Intervista a Hanieh Tarkian raccolta da Gabriele Repaci

A partire da giovedì scorso si sono svolte in tutto l’Iran manifestazioni di piazza per protestare contro l’aumento dei prezzi e la disoccupazione. Negli ultimi giorni tuttavia le proteste hanno assunto un carattere violento. Secondo quanto diffuso dai media occidentali vi sarebbero stati oltre venti morti e circa 200 persone arrestate. La Guida Suprema l’Ayatollah Khamenei ha puntato il dito contro i «nemici dell’Iran» che «negli ultimi giorni hanno usato diversi strumenti, dal denaro alle armi, alla politica, agli apparati di intelligence, per creare disordini nella Repubblica islamica». Il Presidente statunitense Donald Trump ha emesso un comunicato via Twitter dicendo che «il popolo iraniano agisce contro il crudele e corrotto regime iraniano». Al fine di rendere più chiari questi avvenimenti abbiamo posto alcune domande ad Hanieh Tarkian. Italo-iraniana, ha completato il corso di dottorato in Scienze islamiche presso il “Jamiat az-Zahra” (il più importante centro femminile di studi islamici dell’Iran), è ora docente e coordinatrice del primo Master in lingua italiana in Studi Islamici organizzato dall’Università internazionale al-Mustafa (Qom, Iran).

 

Vorrei iniziare con una domanda molto semplice: cosa sta accadendo in Iran?

Prima di tutto è necessario ricordare che la realtà iraniana come ogni altra realtà è complessa, ogni tentativo di comprenderla con una visione limitata che sia meramente politica o geopolitica oppure economica, o materialista o dall’altro lato “religiosa” (nel senso profano del termine), è ovviamente fuorviante. 

L’Iran è una Repubblica nata dalla volontà popolare e fondata sui valori religiosi, il cui popolo è particolarmente fedele e leale. È dalla vittoria della Rivoluzione Islamica avvenuta nel 1979, quindi da circa quarant’anni, che le potenze arroganti, con a capo gli Stati Uniti, stanno cercando di distruggere i cambiamenti positivi avvenuti grazie alla Rivoluzione, creando conflitti interni, tentativi di colpi di stato, imponendo guerre dall’esterno come il conflitto Iraq-Iran, l’invasione culturale, la guerra economica e mediatica e infine con le rivoluzioni colorate e i dissidi da strada.

Il motivo dell’ostilità dei poteri arroganti risiede nel fatto che l’Iran non ha mai accettato il sistema che loro vogliono imporre, un sistema bipolare in cui gli oppressori governano sugli oppressi. Fin dall’inizio della Rivoluzione Islamica è stato chiaro che questo sistema non sarebbe stato accettato, che l’Iran non avrebbe accettato di essere dalla parte degli oppressori né di farsi opprimere. In base a ciò che cita la Costituzione dell’Iran, ai principi islamici e allo spirito del popolo iraniano, lo Stato iraniano non solo non avrebbe oppresso, né si sarebbe lasciato opprimere, ma avrebbe anche combattuto l’oppressore e non sarebbe rimasto imparziale nei confronti dell’oppressione rivolta ad altri. Ciò ha da sempre fatto infuriare i poteri arroganti ed ha acceso una speranza nei cuori dei popoli oppressi.

Per quanto riguarda la situazione attuale, sappiamo che l’Iran, guidando l’Asse della Resistenza, ha ottenuto grandi successi in quella che era una guerra per procura volta a distruggere l’Iran attraverso i gruppi terroristici, primi fra tutti l’Isis, in Iraq, in Libano e in Yemen, sconfiggendo quindi le strategie pianificate dagli Stati Uniti, Arabia Saudita e Israele. Quindi l’Iran si trova dal punto di vista strategico e della sicurezza nella condizione migliore, proprio perché è riuscita a debellare tutti questi pericoli. Stati Uniti, Arabia Saudita e Israele sono stati sconfitti, non solo in Siria, in Iraq, in Libano e in Yemen, ma anche nel loro tentativo provocatorio di ufficializzare Gerusalemme quale capitale del regime sionista.

Tuttavia per quanto concerne la situazione interna e in particolare quella economica, sono stati commessi alcuni errori, prima di tutto l’accordo sul nucleare non ha di fatto prodotto alcun beneficio per la nazione iraniana e, dall’altro lato, il governo non è stato in grado di risolvere i problemi economici. Oltre a ciò, alcuni rappresentanti politici dei governi precedenti hanno peggiorato la situazione interna già complessa, muovendo accuse pesanti al sistema. La Guida Suprema ha accennato a queste accuse in uno dei suoi ultimi discorsi, affermando che le critiche costruttive sono benvenute e necessarie, ma la calunnia e le accuse senza fondamento non aiutano il sistema (oltre ad essere proibite dal punto di vista etico ed islamico).

In questo contesto già alcune settimane fa erano state organizzate delle proteste pacifiche e incentrate sulla situazione economica, infatti il diritto a manifestare è sancito dalla costituzione iraniana:

“Articolo 27: Raduni e manifestazioni pubbliche sono consentiti a condizione che i partecipanti non portino armi e non violino i principi fondamentali dell’Islam”. Tuttavia Stati Uniti, Arabia Saudita e Israele, che sappiamo bene essere alleati, hanno cercato di approfittare della situazione con infiltrati nelle proteste e atti di vandalismo (che nelle proteste delle settimane precedenti non si erano invece verificati), oltre a dirigere il tutto attraverso i social media.

Era però abbastanza chiaro che questi tentativi non avrebbero avuto successo, Trump deve ancora farsi le ossa in questo campo… Peraltro Trump si è reso antipatico anche agli iraniani contrari alla Rivoluzione, poiché ha accusato tutti gli iraniani di terrorismo e li ha inclusi nel visa-ban.

 

Secondo Lei vi sono analogie fra le «primavere arabe» che nel 2011 hanno portato al crollo dei regimi di Gheddafi, Ben Ali e Mubārak e le proteste di questi ultimi giorni in Iran?

Il “Risveglio Islamico”, anche se poi manipolato da altri registi, è un movimento con cui i popoli volevano liberarsi dai regimi dittatoriali, la stessa Guida Suprema affermò che se guidato verso il suo percorso corretto avrebbe portato alla rinascita della civiltà islamica. Invece il movimento dei sobillatori in Iran, ove tuonano slogan a favore dello Shah che era un dittatore, oltre ad essere particolarmente violento, è rivolto contro un ordinamento politico scelto dal popolo iraniano. Non mi pare quindi che vi siano somiglianze fra i due movimenti, se non nelle ingerenze esterne da parte degli Stati Uniti, Arabia Saudita e Israele: nel 2011 nemici del popolo, oggi dalla parte dei sobillatori vandali.

 

Secondo quanto riportato in un’intervista al giornalista curdo Karwan Hewram uno degli slogan scandito nelle manifestazioni è stato «Lascia la Siria, lascia il Libano, guarda l’Iran!». Qual è la sua opinione in proposito?

Questo slogan oltre ad essere chiaramente in contrasto con la Costituzione della Repubblica Islamica dell’Iran, è contrario a qualsiasi logica religiosa, etica ed umana. Abbandonare la Siria e il Libano al loro destino, avrebbe portato alla distruzione delle chiese, all’uccisione delle minoranze religiose, in particolare i cristiani, le donne cristiane sarebbero state fatte schiave da parte dei miliziani dell’Isis, e dopo aver conquistato Siria e Iraq, sarebbe toccato all’Iran, che è proprio ciò che volevano Stati Uniti, Arabia Saudita e Israele. Chi grida uno slogan di questo tipo, o è in malafede, oppure non capisce nulla di geopolitica e non ha nemmeno la minima capacità di discernimento etico. I complotti di Stati Uniti e Israele sono chiari come il sole, solo chi è in malafede o è cieco non li vede.

 

Secondo l’Ayatollah Khamenei le proteste altro non sarebbero che azioni «organizzate dall’esterno» tuttavia non si può negare che l’Iran viva una situazione economica e sociale abbastanza grave.

Alcuni politici iraniani, in particolare i riformisti, si sono illusi che un dialogo con gli Stati Uniti fosse possibile, ciò è risultato nell’accordo sul nucleare dal quale pensavano di ottenere anche benefici economici in particolare con l’annullamento delle sanzioni economiche. Sappiamo che è invece stato un completo fallimento (non per niente la Guida Suprema ha sempre espresso diffidenza verso questo accordo, senza tuttavia imporre il suo punto vista), e quindi non ha aiutato in nessun modo l’economia iraniana, anzi ha peggiorato la situazione. Il governo non ha assolutamente preso in considerazione quelle che sono le linee guida dell’ayatollah Khamenei per quanto concerne “l’economia della resistenza”, basata sul rafforzamento dell’economia interna diminuendo sempre di più la dipendenza dai fattori esterni. La gente si lamentava pertanto dell’incapacità del governo di gestire i problemi economici e non dell’intero establishment.

 

Secondo talune indiscrezioni gruppi di manifestanti armati hanno provato senza successo a prendere il controllo di basi militari e stazioni di polizia in diverse parti del paese. Si sta cercando di riproporre uno scenario «siriano»?

L’Iran è molto forte ed è praticamente impossibile che qualcuno riesca a prendere il controllo delle basi militari, ed anche se ci riuscisse non sarebbe in grado di andare oltre. La nazione iraniana è fedele al proprio sistema, non sosterebbe mai dei terroristi di questo tipo, solo agenti infiltrati o pagati lo farebbero.

 

Secondo Lei i «nemici dell’Iran» come li ha definiti la Guida Suprema l’Ayatollah Khamenei potrebbero fare leva sulle minoranze etniche come curdi o beluci? Se non vado errato le autorità iraniane hanno avuto in passato diversi problemi con i separatisti del Belucistan.

Ci sono stati tentativi in passato e sicuramente continueranno, il divide et impera è una strategia imperialista che non viene mai tralasciata, tuttavia con l’Iran non ha funzionato e dubito funzionerà in futuro, basti vedere le manifestazioni organizzate a favore del sistema islamico che hanno visto la partecipazione di persone di tutte le etnie.

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Gabriele Repaci
Collaboratore di "Eurasia. Rivista di studi geopolitici". Scrive per la rivista scientifica "Das Andere – L’Altro"; ha collaborato con l'Associazione Politico-Culturale Marx XXI e con Arianna Editrice.