Esattamente come nel caso della farsa del sofà, la stampa italiana e occidentale in genere ha nuovamente dato grande spazio alla Turchia, e nuovamente per additare il suo Presidente all’esecrazione generale. Addirittura il telegiornale delle ore 20 di RaiUno – il più visto in assoluto in Italia – sabato ha aperto con la notizia dell’espulsione decisa da Erdoğan di dieci ambasciatori (di Stati Uniti, Francia, Germania, Finlandia, Danimarca, Svezia, Norvegia, Olanda, Canada e Nuova Zelanda) che avevano chiesto il rilascio di un “dissidente turco”.

Per la verità la stessa sentita partecipazione emotiva i media occidentali non l’avevano dimostrata un paio di mesi fa (in agosto), allorché gli Stati Uniti avevano espulso dal loro territorio ben 24 diplomatici russi, facendo seguito ai dieci già cacciati ad aprile: eventi più che altro riportati per dovere di cronaca e senza alcun rilievo moralistico.

Il fatto è che quanto viene ora addebitato alla Turchia francamente non sussiste, almeno nei termini roboanti utilizzati contro il “Presidente – Dittatore”: per prima cosa non si trattava di espulsioni, ma di proposta di espulsione di diplomatici ritenuti dal Presidente personae non gratae; proposta poi revocata da Erdoğan stesso nel giro di due giorni con l’invito agli stessi di una maggior cautela, considerato il loro ruolo istituzionale. Vi è poi da sottolineare che di indebita intromissione in questioni interne della Turchia – da parte degli ambasciatori, che non sono giornalisti od opinionisti, ma dovrebbero svolgere un ruolo un po’ diverso – si può certamente parlare, in riferimento alla loro lettera pubblica apertamente ostile nei confronti delle istituzioni turche.

Il caso di Osman Kavala, il miliardario a capo della sezione turca dell’Open Society Foundations, la gigantesca impresa di George Soros, va inquadrato nel contesto dell’attività svolta da tale organizzazione, che non si può definire filantropica in nessun modo, essendo coinvolta in colpi di Stato, in “rivoluzioni colorate” finanziate con miliardi di dollari e in incentivi all’immigrazione di massa funzionale alla deportazione schiavistica. Kavala – fondatore nel 1982 della casa editrice İletışim, consacrata alla “democratizzazione” della Turchia e nel 2002 della fondazione Anadolu Kültür, ispirata ai “diritti civili”, proprio nel momento dell’ascesa al potere dell’AKP – è in carcere dall’ottobre 2017, prima con l’accusa di essere stato il finanziatore delle proteste di Gezi Park a Istanbul, poi per la partecipazione al tentato colpo di Stato del 2016. Dalla prima accusa è stato assolto nel 2020, per la seconda il procedimento è in corso e certamente il suo coinvolgimento personale va valutato nelle aule giudiziarie e non negli articoli di stampa o nei forum internettiani. Ma la nuova ondata di ipocrita riprovazione suscitata contro la Turchia dimostra che il mondo occidentale ha iniziato la sua campagna propagandistica in vista delle elezioni generali turche del 2023: l’obiettivo è “cambiare la Turchia” per normalizzarla rispetto alla strategia atlantista. In alternativa, se ciò non dovesse essere possibile, si perseguirà il percorso di una sempre più marcata colonizzazione di Grecia, Bulgaria, Romania, Ucraina e Georgia, Stati che stanno assumendo il ruolo che fu della Turchia all’indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale, e oggi da aggiornare in funzione antirussa e anticinese. In tal senso la NATO si prepara a un’eventuale estromissione di Ankara e ad una sua sostituzione, o ad una volontaria uscita turca alla ricerca di un ambizioso recupero di sovranità.

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Aldo Braccio ha collaborato in maniera assidua con “Eurasia. Rivista di studi geopolitici” fin dal primo numero ed ha pubblicato numerosi articoli sul relativo sito informatico. Le sue analisi riguardano prevalentemente la Turchia ed il mondo turcofono. Su argomenti legati all'area turca ha tenuto relazioni al Master Mattei presso l'Università degli Studi di Teramo e altrove. È autore del libro La norma magica. Il sacro e il diritto in Roma (sui rapporti fra concezione del sacro, diritto e politica nell'antica Roma) e di Turchia ponte d’Eurasia (sul ritorno del Paese della Mezzaluna sulla scena internazionale). Ha scritto diverse prefazioni ed ha pubblicato numerosi articoli su testate italiane ed estere. Ha preso parte all’VIII Forum italo-turco tenutosi a Istanbul ed è stato più volte invitato, per interviste e commenti, dall’emittente statale radiotelevisiva iraniana.