La navigazione fluviale da la Plata al Guaria rappresenta l’asse più originale dell’integrazione sudamericana, il resto sono parole.

Il geopolitico belga Robert Steuckers sostiene a ragione che “nessun potere serio può sopravvivere senza un dominio e un assoggettamento della terra e dello spazio”[1]. Tutti gli imperi antichi organizzarono la terra mediante la costruzione di strade, come nel caso romano, o mediante il controllo dei grandi fiumi navigabili, come in Egitto e in Cina.

Se noi pretendiamo costruire in Sudamerica un grande spazio inquadrato secondo caratteristiche sovrane e libero, dobbiamo seguire questo consiglio che ci è dato dalla storia.

Questo subcontinente americano ha una superficie di quasi 18 milioni di chilometri quadri, il doppio degli Stati Uniti e il doppio dell’Europa, possiede, oltre ad altri minori, tre grandi bacini fluviali: quello del Rio delle Amazzoni (6.430.000 Km2), quello del Rio de la Plata (4.000.000 Km2) e quello dell’Orinoco (1.000.000 Km2), che occupano due terzi del loro territorio e formano una fitta rete di 50.000 km di vie navigabili di grandi e di piccoli corsi d’acqua che si estendono per tutta l’America meridionale.

Perciò il collegamento per via fluviale dal Rio de la Plata in Argentina-Uruguay al Guaria in Venezuela è un argomento di cruciale valore geopolitico e strategico. Esprimendoci con proprietà, questo è un tema di metapolitica, perché questa è l’interdisciplina che studia le grandi categorie che condizionano l’azione politica.

 

Precedenti storici

Lo studio di quest’argomento si trascina ormai da vari secoli e finora non è andato oltre le buone intenzioni.

Il primo precedente che troviamo è datato 1773, quando il governatore del Mato Grosso, Luiz de Cáceres, pensò costruire un canale tra i fiumi Alegre, affluente del Guaporé del bacino amazzonico e l’Aguapey, affluente del Paraguay del bacino della Plata. Su questa scia prosegue il Barone di Melgaço, nel 1851.

Il primo studio sperimentale lo troviamo nel geografo inglese William Chandless Resumo do itinerario da descida do Tapajoz[2], ottobre 1854 (Notas, Rio de Janeiro, 1868), dove è dimostrato che, navigando dal punto in cui il Tapajoz sbocca nelle Amazzoni, si può giungere fino allo Juruena, che si collega alle sorgenti del Guaporé. Si cerca l’accesso nelle Amazzoni da est, ma senza risolvere il tema del raccordo dei due bacini. Questo lavoro fu approfondito in Brasile nel 1869 dagli ingegneri de Moraes, con il loro “Piano Moraes” di navigazione da la Plata all’Orinoco e, in seguito, dall’ingegnere Andre Rebousas, nel 1874. Vale la pena rilevare che gli studi brasiliani sull’interconnessione dei tre bacini sono di una precisione unica; ci sono molti altri lavori, ma nessuno, assolutamente nessuno, ha cambiato le cose. Questo è il rammarico del grande studioso brasiliano dell’argomento, don Paulo Mendes Rocha, nel secolo XX.

L’altro illustre precedente è quello del presidente Sarmiento, il quale fece studiare a un gruppo di scienziati francesi la possibilità di navigare senza interruzione dalla foce del Rio de la Plata fino all’Orinoco. Argomento, questo, che egli aveva già trattato nel 1850 nel libro Argirópolis o la capital de los Estados Confederados del Río de la Plata, (capitale che dovrebbe essere ubicata nell’Isola San Martín García, nell’estuario del Rio de la Plata).

Cinquant’anni dopo, nel 1909, il geografo uruguaiano Luis Cincineto Bollo[3] afferma in un suo libro, Suramérica, pasado y presente, che “la futura grande rotta commerciale del Sudamerica è il canale” e propone di seguire il suggerimento di Chandless di unire il bacino della Plata con quello delle Amazzoni mediante il Tapajoz e non attraverso il Guaporé-Madeira.

Nel 1916 compare la Carta potomografica especial de América do Sul, di Francisco Jaguaribe de Matos, padre del grande sociologo brasiliano Helio Jaguaribe, il quale indica le evidenti possibilità di collegamento tra i fiumi Guaporé e Paraguay.

Alcuni anni dopo, nel 1941, la Conferenza regionale dei paesi della Plata, riunita a Montevideo, raccomandò agli stati membri, sotto proposta argentina, di sviluppare gli studi esistenti sul collegamento dei tre grandi sistemi idrografici dell’America del Sud.

L’anno successivo, l’ingegner Ernesto Baldassari tiene una conferenza dal titolo La vinculación de las cuencas del Amazonas y della Plata[4], dove spiega che il collegamento tra i due bacini può essere realizzato per due vie: dall’est, seguendo il percorso del Rio delle Amazzoni, Tapajoz, Juruena, Diamantino, Paraguay, Paraná, la Plata, con un percorso di 7.000 km, oppure attraverso Rio delle Amazzoni, Madeira, Mamoré, Guaporé, Alegre, Aguapey, Jaurú, Paraguay, Paraná, la Plata, con 8.500 km di percorso.

Nel 1947 compare un lavoro introduttivo, tecnicamente dettagliato e di precisione concettuale, redatto dal geografo Horacio Gallart, Cruzando la América del Sur desde el río de la Plata hasta el Orinoco, por vía fluvial[5], dove la cartina della rotta fluviale sudamericana propone un percorso per i fiumi Paraná, Paraguay, Jaurú, Aguapey (bacino della Plata), Alegre, Guaporé, Mamoré, Madeira, Amazzoni, Negro (bacino delle Amazzoni), Casiquiare e Orinoco.

Nel 1962 viene pubblicato il lavoro dell’ingegner Gabriel del Mazo, storico del radicalismo, legislatore e pubblicista, ministro della Difesa (1958-59), con il titolo: Proyecto de un canal sudamericano[6]. Quest’opera si propone di analizzare il legame esistente tra i tre bacini, stabilendo che con la costruzione di un canale intermedio di 30 km (tra le sorgenti del Fiume Casiquiare e Negro) si supererebbe la difficoltà di collegamento dell’Orinoco con il Rio delle Amazzoni, mentre per collegare il Guaporé con il Paraguay si dovrebbe costruire un canale di 8 km, con una differenza di altitudine di 30 metri, insignificante dislivello che divide le acque dei due più grandi bacini idrografici dell’America meridionale: quello delle Amazzoni e quello della Plata.

Tra il dicembre 1979 e il maggio 1980 i fratelli Georgescu, venezuelani di origine rumena, navigarono i fiumi Orinoco, Casiquiare, Negro, Rio delle Amazzoni, Madeira, Mamoré, Guaporé, Paraguay, Paraná e Rio de la Plata, fino a giungere nella città di Buenos Aires, compiendo una traversata di oltre 8.000 km. Con ciò, in pratica, dimostrarono l’esistenza dell’asse fluviale nord-sud che consente la comunicazione dei principali bacini e le possibilità che si offrono ai paesi dell’America meridionale di collegarsi tra loro. Il viaggio di ritorno sullo stesso percorso iniziò il 18 gennaio 1981.

 

Difficoltà geografiche

Sappiamo dai lavori dell’ingegner Ernesto Baldassari che esistono due percorsi per collegare il Rio delle Amazzoni e la Plata.

La via più frequentata fino ad ora è quella che hanno percorso Roger Courteville[7], negli anni trenta, e i fratelli Georgescu, agli inizi degli anni ottanta. La stessa che venne raccomandata dal geografo Horacio Gallart e dall’ingegner Gabriel del Mazo: quella che va da la Plata alle Amazzoni ad ovest del Guaporé-Madeira.

Qui esistono due difficoltà, molto semplici da superare. Navigando da sud a nord ci imbattiamo, in primo luogo, nella necessità di costruire un canale di 8 km che colleghi i fiumi Aguapey e Alegre, i quali percorrono un lungo tratto in parallelo. Il primo è affluente dello Jaurú, che a sua volta lo è del Paraguay; il secondo, del Guaporé.

La seconda difficoltà la sollevano le cachoeiras, piccole cascate sul fiume Madeira, tra Guajará-Mirim e Porto Velho, che nell’insieme rappresentano una discesa delle acque del fiume di 66 metri; ciò richiede la costruzione di un sistema di dighe le quali, con la tecnologia esistente, sarebbero di facile costruzione[8].

Infine, il collegamento tra il Rio delle Amazzoni e l’Orinoco non offre maggiori difficoltà, tranne che nelle rapide Atures e Maypures del Casiquiare; qui la navigazione avviene con l’aiuto dei baqueanos, esperti conoscitori di tutta la rete dei fiumi adiacenti, come confermano i fratelli Georgescu che hanno navigato il Casiquiare all’andata e al ritorno senza trovare grandi difficoltà[9].

La seconda via è quella proposta da Cincineto Bollo: da sud a nord si naviga parte dal Paraguay, Diamantino, Juruena e Tapajoz, per sfociare nel Rio delle Amazzoni. Una parte di questo lungo percorso è stata magnificamente narrata dal fotografo francese, naturalizzato brasiliano, Hécules Florence (1804-1879) nel suo libro Viagem fluvial: do Tieté ao Amazonas[10].

Gabriel del Mazo riferisce che a soli due chilometri a est delle fonti del Paraguay, dove nasce il fiume Preto, affluente occidentale dell’Arinos (Tapajoz), e dove pulsano e sgorgano le sorgenti del Rio delle Amazzoni e della Plata, circola il racconto del proprietario di una fazenda dell’Estivado (fiume affluente dell’Arinos): sarebbe stato lui a unire il Rio delle Amazzoni e la Plata, giacché “si era proposto di annaffiare il suo giardino e, per farlo, aveva scavato un canale in mezzo ai due affluenti originari”[11].

Si può osservare che questa via non offre maggiori difficoltà geografiche da superare.

 

Difficoltà politiche

L’inconcepibile ritardo, a tre secoli dalla proposta di un canale sudamericano, non trova altra spiegazione che le difficoltà politiche che ne hanno ostacolato la realizzazione. È noto che, dopo una lunga storia di incontri falliti, le strategie di Argentina e Venezuela si scontrano in questo punto con quelle del Brasile.

Il Brasile scoraggia la navigazione dalla Plata alle Amazzoni, perché ciò significherebbe concedere all’Argentina un accesso all’Amazzonia. Oltre alle due vie, è stata scartata quella proposta dall’uruguaiano Bollo, vale a dire quella che va dal Tapajoz, poiché ciò implicherebbe penetrare nel cuore del Brasile. Qui c’è una difficoltà insuperabile e comprensibile. Una potenza emergente come il Brasile non può consentire che navi dal Venezuela e dall’Argentina circolino liberamente per il centro strategico del suo territorio.

Scartata questa possibilità, resta solo la via dell’ovest, che fa rotta per i fiumi limitrofi del Brasile con il Paraguay e con la Bolivia; ma la riluttanza la si avverte anche qui, poiché la strategia del Brasile, come quella degli Stati Uniti, consiste nell’uscire a ovest e non nell’allargarsi da nord a sud, e il canale sudamericano s’inserisce in quest’ultima strategia. Il Brasile non sente la necessità di navigare il Casiquiare per arrivare al Guaria, né sente la necessità di viaggiare il Guaporé per giungere alla Plata. La Sovrintendenza di Navigazione interna del Brasile ufficialmente segnala che la strategia del paese lusitano è quella di cercare l’integrazione del Brasile separatamente con il Perù e la Bolivia da una parte, dall’altra con l’Argentina, il Paraguay e l’Uruguay, dall’altra con l’Ecuador, la Colombia e il Venezuela. Ciò deve essere preso in considerazione, perché altrimenti si corre il rischio di cadere in un utopismo volontario che ci porterebbe solo ad elaborare testi sull’argomento. Bisogna dirlo apertamente: la necessità è di Argentina, Venezuela, Colombia, Ecuador, Perù e Bolivia, che potrebbero esportare i loro prodotti in grandi quantità, in forma economica e non inquinante.

La realizzazione di questo canale sudamericano implica, innanzitutto, che bisogna persuadere e convincere l’intellighenzia brasiliana di Itamaraty circa i vantaggi che la sua esecuzione potrebbe procurare al Brasile[12]; in caso contrario continueremo a scrivere saggi sul collegamento dei tre bacini dell’America meridionale e a leggere i piacevoli diari di viaggio degli impenitenti viaggiatori europei[13].

 

* Alberto Buela è un collaboratore di “Eurasia. Rivista di studi geopolitici”.


 

NOTE:


[1] Intervista di Matamedia, pubblicata in Geosur, N° 352, Montevideo, settembre-ottobre, 2009, p.16.

[2] Riassunto dell’itinerario della discesa del Tapajoz (N.d.T.)

[3] La ormai veterana rivista di geopolitica del Sudamerica, Geosur, diretta dal geopolitologo uruguaiano, B. Quagliotti de Bellis, gli ha appena reso un giusto omaggio nel suo numero 350-51, luglio-agosto, 2009.

[4] La trascrizione della conferenza si trova sulla Revista de Geografía Americana, anno XV, Buenos Aires, ottobre 1947.

[5] Pubblicato nella rivista Ingeniería, pubblicazione del Centro Argentino degli Ingegneri, Buenos Aires, maggio 1942, pp. 285-293.

[6] Pubblicato, tra gli altri, nella rivista Estrategia, N° 61/62, Buenos Aires, gennaio-febbraio, 1980, pp. 30-39.

[7] Roger Courteville, “De Buenos Aires a l’Amazona par le centre de l’Amerique du Sud”, rivista “L’Ilustration”, Paris, N°20, settembre, 1930.

[8] Su questo tratto di navigazione è insostituibile il lavoro di Monsignor Federico Lunardi: “De Gguajará-Mirim a Porto Velho”, in Rivista di geografia Americana, N°64, gennaio, 1939.

[9] Los ríos de la integración sudamericana, Universidad Simón Bolívar, Caracas, 1984.

[10] Viaggio fluviale: Dal Tieté all’Amazzoni (N.d.T.)

[11]  Del Mazo, Gabriel, op. cit., p.34.

[12] Ad esempio, si potrebbe argomentare che se l’Idrovia Paraguay-Paraná collegasse effettivamente Puerto Cáceres, nel Mato Grosso, con quello di Nueva Palmira, in Uruguay, la soia brasiliana e quella paraguaiana potrebbe offrirsi all’estero più economica di U$ 25 la tonnellata da quella americana. Allo stesso modo, se l’Idrovia fosse priva degli ostacoli di degrado e di segnalazione di pericolo che oggi possiede, ciò che attualmente si trasporta in trenta giorni si potrebbe trasportare in un massimo di dieci giorni.

[13] Esiste in lingua italiana un vecchio lavoro di Giuseppe Puglisi: “Da la Plata all’Orinoco per via fluviale”, pubblicato nella rivista Le vie d’Italia e del Mondo (anno I, nn. 11 e 12), novembre e dicembre 1933.

(trad. di V. Paglione)


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