Si fa una certa fatica a credere che si possa giungere a tanto, e per questo ho voluto constatare dalla fonte originale se una simile enormità corrispondeva a quanto effettivamente pronunciato.

È triste ammetterlo, ma per una volta “Memri”, l’agenzia israeliana che “monitora” i canali in lingua araba, ha svolto un buon servizio. Chi comprende l’arabo potrà valutare appieno le dichiarazioni rese da al-Qaradawi sulla tv del Qatar in occasione della preghiera di venerdì 12 ottobre, altrimenti si faccia affidamento sulla traduzione, fedele all’originale.

In questo sermone, lo “shaykh di Aljazeera”, incita “gli arabi” (per lui intercambiabili con “sunniti”, indice della volontà di diffondere un settario “etno-nazionalismo religioso” spacciato per il “vero Islam”) a combattere i russi, i cinesi e gli iraniani a ragione della loro posizione sulla “questione siriana”: http://www.memritv.org/clip/en/3607.htm

Su tale questione, inserita nel più ampio contesto della “Primavera araba”, “Eurasia” ha preso una posizione chiara. E non perché “sta col governo”, che tra l’altro non è “laico” come piace dipingerlo a certuni, né con questa o quella “setta”, né per un “antimperialismo” che, col suo veder “imperialismi” dappertutto, denota una scarsa attitudine a distinguere il “nemico principale” (per noi, italiani, mediterranei e abitanti della massa continentale eurasiatica, alla faccia di chi l’ha bollata come “vecchio mondo”). “Eurasia” non professa neppure dogmi per quanto riguarda l’intangibilità degli Stati-nazione così come sono usciti dalla Seconda guerra mondiale: d’altronde, sarebbe contraddittorio parlare d’integrazione grande-continentale arroccandosi sulla strenua difesa di ogni patria, piccola o grande che sia. E nemmeno sta con la Cina o la Russia per partito preso, perché cinesi o russi sono più “simpatici” di altri.

“Eurasia”, giova ripeterlo, è una rivista di studi geopolitici, ma con una sua visione, nel senso che auspica un’integrazione eurasiatica ai vari livelli poiché essa è nell’interesse di tutti i popoli, affinché possano vivere in pace e prosperità. Pertanto non può che guardare con sospetto tutti quei tentativi di fomentare discordie e guerre tra (e all’interno del) le genti di questa parte del pianeta, in particolare quelli del Mediterraneo, facendo ricorso, per di più, allo strumento per eccellenza escogitato da chi invece ha tutto l’interesse a seminare il classico divide et impera: lo “scontro di civiltà”.

È ovvio che un’integrazione eurasiatica com’è quella auspicata da “Eurasia” non può che essere inclusiva, e non esclusiva com’è quella parodistica, all’insegna del “pensiero unico” e dell’american way of life, che certi “intellettuali” sia laici e che religiosi, solidali in ciò, immaginano debba progressivamente realizzarsi sulle baionette (anzi, i droni e le bombe al fosforo) dei sempiterni “liberatori”.

Pertanto, come tutte le tradizioni regolari sono da rispettare e tutelare nel loro essere una goccia di quell’oceano di verità da cui hanno tratto origine, e nessuno, tanto meno un predicatore televisivo, può arrogarsi il diritto di parlare a nome della Verità, “Eurasia” è altresì persuasa che per garantire pace e stabile prosperità dall’Atlantico al Pacifico è necessario garantire lo spazio vitale di quei centri di civiltà che ne caratterizzano la geografia e ne han fatto la storia. In altre parole, chi si mette a disposizione di una presunta “guerra santa” da condurre contro la Russia, la Cina e chi, di volta in volta, rappresenta un ostacolo alla realizzazione della conquista del mondo da parte di una sola potenza e, soprattutto, della sua “visione del mondo” (e relativa concezione del divino e dell’uomo), non fa che squalificarsi.

È inoltre degno di nota ricordare che al-Qaradawi è la stessa “autorità religiosa” che, dagli schermi di “Aljazeera”, ha sempre invitato il suo vasto pubblico a stare dalla parte del separatismo kosovaro contro i serbi. Il risultato lo conoscono tutti: un narcostato in cui la “pulizia etnica” s’è realizzata per davvero e la più grande base Usa/Nato in Europa!

E si tratta del medesimo “shaykh” che continua a presentarsi, come i suoi omologhi del cosiddetto “Islam americano”, quale “sunnita” per lanciare anatemi verso tutti i musulmani che non aderiscono alla sua ideologia religiosa.

Tutti lo ricordano quando in piazza Tahrir sentenziò: “Gheddafi dev’essere ucciso”. E così è stato, grazie a quei “ribelli” indottrinati dai wahhabiti – che sunniti non sono – sostenuti dalla Nato, i quali ora vandalizzano santuari islamici individuati come centri della “superstizione sufi” ed ingaggiano una stupida guerra per bande il cui unico beneficiario è l’Occidente, libero di predare le ricchezze della Libia e di riportarla ad una “arretratezza” dalla quale era stata tratta solo grazie al “tiranno”.

Oltretutto, l’Occidente che tiene in gran rispetto questi personaggi anche perché sono la voce di ambienti coi quali si possono realizzare vantaggiosissimi affari (e per ora ci fermiamo a questo), non è nemmeno coerente con quanto professa. Si prenda la “tolleranza” e il “rispetto del diverso”. In Siria, se c’è una cosa che colpisce il visitatore, è l’estrema ricchezza di confessioni ed etnie diverse che coabitano in pace anche grazie all’opera del governo. Ed è bene ricordare che non è una cosa affatto scontata. Altrove, dove sono arrivati i “liberatori” e i loro tirapiedi wahhabiti, è cominciata la caccia al “diverso”, dal cristiano allo sciita, dal non credente al mistico.

Pare effettivamente che a questi “calvinisti dell’Islam” dia più fastidio la tomba d’un santo che una sede d’una banca occidentale; ma ciò non deve sorprendere, una volta compresa la loro mentalità ottusa e la limitata capacità di comprensione, dalla religione alla geopolitica.

Per carità, certe prese di posizione le si può anche comprendere, se si riflette sulla ricerca di un’egemonia all’interno del mondo islamico che ha origine sin dai primordi, ed anche se si fa uno sforzo di mettersi nei panni di chi, senza aver raggiunto la santità, si considera investito direttamente dalla Verità assoluta ed indiscutibile, invitando a seguirlo ciecamente. Ma quando la lista dei “nemici” finisce per coincidere con quella dell’Occidente, ed in particolare con quella dell’America, qualche serio dubbio sulla buona fede di questi predicatori e delle emittenti che ne amplificano le idee è lecito porselo.

 

 

Appendice:
 
Al-Qaradawi chiama i pellegrini a pregare contro l’Iran!

Il religioso egiziano Yusuf al-Qaradawi ha fustigato l’Iran per la sua posizione sulla crisi siriana, definendolo uno dei “nemici della nazione” [della umma, la comunità dei credenti, NdT].

All’ora del sermone del venerdì pronunciato nella capitale del Qatar, Doha, al-Qaradawi ha fatto appello ai pellegrini a Mecca affinché implorino Iddio di punire la Repubblica Islamica, la Russia e l’Esercito siriano.

“Gli iraniani sono venuti meno alla loro missione ed essi ormai uccidono i musulmani che non sono della loro stessa confessione”, ha affermato.

“Dobbiamo sapere che il regime siriano non è il solo che ci combatte. I cinesi, i russi, gli iraniani, inviano i loro soldati, i loro fondi e le loro armi per rafforzare il regime siriano”, ha spiegato quest’uomo di religione che vive in Qatar.

Ed ha proseguito: “Mosca è attualmente il nemico numero 1 dell’Islam e dei musulmani. Il mondo arabo-islamico deve boicottare la Russia, che oppone il suo veto al Consiglio di Sicurezza al fine di permettere al regime siriano di uccidere il più alto numero possibile di siriani”.

Al-Qaradawi non ha poi dimenticato di prendersela con Hezbollah: “L’Iran è nostro nemico, il nemico degli arabi. I morti in Siria sono stati uccisi dagli iraniani, dai cinesi, dai russi e dall’Esercito siriano… ma anche da Hezbollah, che i invia suoi uomini a combattere in Siria, ritornandone nelle bare”.

In Libano, Ahmad el-Assir, sulle orme di al-Qaradawi

Non distante da questa logica atta a diffondere la fitna [sedizione, discordia, guerra civile tra musulmani, NdT], il controverso religioso libanese Ahmad el-Assir ha lanciato un appello per organizzare un sit-in, domenica pomeriggio, nel centro di Beirut, per respingere il complotto contro il popolo siriano.

Esprimendosi all’ora della predica del venerdì, nel sud del Libano, el-Assir ha detto che il progetto iraniano è ancor più ostile di quello israeliano. “È quel che s’è evidenziato nettamente dopo lo scoppio della rivoluzione siriana, che ha messo a nudo il regime iraniano e i suoi arnesi nella regione”, ha detto lo shaykh el-Assir, il quale raccomanda il disarmo di Hezbollah.
 

Fonte: Al-manar, 13 ottobre 2012, (trad. di E.G.)


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Enrico Galoppini scrive su “Eurasia. Rivista di studi geopolitici” dal 2005. È ricercatore del CeSEM – Centro Studi Eurasia-Mediterraneo. Diplomato in lingua araba a Tunisi e ad Amman, ha lavorato in Yemen ed ha insegnato Storia dei Paesi islamici in alcune università italiane (Torino ed Enna); attualmente insegna Lingua Araba a Torino. Ha pubblicato due libri per le Edizioni all’insegna del Veltro (Il Fascismo e l’Islam, Parma 2001 e Islamofobia, Parma 2008), nonché alcune prefazioni e centinaia di articoli su riviste e quotidiani, tra i quali “LiMes”, “Imperi”, “Levante”, “La Porta d'Oriente”, “Kervàn”, “Africana”, “Rinascita”. Si occupa prevalentemente di geopolitica e di Islam, sia dal punto di vista storico che religioso, ma anche di attualità e critica del costume. È ideatore e curatore del sito "Il Discrimine".