Washington e il futuro del Kirghizistan: assicurare un perno geostrategico

F. William Engdahl*, Francoforte (Germania) 4 agosto 2010

http://www.voltairenet.org/article166541.html

Nella quarta e ultima parte del suo studio, F. William Engdahl spiega l’importanza geopolitica cruciale per gli Stati Uniti dei fatti di sangue in Kirghizistan. Per Washington, l’Asia centrale è una posizione chiave nella propria strategia di dominio globale, che si basa sulla militarizzazione di tutta la regione. Questo obiettivo è servito dalla tattica provata del conflitto a bassa intensità: essa permette l’espansione della presenza permanente della NATO con il pretesto della “guerra contro il terrorismo”, finanziato dalla produzione assai redditizia dell’eroina. In Asia centrale, come suggerito da William Engdahl, dell’impero statunitense si gioca la propria  sopravvivenza.

Il centro di transito degli USA di Manas (Kyrgyzstan) è ufficialmente destinato a sostenere lo sforzo bellico in Afghanistan.

Dal crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, obiettivo strategico di primo ordine per il Pentagono e dei servizi segreti americani americani è infiltrarsi in profondità nei paesi ex-comunisti dell’Asia Centrale. Il Pentagono ha cercato di rafforzare la presenza USA nella regione, ed è riuscito ad attirrare quattro dei cinque paesi dell’Asia centrale nel Partenariato per la Pace della NATO, nel 1994.

Un potenza diventerebbe padrona dell’Eurasia controllando due delle tre regioni più sviluppate e dinamiche del mondo, dal punto di vista economico”. Zbigniew Brzezinski, La Grande Scacchiera (The Grand Chessboard, p. 31).

Le operazioni tattiche degli Stati Uniti volte a garantirne la presenza strategica in Asia centrale, sono state attuate ben prima della caduta dell’URSS, compresa la formazione dei radicali militanti islamici – tra cui Usama bin Ladin e di altri mujahiddin afghani addestrati dalla CIA. Il sostegno degli Stati Uniti a questi gruppi, aveva lo scopo di destabilizzare ulteriormente l’Unione Sovietica stessa. Infatti, nel 1980, la CIA ha organizzato l’armamento dei Mujahidin: l’operazione nome in codice ‘Ciclone’ [1], aveva per scopo l’esaurimento delle forze sovietiche già indebolite e sovra-estese [2]. Questa operazione rimane ancor oggi la più grande e più costosa mai intrapresa dalla CIA. Il giornalista veterano pakistano Ahmed Rashid, ha dato la sua descrizione della stretta relazione tra i mujahiddin e la CIA, nel periodo durante il quale l’Agenzia sosteneva Usama bin Ladin:

“Tra il 1982 e il 1992, circa 35.000 musulmani da quaranta paesi musulmani ingrossarono le fila del Jihad in Afghanistan, incoraggiati dalla CIA e dall’intelligence Pakistana (ISI – Inter-Services Intelligence: Direzione per l’Intelligence Inter-Servizi), che volevano trasformare il jihad afghano in una guerra globale di tutti i paesi musulmani contro l’Unione Sovietica. Decine di migliaia di altri andarono a studiare nelle madrasse pakistane. In definitiva, si può ritenere che più di cento mila musulmani islamisti hanno subito una diretta influenza del jihad in Afghanistan“[3].

Il modello CIA-Mujahidin si dimostrò così efficace in Afghanistan contro l’Armata Rossa, che venne applicato alle reti di mujahidin jihadisti infiltratisi in Cecenia negli anni ‘90. Contando sulla presenza di una popolazione sunnita dalle forti richieste d’indipendenza e quelle degli oleodotti di epoca sovietica, essenziali per il commercio attuale, il secondo conflitto ceceno destabilizzò ulteriormente lo Stato russo, durante il periodo dei disordini sotto Boris Yeltsin [4].

Il programma di lungo termine del Pentagono per l’Asia centrale

Nel 2003, Ariel Cohen – un esperto russo, consulente al Pentagono del think tank finanziato dal settore della difesa, Heritage Foundation [5] – ha testimoniato davanti al Senato USA: “Dopo il fallimento del 2001, gli Stati Uniti pianificarono l’invio di forze aeronavali e di forze speciali, in Asia centrale…”[6].

Ariel Cohen ha confermato che, in realtà, le attività del Pentagono nei paesi post-comunisti in Asia centrale, tra cui Kirghizistan e Uzbekistan, era cominciata ben prima della guerra contro il terrorismo, lanciata dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Ha anche affermato, al Senato, che: “Il Generale Anthony Zinni, l’allora capo del Comando Centrale USA, responsabile della zona dell’Asia centrale, ha cominciato a stabilire contatti alla metà degli ‘90. Parlando nell’anonimato, alcuni funzionari del Pentagono hanno affermato che, anche se gli Stati Uniti non cercassero di installare una base militare permanente, la questione della presenza americana era ancora aperta.” [7].

Cohen, esperto di Asia e di Russia, ha continuato le sue rivelazioni circa lo scenario reale delle attività degli Stati Uniti in Asia centrale: “I responsabili politici e i funzionari hanno sviluppato diverse alternative per organizzare la razionalizzazione della presenza degli Stati Uniti, all’epoca e in futuro. Avrebbero riesumato il programma complessivo su queste linee guida: proteggere le risorse energetiche e la rete di pipeline; soffocare l’insurrezione dei ribelli fondamentalisti islamici in Asia centrale; impedire l’egemonia cinese e/o russa nella zona, facilitando la democratizzazione e le riforme capitalistiche e, infine; esecuzione del piano per installare gli Stati Uniti, favorendo l’uso di aree di rifornimento in Asia centrale come basi per sostenere lo sforzo bellico in Afghanistan. Inoltre, l’Asia centrale era vista come un trampolino di lancio per future operazioni in Iraq e in Iran.”[8].

In breve, l’agenda del Pentagono per l’Asia centrale si estende sul lungo periodo, e si basa su una strategia per incrementare l’occupazione e la militarizzazione di tutta la regione. In favore del Pentagono, l’instabilità e i sentimenti anti-USA, causati dall’occupazione degli Stati Uniti e dai bombardamenti mortali contro i civili, pakistani e afgani, hanno anche fornito un eccellente pretesto per intensificare la militarizzazione USA dell’Asia centrale. Tutto questo è accaduto con la scusa delle missioni di “peacekeeping“, sotto l’egida della ISAF (NATO International Security Assistance Force).

L’inquietudine e instabilità generate dalle operazioni militari statunitensi, e occidentale in generale, servono a giustificare la presenza delle “forze di pace“. Questo piccolo segreto molto imbarazzante, si nasconde dietro la terminologia delle operazioni di mantenimento della pace, sia che la NATO agisca direttamente in Afghanistan e in Kosovo, o che l’ONU intervenga, come ad Haiti dal 2004 o in Sudan dal 2007 (due paesi con ricche risorse di petrolio), o come nella Repubblica democratica del Congo (ricca di minerali) dal 1999.

Cohen ha riferito in merito alle analisi da lui svolte, in quasi sette anni, nell’ottobre 2003, dopo sei mesi di occupazione degli Stati Uniti in Iraq, che si prometteva permanente. Giapponesi e tedeschi possono testimoniare la difficoltà di liberarsi della presenza militare degli Stati Uniti, una volta che si siano installati. La strategia degli Stati Uniti in Asia centrale non ha nulla a che fare, pare, con la recente risorgenza dei taliban. Tutto era già previsto. La strategia degli Stati Uniti è parte di ciò che il Pentagono chiama “Full Spectrum Dominance” (Dominio totale globale), vale a dire il controllo totale di terra, mare e aria.

Nell’aprile 2009, il generale David Petraeus, capo del Comando Centrale USA (responsabile non solo per l’Afghanistan, ma anche di Pakistan Kirghizistan, Uzbekistan, Tagikistan e altri paesi ex comunisti) ha affermato, davanti al Senato degli USA: “Mentre l’Asia centrale ha ricevuto meno attenzione rispetto ad altre sub-regioni, nell’ambito del Comando Centrale, gli Stati Uniti hanno mantenuto un fermo impegno a stabilire rapporti duraturi di cooperazione con i paesi dell’Asia centrale, e con le altre grandi potenze della regione, per ristabilire la sicurezza nella zona.”[9].

Petraeus ha poi presentato le questioni reali su cui si concentra il vero interesse del Pentagono e della Casa Bianca: “Situata tra Russia, Cina e Sud-Est asiatico, l’Asia centrale occupa una posizione centrale strategica in Eurasia. Questo ne fa una grande area di transito per il commercio regionale e internazionale, e per il rifornimento delle forze della coalizione in Afghanistan.”[10]. [Il corsivo è aggiunto da autore]

Le osservazioni di Petraeus sono una versione alleggerita dei reali interessi strategici di Washington e del Pentagono, nella regione. L’Asia centrale è il fulcro della strategia globale del Pentagono – proprio come lo era per la Gran Bretagna un secolo prima. Questo vale per l’Asia centrale e l’impero – l’impero statunitense, quello del “nuovo secolo americano“; l’impero, o come trionfalmente annunciato da George H. W. Bush nel 1990, dopo la disgregazione dell’Unione Sovietica, il Nuovo Ordine Mondiale.

Quando descriveva l’Asia centrale come perno in Eurasia degli interessi degli Stati Uniti, Petraeus assumeva in modo rivelatore, le parole scelte dal britannico Sir Halford Mackinder, il padre della geopolitica. Come gli inglesi un centinaio di anni fa, il Comando Militare USA è ben consapevole delle articolazioni geostrategiche della regione [11].

Non si riuscirebbero a capire gli interessi USA in Kirghizistan, se non mettendoli nel contesto del Grande Gioco, perpetuato dal Pentagono nella sua strategia geopolitica eurasiatica, mirata a militarizzare la zona che ne è il perno, l’Heartland (World Island), nella terminologia di Mackinder.

Inoculare il cancro in Asia centrale

E’ chiaro che l’attuale fase di questa guerra, non dichiarata e asimmetrica, degli Stati Uniti, si basa su una ben orchestrata strategia. Questa strategia mira a generare conflitti e insurrezioni in tutta l’Asia centrale – una zona di guerra il cui cuore è in Afghanistan e in Pakistan, che sarebbe ricaduta in Iran e poi in Kirghizistan, Uzbekistan, Tagikistan, colpendo, infine, la Russia e, attraverso la provincia di confine dello Xinjiang con il Kirghizistan, la Cina.

La tattica adottata per estendere la militarizzazione sostenuta dagli Stati Uniti, è quella di fomentare le rivolte tribali locali, perpetrando deliberatamente atrocità di ogni genere, soprattutto sui civili, per terrorizzare le popolazioni locali e per incoraggiare disperati atti di resistenza – in breve, una strategia deliberata di crimini di guerra, assunta ufficialmente.

Questa strategia è intesa a evitare al Pentagono di esporre le truppe in prima linea, cosa che non le ripugna; e che non si spiega con la precisione migliorata degli attacchi aerei condotti da droni telecomandati, in confronto con i bombardamenti dai velivoli convenzionali. Ciò consiste, in modo voluto, nell’alimentare l’insurrezione e a suscitare risposte armate alle atrocità e alle altre azioni inumane e illegali commesse dagli Stati Uniti e dalla NATO. Iscrivendosi nella logica della guerra al terrorismo, questa strategia giustifica la promozione dell’ulteriore espansione della presenza della NATO. Con questa strategia, si alimenta una guerra che non potrà mai essere vinta e, di conseguenza, fornire un alibi per la presenza costante di USA e NATO.

Oggi appare evidente a molti analisti perspicaci, che la guerra contro il terrorismo è una farsa. Una farsa dal diabolico intento, tuttavia, un modo per Washington per giustificare la militarizzazione delle zone di conflitto, passo dopo passo, con il Pentagono che amplia la sua area di influenza in tutto il mondo, secondo la sua strategia del “Full Spectrum Dominance“.

Con la sua offensiva propagandistica lanciata 11 Settembre 2001, l’Islam radicale jihadista ha sostituito, con successo, il nemico rosso sovietico nella mente della maggior parte degli statunitensi. Grazie a questo sofisticato e cinico inganno ideologico, questi statunitensi sono convinti di mandare i propri figli a morire per una causa nobile, quella della “vittoria sul terrorismo“.

Dal momento dell’avvento della amministrazione Obama, nel gennaio 2009, la guerra condotta dagli Stati Uniti si è estesa in tutto il territorio pakistano confinante con l’Afghanistan, centimetro dopo centimetro, villaggio dopo villaggio, cadavere dopo cadavere, senza nessun’altra reazione da parte del Presidente pakistano Asif Ali Zardari, che deboli proteste pubbliche.

Il presidente pakistano Asif Ali Zardari, sullo sfondo il ritratto di sua moglie, Benazir Bhutto, assassinata nel 2007.

Zardari è il marito di Benazir Bhutto, assassinata nel 2007. Secondo un’inchiesta del Senato degli Stati Uniti, Zardari ha beneficiato personalmente, negli anni ’90, dei fondi pubblici per un importo di 1,5 miliardi di dollari, come ministro per lo sviluppo, mentre la moglie era primo ministro, e questo gli valse il soprannome di “Mr. 10%“, in riferimento alle compensazioni richieste per facilitare la conclusione di accordi per lo sviluppo. Avrebbe fatto fuoriuscire dei fondi illegalmente e li avrebbe messi in conti privati della Citibank, nascosti in Svizzera e in Dubai. Non sorprende che le autorità statunitensi dell’epoca avessero bloccato l’inchiesta [12].

Oggi, Zardari sembra rassegnato ad accettare la presenza militare degli Stati Uniti nel suo paese. Forse perché gli Stati Uniti sono in grado di ricattarlo, minacciando di rivelare i dettagli delle sue transazioni passate con la Citibank [13].

Viene attribuito a Zalmay Khalilzad, un neo-conservatore statunitense-afgano che ha contribuito a organizzare la guerra in Afghanistan sotto l’amministrazione Bush, la scelta del suo vecchio amico Hamid Karzai alla carica di presidente dell’Afghanistan, un burattino nelle mani di Washington [14]. Khalilzad ha svolto un ruolo centrale nel sostegno degli Stati Uniti a Zardari, in occasione delle elezioni presidenziali del 2008, quando Musharraf apparve sempre meno affidabile agli occhi di alcuni, a Washington. [15]

Come presidente, Zardari è riuscito a ritardare l’azione d’istituzione di un’agenzia nazionale per la lotta contro il terrorismo [16], un atteggiamento che è del tutto appropriato all’agenda del Pentagono. Quasi dieci anni dopo l’inizio della guerra contro il terrorismo, in cui il Pakistan ha un grande ruolo, il paese soffre ancora dell’assenza di un’efficace strategia contro il terrorismo. Zardari ha recentemente lanciato a Dennis Blair, ex Direttore della National Intelligence di Barack Obama, una “richiesta di aiuto.” [17].

Con l’estensione della guerra in territorio pakistano, tra l’altro, i droni della CIA bombardano i civili, con il pretesto di combattere i taliban; gli USA hanno compiuto una manovra sottile linguistica, popolarizzando il termine Afpak per descrivere la zona del conflitto. Acronimo il cui utilizzo comporta l’accettazione che il conflitto dichiarato è stato esteso con successo in Pakistan.

La prossima fase di espansione della guerra in Eurasia coinvolge Kirghizistan, Uzbekistan e Tagikistan. La valle di Ferghana, che copre i tre paesi, è il perno attorno al quale i conflitti scoppieranno e da cui gli Stati Uniti e la NATO assumeranno il controllo di tutta l’Asia Centrale. Pertanto, la sfida strategica della presenza statunitense nella regione, è fondamentale.

L’estensione della guerra attraverso la NDN (Rete di Distribuzione del Nord)

Nel contesto di questa strategia, è di vitale importanza, per gli Stati Uniti, concludere accordi con i governi di Kirghizistan e Uzbekistan sulla rete settentrionale dei rifornimenti in Afghanistan. Questa nuova strada è stata nominata Rete di Distribuzione del Nord (NDN Northern Distribution Network), un nome innocuo che nasconde tutt’altre realtà. In questa area altamente strategica dell’Heartland eurasiatico, la NDN è essenziale per l’espansione della presenza militare degli Stati Uniti e delle forze militari della NATO, designate dall’eufemismo “NATO International Security Assistance Force” (ISAF). E la presenza Usa in Kirghizistan è essenziale per lo sviluppo del NDN. La rete di distribuzione nel Nord implica una serie di disposizioni logistiche per collegare i porti del Mar Baltico e del Mar Caspio all’Afghanistan, attraverso la Russia, l’Asia centrale e il Caucaso. In aggiunta alla vasta rete NDN, gli Stati Uniti iniziano a prendere in considerazione lo sviluppo di reti di transito attraverso l’Iran e la Cina, per aprire una breccia alla logistica del Pentagono, intrusione preliminare a ben altro, in questi paesi ostili al regime di Washington.

La rete di distribuzione del Nord è un sogno troppo bello per essere vero: un insieme di meccanismi che costano pochi milioni di dollari in tasse per il trasporto, ma che può penetrare in profondità nel continente eurasiatico. Il flusso di materiale bellico e truppe utilizzando questa rete in espansione, promette di essere denso. Con il rafforzamento della presenza statunitense in Afghanistan, dopo la politica del surge di Barack Obama, la previsione della domanda in rifornimenti non-militari, per gli anni 2010 e 2011, mostra un incremento tra il 200 e il 300% rispetto al 2008 [18].

Richard Holbrooke (a sinistra), l’inviato speciale Usa per l’Afghanistan e il Pakistan, con Hamid Karzai, il presidente dell’Afghanistan.

Richard Holbrooke, l’inviato speciale Usa per l’Afghanistan e il Pakistan, ha visitato i paesi chiave dell’Asia Centrale nel febbraio scorso, per rafforzare i legami con i paesi attraversati dalla NDN, tra cui il Kazakistan, Uzbekistan e Kirghizistan [19].

Durante la sua visita in Kirghizistan, Holbrooke avrebbe probabilmente richiesto un incontro segreto, nella base aerea di Manas, con i membri del Movimento islamico dell’Uzbekistan, una organizzazione ufficialmente dichiarata una “organizzazione terroristica straniera” nel 2002, dal Dipartimento di Stato, di cui Holbrooke è un funzionario [20].

Pare che questo incontro avesse per scopo quello di concentrarsi sulle operazioni per attivare il sabotaggio, da parte dei guerriglieri, delle strutture del nuovo gasdotto che collega Turkmenistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Cina (TUKC) [21]. Se fosse vero, questo confermerebbe che la realtà oggettiva del posizionamento geopolitico delle forze Usa nella base di Manas, in Kirghizistan, è vicina a interrompere il flusso di energia indispensabile per la Cina e per tutta l’Eurasia, con il pretesto degli attacchi terroristici. Si tratta delle classiche operazioni sotto falsa bandiera, in cui i mandanti reali si nascondono dietro falsi mandanti [22].

Il giudice Paul Quinn, direttore dell’International Crisis Group in Asia centrale, ha dichiarato recentemente al Time, che i flussi crescenti dei rifornimenti militari sulle vie di comunicazione del Kirghizistan e dell’Asia centrale provocherà attacchi ai convogli da parte di gruppi ribelli, come il Movimento islamico dell’Uzbekistan e l’Unione della Jihad islamica. Ha aggiunto: “Il problema con la rete di distribuzione nel Nord è chiaro: l’area del conflitto rischia di estendersi in tutto l’Asia Centrale.” [23].

E’ significativo che nel marzo 2009, Barack Obama abbia stanziato circa 5,5 milioni dollari di aiuti al governo Bakiev, per costruire un centro di addestramento antiterrorismo nel sud del Kirghizistan. Ciò costituirebbe la seconda grande presenza diretta nel paese, e anche una base ideale per esportare la guerra.

Il fatto che la politica estera segreto del Pentagono e della CIA, consiste in parte nell’uso dei militanti islamici, è dimostrato. I consiglieri che addestrano i terroristi, addestrano anche gli anti-terroristi. Questo può sembrare una politica stranamente contraddittoria, ma ci si sarebbe dimenticati l’essenza della tattica di guerra statunitense e britannica, attivamente applicata dai primi anni ‘50.

Guerre di bassa intensità e guerre di mantenimento della pace

Questa particolare strategia è stata chiamata “guerra di bassa intensità” (Low Intensity Warfare) da parte del funzionario britannico Frank Kitson. Ha sviluppato e affinato il suo metodo per riavere il sopravvento in aree assoggettate, come la Malesia e il Kenya, durante la rivolta dei Mau Mau e le lotte per l’indipendenza, e poi in Irlanda del Nord.

Questo concetto di guerra a bassa intensità, come definito da Kitson [24], comprende l’uso dell’inganno, l’infiltrazione di agenti e doppi agenti, e anche azioni provocatorie di disertori infiltrati nei movimenti popolari legittimi, come è accaduto con i movimenti anti-coloniali dopo il 1945.

Questa tattica è chiamata anche banda/antibanda. L’idea di base era che l’agenzia di intelligence o la forza di occupazione militare in questione – l’esercito britannico in Kenya o la CIA in Afghanistan – controlla in realtà le operazioni di entrambe le parti di un conflitto interno, creando così piccole guerre civili tra bande. L’obiettivo risiede nella divisione di tutti i movimenti legittimi, fornendo così l’alibi per convogliare ulteriori rinforzi militari, così come gli Stati Uniti fanno con la NATO International Security Assistance Force (ISAF) una missione al nome ingannevole [25].

Nel suo corso all’US Air War College, sull’azione militare degli Stati Uniti dopo la guerra del Vietnam, Grant Hammond si riferisce chiaramente alla guerra di bassa intensità, altrimenti detta “operazione di mantenimento della pace“, definendola la “guerra di cui non si dice il suo nome” [26].

Infatti, secondo numerosi rapporti dall’Iraq, dopo l’invasione statunitense dell’Afghanistan, nel 2003, le forze speciali britanniche e statunitensi hanno segretamente armato i terroristi cosiddetti antigovernativi, di Iraq e Afghanistan, che beneficiavano del sostegno degli Stati Uniti. Questo significa armare i taliban, mentre si spendono milioni di dollari per armare i combattenti dall’anti-terrorismo locale [27]. Se fosse vera, questa sarebbe la consacrazione della metodologia sviluppata da Kitson.

All’interno delle forze speciali che armano gli insorti, e più grave, vi sono anche mercenari privati e uomini appartenenti alle compagnie militari private, come la Blackwater (recentemente rinominata Xe, dopo la rivelazione del suo coinvolgimento flagrante in assassini di civili, in Iraq).

Sull’addestramento della polizia…

Al centro di questa strategia per estendere dall’Afghanistan la guerra di bassa intensità in tutta l’Asia Centrale, vi è che il nuovo programma di “addestramento” della polizia afgana, il cui scopo ufficiale è quello di ripristinare l’ordine. Secondo un recente sondaggio, meno del 20% della popolazione delle province orientali e meridionali dell’Afghanistan ha fiducia nelle forze di polizia addestrate dagli Stati Uniti. Un tassista notava: “I talebani, non ci interessano, è la polizia ci inquieta” [28].

Jeremy Kuzmarov, uno molto prolifico storico statunitense sull’esercito degli Stati Uniti, ha analizzato in dettaglio gli oltre cento anni di schema consapevolmente adottato dagli Stati Uniti come parte delle politiche di addestramento nazionali. Per lui, questi addestramenti, a priori banali e di routine, sono il modo più efficace per gli Stati Uniti di garantire ai loro regimi clienti la fedeltà degli apparati di sicurezza interni, permettendo loro di consolidare il potere e di soffocare il dissenso politico. Spiega:

Con l’estensione della guerra in Afghanistan e Pakistan, l’amministrazione Obama si è concentrata sui programmi di addestramento della polizia. L’obiettivo dichiarato è quello di garantire la sicurezza della popolazione, così che le forze locali siano in grado di riprendere progressivamente il processo di pacificazione. La stessa procedura è stata usata dagli Stati Uniti in Iraq. In entrambi i casi, gli uomini addestrati dagli Stati Uniti sono colpevoli di violenza religiosa, esecuzioni sommarie e torture. Allo stesso tempo, le armi e le attrezzature che gli Stati Uniti gli forniscono finiscano frequentemente nelle mani dei ribelli, molti dei quali sono infiltrati nelle forze armate ufficiali. Tutto ciò ha contribuito a prolungare questi conflitti.” [29].

L’ultimo punto è essenziale: la repressione è l’arma fondamentale della guerra di bassa intensità (e irregolare) sostenuta dagli Stati Uniti, oltre ad essere una leva per l’esercizio del potere. In Afghanistan, la repressione serve a rafforzare il conflitto interno e la resistenza finché la presenza militare degli Stati Uniti diventi intollerabile per il popolo. In cambio, lo sviluppo della resistenza è usato per giustificare tale estensione della guerra; è il surge di Obama. È un processo che si autoalimenta, un obiettivo degli Stati Uniti dalla fine dell’era sovietica.

Secondo Kuzmarov, la polizia afgana, disprezzata e temuta, è manipolata dai signori della guerra tribali pagati dalla CIA. Le operazioni ordinarie consistono nell’attaccare a caso i checkpoint, sparare contro manifestanti disarmati, privare i piccoli agricoltori della loro terra, terrorizzare la popolazione civile mediante la realizzazione di una guerra di ripulitura, attaccando sistematicamente le case, durante i raid che gli USA e la polizia afgana che addestrano, attuano. Kurmazov continua: “Questo tipo di abuso corrisponde a modelli osservati in passato, e sono il risultato di conflitti etnici e della polarizzazione sociale, aggravata dalla presenza degli Stati Uniti e dalla mobilitazione delle forze di polizia per fini politici e militari.” [30]. Ciò ricorda l’Operazione Phoenix degli Stati Uniti in Viet Nam.

Una iniziativa dubbia: l’Iniziativa di Difesa della comunità (Community Defense Initiative)

Negli ultimi mesi, il capo del comando Usa in Afghanistan, Robert McChrystal, è riuscito a spendere 1,3 miliardi di dollari per finanziare le milizie ‘anti-taliban’ in quattordici aree del paese. Questo programma è così segreto che McChrystal si rifiuta di rivelarne i dettagli ai suoi alleati della NATO, benché sia anche il comandante delle operazioni dell’ISAF in Afghanistan. Ma chi può distinguere chi è un taliban da un anti-taliban, tra queste bande, armate dagli Stati Uniti, che attaccano le forze della NATO? Il giornale del Pentagono ed i suoi giornalisti affiliati, senza dubbio, ci danno la risposta [31].

Questo programma d’iniziativa per difendere la comunità non è stato battezzato con questo innocente eufemismo, per caso. Sarebbe stato preso incarico dal nuovo “gruppo di forze speciali” (Special Forces Group) che fa capo direttamente a McChrystal, in quanto a capo del comando USA in Afghanistan. Nonostante il fatto che McChrystal sia a capo della missione NATO in Afghanistan (la molto ufficiale ISAF), gli altri membri sono tenuti all’oscuro delle operazioni che si occupano specificatamente della questione dell’armamento delle milizie locali, con l’Iniziativa di Difesa della comunità. Questo è abbastanza rivelatore [32].

Forse, questi scontri con gli alleati della NATO, si spiegano in parte nella loro strenua opposizione a tale approvvigionamento di armi a vantaggio delle milizie locali.

McChrystal avrebbe esternalizzato l’organizzazione delle operazioni di milizie locali. E’ Arif Noorzai che se ne è preso la responsabilità, è un politico molto controverso della provincia di Helmand, la prima regione per produzione di oppio, in tutto il mondo. Nessuno si fida di Arif Noorzai, per dirla senza mezzi termini. Questi fondi e le forniture di armi sembrano pienamente compatibili con la strategia del surge guidata da Petraeus.

Il 19 maggio, il servizio stampa del Pentagono ha annunciato che i ribelli avevano portato un pesante attacco contro la base fortificata di Bagram, in Afghanistan, con razzi, granate e altre armi. Ci furono sette soldati statunitensi feriti e molti ribelli uccisi. Il giorno prima, un gruppo di kamikaze ha attaccato un convoglio militare statunitense a Kabul, uccidendo diciotto persone, tra cui cinque soldati statunitensi. I funzionari del Pentagono hanno riferito che i taliban avevano rivendicato l’attacco [33].

Noi qui abbiamo descritto i fatti così come sono visibili alla superficie. Ciò che è assolutamente chiaro, è la natura di questi “ribelli“; sono parte di quelle migliaia di civili reclutati da Arif Noorzai, a nome della così equivocata Iniziativa di Difesa della comunità, o si tratta realmente di afgani che resistono agli assalti e alle atrocità perpetrate dagli Stati Uniti? Le ragioni per la rivendicazione di questi attacchi, da parte dei taliban, sono poco chiare e potrebbero essere una manovra di opportunismo politico da parte loro, un trucco per apparire più forti di quello che realmente sono, agli occhi degli altri afgani.

Si tratta di una pratica ben nota del Pentagono, di assumere società private militari in Afghanistan e altrove, per eseguire gli ordini a cui le forze armate statunitensi, nel rispetto della legge, non possono obbedire: è la privatizzazione della guerra, se si vuole. Recentemente il New York Times ha rivelato l’uso illegale e segreto, da parte del Pentagono, di società private militari attraverso la Lockheed Corporation – dei raggruppamenti dai diversi nomi, quali: Alternativa per influenzare la politica o American Society of International Security – per condurre operazioni segrete in Afghanistan orientale, e al di là del confine con il Pakistan. Questa rete, che utilizza mercenari americani, afgani e pachistani, sarebbe controllata da un ex agente della CIA ed esperto dell’anti-terrorismo, Duane “Dewey” Clarridge, che ha giocato un ruolo importante nelle operazioni di traffico di droga con i gruppi armati dei Contras, in Nicaragua negli anni ’80. [34]

Armare le milizie afgane, schierare le unità mercenarie d private di origine afgana o pakistana, non soggette alle norme della Convenzione di Ginevra o alle leggi dell’Afghanistan, e guidate da veterani dei servizi segreti statunitensi, in ciò consiste la ricetta che può portare all’accensione di nuove aree di conflitto. Gli archivi del comando Usa in Iraq e anche in Afghanistan, oggi, suggeriscono che la loro intenzione è proprio utilizzare la guerra di bassa intensità come strategia per estendere la guerra, con il pretesto della “missione di mantenimento della pace” della NATO.

La soluzione sta nella rete di distribuzione del Nord

Attualmente, gli Stati impegnati nella rete di distribuzione del Nord, sono la Lettonia, un Paese membro della NATO e paese ex-comunista, il petrolifero e sottomesso agli Stati Uniti Azerbaigian, lo stato fantoccio della Georgia, Kazakistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan. In un esercizio di stile linguistico, degno di un romanzo di Orwell, il Pentagono ha cambiato la definizione delle basi militari impiegate nei conflitti, in centri di transito. Sono ancora basi militari Usa, nonostante il cambio della definizione.

Il ruolo della Russia nella Rete di Distribuzione del Nord è complesso. Mosca ha facilitato la costruzione di una ferrovia che è l’arteria principale della NDN e si estende dalla Lettonia al confine tra l’Uzbekistan e l’Afghanistan. Il governo Putin ha, inoltre, lavorato con l’amministrazione Obama a questo riguardo, i Russi hanno accettato il sorvolo del loro territorio da parte di cargo di materiali letali. Le società russe, che si dibattevano nelle turbolenze dei mercati finanziari della crisi globale per rimanere a galla, improvvisamente hanno beneficiato di contratti di logistica con il Pentagono, e hanno guadagnato decine di milioni di dollari, di cui hanno disperatamente bisogno. Eppure, allo stesso tempo, Mosca ha cercato di convincere il governo Bakiyev del Kirghizistan, a ritirare agli Stati Uniti il diritto di accesso alla base di Manas [35]. Su questo punto, Mosca ha fallito.

Inoltre, la Rete di Distribuzione del Nord offre a Washington una flessibilità sempre più importante, rispetto alle economie sottosviluppate e instabili dell’Asia centrale. Gli accordi di transito legano economicamente i vettori locali agli Stati Uniti. Questi vettori stanno vedendo indebolire i loro legami con la Russia, in molti casi, dove si creano gruppi di interesse per continuare la cooperazione con la NATO. E’ facile immaginare le potenzialità che ha la rete di distribuzione nel Nord nel creare una cooperazione economica regionale antagonista all’Organizzazione del Trattato di Shanghai. Le società russe raccolgono da sole oltre un miliardo di dollari all’anno, in contratti necessari al Pentagono per inviare rifornimenti militari tramite la Russia e la Rete di distribuzione del Nord [36].

Se gli Stati Uniti riusciranno a militarizzare l’Asia Centrale dall’Afghanistan, sarebbe uno scacco matto, in effetti, essi sarebbero in grado di impedire a una serie di stati di opporsi al programma Full Spectrum Dominance del Pentagono. La capacità delle Nazioni Sudamericane (dal Venezuela alla Bolivia, dal Brasile a Cuba) di seguire un programma politico ed economico indipendente dai dettami di Washington, sarebbe spazzata via. La capacità della Cina di creare una zona economica stabile in Asia, al riparo dal pericolo del crollo del dollaro, scomparirebbe. In Russia scoppierebbero violenti disordini civili, mano a mano che conflitti tribali, etnici e religiosi si estendano negli Stati del blocco ex comunista, come una nuova Guerra dei Trent’Anni. Anche la posta in gioco per Washington, negli eventi del Kirghizistan, che sembrano così distanti, ha una fondamentale importanza geopolitica.

L’NDN e il “centro anti-terrorismo” di Batken

In questo contesto, il nuovo centro di addestramento all’anti-terrorismo in Batken, in Kirghizistan, è di vitale importanza per la Grande Strategia che condurranno in futuro gli Stati Uniti, nel cuore dell’Asia centrale. Il centro di addestramento è stato costruito su iniziativa dell’amministrazione Obama per formare unità delle Forze Speciali, denominate ‘Scorpion’, “per condurre operazioni contro la droga e il terrorismo“. Questa base di addestramento è un ancoraraggio con cui controllare tutta la regione eurasiatica, dalla Russia, attraverso il Kazakistan, alla Cina.

Il 17 marzo 2010, il Ministro della Difesa del governo Bakiev, ora deposto, ha fatto una dichiarazione riguardo il centro di addestramento nella provincia di Batken (Batken Oblast). Egli credeva che la sua costruzione fosse “un progetto basato sulle relazioni bilaterali tra Kirghizistan e gli Stati Uniti, e che il suo scopo [era] di lottare contro il terrorismo internazionale, l’estremismo religioso, la criminalità internazionale e il traffico di droga. Secondo il ministro, il progetto non è “diretto contro un paese terzo”, e non entra in conflitto con gli obblighi del Kirghizistan verso l’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva e le altre organizzazioni internazionali.” [37]

Fonti anonime del ministero della Difesa del Kirghizistan prevedevano che i soldati ‘anti-terroristi’ del Kirghizistan, addestrati dagli Stati Uniti, fossero impiegati in eventuali “conflitti locali” – e specificamente con l’Uzbekistan. Ciò dovrebbe fornire un’ottima scusa per estendere il conflitto orchestrato dagli Stati Uniti nella Valle del Ferghana, una zona altamente strategica.

Il ministro della difesa del Kirghizistan ha aggiunto che la costruzione del campo di addestramento statunitense nella provincia di Batken, è stata “uno dei tanti progetti comuni tra Kirghizistan e gli Stati Uniti” nel campo militare, e faceva parte delle “relazioni di cooperazione tra i due Paesi su questioni militari, identificate dal programma di finanziamento militare estero del Pentagono (Foreign Military Financing, FMF) dal 1996.” [38]

Alcuni esperti di strategia militare in Cina e in Russia, che l’autore ha incontrato privatamente, ritengono che l’addestramento di soldati nazionali da parte degli Stati Uniti, soddisfa certe intenzioni del Comando Centrale USA: in primo luogo, l’espansione della presenza militare degli Stati Uniti e della NATO sulle rotte di comunicazione strategiche dell’Asia centrale, quindi il posizionamento delle forze per influenzare l’evoluzione dei negoziati politici ed energetici in Eurasia, dalla Russia alla Cina.

Zbigniew Brzezinski, il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Jimmy Carter, ritiene che l’area eurasiatica sia l’unica area che raggruppa paesi in grado di sfidare l’egemonia statunitense.

Brzezinski è un protetto di David Rockefeller e un seguace del geopolitico britannico Mackinder. Nel 1997, ha scritto queste righe:

Gli Stati Uniti sono ora l’unica superpotenza globale, ed è in Eurasia che si gioca tutto. Pertanto, la distribuzione del potere nel continente eurasiatico sarà di importanza fondamentale per la supremazia degli Stati Uniti e per il suo retaggio storico … Fino a quando i segnali giunti dall’Europa e dall’Asia sono incoraggianti, ogni politica degli Stati Uniti, per avere successo, deve concentrarsi sull’Eurasia e considerare il continente nel suo complesso. Le politiche devono essere guidate principalmente da una strategia globale di geopolitica… Per questo, la priorità è quella di praticare l’inganno e la manipolazione per prevenire l’emergere di una coalizione ostile che potrebbe tentare di soppiantare il dominio degli Stati Uniti.” [39]

Nel suo libro più rivelatore del suo pensiero, Brzezinski continua:

Il compito più urgente è quello di garantire che nessuna nazione o gruppo di nazioni, si arroghi la capacità di cacciare gli Stati Uniti dall’Eurasia o a ridurne il ruolo di arbitro nella regione.” [40]

Alla luce di questa corrente di pensiero, alcuni fatti s’illuminano in maniera diversa:

Nel gennaio 2009, il capo del Comando Centrale USA, il generale David Petraeus, ha annunciato che gli accordi sulle vie di comunicazione era stato firmato con la Russia, il Kazakistan e l’Uzbekistan.

Nel marzo 2009, il governo uzbeko ha permesso il trasferimento dei soldati statuitensi in Afghanistan con gli aerei della Luftwaffe, dalla base militare tedesca di Termez.

Nel maggio 2009, gli Stati Uniti hanno creato un centro di approvvigionamento nell’aeroporto di Navoi, in Uzbekistan, dove le operazioni di transito sono gestite da un’azienda sud-coreana.

Nel giugno 2009, il contratto di utilizzo della base aerea di Manas è stato prorogato, mentre il Kirghizistan aveva precedentemente e ripetutamente annunciato che gli Stati Uniti sarebbero stati costretti a lasciarla nell’agosto 2009.

Infine, nel luglio 2009, è stato rivelato pubblicamente che l’US Air Force stava conducendo una modesta operazione di rifornimento, in attrezzature e combustibile, da una località sconosciuta situata in Turkmenistan [41].

Gli strateghi del Pentagono si sono dedicati al progetto della rete di distribuzione del Nord a partire dall’inizio del 2006, mentre poche informazioni sono filtrate circa l’insurrezione dei taliban e l’offensiva militare che stava perdendo slancio. E’ facile vedere che la presenza statunitense in Afghanistan è in crescita, e le operazioni delle milizie ribelli s’intensificato pure. L’abbiamo già notato, e questa correlazione non è casuale. A poco a poco, passo dopo passo, le autorità statunitensi hanno chiesto di stipulare accordi per i diritti di transito con stati importanti, come la Russia, e altri paesi confinanti con l’Afghanistan.

In generale, gli accordi bilaterali passerebbero inosservati. Hanno preso la loro forma definitiva nel 2008, in quello che il Pentagono ha ora chiamato la Rete di Distribuzione del Nord. Una rapida occhiata alle immagini satellitari da Google Maps o della National Oceanic e Atmospheric Administration (NOAA) rende perfettamente esplicita l’importanza della NDN.

Un cargo militare in transito attraverso il NDN può partire da uno dei due hub occidentali, in Lettonia e Georgia. Iniziando da una di queste aree sicure, si ci trasferisce in Afghanistan con il treno, camion, traghetto attraversando la Russia e i suoi stati ex-satelliti: sia il Kazakistan che le Repubbliche del Kirghizistan e del Tagikistan, Uzbekistan neanche. Le dichiarazioni ufficiali giustificano i percorsi proposti con la necessità di avere vie d’accesso sicure in Afghanistan, evitando che si attraversi il Pakistan [42].

E’ un destino molto ironico per Riga, capitale della Lettonia, che è diventata punto di partenza della via più importante della NDN. Questo porto sul Mar Baltico, dal clima mite tutto l’anno, è ora utilizzato per trasferire carichi dai cargo noleggiati dagli Stati Uniti nei treni russi. Dopo la Russia, la rete ferroviaria si estende a sud e attraversa il Kazakistan e l’Uzbekistan, lungo le coste del Mar Caspio, e finisce nel nord dell’Afghanistan. Le ferrovie russe sono state costruite dall’URSS per sostenere il suo sforzo bellico in Afghanistan nel 1980; e oggi, animata dalla sua disponibilità a collaborare con gli USA e la NATO, la Russia mette loro a disposizione la rete ferroviaria in modo che possano condurre la loro campagna in Afghanistan [43].

Un altro itinerario attraverso la NDN dalla Georgia, evita la Russia passando attraverso il porto di Ponti, sul Mar Nero, e si estende fino a Baku, in Azerbaijan, dove i carichi militari, imbarcati sui traghetti, attraversano il Mar Caspio e raggiungono il Kazakistan. I camion prendono in consegna i carichi, in Uzbekistan e in Afghanistan. Questo percorso è usato da un terzo del totale dei flussi in transito attraverso la NDN. La terza rotta della NDN evita di passare attraverso l’Uzbekistan, ma attraversando Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan arriva in Afghanistan [44].

Il contesto geografico è fondamentale ed è abbastanza chiaro che il Kirghizistan, in futuro, sarà lo scenario di nuovi conflitti che il Pentagono prepara, in vista della strategia eurasiatica: il paese è, nelle parole del Generale Petraeus, il perno centrale di questa strategia. Così la descrive Peter Chamberlain, uno specialista dell’Asia centrale:

Il brusco adeguamento degli interessi comuni dei taliban e del Pakistan (formalizzata dagli arresti in serie dei taliban) è un tentativo, da parte degli Stati Uniti e della NATO, per giustificare l’apertura di questo nuovo fronte nella guerra contro il terrorismo, dando la priorità nell’assicurare la Rete di Distribuzione del Nord. La rete prepara il terreno per la realizzazione delle pipeline  previste che sfrutteranno le attraenti miniere energetiche che aspettano solo di essere estratte dal ricco sottosuolo del bacino del Mar Caspio. Questo ultimo adeguamento, con particolare attenzione verso l’interno del continente eurasiatico, è stato possibile solo grazie agli arrangiamenti degli Stati Uniti con Islamabad, per sfruttare le relazioni cordiali che il Pakistan intrattiene con i taliban, piuttosto che opporsivi.” [45]

L’oppio nella guerra in Asia Centrale

E’ l’oppio che dà, senza dubbio, coerenza alla strategia americana di guerra a bassa intensità.

Come è avvenuto per le società commerciali inglesi e degli Stati Uniti, durante la Guerra dell’Oppio contro la Cina, nel 1840, l’oppio svolge ancora un ruolo centrale nella strategia per il controllo dell’Asia centrale.

Wayne Madsen, un giornalista investigativo di Washington, che tramite il suo sito web Wayne Madsen Report (WMR), descrive il ruolo del commercio dell’oppio durante l’invasione degli Stati Uniti del 2001 e l’occupazione del territorio: “Secondo le informazioni rese a WMR da un veterano delle Delta Force, quando le unità d’elite delle forze militari sono state inviate in Afghanistan, dopo gli attentati dell’11 settembre, il primo ordine che hanno ricevuto dalla CIA era quello di proteggere le coltivazioni di papavero. Le fonti di WMR presso l’FBI, confermano che il traffico in Afghanistan ha preso il posto di quello guidato da Khun Sa, il re di oppio, nel Triangolo d’Oro, in Birmania, e il paese è ormai la principale fonte di oppio e eroina a disposizione della CIA, per le sue operazioni di traffico di droga.” [46]

Da diversi decenni, la CIA e il Pentagono addestrano e infiltrano agenti che posano da terroristi islamici in Asia centrale, in particolare nelle zone confinanti con la Valle di Fergana, ricco di uranio, sui territori di Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan. Uno dei principali attori di questa farsa è un’organizzazione, la cui creazione è stata finanziata dalla CIA, il Movimento islamico dell’Uzbekistan (Islamic Movement of Uzbekistan, IMU). Il Movimento islamico dell’Uzbekistan, attivo anche al di là del confine con il Kirghizistan e l’Uzbekistan sulla valle del Ferghana, ora gestisce i propri fondi provenienti dal lucroso commercio di oppio.

Secondo l’Interpol, il Movimento islamico dell’Uzbekistan è pesantemente coinvolto nel traffico di eroina prodotta in Afghanistan, che circola in Kirghizistan, Uzbekistan e in tutta l’Asia centrale. In un’audizione davanti al Congresso USA, Ralf Mutschke, esperto nella lotta contro il traffico di droga dell’Interpol, ha dichiarato: “Malgrado l’agenda politica e ideologica di questo movimento, la sua natura non è solo quella di una organizzazione terroristica, è più che altro un’organizzazione ibrida, in cui è data più facilmente priorità agli interessi illegali che agli obiettivi politici. I leader del Movimento islamico dell’Uzbekistan hanno un qualche interesse a perpetuare tensioni e instabilità nella regione, per assicurarsi i canali di comunicazione che sfruttano per il traffico di droga.” [47]

Lo specialista dell’Asia centrale, Peter Chamberlain dimostra che il Movimento islamico dell’Uzbekistan sia una rete del traffico di droga creata su ordine della CIA:

C’è motivo di credere che il Movimento islamico dell’Uzbekistan sia una creazione della CIA. Citiamo l’analisi indiscutibile della questione che Steve Coll ha pubblicato nel suo libro ‘La guerra segreta della CIA’: “Il direttore della CIA, William Casey, con una decisione che andava oltre le sue funzioni, ha deciso di intensificare le operazioni di propaganda volte a destabilizzare l’Unione Sovietica all’interno delle sue frontiere. A tal fine, la Cia ha promosso l’Islam in Uzbekistan: in primo luogo, assumendo un esiliato uzbeko in Germania, per tradurre il Corano in uzbeko, e poi aiutando i servizi segreti pakistani a distribuirne 5000 copie … Fin dall’inizio, anche prima dell’invasione sovietica, la rivoluzione afgana fu progettata da una coalizione di paesi guidati dalla CIA. Analogamente, l’Islam wahabita – una forma di Islam politico, insegnata ai combattenti, nelle madrasa locali, da testi chiamati musulmani, made in USA presso la University of Nebraska – è un’aberrazione dell’Islam, che integra tecniche di modificazione comportamentale.” [48]

Chamberlain continua:

Se è vero che la CIA ha fornito i libri per diffondere il pensiero jihadista in madrasse frequentate dai militanti del Movimento islamico dell’Uzbekistan, allora tutto ciò che viene attuato da questo movimento nasce dalle … missioni militari della CIA, e la lotta al traffico di droga organizzato dagli Stati Uniti, per condurre la caccia ai terroristi e ai trafficanti di droga del Movimento islamico dell’Uzbekistan, viene utilizzata per coprire le attività degli agenti delle Forze Speciali che cercano di avere influenza a livello locale, per anticipare gli sviluppi futuri, o una possibile cessazione delle operazioni … Il programma di Partenariato per la Pace della NATO, ha significato l’arrivo di migliaia di consiglieri degli Stati Uniti e della NATO,  che sono stati assegnati in basi che permettono loro di lanciare operazioni di azione diretta. Il Partenariato per la Pace permette anche il trasferimento dell’enorme surplus di materiale militare alle popolazioni di potenziali consumatori che vivono nelle regioni petrolifere, preparando così il terreno per i futuri giochi di guerra della coalizione.” [49] Nel giugno 2009, Richard Holbrooke ha annunciato che la campagna statunitense per eliminare il commercio di oppio in Afghanistan, sarebbe stato abbandonato in favore di ciò che il Pentagono chiama una campagna d’interdizione. In un commento ricevuto dall’Associated Press, Holbrooke ha detto che Washington avrebbe abbandonato le operazioni di eliminazione progressiva dell’oppio in Afghanistan.” [50]

Secondo un articolo del The New York Times, Ahmed Wali Karzai, fratello di Hamid Karzai, presidente afgano sostenuto dagli Stati Uniti, lavorerebbe per la CIA da otto anni; Wali, sarebbe un barone della droga anche nella provincia di Helmand. Tra le altre cose, la CIA remunererebbe Ahmed Wali Karzai, affinché recluti “una forza paramilitare che può operare in Afghanistan sotto il comando della CIA nella città di Kandahar, e attorno alla regione d’origine di Karzai.” [51]

L’influenza della CIA sul traffico di droga in Afghanistan, è molto simile a quello che l’agenzia ha esercitato sul traffico di oppio nel Sud-est asiatico, durante la guerra del Vietnam, una cosa molto allarmante. La conclusione che si può trarre è evidente: in entrambi conflitti, il traffico non è stato utilizzato per adempiere agli obiettivi militari, ma erano piuttosto nel cuore della strategia globale di Washington.

Ahmed Wali aveva utilizzato il denaro della droga per finanziare la repressione violenta del governo, come l’intimidazione degli oppositori durante le elezioni fraudolente del 2009. Nel 2007, Hamid Karzai chiamò alla carica di capo del servizio anti-corruzione, Izzatullah Wasif, anche se questo aveva trascorso quattro anni in prigione, in Nevada, per aver tentato di vendere droga a un poliziotto in borghese [52]. Sembra che la filosofia di questo metodo sia il seguente: “Niente vale quanto un trafficante di droga per acciuffare un altro trafficante di droga“.

La regione di Karzai, Helmand, comprende gran parte delle aree di coltivazione di oppio in Afghanistan. Questa è l’area del mondo in cui si concentra la più alta produzione di oppio, il 40% del volume totale presente sul mercato illegale globale, queste cifre sono quelle di John W. McCoy, un ricercatore degli Stati Uniti che ha descritto il ruolo dei servizi segreti statunitensi nel traffico di droga in Asia, dalla guerra del Vietnam, a partire dalla fine degli anni ‘60. Nella provincia di Helmand, circa 103000 ettari di oppio erano coltivati nel 2008, ciò rappresenta i due terzi di tutta la produzione in Afghanistan.

McCoy ha osservato che mentre la CIA ha sostenuto la guerriglia dei mujaheddin afghani contro l’Unione Sovietica, negli anni ‘80, ha usato il denaro della droga – guadagnato con l’oppio prodotto dai Mujahiddin – per finanziare una guerra segreta, resa popolare dal film di Hollywood, ‘La Guerra di Charlie Wilson’ (Charlie Wilson’s War). McCoy ha detto che nel corso degli anni ’80, “La guerra segreta della CIA è stato il catalizzatore per la trasformazione delle regioni di frontiera, tra l’Afghanistan e il Pakistan, in una vasta area di produzione di eroina, la più grande del mondo“.

Sul tema della sconfitta dei talebani, dopo le rappresaglie per l’11 settembre, McCoy ha continuato l’analisi del traffico di droga in Afghanistan:

La CIA è riuscita a mobilitare gli ex signori della guerra attivamente coinvolti nel traffico di eroina, e a occupare tutta le città dell’Afghanistan orientale. In altre parole, l’Agenzia e i suoi alleati locali, hanno creato le condizioni ideali per il rovesciamento del divieto dei taliban della coltivazione del papavero, e così farne rivivere il traffico. Poche settimane dopo la caduta dei taliban, le autorità siresero conto del drammatico aumento della coltivazione di oppio nelle province interne di Helmand e Nangarhar.” [53].

Fu stabilito che prima che i militari statunitensi espellessero i taliban, alla fine del 2001, la produzione di oppio era stata ridotta significativamente sotto il loro governo. E’ stato inoltre stabilito, – dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine, come si è ricordato – che dopo che le forze della NATO, guidate dagli USA, occupassero l’Afghanistan, i raccolti di papavero non solo avevano recuperato il loro precedente livello di produzione, ma aveva superato anche i massimi livelli di produzione raggiunti nella storia del paese [54], si aggiunse a questo aumento, anche il drammatico incremento del volume della produzione di oppio.

Nel 2000, i taliban avevano posto fine alla coltivazione del papavero. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine, da quando gli Stati Uniti hanno assunto il controllo militare del paese, il raccolto di oppio in Afghanistan è aumentato da 185 tonnellate, su una superficie inferiore a 8000 ettari, nel 2001, a 8.200 tonnellate in più di 193.000 ettari, nel 2007. Ciò rappresenta una moltiplicazione per quarantaquattro dei raccolti totali, durante gli otto anni dell’occupazione statunitense in Afghanistan [55].

Nel 2008, gli Stati Uniti e la NATO sommersero la stampa di commenti sul declino del 19% della superficie totale dei campi di papavero, rispetto all’anno precedente, ignorando l’aumento del 15% della resa; dati che ha mantenuto l’Afghanistan al posto di primo produttore di oppio e traffico di eroina, molto più avanti degli altri [56].

Negli ultimi cinque anni, la produzione di oppio in Afghanistan, ha costituito il 50% del PIL del paese, e oltre il 93% del materiale necessario alla produzione mondiale di eroina [57]. Eppure sarebbe sbagliato ritenere che, dall’occupazione dell’esercito USA, nel 2001, la crescita dell’economia afgana sia stata rallentata. Il PIL è prodigiosamente aumentato del 66%, grazie al sistema di produzione in forte espansione, quasi industriale, dell’oppio mantenuto dagli Stati Uniti e dal regime Karzai, un protetto di Washington [58].

Il capo dell’agenzia federale russa per la lotta alla droga, ha stimato il valore attuale della produzione di oppio in Afghanistan, a 65 miliardi di dollari. Solo 500 milioni di dollari di questa somma considerevole, viene restituita agli agricoltori afgani e 300 milioni sono pagati ai guerriglieri taliban, la “mafia della droga” riceve il resto, circa 64 miliardi dollari [59].

Nel marzo 2010, durante una riunione del Consiglio NATO-Russia, il capo della FSKN (il Servizio federale russo per il controllo della droga), Victor Ivanov, ha dichiarato: “Il papavero afgano è stato la causa della morte per overdose di un milione di persone, negli ultimi dieci anni, le cifre sono delle Nazioni Unite. Non vi è qui una minaccia alla pace mondiale e alla sicurezza?” [60]

La NATO s’è categoricamente rifiutata di soddisfare la domanda russa di distruggere tutte le piantagioni di oppio in Afghanistan.? Perché? La NATO (cioè il Comando Centrale USA) ha detto che la loro distruzione priverebbe il paese della sua “fonte di ricchezza“, una formula che racchiude in sé l’assurdità criminale della missione NATO in Afghanistan.

In una più recente riunione del Consiglio NATO-Russia, Ivanov ha invitato la NATO che la sua cosiddetta missione di “normalizzazione della situazione in Afghanistan“, comprenda un piano “per sradicare la produzione della droga.” [61]

James Appathurai, portavoce della NATO, ha dichiarato la sua “comprensione” per le preoccupazioni della Russia [62] e le stime del consumo di droga in Russia sono impressionanti: 200.000 persone sono dipendenti da eroina o morfina, e decine di migliaia di loro muoiono ogni anno a causa della loro dipendenza. In effetti, Dall’occupazione statunitense dell’Afghanistan e dall’aumento del traffico, la Russia è diventata la principale meta della droga afgana, e il paese ne soffre le gravi conseguenze sociali ed economiche.

Appathurai ha anche detto che il problema della droga in Afghanistan deve essere trattato con cura, per evitare che la popolazione locale “si rivolti”. Appathurai ha continuato il suo commento, un gioiello del doppio linguaggio della NATO: “Siamo d’accordo che dobbiamo affrontare questo problema. Ma le nostre opinioni divergono leggermente. Non possiamo assumerci la responsabilità per il taglio dell’unica fonte di reddito della popolazione di uno dei paesi più poveri del mondo, senza essere in grado di offrire un’alternativa. E  ‘semplicemente impossibile.”[63]

L’esercito statunitense esporta oppio?

Il papavero potrebbe diventare il collegamento ideale delle guerre statunitensi in Asia centrale. Può finanziare gruppi ribelli come il Movimento islamico dell’Uzbekistan. Fino al 10% della popolazione afgana vive col denaro della droga – tra cui il fratello del presidente, o forse lo stesso presidente.

Come sperimentato dagli inglesi durante le guerre dell’oppio in Cina, la dipendenza da oppio porta anche i popoli eurasiatici delle tribù e delle minoranze etniche; la passività, la criminalità e il caos che la droga causa, sono ottimi modi per corrompere un paese dall’interno, e quindi giustificare la maggiore presenza di forze di “peacekeeping“.

Approfittate della migrazione dal Kirghizistan allo Xinjiang, e in altre province cinesi, per inondare la Cina con l’oppio, sarebbe una strategia inevitabile che il Pentagono avrebbe interesse a “promuovere” con pazienza. Attualmente, la Russia è già devastata dal flagello della eroina afgana a buon mercato, che crea numerose dipendenze, aumento della criminalità e insubordinazione.

Ma ciò che ci dicono Richard Holbrooke e altri strateghi dell’U. S. Central Command, è che le tribù in Afghanistan, Tagikistan o Uzbekistan fanno passare a dorso di mulo la droga, attraverso valli pericolose che portano in Russia o altrove. La verità sembra diversa. In effetti, l’oppio sarebbe trasportato da ciò che è più moderno in fatto di trasporti militari.

E’ l’aspetto più esplosivo di questa benigna negligenza degli Stati Uniti nei confronti dei campi di papavero, in Afghanistan. L’oppio e l’eroina trattati sarebbero trasportati dai convogli militari degli Stati Uniti, da basi come Manas in Kirghizistan. I carichi sarebbero nascosti e segreti.

Richard Holbrooke ha visitato di recente il centro di transito di Manas, probabilmente per organizzare il sabotaggio del gasdotto della rete TUKC (Turkmenistan – Uzbekistan – Kirghizistan – Cina) entrato in servizio di recente.

Un tale uso delle attrezzature militari, se provato, dimostrerebbe che gli Stati Uniti possono agire “senza limiti” e che nessuno può avvicinarsi ai loro carichi o controllare il contenuto. E’ la ripetizione su larga scala del trasporto di eroina per via aerea, organizzato dalla CIA in Viet Nam negli anni ’60. [64]

Questa accusa è stata lanciata da un efficiente agente dei servizi segreti della regione, il generale Hamid Gul, ex capo dell’intelligence pakistana (ISI), è stato il capo dei servizi segreti militari durante la guerra in Afghanistan, negli anni ‘80.

Nell’agosto 2009, Hamid Gul ha detto, senza mezzi termini: “Ahmed Wali Karzai è il più grande barone della droga in Afghanistan.” Ha detto che i baroni della droga lo sono anche del traffico di armi, un “mercato in crescita” in Afghanistan. “Ma la cosa più inquietante per me è che l’aeronautica – l’Aviazione degli Stati Uniti – è anch’essa coinvolta. Avete detto giustamente: la droga viene trasportata a nord nelle Repubbliche dell’Asia Centrale e in Russia, e poi raggiunge l’Europa e il resto del mondo. Ma un certo volume di stupefacenti segue una via diretta. E’ trasportata da aerei militari.” [65].

Gul è stato a capo dell’ISI nel 1987-1989, durante la fase più intensa della guerriglia dei Mujahiddin, durante il quale ha lavorato a stretto contatto con la CIA. Dopo, gli è stato vietato l’ingresso degli Stati Uniti e nel Regno Unito, perché lui dice che è troppo prolisso riguardo ai piani reali ideati dai due paesi per l’Asia Centrale. Per lui, i piani prevedono la distruzione sistematica del Pakistan come nazione. [66]

Secondo le accuse di Gul, l’oppio e l’eroina dall’Afghanistan sono trasportati segretamente dagli aerei militari degli Stati Uniti, nella base militare di Manas, e passano attraverso i vari canali della Rete di Distribuzione del Nord. Tale analisi è stata confermata da fonti tagike e afgane, dalle rivelazioni dei membri delle forze armate statunitensi, che ne parlano da esterni, e dalle relazioni russe [67].

La base di Manas svolge un ruolo cruciale, a cui si aggiunge la base di addestramento “in materia di lotta alla droga e al terrorismo” nel sud-ovest del Kyrgyzstan, a Batken, vicino alla valle di Ferghana. Questa combinazione si adatta perfettamente alla nuova politica degli Stati Uniti di divieto selettivo del papavero in Afghanistan, che Holbrooke ha detto  di preferire all’eradicazione totale. Questa nuova politica del Pentagono consente al 93% dell’oppio del mondo di circolare, evitando ogni “eradicatore” statunitense, d’essere trasformato in eroina e venduta in Cina, Uzbekistan, Russia e altrove, come in una nuova Guerra dell’oppio.

Il grandi media degli Stati Uniti accusano i taliban di essere a capo del traffico di oppio. Eppure, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine, elementi anti-governativi (AGE), che comprendono militanti taliban, ma anche militanti di altri movimenti, non ne beneficino che per il solo 2% del totale degli introiti della droga, del valore totale di 3,4 miliardi di dollari. Questo dato è anche confermato dalla CIA e dalla DIA (Agenzia dell’Intelligence  della Difesa), che sostengono che i taliban hanno guadagnato “solo” 70 milioni di dollari all’anno, col traffico di stupefacenti. La maggior parte della produzione di eroina e di oppio non elaborato, si trova nelle mani dei signori della guerra collegati al sistema di Karzai.

La futura strategia degli Stati Uniti per gestire il “problema” della droga in Afghanistan, è studiata con attenzione. I trafficanti di droga, i cui legami con i “ribelli” sono conosciuti, sono elencati nella lista delle persone da eliminare (da uccidere). Questi elenchi sono esenti dai nomi dei maggiori baroni della droga, che tuttavia generano circa il 98% dei redditi da papavero e che lavorano con la famiglia ed il regime di Karzai, una cerchia di notori tossicodipendenti corrotti.

Infatti, come sottolineato da un analista, l’esercito degli Stati Uniti “fornisce assistenza ai signori della droga alleati con le forze di occupazione o col governo afgano, per monopolizzare ulteriormente il mercato e il traffico di droga.” [68]

Craig Murray, ambasciatore del Regno Unito in Uzbekistan fino al 2004, dice che sotto l’autorità del generale Rashid Dostum – che è stato nominato nel 2009, ancora una volta, ministro della Difesa nell’Afghanistan di Karzai – convogli militari trasportano la droga al di là del confine con l’Afghanistan [69].

Secondo Craig Murray, Dostum è stata una figura chiave nel traffico di oppio in Afghanistan, che dirige dal suo paese natale, vicino a Mazar-e Sharif. Fu richiamato dall’esilio da Karzai, con l’approvazione degli Stati Uniti, per le elezioni presidenziali, durante la quale ha assegnato il 100% dei voti dei più grandi distretti a Karzai. Per “combattere” in modo cospicuo contro i taliban, il Pentagono propone ora di fornire grandi quantità di armi alle milizie private (dell’anti-droga) che Dostum comanda, nonostante la sua posizione ufficiale come capo dell’esercito, nonostante il fatto che Washington sa tutto delle sue attività con il traffico d’eroina [70].

Il fratello del presidente Karzai, Ahmed Wali Karzai, che secondo il New York Times [71] figura tra i collaboratori della CIA, è accusato di essere egli stesso un potente signore della droga, fornisce un quadro completo dello squallido governo atlantista di Karzai [72].

Murray continua e dice che l’Afghanistan “non esporta più oppio, ma eroina. L’oppio viene trasformato in eroina su scala industriale, non in cucine, ma nelle fabbriche. Milioni di litri di prodotti chimici necessari per le operazioni di trattamento sono importati con camion cisterna. Questi camion ed automezzi pesanti, carichi di oppio, raggiungono gli impianti, percorrendo le strade ristrutturate dagli Stati Uniti, quelle usate dalle truppe NATO … Una quarta parte del commercio dell’eroina riunisce i dignitari del governo afgano. Quando gli Stati Uniti hanno attaccato l’Afghanistan, l’esercito ha bombardato il territorio mentre la CIA pagava, armava ed equipaggiava i signori della guerra e i baroni della droga, allora in disgrazia.” [73]

Conclusioni

Quando si guarda attentamente una cartina dell’Asia centrale, è chiaro che l’Afghanistan è al centro della strategia degli Stati Uniti per destabilizzare e militarizzare la regione. Si tratta di una posizione ideale per minacciare simultaneamente Cina, Russia, Iran e paesi vicini, specialmente i membri dell’Organizzazione del Trattato di cooperazione di Shanghai.

La proliferazione delle droghe e la lotta anti-droga, il terrorismo e le operazioni antiterrorismo, la deliberata brutalità della polizia locale e la cattura dei gasdotti eurasiatici, esistenti o futuri, sono tutti gli ingredienti nella ricetta esplosiva delle missioni Nato, che sotto la guida degli Stati Uniti, sono proiettate al di fuori dell’Afghanistan.

Il Kirghizistan ora svolge un ruolo chiave nell’espansione strategica della guerra in tutta l’Asia centrale. Mosca lo sa. Pechino lo sa. Ciò che si decide, nel Grande Gioco in Kirghizistan e in Asia centrale, non è altro che l’ultima occasione della strategia di sopravvivenza, la Full Spectrum Dominance per l’egemonia militare globale degli Stati Uniti.

Come negli anni ‘60 e ’70 in Vietnam, è sempre più chiaro che la “guerra al terrorismo” in Afghanistan è stata deliberatamente progettata da Washington affinché sia un’altra guerra senza nessun vincitore.

Il fallimento della guerra in Afghanistan è prevista per giustificare un aumento della presenza militare in Kirghizistan, Uzbekistan, Tajikistan, nella Valle di Ferghana e poi in tutta l’Asia centrale. Prima della rivolta in Kirghizistan che ha mandato in esilio la banda Bakiyev, a marzo, Washington era sulla buona strada per espandere la guerra grazie agli accordi con Bakiyev, per costruire diversi campi di addestramento antiterrorismo nel paese. Con tali basi disponibili, il controllo del continente eurasiatico, dallo Xinjiang al Kazakistan e alla Russia, sarebbe diventato una questione di tempo, in quanto, già attualmente, lo sviluppo delle linee dal traffico di droga ne prepara il terreno.

Questa volta, a differenza di quello che è successo nei primi anni ‘70, è una questione importante per l’egemonia degli Stati Uniti. Il ruolo che svolgeranno il governo provvisorio del Kirghizistan, Mosca, Pechino, Iran e Uzbekistan sarà decisivo in questa regione, dove si concentrano i conflitti più intensi del mondo.

F. William Engdahl

Giornalista statunitense, ha pubblicato numerosi libri dedicati alle questioni energetiche e geopolitiche. Ultimi libri pubblicati: Pétrole, une guerre d’un siècle: L’ordre mondial anglo-américain (Jean-Cyrille Godefroy éd., 2007) e I Semi della Distruzione Dal controllo del cibo al controllo del mondo, (Arianna ed., 2010).

Note

[1] Edouardo Real, Zbigniew Brzezinski: Defeated by his Success, 30 gennaio 2008.

[2] Rashid, The Taliban: Exporting Extremism, Foreign Affairs, New York Council on Foreign Relations, novembre-dicembre 1999, p.31.

[3] Ibid.

[4] Lorenzo Vidino, How Chechnya Became a Breeding Ground for Terror, Middle East Quarterly, Estate 2005, Philadelphia

[5] La relazione 2006 della Heritage Foundation, Washington DC, include i giganti degli armamenti McDonnell Douglas e Boeing, e del petrolio Chevron ed ExxonMobil, tra le fonti dei finanziamenti. Vedasi: Heritage Foundation

[6] Ariel Cohen, Radical Islam and US Interests in Central Asia, Ariel Cohen, l’Islam radicale e U. S. interessi in Asia Centrale , Audizione alla sottocommissione per il Medio Oriente e Asia Centrale, Commissione per le Relazioni Internazionali, Camera dei Rappresentanti, 29 ottobre 2003.

[7] Ibid.

[8] Ibid.

[ 9 ] General David H. Petraeus, US Army, Commandant de l’US Central Command, Statement to Senate Armed Services Committee on the Afghanistan-Pakistan Strategic Posture Review and the Posture of US Central Command, 1 aprile 2009.

[10] Ibid.

[11] Halford J. Mackinder, The Geographical Pivot of History, Londra, Royal Geographic Society, 1904. La regione perno di Mackinder fu poi più o meno sussunta dall’Unione Sovietica, che includeva l’Asia centrale, più l’Afghanistan.

[12] «Pakistan: Asif Ali Zardari est toujours inculpé en Suisse», Réseau Voltaire, 22 agosto 2008.

[13] Sottocommissione permanente del Senato USA per le indagini, Minority Staff Report for Permanent Subcommittee on Investigations Hearing on Private Banking and Money Laundering : A Case Study of Opportunities and Vulnerabilities, (2) Asif Ali Zardari Case History, Washington DC, 9 novembre 1999.

[14] «Khalilzad revient en Irak», Réseau Voltaire, 21 giugno 2010.

[15] Helene Cooper, Mark Mazzetti, «UN Envoy’s Ties to Pakistani Are Questioned», The New York Times, 25 agosto 2008.

[16] Syed Ifran Raza, Minister criticized over anti-terror authority, Dawn, Karachi, 12 dicembre 2009.

[17] Zardari calls for counter-terror strategy, Dawn, Karachi, 16 Marzo 2010.

[18] Thomas M. Sanderson e Andrew C. Kutchins, The Northern Distribution Network and Afghanistan: Geopolitical Challenges and Opportunities, Washington, CSIS, A Report of the CSIS Transnational Threats Project and the Russia and Eurasia Program, gennaio 2010.

[19] US not to use Uzbek base, says Holbrooke, Dawn, Astana, 21 febbraio 2010.

[20] Richard Boucher, Re-designation of the Islamic Movement of Uzbekistan as a Foreign Terrorist Organization, Washington DC, 25 settembre 2002, Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America.

[21] Wayne Madsen, citato da Peter Chamberlain, America’s ‘Islamists’ Go Where Oilmen Fear to Tread, News Central Asia, 24 marzo 2010.

[22] Ibid.

[23] Mark Thompson, Moving Troops to Afghanistan Harder Than Getting Them, Time, New York, 14 ottobre 2009.

[24] Frank E. Kitson, Low Intensity Operations: Subversion, Insurgency and Peacekeeping, Londra, 1971, Faber and Faber.[25] CM Olsson e EP Guittet, Counter Insurgency, Low Intensity Conflict and Peace Operations: A Genealogy of the Transformations of Warfare, 5 marzo 2005, documento presentato alla riunione annuale della International Studies Association.

[26] Grant T. Hammond, Low-intensity Conflict: War by another name, Londra, Small Wars and Insurgencies, Vol.1, N°3, dicembre 1990, pp. 226-238.

[27] Jon Boone, US pours millions into anti-Taliban militias in Afghanistan, 22 novembre 2009, The Guardian, Londra.

[28] Jeremy Kuzmarov, American Police Training and Political Violence: From the Philippines Conquest to the Killing Fields of Afghanistan and Iraq, The Asia-Pacific Journal, 11-1-10, 15 marzo 2010.

[29] Ibid.

[30] Ibid.

[31] Ibid.

[32] Ibid.

[33] Rahim Faiez, US: Insurgents attack Bagram Air Field, Associated Press, 19 maggio 2010.
[34] Mark Mazzetti, US Is Still Using Private Spy Ring, Despite Doubts, The New York Times, 15 maggio 2010.

[35] Ibid.

[36] Ibid.

[37] Central Asia News, Kyrgyz Defense Ministry: The training center in Batken is not oriented against third countries, Ferghana.ru, 18 mars 2010

[38] Ibid.

[39] Zbigniew Brzezinski, La Grande Scacchiera: l’America e il resto del mondo, Milano, Longanesi, 1998, pp. 194-198.

[40] Ibid.

[41  Cornelius Graubner, Implications of the Northern Distribution Network in Central Asia, Central Asia-Caucasus Institute, Johns Hopkins University, 1 settembre 2009.

[42] Bill Marmon, New Supply ‘Front’ for Afghan War Runs Across Russia, Georgia and the ‘Stans, 21 marzo 2010.

[43] Ibid.

[44] Ibid.

[45] Peter Chamberlain, America’s ‘Islamists’ Go Where Oilmen Fear to Tread, News Central Asia, 24 marzo 2010.

[46] Wayne Madsen, CIA Involvement With Drug Trade Resulted In Death Threats Against US Senator.

[47] Ralf Mutschke, Threat Posed by the Convergence of Organized Crime, Drug Trafficking, and Terrorism, Audizione dinanzi alla sottocommissione per la criminalità della commissione Giustizia, Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, 106.mo Congresso, seconda sessione, Ufficio Stampa del Governo  degli Stati Uniti, Washington DC, 13 dicembre 2000.

[48] Peter Chamberlain, op. cit.

[49] Ibid.

[50] Richard Holbrooke, citato in US to shift approach to Afghanistan drug trade The focus will move from opium eradication to fighting trafficking and promoting alternate crops, citazione dell’inviato speciale degli Usa, Richard Holbrooke, l’Associated Press, 28 Giugno 2009

[51] Dexter Filkins, Mark Mazetti e James Risen, Brother of Afghan Leader Said to be Paid by CIA, The New York Times, 27 ottobre 2009. «Hamed Wali Karzai chargé de négocier avec les Talibans», Réseau Voltaire, 14 maggio 2010.

[52] Jeremy Kuzmarov, op. cit.

[53] Ibid.

[54] United Nations office on Drugs and Crime, World Drug Report:

[55] Ibid.

[56] Ibid.

[57] Alfred W. [ 57 ] Alfred W. McCoy, op. McCoy, op. cit. cit.

[58] Craig Murray, Britain is protecting the biggest heroin crop of all time, Londra, Daily Mail, 21 Luglio 2007.

[59] Ibid.

[60] Andrei Fedyashin, Russia and NATO divided over Afghan opium, 25 marzo 2010, RIA Novosti. «Pavot: la Russie met en cause la responsabilité de l’OTAN», Réseau Voltaire, 3 marzo 2010.

[61] RIA Novosti, Russian official mocks NATO concern for Afghan poppy growers, Moscou, 25 marzo 2010.

[62] Ibid.

[63] Ibid.

[64] Jeremy R. Hammond, Ex-ISI Chief Says Purpose of New Afghan Intelligence Agency RAMA Is ‘to destabilize Pakistan’, Foreign Policy Journal, 12 agosto 2009.

[65] Ibid.

[66] Ibid.

[67] Diverse conversazioni private con l’autore nei mesi di aprile e maggio 2010.

[68] Ibid.

[69] Cfr. anche su questo argomento «Craig Murray: “Les États-Unis contrôlent le trafic de l’héroïne afgane”» , Voltairenet, 17 Novembre 2005

[70] Craig Murray, On Missiles and Missile Defense, 23 settembre 2009.

[71] Dexter Filkins, Mark Mazzetti, James Risen, Brother of Afghan Leader Said to Be Paid by CIA , The New York Times, 27 ottobre 2009.

[72] Craig Murray, US Supported Afghan Government Warlords Control World Heroin Trade, 13 agosto 2009.

[73] Craig Murray, Britain is protecting the biggest heroin crop of all time, Londra, Daily Mail, 21 Luglio 2007.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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