Questo commento sul peggioramento delle relazioni diplomatiche tra Mosca e Riyad è stato rilasciato da Gejdar Dzemal’ alla rivista “Odnako”.

 

Attualmente l’Arabia Saudita non si trova nella situazione migliore, perché all’interno dell’oligarchia che la governa esiste una spaccatura, mentre all’estero il Regno saudita si trova davanti a sfide che non è in grado di affrontare in maniera adeguata. Per la prima volta nella sua storia, l’Arabia Saudita è stata spinta in primo piano da eventi mondiali che esigono un arbitrato adeguato e la capacità di far fronte a tali sfide; ma il Regno saudita è semplicemente sprovvisto delle necessarie tecniche di politica estera.

Una dimostrazione della sua inadeguatezza nella sfera della politica estera è l’occupazione del Bahrein, praticamente l’annessione del territorio sotto la parvenza di non si capisce bene quale unione fraterna. Ciò ha fatto sì che continuasse a crescere nei confronti del Regno la diffidenza dei paesi confinanti: paesi come il Qatar e l’Oman, che mantengono relazioni speciali con l’Iran e non nutrono sentimenti di eccessiva amicizia nei confronti di Riyad. In effetti, nella Penisola Araba non regna la concordia. Inoltre un’altra sfida proviene dallo Yemen, la cui popolazione è numericamente quasi pari a quella saudita. Bisogna considerare che le forze armate saudite non sono preparate per complicazioni serie: esse sono costituite di mercenari ben armati che possono irrompere nel Bahrein e reprimervi la rivolta sciita, ma non hanno la capacità militare di far fronte ad un serio nemico esterno. Penso che lo Yemen sarebbe sufficiente per neutralizzarle.

Con la scomparsa di Mubarak dall’Egitto, l’Arabia Saudita ha perso il suo canale d’influenza sul Nordafrica e si trova coinvolta nella questione siriana, che le pesa abbastanza; deve occuparsi di sollevazioni popolari nelle province orientali, dove la maggioranza della popolazione è sciita. L’effetto di tutto ciò è una situazione di isteria interna.  Ovviamente reagisce in maniera malsana ai segnali provenienti dal territorio russo, poiché la Russia è partecipe degli eventi del Vicino Oriente. Credo che si tratti di una reazione prevedibile, perché i Sauditi sanno che la loro ora è arrivata. Comunque sia, essi rimangono esclusi dal processo in atto nel mondo islamico, processo che oggi è determinato da Turchia, Iran, Egitto e, in una certa misura, anche dal Pakistan. L’Arabia Saudita ha cessato di essere un’autorità, perfino per i sunniti di orientamento wahabita, i quali vedono continuamente nella dinastia saudita un esempio di ipocrisia e di ostilità che non viene dall’esterno, ma dall’interno del mondo islamico.

La perdita di prestigio, il continuo restringersi del margine di manovra, le sfide interne ed esterne, il risveglio islamico, l’apparente mancanza di prospettive elettorali del Partito Repubblicano statunitense, col quale l’Arabia Saudita mantiene relazioni privilegiate ed esclusive: tutto questo mantiene il regime saudita in uno stato prossimo ad una crisi di nervi.

Il grande obiettivo dei Sauditi è la demolizione del regime di Asad. L’Arabia Saudita vorrebbe sostituirlo coi suoi protetti o comunque guadagnare qualche vantaggio. Fino a poco tempo fa, Riyad era un arbitro regionale sostenuto dalle sue relazioni con l’ala repubblicana della Casa Bianca. Adesso la situazione è cambiata. Siccome i Sauditi cercano di ottenere, almeno in Siria, un vantaggio politico, è naturale che vedano nella Russia l’ostacolo principale al loro obiettivo. In primo luogo, per la posizione russa in sede di Consiglio di Sicurezza dell’ONU; in secondo luogo, per la presenza della difesa antiaerea russa sul territorio siriano, per le visite delle navi russe ecc.

La Turchia tenta di trovare una via d’uscita da questa situazione, soprattutto dopo l’episodio dell’abbattimento del suo aereo. Molto presto ci sarà un colloquio di Erdogan con Putin e la cosa più probabile è che la Turchia abbandoni le file dei partecipanti attivi al conflitto siriano. L’Arabia Saudita difficilmente potrà trovare una soluzione a tale questione. In Siria il conflitto è già avviato su un suo binario e si sta profilando come un conflitto di lunga durata. Comunque vada a finire, l’Arabia Saudita resterà esclusa dal risultato del conflitto e non sarà certo la beneficiaria dell’eventuale spodestamento di Asad, come era convinta fino a poco tempo fa. Perciò la Russia provoca nel regime saudita una reazione particolarmente negativa, come se le avesse soffiato sotto il naso qualcosa che per quest’ultimo si sarebbe potuto tradurre in un grande risultato politico.

 

* Gejdar Dzemal’ è un filosofo e politologo russo, presidente del Comitato Islamico di Russia. In Italia ha pubblicato Tawhid. Prospettive dell’Islam nell’ex URSS, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 1993: http://www.insegnadelveltro.it/libreria/?page_id=330

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