Fonte: Bloc-Notes 23 Settembre 2009 http://www.dedefensa.org

Thompson, quando non è sollecitato oltre misura dai suoi legami con i suoi vari ingombranti sponsor del complesso militare-industriale, ci può dare interessanti informazioni e riflessioni su questi dettagli. L’ha fatto il 22 Settembre 2009, sul sito dell’Istituto Lexington, che co-dirige, a proposito della situazione delle forze armate statunitensi, riguardo al loro status di esercito professionale (“All Volunteer Force”).

Ciò che Thompson evidenzia, sono i costi straordinari di questo esercito a livello del personale. Un soldato dell’U. S. Army, al minimo, costa poco più di 100.000 dollari all’anno, presso il Dipartimento della Difesa, e ancora con certe altre spese nascoste, e questo è indicativo di una tendenza, in quanto vi è stato un aumento dei costi del 55%, negli ultimi dodici anni. Questa tendenza è rappresenta anche l’inflazione nell’equipaggiamento di protezione e delle turnazioni accelerate, l’appesantimento dei compiti istituzionali dei soldati, gli assetti sociali resi necessari dalle pressioni esterne, ecc. tutto i conformità al decadimento del sistema burocratico. (Esistono ancora molti “buchi neri” in questa situazione, che riflettono le inefficienze e gli sprechi della spesa. Il sistema ospedaliero e il trattamento dei disturbi psicologici causati dai combattimenti, sono in uno stato deplorevole, come molti scandali hanno dimostrato.)

Ho scritto un saggio su questo argomento, sul numero attuale dell’Armed Forces Journal. Si basa sul lavoro dell’analista del Congressional Research Service, Stephen Daggett, dell’ex capo contabile del Pentagono Dov Zakheim e di altri, per dipingere un quadro allarmante delle tendenze del personale della difesa. Sul valore costante del 2009 dei dollari, il costo medio di ogni combattente è aumentato del 45% negli ultimi dodici anni – da 55000 a 80000 dollari. Quando le crescenti spese sanitarie militari (fino al 150% in questo decennio) vengono addizionate a questa cifra base, il costo attuale di ogni combattente balza al di sopra dei 100000 dollari all’anno. E ciò prima che il costo dell’addestramento e dell’equipaggiamento dei combattenti per fare il loro lavoro, sia preso in considerazione! Quando l’insieme di tutti gli esborsi necessari per mettere in campo un soldato o aviatore tipo, viene calcolato, diventa evidente che l’All-Volunteer Force è astronomicamente, assurdamente, costosa.

“Uno dei motivi per cui i politici non sono riusciti a cogliere questa crisi incombente, è che il bilancio della difesa non è organizzato per conteggiare a pieno gli oneri del costo del personale. Ad esempio, il budget di riferimento per l’anno fiscale 2010 (non contando le spese di guerra annesse) calcola 136 miliardi di dollari per “il personale militare” – molto più dei 107 miliardi assegnati agli appalti pubblici, ma notevolmente inferiore ai 186 miliardi accantonati per le operazioni e la manutenzione (O&M). Ciò di cui molte persone non si rendono conto, tuttavia, è che oltre la metà del bilancio O&M è anch’essa connessa alle spese del personale, come ad esempio le spese per l’assistenza sanitaria ai militari e le paghe per i dipendenti civili delle forze armate. Il corso reale dell’aumento dei costi O&M nel bilancio ordinario della difesa non è dovuta “all’aumento delle operazioni”, come spesso si presume, all’aumento dei costi del personale.”

Thompson ritiene che questa sia una situazione insostenibile, alla lunga, per gli Stati Uniti, soprattutto se si impone un bilancio della difesa che non è più accettabile in relazione ai mezzi finanziari degli Stati Uniti, in tempo di crisi: “Da quando è iniziato il decennio in corso, l’economia americana è scesa da circa un terzo a un quarto della produzione mondiale. In altre parole, il 5% della popolazione mondiale sta generando il 25% della produzione globale, mentre cerca di sostenere il 50% della spesa militare. Questi numeri non tornano: le spese per la difesa dovranno essere più strettamente allineate alle risorse del bilancio, nei prossimi anni, e dovranno essere giustificate, altrimenti avremo la bancarotta del Tesoro e ci giocheremo il nostro futuro“.

Quale soluzione preconizza Thompson? Si trova la solita quadratura del cerchio del sistema USA. Non si tratta affatto di un ritorno alla coscrizione obbligatoria, perché – Thompson non l’ha detto, ma lo diciamo noi per lui – è troppo pericolosa per la politica di sicurezza nazionale di un sistema che inanella una guerra impopolare dopo l’altra, e gli Stati Uniti non vogliono subire contraccolpi a livello nazionale, come durante il disastro del Vietnam. Allora, che fare? Cosa? Ridurre i costi del personale. (“La risposta non è un ritorno alla leva obbligatoria, ma frenare l’aumento dei compiti a carico degli effettivi in servizio e smettere di sognare nuovi vantaggi militari come se fossero i nastrini delle campagne militari.”) Vale a dire, chiedere al Pentagono di ridurre le spese e spendere meglio …

Buona fortuna, Loren B.

Traduzione di Alessandro Lattanzio
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