A cura di Andrea Turi

 

Per prima cosa la ringrazio della sua disponibilità a rispondere alle mie domande. Vorrei cominciare dagli ultimi sviluppi nelle relazioni tra Serbia e Kosovo. Secondo Lei, dopo il fallimento del dialogo a Bruxelles, ritiene che sia possibile che le due parti trovino un accordo nel breve e medio periodo?

Sarà arduo trovare un “accordo quadro” tra Serbia e Kossovo fino a quando Belgrado continuerà a rifiutare il riconoscimento di Pristina e Pristina si rifiuterà di riconoscere la particolarità dell’area aldilà dell’Ibar. Credo più alla politica dei piccoli passi concreti dettati dalla ragionevolezza.

 

 

Ritiene che il piano Ahtisaari, rigettato dalle parti nel momento in cui fu proposto, sia ancora un soluzione valida, praticabile e rappresenti un accettabile compromesso?

Una volta rifiutato, il piano Ahtisaari non ha possibilità di riesumazione sia perché le parti perderebbero la faccia, sia perché questa non è la stagione di “accordi quadro”.

 

 

Le ultime notizie diffuse dalla Radio Internazionale di Serbia parlano di pattugliamenti organizzati dalla popolazione serba sulla strada Priština-Raška, nella località di Rudare, nei pressi di Zvečan, a causa della forte presenza e della circolazione delle speciali unità “ROSU”, che sono sotto il comando delle istituzioni provvisorie kosovare. Si parla anche di nuovi attacchi. Prendo a pretesto le brevi notizie per domandarle se pensa che ci potrebbero essere atti di forza da parte di Pristina per ottenere questa parte del Paese.

Escludo atti di forza da parte di Pristina perché ciò comporterebbe una perdita di credibilità per lo Stato kossovaro e l’ammissione di una sovranità ancora limitata. Non escludo, invece, gli interessi molteplici, legati anche alle prossime elezioni albanesi, tesi in tale direzione e il vigore del dibattito politico interno ove Kurti è meno isolato di quanto si pensi.

 

 

Lei è stato rappresentante dell’OSCE. in base alla sua recente esperienza, quale è la situazione sociale in Kosovo,  soprattutto nel nord della regione? 

Pristina è un cantiere ed in generale c’è ottimismo circa il futuro economico del Paese nonostante le enormi difficoltà riscontrate inizialmente. La regione del Nord, invece, ha maggiori difficoltà sociali perché ha maggiori difficoltà politiche.

 

 

Il mancato raggiungimento di un accordo rappresenta una sconfitta per l’Unione Europea e la sua (presunta) politica estera?

Le sconfitte politiche dell’Europa, ormai, non si contano più. La Signora Ashton, del resto, ha difficoltà ad uniformare la politica estera quando l’UE non ha una unitaria politica di difesa e sicurezza.

 

 

Quale è la sua opinione sull’operato della diplomazia di Bruxelles in qualità di mediatore?

L’atteggiamento di Bruxelles verso Belgrado è sempre molto severo. Tra l’altro risulta inaccettabile un atteggiamento illuminista secondo il quale i Serbi sarebbero sempre costretti ad emendarsi. La storia va avanti.

 

 

Il Primo Ministro serbo Dacic ha dichiarato a metà del mese di Marzo che gli Albanesi del Kosovo non sono ancora pronti ad un accordo perché hanno le spalle coperte dal potere statunitense. Bene, le chiedo: quali sono gli interessi di Washington nella regione?

A Pristina c’è una grande statua di Bill Clinton e le bandiere USA sventolano dappertutto. Il sistema delle comunicazioni è appannaggio della Signora Albright. Mi dicono che si potrebbe continuare nella elencazione.

 

 

In caso ancora l’avesse, qual’è l’importanza del Kosovo sullo scenario internazionale? Quali altri Paesi oltre agli Stati Uniti hanno ancora interesse alle sorti della regione e quali sono questi interessi?

Alla Casa Bianca sostengono (ufficialmente) che le priorità USA oggi non sono i Balcani, ma l’Asia Centrale. Si tratta, comunque, di un impegno in più per l’Europa che ha interesse non solo alla stabilità dei Balcani, ma anche a testimoniare la convivenza tra democrazia e società islamica seppur ampiamente secolarizzata.

 

 

L’Ambasciatore statunitense a Belgrado Michael Kirby ha fatto sapere (8 aprile 2013) che il suo Paese è pronto a partecipare attivamente al dialogo. Pensa che davanti ad un possibile scenario anche la Federazione Russa decida di giocare un ruolo più “pesante” che vada oltre la solidarietà verso il popolo e le istituzioni serbe?

La Serbia nella UE sarà anche un nuovo ponte di dialogo con Mosca per recuperare lo spirito positivo di Pratica di Mare. Un ruolo concreto della Federazione Russa sarebbe auspicabile perché sarebbe “riequilibratore”.

 

 

L’Ambasciatore della Federazione Russa a Belgrado, Aleksandar Cepurin, ha recentemente dichiarato che la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 1244 è un documento ancora valido ed in essere. Concorda con il fatto che il luogo giusto per risolvere la questione possano essere le Nazioni Unite?

Certamente lo è anche se molta acqua sotto i ponti della storia è passata da allora costituendo una situazione “de facto” irreversibile per quanto riguarda la questione della sovranità.

 

 

Come reputa il lavoro dell’amministrazione internazionale in Kosovo dal 1999 e l’applicazione del diritto e della legge nel Paese?

E’ stato fatto moltissimo ma ancora moltissimo resta da fare soprattutto nel settore giudiziario. L’indipendenza della magistratura, che è essenziale nella tripartizione autonoma dei poteri, è necessario quanto urgente obiettivo da raggiungere.

 

           

Quale sarà, quindi, il futuro dei due Paesi? È il cammino europeo, l’opzione europea, la migliore soluzione per entrambi? O, forse, ci sono altre alternative più praticabili, soprattutto per la Serbia?

Il popolo serbo vuole l’ingresso nella UE ed è nostro interesse l’integrazione serba. Con l’avvicinarsi delle elezioni tedesche, la richiesta della Merkel di reintroduzione dei visti per l’area Shengen per i cittadini serbi si è fatta più insistente. Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, è una tesi da rigettare con forza anche perché in controtendenza coi negoziati con Bruxelles. Tutt’altra questione concerne la NATO ovviamente.

 

 

Crede che la data di inizio delle negoziazioni per l’ingresso di Belgrado nell’UE verrà fissata nonostante il dialogo con Pristina non abbia portato, per il momento, a niente oppure tale decisione verrà rimandata ad un prossimo futuro? Nel caso in cui la decisione venga rimandata, sarà la questione Kosovo ad essere decisiva o questa sarà un semplice pretesto per chiudere le porte a Belgrado?

Spero ardentemente che non vi siano slittamenti sui tempi né scuse per dire NO a Belgrado. Certo la questione kossovara ha il suo peso, ma se abbiamo preso Cipro senza avere risolto la questione cipriota, possiamo prendere la Serbia senza avere risolto la questione kossovara.

 

 

Ultima domanda: immaginiamo un futuro europeo per Belgrado. Saranno maggiori i benefici che la Serbia ricaverà dall’ingresso nell’UE o quelli dell’Europa con l’approdo di Belgrado nella casa comune europea?

E’ interesse di tutti la stabilità. L’Europa più grande è una Europa più forte e credibile. Come ha dimostrato la storia, una Serbia più europea è interesse della Serbia come di tutti i Paesi che sono diventati membri dell’Unione Europea.

 

 

 

* L’on. Riccardo Migliori Presidente dell’Assemblea Parlamentare dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce).

 

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