Barack Obama ha ereditato da Bush tutti questi assalti al Venezuela in termini di traffico di droga, terrorismo, corsa agli armamenti, mancanza di libertà di parola, ecc. Tuttavia, Washington ancora non ha inviato alcun ultimatum a Hugo Chavez. Il leader venezuelano è supportato dal 65-70% della popolazione. Il programma sociale funziona, la disoccupazione scende. La crisi finanziaria mondiale non ha inciso quasi in Venezuela, grazie all’adesione del paese al punto di vista del socialismo del 21° secolo. L’esercito ha un forte senso del patriottismo ed è leale a Chavez. I suoi potenziali rivali nella lotta per la presidenza, sono stati neutralizzati: l’ex-governatore di Zulia Manuel Rosales è fuggito all’estero dopo essere stato accusato di corruzione, e l’ex alleato di Chavez, l’ex-ministro della Difesa Raul Baduel è stato arrestato anch’egli per corruzione.

Chavez non ha mai avuto alcuna illusione circa le relazioni con gli Stati Uniti e i loro alleati. Egli crede che per l’amministrazione Obama uno dei compiti principali sia quello di sconfiggere il “regime non-amichevole” del Venezuela. Ma quelle strategie che sono state usate contro Jacobo Arbenz in Guatemala, nel 1954 e Salvador Allende in Cile, nel 1973 sono obsolete. Oggi l’America Latina è abbastanza forte per opporsi alla politica delle interferenze degli Stati Uniti in Venezuela. Chavez ha ammonito: “Se avete coraggio, verrete coinvolti per un migliaio di anni nelle battaglie del continente, dal Rio Negro alla Tierra del Fuego”.

Gli esperti di politica latino-americani (sia di destra che di sinistra) pensano che l’amministrazione Obama mira a risolvere il “problema Chavez” per mezzo di una ‘rivoluzione colorata’. Questo è ciò cui il quartier generale della CIA, a Langley, si concentra. Gli agenti speciali del Venezuela dicono che metà degli agenti della CIA degli Stati Uniti che attualmente lavorano in Venezuela (circa 50-55 persone) sono destinati all’attuazione del presente programma. L’ambasciata USa di Caracas è stata trasformata in una sorta di quartier generale affiliato alla CIA. La stazione della CIA degli Stati Uniti a Bogotà (Colombia) si concentra su questo importante compito, anche se la sua missione principale è quella di prendere parte a operazioni urgenti, insieme con gli agenti del servizio del controspionaggio colombiano e dei gruppi paramilitari. Agenti della CIA in Perù, Costa Rica, Salvador, Guatemala, Cile e Messico sono anch’essi coinvolti nella campagna venezuelana. Alcune operazioni sono state effettuate nelle Isole dei Caraibi.

Sembra che CIA si prepari una ‘rivoluzione bianca’ in Venezuela. Sotto George W. Bush, l’opposizione in Venezuela indossava abiti bianchi come simbolo della speranza di essere liberati dalla dittatura. Negli ultimi 2-3 anni, vestiti bianchi potrebbero essere visto sugli studenti provenienti da prestigiose università e che hanno preso parte a manifestazioni, ma sono stati in grado di esprimere la loro insoddisfazione verso le politiche di Chavez solo per mezzo di atti di vandalismo: gli alberi sono stati bruciati e i sostenitori di Chavez insultati. Il leader degli studenti, Yon Goicochea, ha ricevuto 500.000 dollari US dalla Fondazione Milton Friedman, ma ancora non è stato riconosciuto dai suoi compagni come un leader assoluto del partito di opposizione degli studenti.

Non ha perso molto tempo nell’organizzare la prima campagna da ‘rivoluzione bianca’ in Venezuela. Alla fine di maggio, Caracas ha tenuto un forum internazionale “la sfida latino-americana: la libertà, la democrazia, la proprietà e la lotta contro la povertà”. In fase di preparazione del forum pro-occidentale, i mass media hanno fatto credere alla società che Chavez farebbe del suo meglio per vietare il forum: “Non vuole approvare il forum! Non vi è libertà di espressione in Venezuela!”

Questo è ciò che Mario Vargas Llosa, uno scrittore del Perù, ha dichiarato arrivando in Venezuela: “La libertà in questo paese dipende da ciò che sta succedendo qui … il popolo venezuelano sta lottando per la democrazia, è il motivo per cui il Venezuela non è diventato una nuova Cuba … voglio fare sapere all’opposizione che simpatizzo per loro. Il regime di Chavez ha solo messo il Venezuela in cammino verso la distruzione, ma questo non durerà per sempre”. Llosa non si preoccupa di scegliere proprio le parole per Chavez o per la rivoluzione di Bolivar. Sembrava che egli volesse che le autorità lo espellessero dal paese, ma il suo leader ha tollerato tali provocazioni.

Il forum ha avuto luogo a Caracas, al Palace Hotel, prima conosciuto come Four Seasons, un noto luogo, poiché dopo il fallito golpe dell’esercito, dei dissidenti vi trovarono rifugio. Naturalmente, la decisione di tenere colloqui in questo hotel è stato molto simbolico: “Non ci siamo riusciti, ma siamo pronti per provarci un’altra volta”.

L’opposizione in Venezuela non ha mai potuto evitare scontri tra i suoi membri. Il forum di Caracas ha dimostrato che ormai la questione è stata gestita da veri professionisti “dall’estero” che hanno dato soldi ed hanno esortato i partecipanti a lavorare insieme e a non cercare una leadership personale.

I Chavisti radicali hanno descritto i partecipanti del forum “feccia dell’ultra-destra internazionale”. L’autore peruviano Llosa è stato accompagnato da suo figlio Alvaro, un giornalista neo-liberale; Eduardo Montealegre (che ha perso a favore di Daniel Ortega le presidenziali in Nicaragua); un politico, Jorge Quiroga (che ha perso con Evo Morales); Jorge Castaneda, ex-ministro degli esteri Messicano e, dicono, un agente della CIA. I membri di alcune ong pro-USA e dei giornalisti hanno partecipato al forum. Il forum è stato organizzato dalla venezuelana NPO “CEDICE” (avrebbe diffuso la voce che Chavez avrebbe espropriato tutte le proprietà) e del Cato Institute di Washington, che promuove le idee conservatrici dei paesi con ‘situazione instabile’.

La FIL (Fundacion Internacional Libertad) ha anche coordinato i lavori del Forum di Caracas. La fondazione è gestita da Mario Vargas Llosa e Gerardo Bongiovanni, che lavorano a stretto contatto con la CIA. FIL opera sotto l’egida del Cato Institute e riceve denaro attraverso i canali dell’USAID-NED. Anche le seguenti organizzazioni sostengono la FIL: Heritage Foundation, Manhattan Institute, Atlas Reserach Foundation e anche alcuni partner dell’America latina, Fundacion Iberoamerica Europea (Spagna), Fundacion Libertad (Argentina), El Instituto Atlantico (Brasile), El Instituto de Political Publicas (Ecuador), Instituto Libertad y Desarollo e il Centro de Estudios Legales (Cile).

Attivisti sostenitori rappresentavano il Venezuela: Antonio Ledezma, Emilio Grateron, Leopoldo Lopez, Henrique Capriles Radonski, Yon Goicochea, Miguel Henrique Otero, Carlos Ocariz, Marcel Granier, Americo Marti e altri. Quasi tutti hanno accolto con favore il colpo di Stato nello Stato di Bolivar dell’aprile 2002. Ora questi uomini fanno finta di essere dei democratici pronti a combattere il regime autoritario di Chavez in conformità con la Costituzione. Essi sognano di vendicarsi, e se ci riescono, il paese sarà destinato a lungo a sanguinosi scontri.. Chavez li chiama “fascisti che hanno cambiato colore” e ricorda le atrocità da loro commesse in Cile, Guatemala, Colombia, El Salvador, Honduras, Argentina e in Venezuela nel 2002.

Il forum si è concentrato sulla ‘mortale minaccia’ alla libertà di espressione in Venezuela ‘con la dittatura di Chavez che diventa più forte ogni giorno’. Originariamente, il forum di Caracas è stato destinato a una grande provocazione, spingendo il leader venezuelano a dimostrare la sua intolleranza verso ogni manifestazione di libertà di parola. L’organizzazione prevedeva che l’autorità di Bolivar vietasse il forum e imponesse sanzioni contro i partecipanti.. Ma nulla di ciò è accaduto.

Chavez ha fatto un passo inaspettato ed ha invitato gli avversari di la destra a venire al palazzo presidenziale di Miraflores, a un dibattito con la sinistra, che ospitava una conferenza internazionale a Caracas, in quello stesso giorno. Chavez ha fatto la sua proposta al TV show “Alò, Presidente”. Egli si è detto pronto a seguire le discussioni sui temi proposti da Llosa: “la superiorità del capitalismo sul socialismo” e “la dittatura in Venezuela”. Chavez ha detto di leggere i libri di Llosa a scuola e, mentre era studente presso l’Accademia venezuelana di Scienze militari. Negli ultimi anni, Llosa ha spesso parlato con disprezzo di Chavez (anche rispetto a Hitler) e ha dichiarato che il suo sostegno della popolazione era falsa perché “anche i popoli possono essere confusi”. Llosa è stato invitato a esprimere il suo parere in diretta, ad una trasmissione televisiva dal palazzo Miraflores.

Ma gli organizzatori del forum hanno pensato ci fosse qualcosa di delicato in tutto questo. Erano pronti a discutere con Chavez, ma non pensavano a dei colloqui con la sinistra. “Chi sono? – ha chiesto Llosa – Non conosco nessuno di loro!” Ma tra coloro che Chavez ha invitato ai dibattiti vi erano Fernando Buen Abad, un pensatore del Messico, e uno scrittore venezuelano, Luis Brito Garcia. Era chiaro che solo Llosa non ha voluto il dibattito. Questo è il modo di Chavez per spiegare la sua posizione: “Non credo di essere un intellettuale, io sono solo un soldato e il presidente del Venezuela. Egli (Llosa) vuole discutere alla pari? In tal caso, egli deve ritornare in Perù, ripristinare la sua cittadinanza, presentare la sua candidatura alle elezioni presidenziali e vincere. Poi possiamo parlare di parità”.

Dopo di ciò Llosa ha perso il controllo di sé e Chavez l’ha chiamato ‘bugiardo’. “Egli non è mai stato in grado di parlare sul serio, non ha avuto tale intenzione. Egli preferisce esprimere monologhi da persona sorda. Purtroppo, questo è ciò che sempre accade ai leader ambiziosi. Essi non sanno tenere un dialogo”, ha detto Llosa.

Come parte del forum, cinquanta studenti venezuelani, attivi sostenitori dell’opposizione, sono stati invitati a sottoporsi a un corso di formazione di tre giorni, per essere in grado di prendere parte alla ‘rivoluzione bianca’. L’elenco degli studenti è stata fatta da un ufficio della CIA a Caracas. La CIA assegna il lavoro con gli studenti a quelli che già hanno ricevuto tale tipo di esperienza in Europa orientale e nella CSI.

Quando il forum è iniziato, i media dell’opposizione hanno intensificato la loro propaganda contro il leader socialista Bolivariano e il suo regime, ed hanno accusato Chavez di aver usurpato il potere e di perseguitare i dissidenti.

I media dell’opposizione hanno organizzato un massiccio attacco al leader venezuelano. Si prevede che avrà “un destino da Mussolini”. Chavez ha reagito prontamente e si è detto profondamente preoccupato per la situazione. “Questo è già diventata una questione di salute pubblica. Non possiamo più tollerarlo. Questa è una minaccia alla nostra società. Quello che stanno dicendo è pericoloso. Le persone possono ascoltare e commettere reati molto gravi. Non posso risolvere questo problema da solo. L’intera società è coinvolta”.. Chavez ha esortato tutte le istituzioni statali a reagire adeguatamente a tali provocazioni, in conformità con la Costituzione e il codice penale.

Sopra tutto questo, vorrei ricordare che la preparazione di ‘rivoluzioni colorate’ americane non esclude la possibilità di uccidere i leader indesiderati. Ai primi di giugno Hugo Chavez ha dovuto rifiutare, per motivi di sicurezza, un invito a partecipare alla cerimonia inaugurale del Presidente del Salvador Mauricio Funes, dopo che le sue guardie avevano ricevuto informazioni che gli aerei con a bordo Chavez e il suo omologo boliviano Morales, sarebbero stati attaccati da missili terra-aria.

*Strategic Culture Foundation – http://en.fondsk.ru/article.php?id=2210 10.06.2009

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Articolo precedente

Obama si sta trasformando in un Dick Cheney

Articolo successivo

La fantasia al potere: le invenzioni della propaganda occidentale contro la Repubblica Islamica dell’Iran