Fonte: Strategic Culture

Le elezioni parlamentari tenutesi in Finlandia il 17 aprile sono state segnate da un successo senza precedenti dal partito dei True Finns (Veri Finlandesi), che viene considerato come un partito nazionalista. Secondo i risultati iniziali, i True Finns hanno ricevuto il 19% dei voti e hanno aumentato la loro rappresentanza in parlamento da soli 5 seggi a 39, rispetto al 2007. Considerando che la Coalizione Nazionale conservatrice della destra, che ha vinto le elezioni, ha ricevuto poco più del 20% ed i socialdemocratici dell’attuale presidentessa Tarja Halonen hanno preceduto i Veri Finlandesi solo dello 0,1%, possiamo dire che il partito del carismatico Timo Soini è uno dei tre principali partiti politici in Finlandia.

La discussione sulla formazione della coalizione di governo, in cui i Veri Finlandesi hanno intenzione di svolgere un ruolo significativo, può durare per diverse settimane. Ma è già chiaro che questo partito, che protegge i valori nazionali e si oppone al flusso incontrollato di rifugiati e immigrati clandestini, alla moneta unica europea e alla burocrazia dell’UE, sta godendo di un crescente sostegno in Finlandia.

Le posizioni degli altri principali partiti (compreso il Partito di Centro dell’ex Primo Ministro Mari Kiviniemi), si sono indebolite – hanno perso il 3-16% dei voti.  Jan Sundberg, professore all’Università di Helsinki, afferma: “Questo è un grande big bang nella politica finlandese. Questo è un grande, grande cambiamento. Questo cambierà il contenuto della politica finlandese.”

Il giorno successivo alle elezioni parlamentari, uno dei principali quotidiani finlandesi, “Aamulehti”, ha riportato, come titolo, la parola “Rivoluzione”. Il quotidiano centrale di Helsinki, “Helsingin Sanomat”,  ha riportato la citazione di Timo Soini: “Abbiamo vinto le elezioni ed i sondaggi” – un segno che i risultati reali dei True Finns hanno superato le previsioni più inaspettate.

Tenendo conto del duro braccio di ferro tra i Veri Finlandesi, la sinistra tradizionale e i partiti del centro, tali conclusioni rivoluzionarie non devono esser viste come un’esagerazione. In questo momento, possiamo ravvisare simili “rivoluzioni” in tutta l’Europa Occidentale. Austria, Germania, Francia, Svezia, Belgio, Paesi Bassi, Norvegia – è solo un elenco incompleto dei paesi dell’Europa Occidentale, dove i partiti nazionalisti radicali e i movimenti stanno gradualmente rafforzando le loro posizioni. Nel settembre 2010, i Democratici di Svezia (la cui posizione paragonabile a quella dei Veri Finlandesi) hanno ottenuto un successo senza precedenti alle elezioni parlamentari nel loro Paese.

E’ difficile non pensare che la geografia del successo dei partiti di destra nelle elezioni in Europa, coincida con la geografia della diffusione degli immigrati clandestini dai Balcani, Nord Africa e del Medio Oriente. Sebbene l’Italia non sia in questa lista, l’incapacità del governo di Silvio Berlusconi di risolvere la situazione dell’arrivo di più di 20.000 rifugiati dalla Tunisia nell’isola di Lampedusa, ci permette di prevedere la crescita di sentimenti nazionalistici anche in Italia. La Lega Nord separatista non abbandona i suoi piani di formare, sulla base dei distretti settentrionali d’Italia più industrialmente sviluppati, la Repubblica di Padania – lontana da Lampedusa, da Napoli da altre zone povere e disagiate.

Nel febbraio del 2010, in Belgio, è scoppiata una grave crisi – proprio di fronte all’edificio della sede UE. Degli albanesi che sono arrivati ​​a Bruxelles dai Balcani, hanno bloccato le istituzioni statali, chiedendo al governo di dar loro un riparo, un alloggio, un lavoro e un’indennità in denaro. Poi, il Primo Ministro belga Yves Leterme ha esortato le autorità dell’UE a limitare gli effetti negativi della liberalizzazione del regime dei visti europei. Ma non è accaduto ed i rifugiati hanno continuato ad usare con successo il cosiddetto modello  “merry-go-round“, con il quale hanno ricevuto assegni in un Paese, muovendosi verso un altro Paese e ripetendo il tutto.

La situazione dei rifugiati e degli immigrati clandestini è diventata davvero  rivoluzionaria una volta che i contribuenti hanno mostrato la loro ovvia riluttanza a sostenere l’affondamento economico dell’UE. Jane Fowley, analista della International Rabobank, sostiene che “non si paga per gli errori di bilancio degli altri”.

La logica dei finlandesi, svedesi, olandesi, tedeschi è chiara: perché dovrebbero soffrire della crisi in Grecia, Irlanda, Portogallo e sentire le conseguenze di una guerra in una remota Libia, dove la NATO sta combattendo sul campo con Al-Qaeda? Le parole profetiche di Yves Leterme si stanno avverando: ciò che era iniziato come crisi bancaria, economica e sociale, ora è diventata una crisi politica.

I mercati finanziari hanno reagito rapidamente con il calo dell’Euro dopo il successo dei Veri Finaldesi.  A differenza di altri Paesi UE, in Finlandia è il Parlamento, non il Governo, responsabile dell’elaborazione della politica nazionale verso l’UE. Ecco perché gli attuali progetti della burocrazia di Bruxelles, come la preparazione del pacchetto di emergenza per fornire un aiuto finanziario al Portogallo, sono stati sospesi.

“Naturalmente ci saranno dei cambiamenti”: questo è come ha commentato Timo Soini la possibile influenza del successo del suo partito sui colloqui riguardo il Pacchetto Portogallo. In Gran Bretagna, un uomo su posizioni simili a quella dei Veri Finlandesi, Nigel Paul Farage, leader dell’UK Independence Party (UKIP), ha affermato che: “L’euro-scetticismo può vincere e fare grandi vittorie”. Ha confermato che i Veri Finlandesi e i loro alleati proteggeranno fermamente la loro posizione dicendo “no” ai nuovi pacchetti di stabilizzazione dell’UE e “sì” alle democrazie nazionali.

Considerato che non ci sono cambiamenti globali in politica finanziaria, economica ed estera dell’Unione Europea che possono esser visti nell’immediato futuro, la rivoluzionaria “svolta a destra” in Europa continuerà definitivamente.

 

Traduzione a cura di Donatella Ciavarroni

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