Da quando la Russia ha invaso l’Ucraina si sente spesso dire che Mosca è stata isolata dalla comunità internazionale. I sostenitori di questa tesi si basano sulla risoluzione approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite lo scorso 2 marzo. Tra le altre cose, il documento, oltre a “disapprovare nel modo più assoluto l’aggressione della Federazione Russa”, chiede che essa “ritiri immediatamente, completamente e senza condizioni tutte le sue forze militari dal territorio dell’Ucraina compreso nei suoi confini internazionalmente riconosciuti” (quindi anche dalla Crimea e dalle oblast di Donetsk e Lugansk)[1].

In effetti, la risoluzione è stata approvata con numeri plebiscitari che sembrano corroborare la tesi secondo cui la Russia è stata isolata dalla società internazionale: 141 favorevoli, 35 astenuti e 5 contrari mentre 12 Stati non hanno partecipato al voto[2]

Paesi molto popolosi come Cina, India, Pakistan, Bangladesh, Etiopia, Vietnam ed Iran hanno scelto di astenersi oppure non hanno partecipato al voto (il caso dell’Etiopia) mentre l’Africa ospita il maggior numero di paesi astenuti o assenti. La votazione in seno all’Assemblea Generale ha spaccato il continente: 28 favorevoli, 25 astenuti o assenti e un contrario (Eritrea).

Negli ultimi anni la Russia si è impegnata per proiettare la propria influenza in Africa, facendo leva soprattutto sulle forniture militari e rinsaldando rapporti che risalgono ai tempi dell’Unione Sovietica. Nel 2019 il presidente Vladimir Putin ha ospitato il vertice Russia-Africa, che ha visto la partecipazione di 43 capi di Stato e di governo africani[3]. A novembre di quest’anno si terrà la seconda edizione del vertice[4], che sarà un utile indicatore per valutare in che misura la guerra in Ucraina ha influito sulle relazioni tra Mosca e il continente africano.

Per quanto riguarda la risoluzione del 2 marzo, vi sono almeno due punti importanti che bisogna sottolineare: i paesi astenuti, contrari o assenti rappresentano almeno il 40 % della popolazione mondiale; la risoluzione non solo non ha comportato conseguenze vincolanti, ma non faceva nemmeno riferimento alle sanzioni contro la Russia e all’invio di armi e aiuti finanziari ai belligeranti.

Le risoluzioni approvate con numeri plebiscitari sono quelle prive di conseguenze vincolanti, proprio come quella del 2 marzo. Lo scorso 7 aprile l’Assemblea Generale ha approvato un’altra risoluzione attraverso cui ha sospeso la Russia dal Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. Quindi, la risoluzione del 7 aprile, a differenza di quella del 2 marzo, prevedeva delle conseguenze vincolanti e infatti il numero dei favorevoli è calato di quasi cinquanta unità, pur rimanendo maggioritario.

La risoluzione del 7 aprile è stata approvata con il seguente risultato: 93 favorevoli, 24 contrari, 58 astenuti, 18 assenti[5]. Gli Stati contrari, astenuti o assenti rappresentano almeno il 50 % della popolazione mondiale. Le astensioni sono aumentate grazie ad alcuni Stati che il 2 marzo votarono a favore. Tra questi vi sono, tra gli altri, Arabia Saudita, Brasile, Egitto, Ghana, Indonesia, Giordania, Kenya, Kuwait, Malaysia, Messico, Nigeria, Oman, Qatar, Tailandia, Tunisia ed Emirati Arabi Uniti.

Come si è detto, la risoluzione del 2 marzo non faceva alcun riferimento alle sanzioni contro la Russia, né all’invio di armi alle parti belligeranti. Quali Stati hanno sanzionato la Russia? Quali hanno deciso di armare l’Ucraina? Non si può prescindere da queste domande se si intende valutare compiutamente la reazione della società internazionale all’invasione russa.

Gli Stati occidentali sono quelli che hanno assunto la posizione più severa nei confronti della Russia. Va precisato che i paesi appartenenti a tale gruppo non hanno reagito tutti alla stessa maniera, specialmente per quanto riguarda la fornitura di armi all’Ucraina. La tipologia e la quantità di armi inviate variano da Stato a Stato ma senza dubbio sono i paesi Nato quelli che si sono schierati in maniera più netta.

Gli aiuti militari forniti dai membri dell’Alleanza Nordatlantica non si limitano a rafforzare le capacità difensive ucraine ma servono anche, se non soprattutto, a indebolire le capacità offensive della Russia, costringendola così ad investire nella campagna d’Ucraina più risorse del previsto[6]. La guerra russo-ucraina ha così assunto dei connotati che la fanno assomigliare ad una guerra per procura: i paesi Nato, Stati Uniti e Regno Unito in testa, finanziano e armano l’Ucraina con l’intento esplicito di indebolire la Russia. In pratica, finanziando e armando Kiev, Washington persegue il suo interesse strategico (indebolire Mosca nel tentativo di indurre un cambio di regime) senza dover sopportare i costi di uno scontro diretto.

Volgendo lo sguardo oltre la sfera d’influenza statunitense, si nota immediatamente come il resto del mondo abbia assunto una posizione ben diversa. I presidenti di Messico e Brasile, tra gli altri, hanno proclamato la loro neutralità, rifiutandosi di condannare apertamente la Russia, mentre il presidente del Sud Africa ha affermato che la guerra è anche responsabilità della Nato e della sua continua espansione verso oriente. Considerazioni simili sono state espresse anche da Luiz Inácio Lula Da Silva, candidato per le elezioni presidenziali brasiliane[7].

Lo scorso 2 marzo, in occasione dell’approvazione della risoluzione dell’Assemblea Generale, l’ambasciatore brasiliano alle Nazioni Unite ha espresso la sua contrarietà nei confronti delle “sanzioni indiscriminate”, in quanto ostacolano il dialogo diplomatico[8].

America Latina, Asia ed Africa si dissociano dalle sanzioni e dalla vendita di armi all’Ucraina. Affermare che la comunità internazionale ha condannato la Russia è quindi sbagliato. O meglio, dipende cosa si intende per condannare. Se con ciò si intende votare una risoluzione priva di conseguenze concrete, allora sì, la Russia è stata condannata da buona parte della comunità internazionale. Se però guardiamo alle decisioni che producono conseguenze materiali, la situazione cambia radicalmente.

Alla politica antirussa dei paesi occidentali il resto del mondo risponde con il non allineamento. Le accuse più o meno esplicite nei confronti della Russia non sono state seguite da contromisure concrete paragonabili a quelle prese dagli Stati Uniti e dai loro alleati.


NOTE

[1] Per il testo completo della risoluzione, in lingua inglese, si veda UN resolution against Ukraine invasion: Full text, aljazeera.com, 3 marzo 2022. Ultimo accesso 8 maggio 2022.

[2] Per la mappa del voto si veda Ivana Saric, Zachary Basu, 141 countries vote to condemn Russia at UN, axios.com, 2 marzo 2022. Ultimo accesso 8 maggio 2022.

[3] Antonio Cascais, Russia’s reengagement with Africa  pays off, dw.com, 9 marzo 2022. Ultimo accesso 8 maggio 2022.

[4] Kester Kenn Klomegah, Russia Chooses St. Petersburg for Second African Leaders Summit, indepthnews.net, 12 gennaio 2022. Ultimo accesso 8 maggio 2022.

[5] Per la tabella del voto si veda With 93 ‘yes’ including Italy, UNGA suspends Russia from Human Rights Council, onuitalia.org, 7 aprile 2022. Ultimo accesso 8 maggio 2022.

[6] Julian Borger, Pentagon chief’s Russia remarks show shift in US’s declared aims in Ukraine, theguardian.com, 25 aprile 2022. Ultimo accesso 8 maggio 2022.

[7] Dave Lawler, The world isn’t lining up behind the West against Russia, axios.com, 6 maggio 2022. Ultimo accesso 8 maggio 2022.

[8] Brazil votes for UN resolution, but criticizes ‘indiscriminate sanctions’ against Russia, reuters.com, 2 marzo 2022. Ultimo accesso 8 maggio 2022.

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Massimiliano Palladini, dopo la laurea triennale in Scienze politiche, sociali e internazionali (Università di Bologna) ha conseguito la laurea magistrale in Relazioni internazionali ed europee (Università di Parma). Si interessa di politica internazionale e storia delle relazioni internazionali. Nel 2019, insieme ad alcuni compagni di corso dell’Università di Bologna, ha fondato Civitas Europa, associazione di studi sull’integrazione europea e la politica internazionale.