Tony Cartalucci, Land Destroyer, 28 maggio 2012

Ci si aspetterebbe che presunti oppositori di Stati Uniti e Israele rappresentassero l’antitesi di qualsiasi politica estera congiunta USA-israeliana, soprattutto quando si tratta dei grandi massacri di arabi per espandere l’egemonia occidentale nel Vicino Oriente. Invece, la Fratellanza musulmana egiziana ha fatto l’esatto contrario: dopo una lunga campagna di finto antiamericanismo e di finta propaganda antiisraeliana, durante la corsa presidenziale egiziana la Fratellanza musulmana ha aderito alla richiesta di statunitensi, europei ed israeliani per l’intervento  “internazionale” in Siria.

Il ministro della difesa israeliano Ehud Barak ha recentemente chiesto un intervento internazionale in Siria, citando il presunto massacro di Houla, cosa riecheggiata in Egitto dal portavoce dei Fratelli musulmani Mahmoud Ghozlan, che ha dichiarato la stessa cosa. Il ramo siriano della Fratellanza musulmana vi è coinvolto pesantemente, poiché guida di fatto la  violenza settaria sostenuta da Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita e Qatar, che sta devastando la Siria da oltre un anno. In un articolo del 6 maggio 2012, la Reuters ha affermato:

 
“Lavorando con calma, la Fratellanza ha finanziato i disertori dell’esercito Libero Siriano in Turchia e ha fornito denaro e rifornimenti in Siria, ravvivando la sua base tra i piccoli agricoltori e la classe media sunnita, dicono le fonti dell’opposizione.”
 

Se la Reuters non riesce a spiegare il “come” dietro la resurrezione  della Fratellanza, ciò viene rivelato in un articolo del 2007 del “New Yorker” intitolato The Redirection di Seymour Hersh, secondo cui la Fratellanza era direttamente sostenuta da Stati Uniti e Israele, che stavano incanalando aiuti attraverso i sauditi, in modo da non compromettere la “credibilità” del cosiddetto movimento “islamico”. Hersh ha rivelato che i   membri della cricca libanese di Saad Hariri, allora guidata da Fouad Siniora, era stata l’intermediaria tra gli strateghi statunitensi e la Fratellanza musulmana siriana. Hersh riferisce che la fazione libanese di Hariri aveva incontrato Dick Cheney a Washington e gli aveva riferito personalmente dell’importanza di utilizzare i Fratelli musulmani siriani in ogni mossa contro il governo in carica: 

 
“Jumblatt poi mi ha detto che aveva incontrato il vicepresidente Cheney a Washington, lo scorso autunno, per discutere, tra l’altro, della possibilità di minare Assad. Lui e i suoi colleghi avevano suggerito a Cheney che, se gli Stati Uniti tentavano di agire contro la Siria, i membri della Fratellanza musulmana siriana sarebbero stati quelli con cui parlare’ (The Redirection, Seymour Hersh).
 

L’articolo proseguiva spiegando che già nel 2007 il sostegno fornito da Stati Uniti e Arabia aveva cominciato a dare benefici alla Fratellanza:

 
 “Ci sono prove che la strategia di reindirizzamento dell’Amministrazione ha già dato dei frutti alla Fratellanza. Il Fronte di Salvezza Nazionale siriano è una coalizione di gruppi di opposizione, i cui membri principali sono una fazione guidata da Abdul Halim Khaddam, ex vicepresidente siriano che
disertò nel 2005, e la Fratellanza. Un ex alto ufficiale della CIA mi ha detto: “Gli americani hanno fornito sostegno politico e finanziario. I sauditi stanno prendendo l’iniziativa con il sostegno finanziario, ma non vi è coinvolgimento americano.”  Ha detto che Khaddam, che ora vive a Parigi, aveva ottenuto denaro dall’Arabia Saudita, con la consapevolezza della Casa Bianca. (Nel 2005, una delegazione di membri del Fronte si era incontrata con funzionari del National Security Council, secondo la stampa.) Un ex funzionario della Casa Bianca mi ha detto che i sauditi avevano fornito ai membri del Fronte i documenti di viaggio.” 
(The Redirection, Seymour Hersh).
 

Fu avvertito che tale supporto avrebbe giovato alla Fratellanza nel suo complesso, non solo in Siria, e avrebbe colpito l’opinione pubblica anche per quanto riguarda l’Egitto, dove aveva combattuto una lunga battaglia contro i fautori della linea dura per mantenere il governo laico egiziano.
Chiaramente, la Fratellanza non salirà spontaneamente al potere in Siria, poiché essa è stata resuscitata da denaro, armi e direttive di Stati Uniti, Israele, Arabia.

 

Le pubbliche relazioni avviate per orchestrare una guerra regionale

Per il pubblico generale, la violenza in Libano sembra essersi “riversata” dalla Siria, con personaggi come Saad Hariri, una figura di spicco nel tentativo di alimentare la divisione regionale tra musulmani sunniti e sciiti, che vengono improvvisamente “coinvolti” nella violenza in corso. Per il grande pubblico, a causa dei mass media volutamente menzogneri, la richiesta dell’intervento straniero dei Fratelli musulmani, subito sostenuta dal fronte USA-euro-israeliano e dagli Stati del Golfo, sembra una reazione spontanea alla cosiddetta strage di Houla.

In realtà, per coloro che sono informati della vera storia passata del riordino geopolitico del mondo arabo, l’opinione pubblica non è altro che l’attuazione del complotto orchestrato da anni, in cui ogni attore ha a lungo svolto il suo ruolo dietro le quinte, prima che uscissero sul palco tutti insieme per essere presentati al pubblico.

In effetti, la Fratellanza musulmana e Saad Hariri hanno collaborato con Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita per anni.

La resurrezione politica della Fratellanza musulmana è dovuta solo alla “Primavera araba” architettata dagli USA e a torrenti di denaro e di sostegno diplomatico da dietro le quinte. Il Dipartimento di Stato USA si è preparato almeno dal 2008, quando i capi della protesta egiziana volarono a New York per essere addestrati, equipaggiati e finanziati grazie alla  disponibilità dei contribuenti statunitensi, prima di essere rispediti a destabilizzare l’Egitto all’inizio nel 2010 e a preparare la “primavera araba” esplosa nel 2011.

Intanto i Fratelli musulmani si occupavano di simulare odio e  belligeranza verso gli Stati Uniti e Israele, i quali a loro volta hanno simulato paura e dispiacere per l’avanzata della Fratellanza nella destabilizzazione politica creata dall’Occidente stesso allo scopo mettere al potere la Fratellanza. Questa mossa risulta evidente alla luce dell’ascesa e della caduta di un altro filooccidentale appoggiato dagli USA, l’egiziano Mohamed al-Baradei.

 
 
Quelli che “odiano” per lo più

La più irrazionale formazione dalla schiumante retorica antiamericana e antisraeliana ha di fatto collaborato direttamente con l’Occidente.

Mohamed al-Baradei, ad esempio, ha cercato di cavalcare l’onda del sentimento antioccidentale, sottolineando regolarmente quanto fosse in disaccordo con gli USA sull’Iraq e l’Iran. Israele e Stati Uniti, a loro volta, lo accusavano di essere un agente “iraniano”, e al-Baradei periodicamente minacciava di muovere guerra a Israele, se fosse stato eletto presidente dell’Egitto.

Vedremo quanto assurda sia stata tutta questa farsa. In realtà, al-Baradei ricopre il ruolo di fiduciario nel think-tank finanziato dalle agenzie finanziarie statunitensi, l’International Crisis Group (ICG), assieme al noto criminale e speculatore miliardario di Wall Street, George Soros, al consigliere geopolitico Zbigniew Brzezinski, al sospettato criminale finanziario Lawrence “Larry” Summers e al neoconservatore Richard Armitage. Inoltre, seduti attorno allo stesso tavolo con al-Baradei vi sono il Presidente di Israele, Shimon Peres, Stanley Fischer governatore della Banca d’Israele e l’ex-ministro degli esteri di Israele, Shlomo Ben-Ami.

Al di là di questa prova, e prima che la “primavera araba” esplodesse, un altro finanziere statunitense del think-tank corporativo Council on Foreign Relations, aveva sottolineato la necessità di manipolare l’opinione pubblica per manovrare i regimi clientelari al potere. In un articolo del marzo 2010 intitolato Al-Baradei è l’eroe dell’Egitto?” pubblicato su “Affari esteri” del CFR, aveva affermato:

 
“Inoltre, la relazione stretta tra Egitto e Stati Uniti è diventato un fattore critico e negativo nella politica egiziana. L’opposizione ha utilizzato questi legami per delegittimare il regime, mentre il governo si è impegnato nelle sue recite antiamericane per evitare tali accuse. Se al-Baradei in realtà ha una ragionevole possibilità di promuovere la riforma politica in Egitto, allora i politici americani farebbero meglio a sostenere la sua causa non agendo con forza“.
 

La stampa occidentale e israeliana ha solo evitato di “agire con forza“, ha finto di avere un dispiacere immenso per l’ascesa nella politica egiziana di al-Baradei, e al tempo stesso ha regalato ai suoi nemici e avversari un aiuto con cui ha ingannato gli occhi di un pubblico globale emotivo e apparentemente facilmente manipolabile.

In questa luce è difficile prendere i finti sentimenti antioccidentali di al-Baradei come qualcosa di più di un inganno assoluto, coordinato per mascherare il fatto che è in realtà un rappresentante diretto di questi manipolatori assai insidiosi. Allo stesso modo i Fratelli musulmani fanno il doppio gioco, sfruttando l’odio coltivato con cura verso gli USA e Israele,mentre in realtà questi estremisti settari portano a compimento le macchinazioni occidentali. Ciò è evidente nel gioco propagandistico svolto sia dalla Fratellanza sia dalle sue controparti a Washington, Londra, Doha e Tel Aviv ; che l’agenda della Fratellanza sia ora apertamente convergente con quella di Stati Uniti e Israele, lo dimostra anche la posizione sulla Siria, preannunciata nel 2007 da Seymour Hersh.

Sembra quasi inimmaginabile che un qualsiasi arabo, a prescindere dalla sua opinione su Iran, Siria, o Hezbollah in Libano, possa ritenere vantaggiosa l’eliminazione  di questi contrappesi nei confronti dell’Occidente e d’Israele, soprattutto perché è evidente che i “nuovi” dirigenti installati dalla Primavera araba stanno lavorando per, e non contro, l’espansione egemonica occidentale su tutto il mondo arabo.

 

 La Primavera araba porta i regimi clientelari dell’Occidente

Oltre alla crescita della Fratellanza musulmana in Egitto e in Siria, in Tunisia si servono gli interessi occidentali con la recente nomina di Moncef Marzouki, formalmente della Lega tunisina per i diritti umani, membro dell’organizzazione International Federation for Human Rights (FIDH) finanziata dall’US National Endowment for Democracy e dalla Open Society di George Soros. Marzouki, che ha trascorso vent’anni in esilio a Parigi, in Francia, è stato anche il fondatore e capo della Commissione Araba per i Diritti Umani, un istituto che con l’americano World Movement for Democracy (WMD) del NED collabora anche alla “Conferenza degli Attivisti dei diritti umani in Esilio” ed ha partecipato alla “terza assemblea” del WMD, assieme alla Legatunisina per i diritti umani di Marzouki, sponsorizzata da NED, Open Society di Soros e USAID.

In Libia, la controparte di Marzouki, il primo ministro Abdurrahim al-Keib, installato dalla NATO, viene indicato come “Professore e Presidente” dell’Istituto Petroleum di Abu Dhabi, UAE, e sponsorizzato da British Petroleum (BP), Shell, Total, dall’Oil Development Company del Giappone e dalla Abu Dhabi National Oil Company. Marzouki ed al-Keib sostengono apertamente gli sforzi occidentali per il sovvertimento politico in Siria, e la Libia ha fornito denaro contante, armi e combattenti provenienti dall’organizzazione terroristica Gruppo combattente islamico libico (LIFG).

Con un progetto di sovversione politica sul tavolo dalla prima guerra del Golfo del 1990, inviti specifici a un cambiamento di regime furono già fatti nel 2002; un complotto articolato per  utilizzare i militanti settari per demolire la Siria, per scalzare Hezbollah in Libano per minare e destabilizzare l’Iran, agisce dal 2007; il tutto è imperniato sulla creazione di un fronte di regimi clienti dell’Occidente in tutto il mondo arabo. La “Primavera araba” ideata dagli USA ha mostrato la creazione di questo fronte, che a sua volta ha contribuito apertamente all’obiettivo di isolare, indebolire e rovesciare violentemente Libano, Siria e Iran.

Per il mondo arabo dovrebbe essere chiaro che il “nemico del mio nemico” non è sicuramente “il mio amico“, soprattutto quando quel “nemico” è il risultato di una strategia della tensione artificiale, creata da coloro che si presentano quali “alleati”. I musulmani sunniti condividono un nemico comune non solo con i loro vicini sciiti, ma con tutti i popoli, razze, religioni dell’Africa e dell’Asia.  Questo nemico è l’imperialismo anglo-statunitense che dura da secoli, grazie semplicemente alla sua capacità di dividere, distruggere, conquistare e spingere le nazioni contro le nazioni, nord contro sud, una religione contro le altre, una tribù contro l’altra. Questo è il modo in cui soggiogano enormi porzioni di Africa, Centro e Sud-Est asiatico, e questo è esattamente il modo in cui stanno ora conquistando il mondo arabo.

 

Traduzione di Alessandro Lattanzio
http://sitoaurora.altervista.org/home.htm
http://aurorasito.wordpress.com


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