera libanese per arrivare nelle mani di Hezbollah.

A rafforzamento di questa tesi, Israele nel novembre 2009 ha intercettato una nave cargo proveniente dall’Iran carica di missili e altri armamenti che, secondo l’intelligence di Tel Aviv, sarebbero stati destinati ad Hezbollah.[v] Daniel Byman, del Saban Center for Middle East Policy del Brookings Institution, stima che gli aiuti iraniani al Partito di Dio oltrepassino i 100 milioni di dollari all’anno e che Tehran trasferisca ad Hezbollah missili utili per colpire Israele.[vi] La maggior parte di questi sono semplici razzi dal cortissimo raggio, ma Hezbollah sembra disporre anche di missili con una gittata di oltre 100 km, che gli permetterebbero di colpire Tel Aviv.[vii]

Grazie alla sua efficacia nella guerra asimmetrica, Hezbollah è riuscita a produrre il ritiro delle truppe israeliane dal sud del Libano nel 2000, di fatto certificando il potere detenuto dall’organizzazione. Superando la guerra del 2006 senza subire forti perdite, inoltre, Hezbollah ne è uscito enormemente rafforzato. Difatti è riuscito a rappresentare il conflitto come una sua vittoria nonostante l’alto prezzo pagato dal paese in termini di morti e danni alle infrastrutture. L’intervento del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, tuttavia, ha portato allo schieramento di circa 13.000 peacekeepers, per garantire la smilitarizzazione della parte meridionale del paese, ossia supervisionare il ritiro delle forze israeliane e il disarmo di Hezbollah.

Pur concedendo di disarmare le milizie nel sud, il braccio armato di Hezbollah è rimasto intatto e, anzi, ha potuto provvedere a riarmarsi. Secondo Stati Uniti e Israele il principale responsabile di questo sarebbe Tehran. Ufficiali israeliani hanno stimato che Hezbollah potesse contare, nel 2008, su 40.000 missili, un netto miglioramento rispetto ai 12.000 di due anni prima.[viii]

Piano politico

Se inizialmente Hezbollah si opponeva a qualsiasi partecipazione politica diretta, nel 1992 con un cambio di rotta decide di presentarsi alle elezioni. Abbandonando l’ideale dello stato islamico, Hezbollah si è trasformato in un partito politico a pieno titolo, sebbene il suo braccio armato ne faccia un caso a sé nell’arena libanese. Il Partito di Dio si è anche conquistato una reputazione di onestà, caratteristica importante in Libano, dove la corruzione è molto estesa.[ix]

Nel 2006, insieme ad Amal, ha innescato una crisi politica che si è conclusa solo due anni dopo, quando la disobbedienza civile è sfociata in pesanti scontri con le altre fazioni. Nel 2008, reagendo alla chiusura della propria rete di telecomunicazioni, Hezbollah ha preso controllo della parte sunnita di Beirut, dove ha anche chiuso i media di proprietà del primo ministro Sa’ad Hariri.

Sotto gli auspici della Lega Araba, le varie forze politiche libanesi si sono poi accordate per formare un governo di unità nazionale in cui Hezbollah è riuscito ad ottenere 11 dei trenta membri del gabinetto, che gli conferiscono un potere di veto sull’esecutivo.

D’altronde, il Partito di Dio opera fin dall’inizio delle sue attività nel settore sociale, arrivando ad esser visto da molti come uno “Stato nello Stato”. Storicamente gli sciiti in Libano sono sempre stati lasciati a sé stessi dal governo, cosa che ha creato un vuoto di potere da cui ha tratto profitto Hezbollah. Finanziando i programmi sociali mancanti nelle zone a predominanza sciita – il sud del paese, la valle della Bekaa e la periferia meridionale di Beirut -, il Partito di Dio è riuscito a crearsi un seguito duro a scalfire.[x]

Hezbollah gestisce quattro ospedali, 12 cliniche, 12 scuole e due centri agricoli, oltre a fornire un esteso programma di assistenza sociale che comprende aiuti alimentari, orfanotrofi e micro-credito. Le cure mediche sono molto più convenienti che altrove e gratuite per i membri di Hezbollah, sebbene i servizi siano aperti a tutti.[xi] Inoltre, disponendo della rete televisiva al-Manar, Hezbollah è in grado di diffondere la propria ideologia.

Non è chiaro quanta parte dei finanziamenti iraniani ad Hezbollah venga impiegata per il welfare, ma pare che anche in questo settore Tehran giochi un ruolo molto importante. La ricostruzione del Libano a seguito della guerra contro Israele del 2006 è stata un esempio di tale coinvolgimento, dato che l’Iran si è direttamente impegnato a ricostruire proprio quel sud del Libano dove si è recato Ahmadinejad. L’Iran vi ha investito vari milioni di dollari (150 secondo il governo di Tehran, ma molto di più stando ad altre fonti[xii]), utilizzati per riparare strade, ponti, moschee e per costruire complessi edilizi, che, peraltro, non sono andati solo a beneficio degli sciiti.

Conclusioni

Quelli che caratterizzano Hezbollah esclusivamente come un’organizzazione terroristica perdono di vista l’importanza giocata dalle sue attività sociali e politiche nel costruire un forte seguito. Specialmente negli Stati Uniti l’immagine di Hezbollah è stata irrimediabilmente influenzata dall’attacco suicida lanciato contro il quartier generale statunitense in Libano del 1983. Tuttavia, come sostiene l’esperto di Hezbollah Augustus Norton, il Partito di Dio è un Giano bifronte per via della sua doppia natura militare e politica.

Non è possibile, dunque, sottovalutare il seguito popolare che Hezbollah e l’Iran detengono grazie alla loro retorica anti-imperialista e alla loro attenzione per gli oppressi e i diseredati.[xiii] Tali posizioni sono sempre state caratteristiche della Repubblica islamica, ma Ahmadinejad ne è divenuto il paladino, per lo meno nella sua immagine pubblica. Non dovrebbe stupire, quindi, che il presidente venga applaudito tra persone che hanno beneficiato direttamente dell’appoggio iraniano e che sentono da Ahmadinejad una narrativa convincente sullo scontro con Israele.

La visita in Libano di Ahmadinejad sembra intesa, più di ogni altra cosa, a ricordare ad Israele, all’occidente e alla stessa arena politica libanese, che l’Iran appoggia Hezbollah. Questo non si concretizza in un’automatica alleanza né indica un futuro incremento nel supporto iraniano al Partito di Dio. Tuttavia, per la Repubblica islamica, il vasto benvenuto ad Ahmadinejad dimostra che il suo messaggio è ancora potente e che resiste alle pressioni imposte dall’esterno.


[i] International Crisis Group, “Hizbollah: Rebel without a cause?,” ICG Middle East Briefing Paper, 30 luglio 2003.

[ii] Adam Shatz, “In search of Hezbollah,” The New York Review of Books, 29 aprile 2004.

[iii] “Who are Hezbollah,” BBC, 4 luglio 2010. http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/4314423.stm

[iv] International Crisis Group, “Drums of war: Israele and the axis of resistence,” Middle East Report, No. 97, 2 agosto 2010.

[v] Aaron J. Klein, “Israel claims Iran weapons intercept,” Time.com, 4 novembre 2009. http://www.time.com/time/world/article/0,8599,1934835,00.html

[vi] Daniel Byman, “Hezbollah: Most powerful political movement in Lebanon,” Council on Foreign Relations, 29 maggio 2008.

[vii] “Hezbollah’s rocket force,” BBC, 18 luglio 2006. http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/5187974.stm

[viii] Barbara Slavin, “Mullahs, Money and Militias,” United States Institute for Peace, Special Report 206, giugno 2008.

[ix] Laura Deeb, “Hizballah: A primer,” Middle East Report Online, 31 luglio 2006. http://www.merip.org/mero/mero073106.html

[x] Mohammad Bazzi, “Hezbollah and Iran: Lebanon’s power couple,” Council on Foreign Relations, 14 ottobre 2010.

[xi] “Lebanon: The many hands and faces of Hezbollah,” IRIN, 29 marzo 2006. http://www.irinnews.org/report.aspx?reportid=26242

[xii] Slavin, op. cit..

[xiii] Alastair Crooke, “The true significance of Ahmadinejad’s Lebanon visit,” The Race for Iran, 15 ottobre 2010. http://www.raceforiran.com/the-true-significance-of-ahmadinejads-lebanon-visit

* Roberta Mulas è Dottoressa in Relazioni Internazionali (Università di Bologna)


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