Anche se il periodo più caldo dell’anno volge al termine, al confine tra Israele e Libano il clima continua a surriscaldarsi. La sparatoria dello scorso tre agosto per il taglio di un albero da parte dell’esercito sionista è il naturale epilogo di mesi di tensioni. Prima la richiesta israeliana alle forze francesi di Unifil di penetrare nelle case di miliziani libanesi per sequestrare loro della armi e poi le indiscrezioni sulla prossima sentenza del Tribunale Speciale per il Libano, che starebbe per incolpare membri di Hezbollah, hanno contribuito in modo determinante al montare della tensione sulla Linea Blu, risvegliando attriti mai sopiti che avvalorano l’ipotesi di un possibile conflitto tra i due vicini il prossimo autunno.

I fatti

A scatenare l’ira di Hezbollah nei confronti del governo di Tel Aviv è stata, lo scorso mese, la richiesta alle forze francesi di penetrare all’interno delle case dei miliziani libanesi per sequestrargli armi e munizioni. Una richiesta spedita direttamente a Parigi che il ministro della Difesa francese non ha esitato ad accogliere, ordinando di dar seguito alla richiesta israeliana. Un atto increscioso, che ha costretto lo stesso ministro alle scuse ufficiali su pressione del Presidente Nicolas Sarkozy. La vicenda è stata percepita da Hezbollah come un’ingerenza negli affari interni del Libano. Il Segretario Generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha duramente attaccato Israele per quanto accaduto ed in particolar modo ha accusato Tel Aviv di usare ogni tipo di mezzo per screditare il suo partito, come il Tribunale Speciale per il Libano ad esempio. Affermando che dietro il progetto del tribunale c’è Israele, Nasrallah ha voluto chiaramente intendere che l’accusa che lo stesso starebbe per formulare nei confronti di un membro del partito di Dio sarebbe una montatura.

Tra accuse e controaccuse serpeggia anche la volontà di provocazione. Gli incidenti dello scorso tre agosto, ne sono una dimostrazione. Le forze israeliane hanno abbattuto un albero al confine che ostacolava la visuale. L’esercito libanese ha reagito con razzi e colpi di arma da fuoco, convinto che l’albero fosse posto nella parte libanese del confine. Le Forze di Difesa Israeliane hanno risposto al fuoco uccidendo un giornalista e tre soldati libanesi. Lo scontro è stato il più grave dal 2006, da quando cioè è terminata la guerra in Libano.

La situazione al confine

A complicare la vicenda è la molteplicità di attori che direttamente o indirettamente vi prendono parte destabilizzando la fragile tregua tra i due stati confinanti.

Ad immediato contatto, sulla Linea Blu le Forze di Difesa Israeliane e le Forze Armate Libanesi si trovano l’una di fronte all’altra spesso dando vita a qualche scaramuccia. Secondo fonti governative israeliane, sarebbero circa seicento dall’inizio del 2010 le schermaglie che hanno coinvolto i soldati di entrambe le fazioni risoltesi senza particolari danni collaterali.

Dispiegate sul territorio libanese prossime al confine con Israele sono anche le truppe della forza di interposizione delle Nazioni Unite, Unifil, con il compito di evitare contatti tra i due contendenti. Tuttavia, il ruolo di Unifil nel sedare gli ultimi scontri è stato marginale.

È però a livello politico che si fronteggiano diversi attori con interesse ad ampliare il controllo sulla zona di confine. Hezbollah, ad esempio, è interessata ad acquisire il controllo della zona meridionale del Libano. Un eventuale conflitto che vedesse sconfitto l’esercito libanese da parte di quello israeliano, porterebbe Hezbollah a porre sotto la propria tutela la parte meridionale della terra dei cedri. Inoltre, Hezbollah è una formazione sciita in ottimi rapporti con l’Iran di Ahmadinejad il quale ha offerto il proprio sostegno ai fratelli libanesi vessati dagli israeliani. Anche l’Iran, infatti, è interessato ad acquisire maggiore influenza sulla zona per scalzare Israele dal ruolo di potenza militare ed avere mano libera per imporsi come stato guida della regione.

Invece, sembra venir meno il pieno sostegno degli Stati Uniti ad una nuova campagna israeliana contro il Libano. Un rapporto del Saba Center (Brooking Institutions), pubblicato qualche mese fa, sconsiglia fortemente agli Stati Uniti di sostenere qualsivoglia azione israeliana contro Beirut. Un secondo rapporto, pubblicato nello stesso periodo del precedente, del Council on Foreign Relations, si spinge oltre consigliando alla Casa Bianca di esercitare il maggior grado possibile di pressione per evitare che la Linea Blu ed il Libano si trasformino nuovamente nel teatro di scontri armati. Pertanto, la situazione al confine tra il Libano ed Israele è la risultante di un insieme di fattori suscettibili di generare conseguenze geopolitiche rilevanti.

Il conflitto tra Israele e Libano nel quadro geopolitico del Vicino Oriente

L’animosità mostrata dai due eserciti il 3 agosto dimostra come siano già pronti per affrontare un nuovo conflitto. L’eventualità non è da sottovalutare, considerando le premesse. Per questo, è opportuno interrogarsi su quali conseguenze possa avere la ripresa delle ostilità per il sistema di equilibri vicino-orientali.

Il Vicino Oriente sta subendo lenti ma continui mutamenti. Ancora impercettibili, tali trasformazioni sono sicuramente variabili rilevanti nell’analisi degli scenari geopolitici. La più significativa è sicuramente la perdita di terreno degli Stati Uniti. Se anche Washington mantiene dalla propria parte la bilancia della potenza molti attori non sono più prostrati ai piedi della talassocrazia statunitense ed iniziano a sviluppare una propria politica di alleanze. È sicuramente il caso della Turchia. Alleata di ferro di Washington durante la guerra fredda, dal 2002 Ankara sembra essersi distaccata dalla sponda atlantica per perseguire una politica più regionale che coinvolga i suoi vicini. I rapporti con l’Iran sono notevolmente migliorati, tanto che la Turchia (con il Brasile) ha respinto la quarta tornata di sanzioni verso Teheran sul programma nucleare. Turchia e Iran stanno anche implementando le proprie relazioni energetiche. È di qualche settimana fa l’accordo per la costruzione di una condotta di 660 Km che dovrebbe portare il gas iraniano sino in Turchia. Un bel problema per Washington, che cerca di limitare in tutti i modi il raggiungimento dell’autosufficienza iraniana per mantenere sotto controllo il principale nemico. Infatti, scopo prettamente geopolitico della guerra in Iraq è stato quello di incastrare l’Iran in due stati, Afghanistan ed Iraq, direttamente controllati dagli Usa per limitarne la minaccia.

I rapporti tra Turchia ed Iran trovano sicuramente un base di appoggio nella comune fede musulmana. Elemento che potrebbe anche aumentare il sostegno dell’Iran alla formazione di Hezbollah se attaccata da Israele e portare la Turchia ad un più deciso distacco da Tel Aviv dopo la vicenda della Freedom Flottilla. Considerando, quindi, il ruolo di Iran e Turchia, un attacco israeliano al Libano sarebbe indubbiamente controproducente. Se aggiungiamo anche la salda alleanza della Siria con l’Iran, è chiaro che Israele si verrebbe a trovare in una posizione molto difficile.

Il Vicino Oriente però è anche terreno fertile per le mire russe. Nonostante Mosca abbia perso diverse occasioni per imporre il proprio ombrello sull’area, il voto favorevole alle sanzioni contro l’Iran dimostra come i legami tra Iran e Turchia non sono ben visti dal Cremlino. Indubbiamente, l’elemento energetico pesa. Mosca mira ad essere la principale potenza energetica eurasiatica e l’Iran potrebbe minare questo primato dell’esportazione di gas avendo grandi riserve a disposizione. Ciononostante, Mosca ha deciso di tener fede all’impegno di avviare la costruzione della centrale nucleare di Bushehr entro agosto, come prevedevano gli accordi tra i due stati. Segno che la Russia necessita del supporto iraniano per raggiungere un ambizioso obiettivo: sostituire gli Stati Uniti come potenza egemone nel Vicino Oriente evitando un asse Ankara-Teheran che possa minare la sua egemonia energetica.

Anche per l’Iran ottenere il supporto di Mosca è fondamentale. Le recenti dichiarazioni di Mahmud Ahmadinejad (in risposta a Medvedev, secondo cui l’Iran detiene il know-how per costruire l’arma atomica), che accusano Mosca di fare il gioco degli Stati Uniti nel Vicino Oriente, suonano come un “rimprovero” per riportare la Russia dal proprio lato della barricata.

Come si è detto, la politica estera degli attori principali del Vicino Oriente (Russia, Turchia, Iran) tende a diminuire l’influenza statunitense nell’area, vale a dire che mira ad una modifica degli equilibri esistenti oggi favorevoli agli Stati Uniti, agendo su diversi piani. Il più immediato è la costruzione di solide alleanze per ridurre la possibilità di manovra degli Usa e quindi di Israele, vera testa di ponte per gli atlantici nel Vicino Oriente. Se Israele decidesse, come alcune indiscrezioni vorrebbero, di attaccare il Libano ciò potrebbe accelerare il processo descritto in precedenza diminuendo drasticamente il soft power statunitense.

Conclusioni

La schermaglia che ha visto coinvolti i soldati libanesi ed israeliani per il taglio di un albero è una delle tante scintille che potrebbero scatenare l’incendio. Lo scenario di un ennesimo conflitto sarebbe molto preoccupante per il futuro di Israele che si esporrebbe in un contesto geopolitico non proprio favorevole, dopo l’abbandono della Turchia. Inoltre, se la Casa Bianca deciderà di seguire i consigli del Council on Foreign Relations e del Saba Center Israele non avrà altra scelta che abbandonare l’ipotesi di un attacco armato. Anche se il suo potenziale di deterrenza militare rimane il più elevato del Vicino Oriente, il rischio di trovarsi in una morsa di stati ostili, compresa la Turchia, l’Iran e forse anche la Russia, potrebbe indebolire, diplomaticamente parlando, Israele anche per quanto riguarda un’altra spinosa questione, cioè quella dei negoziati per la pace con il popolo palestinese. Sarebbe conveniente per Israele farsi garante di una tregua duratura con il Libano.

* Carmine Finelli è dottore in Scienze politiche e delle relazioni internazionali (Università degli Studi del Molise)

Articolo precedente

Kirghizistan: nostalgia per l’Unione Sovietica

Articolo successivo

Le verità sulla Bosnia che non si possono raccontare: “Al mercato di Markale”