Fonte: Strategic Culture Foundation http://en.fondsk.ru/print.php?id=2937 16.04.2010

La questione sollevata in relazione alla morte di gran parte della dirigenza polacca nel disastro aereo recente, vicino a Smolensk, è: quale sarà il profilo della politica della Polonia sotto la nuova élite, che deve prendere il posto delle vittime della tragedia, nel prossimo futuro?

Sembra probabile che, una volta affrontato il dolore, Jaroslaw Kaczynski tenterà di approfittare della situazione e di mobilitare il sostegno degli elettori compassionevoli. Nel processo, non si limiterà necessariamente al suo pubblico di fedelissimi tradizionali del Partito ‘Diritto e Giustizia’, ma quasi certamente tenterà di erodere le circoscrizioni di un più ampio spettro di forze politiche, come ‘Piattaforma Civica’ di Donald Tusk e ‘Alleanza della Sinistra Democratica’ di Grzegorz Napieralski. Per la maggioranza degli elettori polacchi, la personalità dei politici e tutto ciò che è legato a loro, supera i programmi politici, e le elezioni in Polonia tendono a essere delle competizioni tra individui, piuttosto che tra i programmi dei partiti. Di conseguenza, nelle attuali circostanze, i polacchi rischiano di lasciarsi influenzare dalle compassione per J. Kaczynski e di fargli raccogliere gran parte del voto come sorta di compensazione per il suo dramma personale. Chiaramente ha suscitato un’ondata di patriottismo in Polonia, e il sentimento – implicitamente se non esplicitamente – richiama la verve del ricorrente tema polacco dell’opposizione a Mosca. Il massacro di Katyn del 1940 e il recente incidente aereo vicino a Smolensk, una sorta di Katyn 2010, sta formando un’associazione stabile nella coscienza collettiva polacca, e il partito di J. Kaczynski può facilmente sfruttare la sindrome, se il suo capo decide di vendere la sua candidatura come quella di successore di suo fratello.

Per Mosca, le buone prospettive di J. Kaczynski nelle prossime elezioni non sono motivo di ottimismo. Come suo fratello Lech, è e rimarrà un russofobo convinto, e – anche se nella fase iniziale potrà adottare un atteggiamento più o meno conciliante – la sua posizione, a lungo termine, sicuramente sosterrà una linea dura. J. Kaczynski diverrà il campione della causa che suo fratello ha dichiarato nei primi mesi del 2006, il lancio del programma di creazione della IV Rzeczpospolita, che colpisce direttamente la Bielorussia e Ucraina, nonché gli interessi della Russia nei due paesi. L’obiettivo del progetto è quello di formare un certo tipo di paesaggio culturale nelle regioni compattamente abitate da polacchi di etnia, come elemento di unificazione globale della nazione Polacca.

Il frutto degli ideologi della IV Rzeczpospolita è la “piccola Polonia“, un agglomerato di territori confinanti con la Polonia, con popolazioni prevalentemente polacche o per lo più composte da cattolici romani di etnia bielorussa e ucraina, che pure si volgono verso la Polonia. L’iniziativa è chiaramente volta a formare un ambiente religioso e culturale dominato dalla cultura polacca e della religione cattolica. Gli scienziati politici e la comunità degli esperti Polacchi consigliano, con insistenza, al governo di rafforzare la componente religiosa della presenza polacca nei territori della Bielorussia occidentale e dell’Ucraina Occidentale, e sollecitano il clero cattolico ad essere politicamente attivo. Ovviamente, l’obiettivo dietro lo schema, è di utilizzare la chiesa cattolica romana come strumento geopolitico. Ad esempio, attualmente circa il 50% del clero cattolico in Bielorussia è di etnia polacca, e la percentuale è in costante crescita.

L’elezione di J. Kaczynski comporterà l’intensificazione dell’assalto della Chiesa cattolica verso est, in cui gli sforzi degli ordini religiosi romano-cattolici si combinano con quelle delle ONG polacche come l’Istituto Polacco di Kiev, la Rete Civica OPORA, la Stefan Batory Foundation, ecc. La risposta simmetrica è la strategia tradizionale della politica estera polacca: ogni volta che la Russia ha un ruolo maggiore nell’Ucraina orientale, la Polonia sostiene il proselitismo cattolico in Ucraina occidentale, e fa tutto il possibile per diffondere l’influenza cattolica romana più in profondità nel paese. J. Kaczynski è un notorio fautore dell’espansione romana cattolica. Per l’Ucraina, la sua ascesa alla presidenza porterebbe a una situazione simile a quella che si è già concretizzato in Bielorussia, dove la Chiesa cattolica romana vanta grandi avanzate a discapito di quella ortodossa.

La tempistica delle urgenti elezioni presidenziali in Polonia – 20 giugno – lascia i candidati, che sono in molti casi “figure di secondo piano” troppo poco tempo per uno spin-off. Il Presidente ad interim della Repubblica di Polonia, Bronislaw Komorowski, il candidato della ‘Piattaforma Civica’ di D. Tusk, sta affrontando una sfida seria: nominare nuovi politici per i posti lasciati vacanti dalla recente tragedia, e la missione comporta il rischio di mosse calcolate male, che lo esporrebbero alle critiche degli avversari e far arretrare i suoi sostenitori. Da quando D. Tusk ha detto che non avrà parteciperà alle presidenziali, B. Komorowski è considerato suo candidato, e J. Kaczynski – come suo rivale potenziale.

L’’Alleanza della Sinistra Democratica’ di Grzegorz Napieralski è anch’essa in una situazione difficile: il suo candidato, Jerzy Szmajdzinski, è morto nell’incidente aereo, e il partito non ha ancora deciso a chi affidare la corsa presidenziale. Napieralski ammette che la scelta di un altro candidato non sarà facile. Questo politico polacco non ha alcuna allergia alla comune eredità dell’era sovietica di Polonia e di Russia, e la sinistra democratica è molto più aperta al dialogo con Mosca che non ‘Diritto e Giustizia’.

Nel complesso, vi è consenso tra gli specialisti polacchi, secondo cui l’atmosfera delle prossime elezioni non sarà marcatamente aggressiva e che nessuna delle parti arriverà a sfruttare il tema del recente incidente aereo. Il compito di ogni candidato sarà quello di evidenziare il suo vantaggio sugli altri, e tutti faranno dichiarazioni pubbliche con estrema cautela.

Il noto storico polacco A. Novak, dell’Università Jagellonica, dice che i rapporti tra la Polonia e la Russia difficilmente vedranno una ripresa nel prossimo futuro, l’ostacolo principale non saranno le aspirazioni di Varsavia nel diffondere la sua influenza ad est, ma il Cremlino che cerca di convertire il disunito spazio post-sovietico in una comunità strettamente unita e dalla forte volontà politica. Nelle considerazioni di Novak, non è realistico aspettarsi un miglioramento duraturo delle relazioni tra Varsavia e Mosca, a meno di un cambiamento delle preferenze ideologiche fondamentali della società russa.

Gli Stati Uniti sono attivamente coinvolti nella situazione in Polonia. Il consigliere di Obama, Zbigniew Brzezinski, un polacco-americano, ha chiesto al governo polacco di fare della tomba di Lech Kaczynski un santuario dove ogni polacco potrebbe pensare, ancora una volta, agli ufficiali polacchi uccisi a Katyn (?!). Il vicepresidente statunitense J. Biden, ha ribadito che gli Stati Uniti e la Polonia sono tradizionali partner strategici, così avvertendo chiaramente Varsavia contro un riavvicinamento con Mosca. Per gli Stati Uniti, J. Kaczynski sembra essere il candidato più accettabile.

Prima dell’incidente aereo a Smolensk, i sondaggi di opinione hanno dato il 53% a D. Tusk e solo il 27% a Lech Kaczynski. Senza dubbio, il risultato del candidato di ‘Diritto e Giustizia’ sarà più alto dopo la tragedia. Eppure, la vittoria di J. Kaczynski non è una conclusione scontata.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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