sensini_isis_torinoVenerdì 2 dicembre, a Torino, presso la Sala Valfrè in Via Accademia delle Scienze, si è tenuta la presentazione del libro di Paolo Sensini ISIS. Mandanti, registi e attori del “terrorismo” internazionale, pubblicato quest’anno da Arianna Editrice.

Doveva essere presente anche Gianni Vattimo, assente però per indisposizione. E purtroppo vanno altresì segnalate una limitata presenza di pubblico per un appuntamento così interessante (a causa evidentemente di una cattiva pubblicità dell’evento), nonché l’impossibilità per l’Autore – a causa di irrisolvibili problemi tecnici – di proiettare su un maxischermo una serie di materiali a corredo delle sue argomentazioni.

Un disastro, dunque? Nient’affatto, perché Paolo Sensini, coadiuvato da Enrica Perucchietti, nell’ora e mezza abbondante della sua esposizione ha illustrato con dovizia di particolari e, soprattutto, connessioni tra fatti solitamente tenuti separati, come il fenomeno del “terrorismo islamico” sia nient’altro che uno degli strumenti-cardine della strategia di assoggettamento di tutto il mondo ai piani di dominio globale di una élite finanziaria che ha in pugno governi, eserciti e, naturalmente, i popoli e i grandi media imbastiti per estorcerne il consenso.

Dall’esposizione dell’autore di saggi quali Divide et impera e Libia 2011, sempre impeccabilmente documentati con fonti “ufficiali” in grado di chetare all’istante i soliti cacciatori di “complottisti”, è emerso che la cosiddetta “Primavera araba”, lungi dall’essere quel “vento di libertà” presentato dai media globalisti (Aljazeera compresa), è stato l’inizio di una nuova fase di una manovra che parte da lontano, e cioè come minimo dal 1991, anno della prima aggressione “internazionale” all’Iraq con la scusa della difesa della “sovranità” del Kuwayt.

“Internazionale” in realtà camuffa malamente altri attributi, che potrebbero essere di volta in volta “americana”, “anglo-americana”, “occidentale”, “sionista” o tutti questi in una volta sola, se si ha chiaro il fatto che a volere la disintegrazione degli Stati del Vicino oriente islamico per poi – a seconda della convenienza – riaggregarli in una parodia di “califfato” o in microentità etnico-confessionali è una variegata ma coerente congerie d’interessi che spazia dai grandi finanzieri ai petrolieri, dalle lobby degli armamenti agli ideologi del “Nuovo ordine mondiale”, dai puritani d’ogni risma agli odiatori viscerali della Civiltà e della Tradizione.

Quello che infatti accomuna, in un’alleanza apparentemente “sorprendente”, gli oltranzisti di visioni del mondo nominalmente diverse, è l’odio verso l’Europa e, in particolare, verso Roma. Un fattore, questo, che non è emerso durante la presentazione del libro, ma che andrebbe approfondito per cogliere il senso intimo di tutta una serie di operazioni che sotto la scorza del “caos” preordinano una nuova e “ultima” pseudociviltà del denaro e del numero.

Pertanto, sarebbe opportuno che, tempo a disposizione permettendo, occasioni del genere venissero sfruttare per approfondire quella dimensione “occulta” che sottende una geopolitica che in superficie si serve del “caos” alimentato in apparenza dal “terrorismo islamico” contro il quale, ufficialmente, tutti, da una parte e dall’altra, si trovano a combattere.

Serate come quella alla quale abbiamo con piacere presenziato sarebbero poi senz’altro utili – qualora intervenisse un più nutrito pubblico – per coloro che ancora dubitano della credibilità e dell’affidabilità delle ricostruzioni, documentate e logiche, di scrittori ed indagatori sul terreno come Paolo Sensini. Dal pubblico si è infatti elevata una voce scettica, una di quelle che danno più credito alle grancasse della propaganda ufficiale piuttosto che a quelle di un autore indipendente e disinteressato, e che non deve rendere conto del suo operato a nessuno perché nessuno lo paga profumatamente. È un bene, insomma, che qualcuno esprima dei dubbi, delle “provocazioni”, dando voce a quella massa di persone che comunque s’interrogano, vogliono sapere ma che, per mancanza d’informazioni diverse ed un’inveterata abitudine a fidarsi delle “voci autorevoli”, finiscono involontariamente per regalare un provvidenziale assist per nuove e dettagliate messe a punto a chi dell’informazione veritiera ha fatto un punto d’onore.

Tutta la presentazione è stata effettivamente una messa a punto su una serie di argomenti correlati: dal preteso “califfo” al-Baghdadi agli “attentati islamici”; dalla funzione della Siria nella geopolitica mediorientale al patetico comportamento delle dirigenze politiche ‘europoidi’ di fronte a manovre palesemente anti-europee; dallo scandalo della distruzione della Jamâhîriyya libica (col beneplacito italiano) al cosiddetto “problema immigratorio” che va ad intrecciarsi con quello delle “cellule” di estremisti manipolati dai servizi segreti.

In un’ora e mezza non era certo possibile esaurire compiutamente la gran mole di argomenti, connessioni e delucidazioni che un tema come l’ISIS suscita, ma nel complesso si può affermare che i presenti hanno potuto trarre profitto dalla serata, alla quale avrebbero potuto assistere – magari intervenendo per sollevare “polemiche” costruttive – anche esponenti della locale “comunità islamica”. I quali, talvolta, anche se naturalmente non hanno a che fare con l’ISIS, sovente hanno dei punti di vista su religione e geopolitica atti a suscitare il dubbio che se connivenza non c’è quanto meno esiste una condivisione di alcune linee di pensiero tra “quietisti” entusiasti delle “primavere arabe” ed altri soggetti più pratici e spicci nei metodi grazie ai quali è stato instaurato, senza averne l’autorità (dal Cielo), uno “Stato Islamico” più facile a dirsi che a farsi.

Così come, a ben pensarci, è più facile definire che cosa non è l’Isis piuttosto che cosa è, anche se il libro di Sensini è un valido aiuto in tal senso ed un’ottima occasione per aumentare la nostra consapevolezza al riguardo di ciò che andrebbe fatto, in Europa e in Italia, per ritrovare una sovranità della cui mancanza si nutrono il “terrorismo islamico” ed i suoi mandanti.

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Enrico Galoppini
Enrico Galoppini scrive su “Eurasia. Rivista di studi geopolitici” dal 2005. È ricercatore del CeSEM – Centro Studi Eurasia-Mediterraneo. Diplomato in lingua araba a Tunisi e ad Amman, ha lavorato in Yemen ed ha insegnato Storia dei Paesi islamici in alcune università italiane (Torino ed Enna); attualmente insegna Lingua Araba a Torino. Ha pubblicato due libri per le Edizioni all’insegna del Veltro (Il Fascismo e l’Islam, Parma 2001 e Islamofobia, Parma 2008), nonché alcune prefazioni e centinaia di articoli su riviste e quotidiani, tra i quali “LiMes”, “Imperi”, “Levante”, “La Porta d'Oriente”, “Kervàn”, “Africana”, “Rinascita”. Si occupa prevalentemente di geopolitica e di Islam, sia dal punto di vista storico che religioso, ma anche di attualità e critica del costume. È ideatore e curatore del sito "Il Discrimine".