Per comprendere le cause e gli effetti del fenomeno migratorio che in questa estate del 2015 sta creando seri problemi in Europa, e specialmente nelle sue regioni mediterranee sudorientali, non si può prescindere dal considerare il problema dei problemi di questa Unione Europea. Vale a dire l’assenza di qualsivoglia sovranità politica.

Che questa creatura finanziaria ed amministrativa nella quale Stati come l’Italia e la Grecia contano davvero poco (per non parlare delle relative popolazioni espropriate d’ogni rappresentanza), non lo si scopre certo da oggi.
Ma quest’ondata di “migranti” che nel 2015 ha superato, nel solo Mediterraneo, le 300.000 unità (stime Onu) – alle quali vanno ad aggiungersi quelle della cosiddetta “rotta balcanica” assurta agli onori delle cronache negli ultimi giorni –; quest’afflusso oramai incontrollabile ha posto in rilievo, con modalità diverse ma parimenti drammatiche rispetto alla “crisi greca”, il mostruoso deficit di sovranità nella quale versa questa Europa e, in special modo, la cintura di Stati mediterranei spregiativamente definiti, ai tempi della prima grossa “crisi finanziaria”, con l’acronimo di PIGS.

“Povera patria… nel fango affonda lo stivale dei maiali”, cantava una ventina d’anni fa Franco Battiato. Ora, se l’italico stivale non affonderà nel fango ma verrà invaso da allogeni il risultato non cambierà: saranno – e sono già – dolori per tutti noi.

Perché quando in una nazione la cui produzione è al palo e la “crisi” è diventata uno stato d’animo (checché ne dicano gli zerbini mediatici in servizio permanente effettivo che riprendono certe “proiezioni” ottimistiche cinguettate da qualche politicante alla moda) rovesci una valanga di “rifugiati economici” il risultato non può che essere negativo. Ovviamente per la gran massa che non ne ricava un profitto, ché al contempo esiste una nutrita schiera di “professionisti” che con queste “migrazioni” hanno messo su l’Albero della Cuccagna.
Già l’esistenza dei succitati profittatori è specchio di una situazione anomala che, in presenza di quel requisito essenziale che è la sovranità, non solo non si verificherebbe, ma al suo solo appalesarsi anche come intenzione verrebbe preventivamente bloccata, dato che solo dei completi sadomasochisti possono rallegrarsi per un’invasione della loro terra che a tutti gli effetti si presenta senza alcuna limitazione, né d’ordine temporale né, tantomeno, numerico.

D’altra parte, chi adesso grida all’emergenza ed impone il ricatto morale dell’accoglienza a tutti i costi, sfruttando tra l’altro la buona fede di parecchi volonterosi collaboratori (o “collaborazionisti”), sa bene che cosa ha messo in moto quando da una ventina d’anni a questa parte ha devastato, uno dopo l’altro, il tessuto politico e sociale di Stati quali la Somalia, l’Iraq, la Libia, la Siria eccetera.

Tutte realtà che se non erano il Paese di Bengodi erano tuttavia migliori dell’inferno in cui si sono trasformate dopo le distruzioni targate Usa-Nato-Onu, con l’ordinario contorno di “alleati”.

Chiunque ormai – anche il famoso “uomo della strada” – è in grado di valutare la correlazione tra la distruzione di una Libia “dittatoriale” e tuttavia florida, o di una Siria anch’essa poco incline alla “democrazia” (questo feticcio!) ma accogliente verso tutte le etnie e le religioni, e l’incalcolabile valanga umana che si sta abbattendo contro l’Europa.

Si noti bene: contro l’Europa, non contro gli Stati Uniti.

Ricapitoliamo: gli Stati Uniti, che come centro decisionale e braccio armato sono i principali responsabili di questi flussi migratori che si abbattono sull’Europa, non subiscono in alcun modo questa tragica conseguenza delle loro azioni criminali, mentre siamo noi europei, ed in prima fila i mediterranei, a dover sopportare tutto il disagio di un’operazione che si è rivelata (ci voleva poco a capirlo) assolutamente controproducente benché sia stata avallata da tutti i “governi” sin qui succedutisi alla guida dell’italico stivale dei maiali.
Adesso che la situazione è fuori controllo, e tutti si aggrappano a qualche “miracolo” dell’Onu, ad un “mandato internazionale” anche solo per soffiarsi il naso, o addirittura si rimettono a qualche santo che dovrebbe muoversi a compassione per gente senza cervello e amor patrio, è suonata la proverbiale campana (a morto) per pensare di uscirne vivi e senza troppi scossoni.

Da questa situazione, in un’Europa (e un’Italia) che esiste solo virtualmente per imporre i suoi diktat monetaristi assurdi ed è nient’altro che il cortile di casa dell’America, se ne può uscire solo in un modo: riappropriandosi della sovranità.

Solo un’entità sovrana può governare un problema immane come quello delle attuali “migrazioni”, decidendo senza dover subire alcun ricatto o minaccia chi può entrare o meno e chiamando per nome e cognome i responsabili di un disastro che se a questo punto è irreparabile poco ci manca.

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Enrico Galoppini
Enrico Galoppini scrive su “Eurasia. Rivista di studi geopolitici” dal 2005. È ricercatore del CeSEM – Centro Studi Eurasia-Mediterraneo. Diplomato in lingua araba a Tunisi e ad Amman, ha lavorato in Yemen ed ha insegnato Storia dei Paesi islamici in alcune università italiane (Torino ed Enna); attualmente insegna Lingua Araba a Torino. Ha pubblicato due libri per le Edizioni all’insegna del Veltro (Il Fascismo e l’Islam, Parma 2001 e Islamofobia, Parma 2008), nonché alcune prefazioni e centinaia di articoli su riviste e quotidiani, tra i quali “LiMes”, “Imperi”, “Levante”, “La Porta d'Oriente”, “Kervàn”, “Africana”, “Rinascita”. Si occupa prevalentemente di geopolitica e di Islam, sia dal punto di vista storico che religioso, ma anche di attualità e critica del costume. È ideatore e curatore del sito "Il Discrimine".