Iran, Russia, Turchia: una nuova sistemazione del Vicino Oriente non può che nascere da qui, dalla convergenza di questi Paesi. Col loro disaccordo ritorna e si rafforza la balcanizzazione dell’area, la sua occupazione e la persistente destabilizzazione tragicamente innestata dalle guerre “di liberazione” statunitensi.

La situazione della Siria rappresenta questa realtà al massimo grado; così il vertice in videoconferenza di pochi giorni fa fra i tre ministri degli Esteri Čavusoğlu, Lavrov e Zarif rappresenta un importante impegno alla collaborazione, che potrà dare i suoi frutti se la sovranità di Damasco ne uscirà rafforzata.

La messa in sicurezza della zona di Idlib è oggi l’emergenza più immediata per chiudere il discorso con le attività terroristiche per anni foraggiate dall’Occidente e dai suoi alleati. Questo dovrebbe essere di grande interesse anche per l’Europa, perché la tragica deriva dei profughi siriani – centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini, se non milioni – parte da qui, o meglio da quanto succede qui.

La fazione terrorista di Hayat Tahrir al-Sham sta scatenando attacchi, oltre che contro fazioni rivali, contro le pattuglie congiunte russo-turche che operano in questo quadrante, mettendole in difficoltà, e progetta apertamente una “resa dei conti” con l’esercito di Damasco. In questo momento, fortunatamente, non si registrano scontri fra truppe siriane e truppe turche, “grazie” forse anche all’emergenza covid 19 che ha un po’ alleggerito gli interventi militari sul campo, senza tuttavia poter minimamente fermare le milizie terroristiche wahabite, presso le quali ha ritrovato ampio spazio il sedicente “Stato islamico”.

Sullo sfondo, ma ben presenti, rimangono i gruppi armati curdi, altra spina nel fianco di Ankara, ma in prospettiva anche di Teheran.

Per la Turchia è dunque l’ora della scelta: la conferma, nel vertice trilaterale, del rispetto assoluto della sovranità di Damasco fa propendere per la  possibile, agognata soluzione della situazione siriana; ma si tratta di un impegno da verificare sul campo, soprattutto perché le pressioni – minacce e lusinghe – su Ankara da parte occidentale sono incessanti: dai richiami alla solidarietà fra i Paesi NATO al preannuncio di sanzioni contro la Turchia e alla condanna del “dittatore” Erdoğan continuamente rilanciata dai  media europei.

Il periodo del Ramadan e lo spettro del coronavirus sembrano preludere ad una tregua nei difficili rapporti fra Damasco ed Ankara, tregua che potrà utilmente essere messa a frutto per un pieno successo degli accordi di Astana e di Sochi; in tal senso c’è già la previsione di un prossimo vertice russo-turco-iraniano da tenersi nella Repubblica Islamica, il che è significativo.

Ramadan e coronavirus non sembrano invece propiziare uno stallo dei gruppi terroristici wahabiti, oggi come oggi “dimenticati” dagli opinionisti atlantisti e come tali pericolosamente lasciati liberi di agire in vista della disintegrazione della Siria. Anche per questo occorre che da parte russa, iraniana e turca venga compiuto un ulteriore sforzo per un grande risultato: la messa in sicurezza dell’intera area e un’intesa collaborativa con Damasco.

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Aldo Braccio
Aldo Braccio ha collaborato in maniera assidua con “Eurasia. Rivista di studi geopolitici” fin dal primo numero ed ha pubblicato numerosi articoli sul relativo sito informatico. Le sue analisi riguardano prevalentemente la Turchia ed il mondo turcofono. Su argomenti legati all'area turca ha tenuto relazioni al Master Mattei presso l'Università degli Studi di Teramo e altrove. È autore del libro La norma magica. Il sacro e il diritto in Roma (sui rapporti fra concezione del sacro, diritto e politica nell'antica Roma) e di Turchia ponte d’Eurasia (sul ritorno del Paese della Mezzaluna sulla scena internazionale). Ha scritto diverse prefazioni ed ha pubblicato numerosi articoli su testate italiane ed estere. Ha preso parte all’VIII Forum italo-turco tenutosi a Istanbul ed è stato più volte invitato, per interviste e commenti, dall’emittente statale radiotelevisiva iraniana.