Doppio appuntamento elettorale per la Colombia. Il popolo è chiamato alle urne per rinnovare i membri del parlamento – il 14 marzo – e per eleggere il nuovo presidente – il 30 maggio – dopo i quasi otto anni in carica di Uribe. Tornata elettorale importantissima sia sotto il profilo interno, per combattere corruzione, movimenti di guerriglia e narcotraffico, che in funzione dei rapporti tra la Colombia e gli Stati Uniti. (A cura di Francesca Penza)


Ripartizione politico-amministrativa e sistema elettorale

La Colombia è una Repubblica unitaria con centralizzazione politica e decentramento amministrativo.

Amministrativamente è divisa in 32 dipartimenti più il distretto capitale, Bogotà. I poteri legislativo, giudiziario ed esecutivo sono ripartiti tra vari organi. Il sistema giudiziario vede la presenza di Corte Costituzionale, Corte Suprema di Giustizia, Consiglio di Stato e Consiglio Superiore della Magistratura.

Il presidente assolve sia la funzione di Capo di Stato che quella di Capo di Governo. Il Parlamento (Congreso de la República) è bicamerale: al Senato (Senado) ci sono 106 seggi assegnati da un unico collegio elettorale nazionale mentre la Camera dei Rappresentanti (Camara de Rapresentantes) consta di 166 seggi (5 dei quali destinati a indigeni, afro-colombiani e colombiani all’estero) con circoscrizioni elettorali regionali proporzionali alla popolazione di ciascun dipartimento e del distretto della capitale.

Sia il presidente che i membri delle Camere sono eletti ogni quattro anni con voto popolare.

Il processo elettorale è tutelato e monitorato da due organismi: il CNE, Consiglio Nazionale Elettorale, ed il Registro Nazionale dello Stato Civile.


Le elezioni legislative: il dilemma della sicurezza

Il rinnovo dei membri del Parlamento rappresenta una sfida importante per la sicurezza interna della Colombia. Il ministro della difesa Gabriel Silva ha dichiarato che il 14 marzo prossimo 100mila uomini saranno dispiegati per garantire la massima sicurezza durante le operazioni di voto. Lo stesso Ministro della Difesa, in collaborazione con Marco Emilio Hincapie – presidente del Consiglio Nazionale Elettorale – ha elaborato una mappa delle zone maggiormente a rischio disordini: si tratta di quelle zone in cui l’influenza di narcotrafficanti e di gruppi di guerriglia potrebbe interferire con il regolare e pacifico svolgimento delle operazioni elettorali.

Una delegazione dell’OEA, Organizacion de los Estados Americanos (anche OAS, Organization of American States, cioè Organizzazione degli Stati Americani) si occuperà di supervisionare lo svolgimento delle elezioni: il segretario generale aggiunto dell’OEA, Albert R. Ramdin, ed il rappresentante permanente della Colombia presso l’OEA, l’ambasciatore Luis Alfonso Hoyos, hanno firmato un accordo che autorizza 100 osservatori internazionali a monitorare le elezioni per il rinnovo del Congresso e quelle per la scelta del nuovo presidente, più l’eventuale ballottaggio.

Il CNE si sta adoperando anche per evitare di incorrere negli incidenti che hanno caratterizzato le scorse elezioni legislative. Punto fondamentale sarà cercare di ridurre al minimo le schede contestate e annullate, motivo per cui il Consiglio Nazionale Elettorale ha fissato dei parametri molto precisi relativi al formato delle schede e al metodo di espressione della preferenza.

Intanto, mentre si cerca di garantire trasparenza e serenità durante il voto, il CNE ha escluso dalla competizione tredici candidati al Senato e sette alla Camera. Ben diciotto di loro hanno a carico procedimenti penali, “solo” sanzioni disciplinari per gli altri due.

Tra i reati commessi dagli aspiranti onorevoli: furto aggravato, estorsione, associazione a delinquere e collusione con il “cartello di Cali”, frode e traffico di stupefacenti.

Il tentativo di ripulire l’ambiente politico non può passare inosservato, sebbene non manchino le difficoltà che il Paese si trascina dietro dall’inizio della sua storia indipendente.

L’ombra delle FARC è una presenza perenne e pericolosa. Soltanto lo scorso febbraio un gruppo di guerriglieri ha tentato di rapire un candidato alla carica di governatore della provincia meridionale di Guaviare. Cinque le vittime di questa azione, sintomo dell’ingerenza della guerriglia nella vita democratica della Colombia.

Attualmente alla Camera sono rappresentati 15 partiti (17 con i due indigeni dei seggi riservati), al Senato 10. Il Partido Liberal Colombiano, di centro-sinistra, è come tradizione il primo partito alla Camera con 31 seggi ed il secondo al Senato con 18: ufficialmente si oppone a Uribe (che è un suo ex membro), ma al suo interno si trova una forte corrente neoliberale che guarda con simpatia al Presidente (i cosiddetti “liberali uribisti”). Molti di questi liberali uribisti sono passati al Partido Social de la Unidad Nacional, che con 28 seggi alla Camera e 20 al Senato (rispettivamente primo e secondo gruppo parlamentare) è una delle maggiori formazioni politiche del paese, fondata nel 2005 come “casa” degli uribisti (benché non sia riuscita a radunarli tutti entro le proprie fila). Un numero di seggi prossimo a quello delle due formazioni maggiori è detenuto anche dal Partido Conservador Colombiano, uno dei due partiti “storici” (l’altro è il Partito Liberale) ispirato ad ideali vetero-conservatori (religione, liberismo, anti-comunismo e valori tradizionali): benché Uribe sia un ex liberale i conservatori l’hanno appoggiato con entusiasmo. Un certo rilievo l’hanno anche il Cambio Radical, che malgrado il nome è pro-Uribe, ed il Polo Democrático Alternativo, cartello della sinistra radicale che include anche l’ex movimento guerrigliero bolivariano M-19.


Le elezioni presidenziali: la Colombia senza Uribe

Il cambio della guardia al Parlamento fa da apripista alle elezioni presidenziali.

Alvaro Uribe, presidente uscenteDopo quasi otto anni di governo Uribe, la Colombia si prepara a scegliere un nuovo presidente. Ormai certa l’impossibilità del presidente in carica di concorrere nuovamente per la carica – la Corte Costituzionale ha bocciato la convocazione di un referendum per modificare la norma costituzionale che avrebbe permesso a Uribe di ricandidarsi, come invece già avvenuto nel 2006 – si apre la competizione tra gli altri legittimi candidati.

I principali candidati alla presidenza sono:

Sergio FajardoSergio FAJARDO: del Compromiso Ciudadano. Sindaco di Medellín dal 2003 al 2007, non segue né si oppone alla linea politica di Uribe. Il partito, di recente formazione, si propone di scardinare il circolo vizioso di demagogia e clientelismi in cui sembra intrappolato lo stato.

Gustavo PetroGustavo PETRO Urrego: del Polo Democratico Alternativo. Uomo di sinistra, senatore ed ex militante dell’M-19, arrivato naturalmente al Polo, il partito delle forze di sinistra convergenti.

Rafael PardoRafael PARDO Rueda: del Partido Liberal Colombiano. Ex ministro della difesa e senatore. Partecipò alle primarie del partito nel 2006. Il partito, nato nel 2002, si oppone al conservatorismo di Uribe e si muove su posizioni di centro-sinistra.

Germán VARGAS Lleras: del Cambio Radical. Segretario del partito e senatore. Cambio Radical è uno dei partiti più rappresentati nelle due Camere, su posizioni di centro-destra e grande alleato di Uribe.

Juan Manuel SANTOS Calderón: del Pardido Social de Unidad Nacional. Ex ministro della difesa, la sua famiglia possiede il quotidiano El Tiempo. Ha fondato il partito per sostenere Uribe ed insieme a lui ha cominciato la lotta contro la guerriglia. Si potrebbe considerare l’erede spirituale del presidente uscente.

Noemí SANIN Posada (in lizza alle primarie del partito): del Partido Conservador Colombiano. Ex ambasciatrice colombiana in Gran Bretagna, Spagna e Venezuela, più volte ministro con vari dicasteri.

Andres Felipe ARIAS (in lizza alle primarie del partito): del Partido Conservador Colombiano. Ex ministro dell’agricoltura con Uribe, nel 2009 annunciò la sua candidatura nel caso il Presidente non avesse preso parte alla competizione.

A fine gennaio un sondaggio Datexco/“El Tiempo” ha accreditato Uribe, se avesse potuto ricandidarsi, di ben il 46% delle intenzioni di voto, con ampio margine sugl’inseguitori: Fajardo con l’8% e Pardo col 7,8%. Escluso Uribe, i candidati che saranno effettivamente in lizza vedono prevalere nelle intenzioni di voto sempre Sergio Fajardo col 13%, seguito però Noemí Sanín col 9,5%. Tuttavia, un sondaggio realizzato il 27 febbraio (subito dopo l’esclusione di Uribe) da IPSOS Napoléon Franco/RCN/“La Semana”, vede in testa Juan Manuel Santos col 23% delle intenzioni di voto, seguito da Petro (11%), Vargas (9%), Fajardo (9%), Pardo (6%), Arias (6%), Sanín (5%) e gli altri candidati minori; gl’indecisi sono il 16%.


Uribe, gli Stati Uniti e il Sudamerica

Tempo, quindi, di rinnovamenti e di bilanci per la politica colombiana.

Durante il suo mandato Uribe ha investito forze e mezzi nella lotta contro la guerriglia delle FARC ed il narcotraffico. Con la collaborazione del ministro della difesa, Juan Manuel Santos, Uribe si è concentrato sul problema della sicurezza. L’organizzazione delle FARC è stata minata alla base: tre membri storici, tra cui il loro fondatore (morto presumibilmente per cause naturali), sono deceduti; l’Operación Jaque ha portato alla liberazione di 15 ostaggi nelle mani delle FARC da più di sei anni, tra cui l’ex candidata alla presidenza Ingrid Betancourt.

Dal 2002 i sequestri di persona sono diminuiti dell’80%, gli attacchi terroristici del 75%, gli omicidi del 15%. Sul piano economico il tasso di disoccupazione, pari al 16% nel 2002, è sceso fino all’11,8% nel 2008, gli investimenti esteri sono cresciuti e l’economia è cresciuta del 7,5% nel 2007 e del 3,5% nel 2008 a causa dell’effetto crisi.

Grandi risultati, certo, ma ottenuti grazie all’appoggio degli Stati Uniti, di cui la Colombia di Uribe è stata una grande alleata, storicamente la più fedele in Sudamerica.

Il Plan Colombia statunitense, avviato nel 1999, stanziò un fondo di 6 miliardi di dollari destinati alla Colombia da investire in attività antidroga e antiterrorismo, oltre all’addestramento e alla fornitura di attrezzature alle forze militari e di polizia.

Ma la situazione è molto cambiata rispetto al 1999. Gli Stati Uniti devono fronteggiare i conflitti in Iraq e Afghanistan, la recessione, la lotta ai narcotrafficanti messicani, anche se non possono disinteressarsi alle vicende colombiane.

I fondi destinati al Plan saranno ridotti, passeranno da 660 a 33 milioni di dollari. Provvedimento di cui il governo colombiano è stato informato dalla sua ambasciatrice negli Stati Uniti, Carolina Barco.

Consolidare la sicurezza, favorendo lo sviluppo sociale e fortificando le istituzioni civili, renderebbe il Plan un pieno successo e spingerebbe Obama a perorare la causa della ratifica degli accordi commerciali.

Creare una Colombia forte e democratica vorrebbe dire, per gli USA, avere un solido alleato in Sudamerica, che potrebbe fungere da modello politico anche per altri paesi.

La strada verso la vera democrazia è però ancora lunga: permane una situazione di disuguaglianza economica e violenza nelle zone rurali e in quelle più povere. Più del 17% della popolazione vive con meno di 2 dollari al giorno. A causa degli scontri costanti tra guerriglieri e forze governative, nel 2008 circa 380 mila persone sono state sfollate, rendendo la Colombia il secondo paese al mondo per popolazione sfollata, seconda solo al Sudan.

La libertà di stampa non è pienamente garantita. La Colombia è solo al 126° posto (su 145) nella classifica mondiale relativa alla libertà di stampa stilata ogni anno da Reporter Senza Frontiere.

La domanda da porsi riguarda la linea politica interna ed estera che sarà seguita dal nuovo presidente ed il tono dei rapporti con gli Stati Uniti e gli altri paesi del Sud America. La Colombia negli ultimi anni ha vissuto momenti di forte tensione con due suoi vicini, ossia Venezuela e Ecuador. Esse rispecchiano la distanza politica tra il blocco bolivariano, che cerca d’emancipare bruscamente l’America Indiolatina dall’egemonia continentale statunitense, e Uribe, grande (se non unico) alleato di Washington in Sudamerica. In un momento in cui anche altri importanti paesi sudamericani – su tutti il Brasile e l’Argentina – mirano, seppur più discretamente dei bolivariani, a liberare la regione dalle ingerenze esterne, una Colombia troppo filo-statunitense rischia di ritrovarsi isolata.


COLOMBIA – Breve cronologia dall’indipendenza alla presidenza Uribe

1819 La Colombia proclama l’indipendenza dalla Spagna.

1887 Inizia un lungo periodo in cui si avvicendano governi conservatori.

1903 Panama si stacca dalla Colombia con l’appoggio degli Stati Uniti, interessati al controllo dell’istmo.

1930 Herrera porta al governo i liberali dopo quarantatre anni di dominio conservatore.

1934 Lotte contadine, guidate da Gaitán, sotto il governo liberale di Pumarejo.

1946 I conservatori tornano al governo con Eduardo Ospina Pérez.

1948 In seguito all’assassinio di Gáitan si verificano tumulti popolari. Le rivolte sono soffocate nel sangue dall’esercito di Ospina.

1949 Inizia la dittatura del cattolico conservatore Laureano Gómez.

1950 L’apertura a destra di Ospina permette a Gómez di insediarsi al potere.

1953 Un colpo di stato destituisce Gómez. Il successore è Gustavo Rojas Pinilla.

1957 Sale al potere una giunta militare. Viene sottoscritto il “patto di Sitges” che prevede l’alternarsi al governo di liberali e conservatori.

1958 Dopo nove anni vengono ripristinate le garanzie costituzionali.

1966 Viene assassinato Camilo Torres, il “prete guerrigliero”; la guerriglia si diffonde su tutto il territorio.

1974 Viene eletto il liberale Alfonso López Michelsen; si rompe il “patto di Sitges”; tutti i giacimenti di petrolio vengono nazionallizzati.

1978 Julio César Turbay, liberale, diviene presidente.

1981 Il governo contrasta duramente le organizzazioni di guerriglia e quelle coinvolte nel narcotraffico.

1982 Il conservatore Belisario Betancourt sale al governo.

1984 Battuta d’arresto della lotta alla guerriglia.

1990 Il presidente è César Gaviria Trujillo.

1993 Il capo dei narcotrafficanti Pablo Escobar viene assassinato; al vertice del traffico di droga c’è il “cartello di Cali”.

1998 Andrés Pastrana Aranga, presidente conservatore, convoca una conferenza di pace tra governo e organizzazioni della guerriglia.

2000 Nonostante i tentativi di pacificazione continuano guerriglia e repressione.

2002 Viene eletto Álvaro Uribe, riconfermato quattro anni dopo, resterà in carica fino al 2010.


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