Fonte: CounterPunch, 18 septembre 2009

Ancora una volta, Quentin Tarantino è riuscito a produrre l’impossibile : un « film anti-olocausto ». Come genere cinematografico, i film sull’olocausto possono essere intesi come la rappresentazione cinematografica realistica della « vittima ebrea » (un individuo innocente ed inoffensivo) a confronto con la più brutale ideologia burocratica mai esistita : il Nazismo. Questo genere cinematografico può essere avvertito come un intenso ricatto emozionale che dipinge la storia del ventesimo secolo attraverso un’identificazione  empatica con un protagonista ebreo fantasmagonicamente senza macchia.

Occorre precisare che questo genere ha un incredibile successo ? Si tratti di Schindler’s List, del Pianista, di Ogni cosa è illuminata, del Bambino  con il pigiama a righe o di qualsivoglia altro film sulla Shoah (termine ebraico che significa Olocausto), l’argomento della vicenda è sempre lo stesso: l’innocenza ebraica contro il terrore di Stato istituzionalizzato.

Ma Tarantino, lui, riesce a risolvere quella contraddizione manifesta tra l’« innocenza ebraica » cinematografica e la « realtà criminale » del nazionalismo ebraico. E vi riesce pure magistralmente, per mezzo di una finzione. Nella sua messa in scena puramente fantastica, l’Ebreo è un essere mosso dalla vendetta. È un selvaggio iconico, assetato di vendetta e cacciatore di scalpi, un assassino ispirato dalla Bibbia. Nell’ultimo film epico di Tarantino, per la prima volta, l’Ebreo della diaspora assomiglia al suo nipote israeliano. Per mezzo di un intreccio da cinema fantastico, la storia è divenuta un continuum omogeneo nel quale il passato ebraico ed il presente israeliano sono riuniti in un inesorabile circuito di vendetta suicida.

Se è vero che alcuni film possono effettivamente assomigliare ai sogni e all’inconscio, l’ultimo film di Tarantino può essere inteso come un invito a svegliarsi ; egli mette in luce alcune cose che noi ci ingegnamo ad eliminare e a negare.

A prima vista, Bastardi senza gloria corrisponde al tipico modello del film hollywoodiano sulla Seconda guerra mondiale. In questo film, un’unità speciale di Ebrei americani (i Bastardi senza gloria) sbarca nella Francia occupata al solo scopo di insegnare ai Nazisti il significato delle rappresaglie ebree. Tendono imboscate a pattuglie naziste, poi uccidono i loro prigionieri, mostrando la loro estrema brutalità, sia nello scalpare i Nazisti uccisi sia nel finire quelli non ancora morti, fracassando loro il cranio a colpi di mazza da baseball.

I Bastardi lasciano – sempre – in vita un testimone tedesco, affinché possa raccontare la loro spietata brutalità e diffondere così la paura del terrore ebraico. Hanno l’abitudine di incidere con la baionetta uno swastika sulla fronte del sopravvissuto, al fine di rendere quel Nazista identificabile da tutti, dopo la guerra. Ciò può essere visto come una riedizione aggiornata dell’occhio di Caino. Tuttavia, in questo caso, ad assumere il ruolo del Dio-Padre è una banda di « umani senza gloria ».

Il film si apre su una scena che ci riporta nella Francia del 1941, sotto l’occupazione tedesca. Il colonnello delle Waffen SS Hans Landa (interpretato da Christoph Waltz), alias « il cacciatore di Ebrei », interroga un contadino francese produttore di latte a proposito di voci secondo cui egli nasconderebbe una famiglia di Ebrei, anch’essi produttori di latte della zona. Il colonnello Landa riesce a farlo parlare ed egli confessa di nascondere i suoi Ebrei sotto il pavimento di legno. Il colonnello Landa ordina allora ai suoi uomini di sparare attraverso il pavimento, uccidendo tutti gli Ebrei nascosti, salvo l’adolescente Shoshanna (Mélanie Laurent), che riesce a fuggire in un bosco (1).

Tre anni dopo la fuga, Shoshanna riappare a Parigi sotto una nuova identità. Diviene proprietaria di una piccola sala da cinema. Il film raggiunge il suo culmine quando Shoshanna approfitta di questa opportunità per vendicare la morte dei membri della sua famiglia. Ella compie un atto suicida, eroico, causando ustioni mortali a tutta la direzione e a tutto l’alto comando nazista che, per un caso straordinario, si trovano riuniti nel suo piccolo cinema di quartiere  per vedervi l’ultimo film di propaganda nazista prodotto da Goebbels. Mentre i Nazisti muoiono bruciati vivi, (ben fatto, na !), il cinema è interamente distrutto e Shoshanna, il cui volto occupa tutto lo schermo, scossa da un riso sardonico, informa i suoi clienti cinefili nazisti che stanno bruciando :

« Questo è il volto della vendetta ebrea ! ».

Da un punto di vista ebraico, l’atto suicida di Shoshanna può essere percepito come un riferimento all’eroe biblico Sansone, che fa crollare su di sé un tempio filisteo; l’importante è che vecchi, donne e bambini (che, manifestamente, non ama) muoiano con lui. Nell’ultimo film di Tarantino, invece di vedere la classica scena di Nazisti che bruciano Ebrei, di fatto è un’Ebrea che rinchiude a doppia mandata dei Nazisti e li brucia fino a farli morire.

Ebrei contro Nazisti

Bastardi senza gloria mi ha fatto proprio sorridere senza fine. Quentin Tarantino ha ragione ed ogni Ebreo dovrebbe mandargli due parole di ringraziamento. Ecco il mio “ Sarah Silverman, su Twitter. Verrebbe da chiedersi per quale ragione un produttore ebreo, complice di Israele e del Sionismo, stia dietro un film come questo che disegna un ritratto degli Ebrei così orripilante. La risposta è molto semplice: i Sionisti si compiacciono nel vedersi come persone vendicative e senza pietà. In Israele, Sansone, nient’altro che un assassino genocida, è considerato pari ad un eroe eterno. È riuscito a dare il suo nome anche ad un battaglione di « Tsahal » ! Non è un segreto che l’immaginario del castigo sia profondamente radicato tanto nella psiche sionista quanto nella politica israeliana.

Il « mai più » non ha altra funzione che quella di suggerire agli Israeliani che gli Ebrei non saranno mai più inviati al mattatoio come agnelli. In pratica, significa che gli Ebrei replicheranno e che lo faranno con tutta la violenza possibile. Le rappresaglie sono uno degli elementi chiave per la comprensione del comportamento israeliano. Più il film presenta un’immagine raccapricciante dell’Ebreo vendicatore, più gli Ebrei ed i Sionisti mostrano di sostenere questo film e anche di apprezzarlo.

Ma Tarantino non si ferma qui : nel suo film, propone una critica inesorabile dell’identità ebraica stabilendo un raffronto tra i protagonisti ebrei e i protagonisti nazisti.

Contrariamente ai monolitici protagonisti ebrei, obnubilati dalla vendetta (i Bastardi senza gloria e Shoshanna), i Nazisti di Tarantino sono, per la maggior parte, complessi e multidimensionali. In primo luogo, essi presentano un dualismo, anzi perfino una contraddizione, tra la loro individualità ed il loro ruolo collettivo. Là dove i protagonisti ebrei presentano una convinzione che unifica le loro dimensioni personale e tribale nella loro ossessione di vendetta, di fatto il colonnello SS Landa, il « cacciatore di ebrei », rimbalza in permanenza tra l’edonismo e l’obbedienza omicida al Nazismo. Peraltro, il  colonnello è un Austriaco di buona educazione, colto, un uomo affascinante. Eppure, in pochi secondi, può mutarsi in una belva mostruosa. Egli interpreta il suo comportamento in termini di produttività, sta facendo « fa il suo lavoro ».

La sera, fa il detective : il suo compito consiste nel localizzare gli Ebrei nei loro nascondigli. Il colonnello Landa riconosce di essere piuttosto abile in questo, perché capace di « pensare come un Ebreo »: può dire in anticipo come potrebbero comportarsi delle persone « prive di dignità ». Contrariamente ai protagonisti ebrei che non parlano alcuna lingua straniera, il colonnello Landa è immerso nelle culture occidentali. Oltre alla sua lingua madre, il tedesco, egli parla correntemente l’inglese, il francese e l’italiano. Contrariamente ai protagonisti ebrei concentrati unicamente sulla loro vendetta, Landa finisce per tradire il III Reich unicamente per porre fine alla guerra e perché, infine, l’Europa conosca la pace. Inutile precisare che, nello stesso tempo, anche lui si dà da fare per procurarsi un futuro, negoziando con un « pezzo grosso » americano.

Fredrick Zoller (Daniel Brühl) è un’altra illustrazione dell’identità multidimensionale nazista. Zoller interpreta il ruolo-star di un giovane eroe della Wehrmacht, l’esercito tedesco, nell’ultimo film di propaganda di Goebbels. Nonostante sia una macchina per uccidere ben decorata, egli è ben lungi dall’esserne orgoglioso : lo ha fatto per difendersi ; la sua vera passione è il cinema. Ed è nel cinema che egli incontra Shoshanna e se ne innamora, inconsapevole di chi ella sia e del suo progetto di vendetta. Mentre Zoller può estraniarsi facilmente dal suo ruolo di eroico soldato nazista, anzi di macchina per uccidere, Shoshanna non è disposta nemmeno a considerare la possibilità [di dimenticare chi è]. È determinata a compiere la sua missione. Finirà con lo sparargli un proiettile nella schiena, prima di eliminare tutta la direzione nazista.

Guida elementare al simbolismo tarantiniano

Simbolismo e storia

Come accennato in precedenza, i Bastardi senza gloria incidono degli swastika sui soldati tedeschi ai quali è consentito di sopravvivere al loro martirio.

Dire che la storia della Seconda guerra mondiale è lungi dall’essere largamente accessibile  e liberamente dibattuta, non è certo rivelare un segreto. Invece di tentare di sviluppare il significato della storia e della dinamica storica, noi siamo sottoposti ad una crescente saturazione di simboli (e pure di leggi) che suggeriscono quali opinioni siamo autorizzati ad avere e quali ci sono proibite. I « terroristi », i « Nazisti » e il « Fascismo » sono, ovviamente, i « cattivi »; quanto alla « democrazia » e alla « libertà », esse sono i « buoni ». Qui, Tarantino ci propone una critica impietosa di questa situazione. Il fatto di incidere dei simboli (nel caso, degli swastika) sulla fronte delle persone è una forma per mantenere la propria egemonia. A quanto pare, siamo semplicemente così forti da decretare una « verità ». Se, in compenso, noi fossimo stati (e se fossimo) interessati al solo significato della nostra storia, non saremmo forse stati ( e forse non lo saremmo oggi) in grado di impedire all’Impero anglosassone di reiterare il crimine perpetrato a Dresda, a Hiroshima, nel Vietnam, in Iraq e a Gaza ?

Il Golem

Ad un certo momento, l’alto comando nazista è convinto che l’«Orso ebreo », un « cacciatore di Nazisti mulinante una mazza da baseball » sia in realtà un Golem vendicatore, al quale un rabbino folle di collera dà i suoi ordini. Nella leggenda ebraica, il Golem è una creatura modellata nell’argilla, in cui viene insufflata la vita per mezzo di incantesimi magici. Nel film, l’ « Orso ebreo » è in realtà il Sergente Donny Donowitz (Eli Roth), comandante in seconda dei Bastardi. Il riferimento al Golem è molto significativo : evidentemente, anche i Nazisti non credono che un essere umano possa rivelarsi estremamente brutale  nei confronti dei suoi congeneri umani. Tuttavia, qui il simbolismo può essere ancora più importante. Il Golem ha la parola ebraica « verità » incisa sulla fronte. Per i Bastardi senza Gloria, la nozione di verità è quella « verità » che cercano di imporre agli altri incidendo loro degli swastika sulla fronte.

Il Sabbath Goy

Il tenente Aldo Raine (Brad Pitt), comandante dei Bastardi sena gloria, è un goy americano che non ha niente a che vedere con il giudaismo, né  con la giudaicità. È un ufficiale originario del Tennessee, dall’accento greve e guidato dalla vendetta. Ciò può far sorgere la domanda del perché Tarantino abbia messo un cowboy goy nella posizione di dirigere i Bastardi ebrei. Può darsi che Tarantino voglia semplicemente suggerire l’idea che il Tenente Raine sia solo uno strumento (o un « mercenario per procura ») delle rappresaglie ebraiche. Per quanto devastante possa sembrare, le relazioni che egli intrattiene con i suoi subalterni  ebrei possano essere paragonate a quelle tra Bush ed i suoi neoconservatori guerrafondai. Difficile decidere: il Tenente Raine è un candidato alla alla giudaicità oppure è lui, in quanto selvaggio assetato di sangue, a capitalizzare sulla vendetta ebraica ? Ma una cosa è del tutto chiara : secondo l’immaginario cinematografico di Tarantino, l’associazione dell’America  agli Ebrei è ben lungi dall’essere un’avventura sana dal punto di vista umano.

Il film e il sogno

Invece di essere noi a guardare il contenuto di un sogno, possiamo immaginare che sia il sogno a guardare noi, a vedere in noi il suo « contenuto di realtà ». Quando accade, nel sogno, siamo generalmente noi e la nostra cosiddetta realtà psicologica che non solo veniamo osservati, ma anche passati al setaccio. Nella maggior parte dei casi, l’interpretazione dei sogni è fondata sul presupposto che, nel sogno, dei flussi involontari di pensieri vengono a puntare i loro riflettori sui nuclei forti del nostro essere. Il sogno ha la funzione di attirare la nostra attenzione su quelle cose che noi occultiamo e neghiamo. Quest’idea ci richiama il ritorno di Slavoj Zizek a quello slogan degli anni 1960, secondo il quale « la realtà è fatta per quelli che sono incapaci di affrontare il sogno ».

Il film è assimilabile al ruolo del sogno. Per quanto tendiamo a crederci gli spettatori, talvolta siamo in realtà noi gli osservati. L’ultimo film di Tarantino ne è un classico esempio: esso ha l’obiettivo di innalzare la nostra coscienza fino al regno delle idee  che noi vogliamo a tutti i costi evitare. Solleva delle domande che noi consideriamo tabù. Ci dà un’opportunità di vederci dal punto di vista dell’inconscio. Attraverso la fantasia, esso disegna la nostra realtà. Come nel sogno, Bastardi senza gloria sposta e rimodella degli avvenimenti senza alcuna connessione con la verità storica ed il film, del resto, non cerca di smontare alcun fatto storico riconosciuto. Esso non obbedisce a nessuna narrativa riconosciuta, eppure prodiga significati. Forse il successo del film è attribuibile alla sua capacità di comunicare con alcune realtà pre-simboliche (il reale lacaniano). Ci spoglia del nostro simbolismo e del nostro ordine simbolico. In quanto opera d’arte, ci riavvicina all’Essere.

Attraverso la violenza, esso colpisce il nostro nucleo etico e risveglia, speriamolo, la nostra aspirazione alla gentilezza. Per la prima volta, noi trascendiamo la contraddizione che ci auto-imponiamo chiudendo gli occhi sulle origini del Sionismo, della barbarie e della fomentazione delle guerre su scala globale. Attraverso la finzione, arriviamo a guardare il male negli occhi ed è esattamente in quel momento cruciale che Tarantino mette il punto finale al suo film. Nell’ultima sequenza, la cinepresa assume il ruolo degli occhi del Tenente Raine (un punto di vista immediato). In sostanza, osserviamo il Tenente Raine mentre taglia sadicamente con la sua baionetta la fronte del Colonnello Landa. In pratica, nel linguaggio cinematografico, osserviamo con orrore il Tenente Raine incidere degli swastika sulla fronte di tutti noi.

Secondo Lacan, l’inconscio è la lingua dell’Altro. È questa dolorosa verità che noi tentiamo di nascondere all’altro, pur sapendo che questa dissimulazione è senza dubbio impossibile. Da una prospettiva ebraica, Bastardi senza Gloria avrebbe dovuto essere compreso come un incubo in cui un brutto sogno diventa realtà. Ma è quasi impossibile negare che Tarantino è lì fuori, a gridare : « Il Re è nudo » : non è né una vittima, né un innocente. Il fatto che molti Ebrei siano incapaci di vederlo  e che, al contrario, finiscano per lodare questo film è indubbiamente un’indicazione che turba ulteriormente per il fatto che l’identità collettiva sionista  è arrivata a distaccarsi  da ogni nozione riconosciuta di realtà umana. Per quanto possa sembrare triste, ciò spiega il sostegno istituzionale che l’ebraismo mondiale apporta ad Israele. Ciò forse spiega anche la ragione per cui i Sionisti, in quanto collettivo, sono incapaci di interiorizzare il significato della Shoah. Invece di ricercare la grazia in se stessi, i Sionisti non cessano di lanciarsi nella caccia ai Nazisti e di segnare altri con diverse etichette e diversi simboli.

Per troppi anni, le lobby sioniste sono riuscite in tutto il mondo a smantellare ogni critica ad Israele. Sono riuscite a fare della storia della Seconda guerra mondiale una zona di ricerca ristretta ai soli Ebrei. Sono riuscite a trasformare la nostra conoscenza del passato  in uno scambio simbolico, ma hanno più o meno fallito il loro tentativo di ridurre al silenzio il sogno. A questo punto Tarantino entra in gioco: attraverso una finzione, egli riesce a dirci quella  che, in fondo, è la nostra realtà.

Mentre i Bastardi senza Gloria, Shoshanna e gli Israeliani (che si sono ammassati sulle colline attorno a Gaza per osservare il loro esercito mentre seminava la morte) traggono un autentico piacere dalla loro vendetta, è possibile che attraverso due ore e mezza di terapia sotto la direzione di Tarantino, noi siamo dopotutto in grado di imparare a goderci i nostri sintomi e a dirlo ad alta voce: « Ne abbiamo abbastanza ! Basta vendetta veterotestamentaria ! Stop alla barbarie ! Vogliamo invece grazia e misericordia !»

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(1) in riferimento al produttore di latte, Tarantino riesce, con grande sottigliezza, à caratterizzare la scenografia della sua fantasia da fiction che seguirà. Non arriverò a sostenere che, indubbiamente, nella Francia occupata dai Tedeschi non c’era NESSUN produttore di latte ebreo. Tuttavia, è certo che la produzione di latte non era precisamente la tipica professione ebraica. Questa stessa scena ci insegna inoltre che i figli della famiglia ebrea si chiamano Shoshanna e Amos. Qui sembra ancora trattarsi di un dettaglio senza importanza. Ma in realtà, è del tutto cruciale. In effetti, Amos non è assolutamente un nome corrente nella Diaspora ebraica. Si tratta, in realtà, di un nome biblico.

Traduzione eseguita da Belgicus dalla versione francese di Marcel Charbonnier

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