Il riavvicinamento tra Turchia, Siria e Iran, sancito dalla recente visita a Istanbul dei presidenti iraniano e siriano, sta creando in Medio Oriente un nuovo asse regionale che potrebbe sostituire l’ormai debole triangolo arabo formato da Arabia Saudita, Siria ed Egitto.

Indubbiamente il nuovo trio presenta attori autorevoli, ognuno dei quali può disporre di importanti risorse strategiche: l’Iran è ricco di fonti energetiche ed ha in mano un’importante e ben nota carta nucleare; la Turchia è un’emergente potenza euro-asiatica oltre che un importante membro della NATO; la Siria, infine, esercita ancora un’influenza considerevole sul Libano ed era già presente nel vecchio triangolo siro-egiziano-saudita. Si tratta inoltre di tre Paesi che hanno promosso una politica di apertura delle frontiere che potrebbe dar vita ad un mercato di oltre 150 milioni di persone.

Il triangolo arabo

La mancata intesa tra Siria ed Egitto sulla questione palestinese e le tensioni tra Damasco e l’Arabia Saudita per quanto concerne la questione iraniana hanno contribuito negli ultimi anni a ridimensionare l’influenza del cosiddetto triangolo arabo. Un triangolo che, nato alla vigilia della guerra del 1973 contro Israele (Guerra del Kippur) per recuperare le terre occupate dagli israeliani nel 1967, è stato in grado di dar luogo a grandi cambiamenti nel mondo arabo, come testimoniano la cooperazione fra i tre Paesi nella stipulazione dell’accordo di Taif del 1989 (che pose fine alla guerra civile libanese) e il loro sostegno alla guerra degli Stati Uniti per la liberazione del Kuwait dall’occupazione irachena.

Il trio, pur non trasformandosi mai in un’alleanza formale, ha rappresentato uno strumento efficace per promuovere gli interessi dei tre Paesi arabi: l’Egitto, ad esempio, sfruttò la guerra del Kippur per raggiungere un’intesa “separata” con Israele; la Siria usufruì dell’accordo di Taif per aumentare la sua influenza sul Libano; l’Arabia Saudita, infine, approfittò della debolezza irachena per accrescere, sotto il controllo degli Stati Uniti, il proprio potere nella regione mediorientale.

Negli ultimi anni, tuttavia, gli interventi statunitensi nell’area dopo l’11 settembre, l’incapacità del trio arabo di dare risposte congiunte e condivise alla questione palestinese, le loro divergenze su come trattare con Hezbollah e Hamas, nonchè l’intricata vicenda relativa al nucleare iraniano e la perdita di terreno degli Stati Uniti hanno contribuito ad indebolire il triangolo creando scompiglio nell’intera regione.

Le prospettive del nuovo asse siro-turco-iraniano: la posizione statunitense

Fino a qualche tempo fa le relazioni turco-siriane e quelle turco-iraniane erano caratterizzate da ostilità e freddezza alla luce del legame turco con Israele e con la Nato, della questione curda e delle diverse esperienze storiche. L’ascesa al potere in Turchia del partito “Giustizia e Sviluppo” (AKP) ha però innescato un importante cambiamento politico che ha prodotto un immediato rafforzamento delle relazioni turche con i Paesi vicini. Tale rafforzamento è stato possibile grazie alla volontà di Ankara di aprire le sue frontiere e condurre ampie consultazioni con i suoi vicini musulmani in merito a rilevanti questioni regionali. Inoltre l’importante ruolo di mediazione tra Siria e Israele e tra Iran e Occidente svolto dalla Turchia ha consentito a quest’ultima di ottenere consensi nel mondo arabo. Di pari passo si è però assistito al deterioramento dei rapporti tra Ankara e Israele dovuto prima alla decisione di quest’ultimo di scatenare la guerra a Gaza alla fine del 2008 e poi al recente attacco israeliano ai danni della flottiglia umanitaria turca in acque internazionali.

A molti arabi sembra che la Turchia stia cercando di esercitare nella regione la stessa influenza che in passato fu dell’Arabia Saudita. L’Iran, dal canto suo, sta tentando di assumere il ruolo che per anni ha ricoperto l’Egitto nei confronti di Israele e dell’Occidente. Per quanto concerne invece la Siria il nuovo triangolo si adatta meglio alle sue ambizioni e può fornire ad essa la necessaria sicurezza e influenza.

Ovviamente è lecito chiedersi fino a quando potrà durare il nuovo trio con il crescere delle pressioni americane/occidentali; pressioni che, secondo taluni,  potrebbero spingere Ankara e Teheran a rompere con la Siria allo scopo di incrementare il proprio peso strategico. In tale ottica appare lapalissiano come il futuro dell’asse Turchia-Siria-Iran dipenda molto dall’atteggiamento statunitense. Barack Obama è sicuramente un leader più pragmatico che ideologico, come ha dimostrato la sua attenzione alle relazioni con la Cina piuttosto che a quelle con la Gran Bretagna, o alle relazioni con l’India e il Brasile piuttosto che a quelle con la Francia. Egli potrebbe quindi approfittare della nuova influenza turca nei confronti della Siria, della Palestina e dell’Iran per promuovere gli interessi americani nella regione, invece di rivolgersi all’Egitto, all’Arabia Saudita, o anche ad Israele, Paesi che accusano tutti enormi anomalie politiche.

Le prospettive del nuovo asse siro-turco-iraniano: la posizione russa

Una volta preso atto del sostanziale insuccesso del “rimodellamento” statunitense dell’area mediorientale, Mosca si è riaffacciata nella regione in occasione della recente visita del presidente Dmitry Medvedev a Damasco ed Ankara.

La Russia sostiene l’avvicinamento in corso tra Iran, Siria e Turchia, Paesi che sono entrati in una fase di intensa cooperazione che ha consentito alle loro economie di godere di una ventata d’aria improvvisa. Mosca non intende assolutamente restare lontano da questa nuova zona di prosperità come dimostra l’iniziativa congiunta di Russia e Turchia che ha abrogato la necessità di visti per i loro cittadini residenti all’estero: un turco può ora entrare senza formalità in Russia, mentre paradossalmente non è sempre autorizzato ad entrare né negli USA, né nell’Unione Europea, sebbene Ankara sia membro della NATO e candidato ad entrare nell’Ue.

Sul piano militare, poi, la Russia ha preso consegna della sua nuova base navale in Siria che permetterà ai russi di ristabilire l’equilibrio nel Mediterraneo. Mosca ha inoltre confermato la ormai imminente consegna di missili S-300 a Teheran per proteggere l’Iran delle minacce statunitensi ed israeliane; i vertici russi hanno infatti più volte affermato di non credere alle accuse occidentali a proposito dei programmi nucleari iraniani o siriani ed hanno a più riprese cercato di dissuadere gli Stati Uniti dall’eventualità di intraprendere una guerra in Iran, paventando il pericolo che questa possa degenerare in terza guerra mondiale. Hanno inoltre portato il loro sostegno al progetto di denuclearizzazione della regione, incentrato sullo smantellamento dell’arsenale nucleare israeliano.

Sul piano energetico, invece, ribaltando la strategia americana nel Mar Nero e nel Caspio, Ankara ha accettato un considerevole investimento russo destinato alla creazione di un oleodotto collegante Samsun a Ceyhan, che dovrebbe consentire di instradare il petrolio russo del Mar Nero verso il Mediterraneo senza dover ricorrere allo stretto, onde evitare il transito in quest’ultimo di materie inquinanti. Nello stesso tempo Ankara si è detta disponibile a partecipare al progetto relativo alla realizzazione del gasdotto russo South Stream, che, se confermato, renderebbe inutile il progetto concorrente degli Stati Uniti e dell’Unione europea che prevede la costruzione del gasdotto Nabucco.

In definitiva, il sostegno russo sembra al momento garantire la persistenza del  triangolo Turchia-Siria-Iran, in opposizione all’attuale diffidenza statunitense ed europea. Ciò che è certo è che l’equilibrio geostrategico nella regione mediorientale sta drasticamente mutando e potrebbe avere effetti la cui onda d’urto non esiterebbe a estendersi anche al delicato scacchiere caucasico.

Note

Per ulteriori approfondimenti si consiglia la lettura dell’articolo di Richard Javad Heydarian Iran-Turkey-Syria: An Alliance of Convenience” pubblicato da FPIF – Foreign Policy In Focus.

Riferimenti bibliografici

Frankel, Giorgio S. L’Iran e la bomba. I futuri assetti del Medio Oriente e la competizione globale. DeriveApprodi: 2010.

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* Alessandro Daniele è dottore in Relazioni e Politiche Internazionali (Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”)


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