Fonte: http://globalresearch.ca/PrintArticle.php?articleId=23238

Il 25 gennaio, il Consiglio d’Europa ha approvato a larghissima maggioranza la relazione che da tempo aveva commissionato dal senatore svizzero Dick Marty, ma ha ufficialmente ignorato le indicazioni secondo cui i combattenti separatisti albanesi del Kosovo hanno espiantato e venduto organi vitali dei prigionieri serbi, subito dopo la fine della guerra (ma, come emerge dal rapporto, anche prima, n.d.r.) condotta a suon di bombardamenti NATO nel 1999, per staccare il Kosovo dalla Serbia. In particolare è coinvolta la sezione Drenica del Kosovo Liberation Army (KLA), guidato dal primo e attuale Presidente del Kosovo post-bombardamento, Hashim Thaci. Il Consiglio d’Europa, la cui principale funzione è quella di difendere i diritti umani, ha chiesto un’ indagine giudiziaria adeguata, in particolare da parte dell’Unione europea sullo Stato del diritto in Kosovo (l’UE è lì presente con la Missione EULEX).

(Per un’analisi approfondita del rapporto Marty, vedasi “Kosovo Criminale: il regalo degli USA all’Europa” – http://sitoaurora.xoom.it/wordpress/?p=1135 Diana Johnstone, CounterPunch newsletter, Vol. 18, no.1, gennaio 1-15, 2011.)

Il problema creato dal rapporto Marty è lo stesso che lo ha originato. Non vi è una chiara autorità giudiziaria disposta e in grado di intraprendere un’ indagine penale sulle accuse di traffico di organi. Le accuse sono emerse per prime nel libro di memorie del 2006 dell’ex Procuratore Capo dell’ICTY, Carla del Ponte, che si lamentava che non le era stato permesso di proseguire indagini sulle prove in Albania (anche perché fu proprio il suo ufficio a distruggere le prove documentali raccolte, n.d.r.). E’ stato a causa di questo vuoto giuridico, che il Consiglio d’Europa ha incaricato il senatore Marty di stendere la sua relazione, nella speranza di stimolare una sorta di procedura legale. Ma il problema rimane. La maggior parte dei presunti reati, ha avuto luogo sul territorio dell’Albania, dove operavano le basi e le prigioni dell’UCK, ma le autorità albanesi hanno finora rifiutato di collaborare con gli investigatori. EULEX è stata inviata in Kosovo per cercare di riempire il vuoto giudiziario lasciato dalla secessione. Tuttavia, come tutte le strutture del protettorato internazionale istituite per costruire un Kosovo “indipendente“, EULEX ha paura di suscitare l’ira degli albanesi del Kosovo, e ha grande difficoltà nell’ottenere la loro cooperazione nell’indagine penale.

La copertura mediatica delle accuse del traffico di organi che coinvolge Hashim Thaci, è stata troppo tenue per poter creare una pressione dell’opinione pubblica sui governi occidentali, riluttanti a portare la questione in tribunale. Human Rights Watch ha chiesto a un procuratore europeo indipendente di perseguire il caso, ma non vi è stata alcuna risposta convincente da parte dei governi interessati. Marty ha espresso il timore che la sua relazione rimanga “lettera morta“, cosa che sembra abbastanza plausibile.

Anche se il rapporto Marty sembra avere lo stesso destino del rapporto Goldstone su Gaza, finire nel limbo delle buone intenzioni, il contrattacco è stato lanciato. Stranamente, la London Review of Books ha scelto di pubblicare cinque pagine di recensione del Rapporto Marty da parte di qualcuno con un forte interesse a screditarlo: nientemeno che Geoffrey Nice, che come procuratore aggiunto presso il Tribunale penale internazionale per l’ex Iugoslavia (ICTY ) a L’Aia, ha guidato le accuse al presidente jugoslavo Slobodan Milosevic. Il solo vero successo di Nice nel processo lungo cinque anni, è stato quello di sopravvivere sia al presidente del tribunale che all’imputato. Le dimensioni mostruose delle accuse formulate dalla procura, allo scopo di dare la colpa a Milosevic di quasi tutti i mali della complessa guerra civile che ha lacerato la Jugoslavia negli anni ’90, riuscì a mandare Milosevic nella tomba prima che potesse presentare la sua difesa, risparmiando così ai tre giudici il compito di trovare delle scuse per condannarlo, motivo per cui erano stati assunti.

La recensione della LRB di Sir Geoffrey (fu nominato cavaliere nel 2007 per i suoi servizi), dà la possibilità di rilanciare l’azione penale della ICTY secondo la versione della guerra della NATO per il Kosovo (“l’obiettivo era quello di prevenire una catastrofe umanitaria“) completa di dati standard esagerati (“almeno 10.000 albanesi del Kosovo uccisi“) e di omissioni cruciali (Hashim Thaci “è stato scelto per andare a Rambouillet al posto del presidente del Kosovo Ibrahim Rugova” – senza dire da chi è stato scelto, cioè il Dipartimento di Stato USA).

Il principale diversivo tattico di Nice era centrato sul suo attacco a un non meglio identificato “testimone K144“. Ha intitolato la sua recensione: “Chi è K144?” ed ha continuato a rispondere alla domanda affermando che K144 era sia la base per le accuse del Rapporto Marty che una creazione della propaganda dei media serbi. Un lettore frettoloso potrebbe trascurare l’elemento tra parentesi nella seguente frase: “Storie dalla stampa serba suggeriscono che molte di queste asserzioni provenivano da un testimone chiamato K144, anche se la Del Ponte non fa mai riferimento a questa fonte nel suo libro (e nemmeno Marty, direttamente).” In realtà, non c’è nessun “testimone K144” menzionato nel rapporto Marty. Le citazioni di Nice dalla stampa serba non corrispondono alla relazione Marty.

L’articolo di Nice è stato immediatamente ripreso e amplificato da un articolo del The Wall Street Journal, che gode di un più vasto pubblico statunitense. Col titolo “Infangare Hashim Thaci: le accuse di espianto di organi sono parte di una campagna mediatica contro il Kosovo?” (Conclusione: sì) il giornalista e membro del Parlamento britannico Denis MacShane, ha dato una rozza recensione della recensione di Nice. “Ciò che è molto fastidioso, secondo Nice, è che la narrativa del signor Marty dipende implicitamente da un testimone anonimo, ‘K144’, che Belgrado dice abbia fornito la prova di queste atrocità, ma che molto probabilmente non esiste.”

Denis MacShane è un cane da attacco da primo premio, proveniente dal canile del barboncino dell’imperialismo, Tony Blair. E’ membro della Società Henry Jackson, un raduno di guerrafondai il cui modello è il “senatore della Boeing”, Henry “Scoop” Jackson, che negli anni ’70, con l’aiuto di Richard Perle, difese le aggressive politiche anti-sovietiche in una maniera apparentemente liberale. L’asserzione di MacShane di essere “di sinistra” sembra poggiare quasi esclusivamente sulla sua difesa dell’ “unica democrazia in Medio Oriente”, che gli permette di sopperire alla carenze di minacce comuniste, con il terrorismo islamico. Il suo “Istituto europeo per lo studio dell’antisemitismo contemporaneo” ha pubblicato una relazione nel 2009 in cui si è impegnata a definire quali tipi di critica a Israele costituiscono antisemitismo. Tra queste, descrivere lo stato di Israele come un tentativo razzista e paragonare la politica contemporanea israeliana con quella dei nazisti. E’ membro del consiglio di “Just Journalism” il cui scopo è quello di sorvegliare i media britannici sugli articoli su Israele.

MacShane è stato ministro laburista per i Balcani e poi per l’Europa, ma è stato sospeso dal Partito Laburista lo scorso 14 ottobre in attesa di un’indagine riguardante l’aggiotaggio delle spese. Secondo quanto riferito, è diventato il primo parlamentare britannico ad essere denunciato alla polizia da parte del Commissario Parlamentare per gli Standard riguardo le sue pretese sulle spese di ufficio finanziate dal contribuente. Le pretese di MacShane su oltre sette anni ammontano a circa 125.000 sterline, di cui quasi 20.000 all’anno per un ufficio situato nel suo garage, otto computer laptop in tre anni e dozzine di fatture per “ricerca e traduzione” di un inafferrabile “European Policy Institute“, che si è rivelato essere, fondamentalmente, suo fratello Edmund Matyjaszek (per la sua vita professionale, MacShane ha abbandonato il cognome del padre polacco per il cognome irlandese della madre). E’ stato anche coinvolto in numerosi scandali minori riguardanti la distorsione dei fatti. Niente di tutto questo sembra aver danneggiato la sua fiducia in sé stesso o la sua carriera, che comprende saggi regolari per Newsweek. Dai suoi scritti si possono cogliere che i soli musulmani di cui si fida, sono quelli della ex Jugoslavia.

A parte la diversione K144, l’attacco di MacShane-Nice al rapporto Marty punta su due fattori a cui i lettori che non hanno familiarità con il caso, possono apparire una debolezza grave. La relazione, sottolineano, non dà i nomi delle vittime e dei testimoni. La spiegazione di questo è semplice. Vi sono infatti liste di potenziali vittime: di serbi e albanesi scomparsi che si presume siano morti dopo essere stati fatti prigionieri dall’UCK. Senza prove materiali, è quasi impossibile accertare l’esatto destino delle persone scomparse da oltre dieci anni in un paese, l’Albania, dove le autorità locali hanno rifiutato di cooperare e hanno avuto tutto il tempo di disporre delle prove.

Per quanto riguarda i nomi dei testimoni, il signor Marty rifiuta di rivelarli se non a serie autorità giudiziarie con un programma di protezione dei testimoni. Questa cautela è assolutamente necessaria dato il record di intimidazione dei testimoni e persino di omicidi, in particolare nel caso del rivale di Thaci nella gerarchia dell’UCK e leader del clan, Ramush Haradinaj. Sir Geoffrey si riferisce a questo educatamente come “accuse di manomissione delle testimonianze”.

Geoffrey Nice conclude la sua recensione su LRB ammettendo che le accuse contro Thaci hanno bisogno di essere affrontate, semplicemente perché fanno una cattiva impressione. Nice confronta Thaci con l’uomo dell’occidente in Montenegro, Milo Djukanovic, accusato dalle autorità italiane di contrabbando di sigarette di grandi dimensioni. “Il Montenegro, come il Kosovo, può essere facilmente rigettato come uno Stato criminale; e anche come il Kosovo, cerca l’adesione all’Unione europea. Djukanovic ha appena annunciato che attenderà e che lascerà la carica politica. Questo, dicono alcuni, è destinato a facilitare l’ingresso del Montenegro nelle organizzazioni disposte a negoziare con artisti del calibro di Djukanovic o Thaci, quando i loro Stati sono emersi da un conflitto, ma vogliono in seguito avere a che fare con qualcuno di meno compromesso. Thaci potrebbe seguire lo stesso percorso di Djukanovic, se le voci correnti continuano a circolare.”

Tenendo conto della abituale comprensione manifestata da Geoffrey Nice sulla malefatte dei “nostri“, questo può essere letto come un riconoscimento del fatto che entrambi i pupilli della NATO sono dei criminali di un certo grado o altro, e che erano utili per strappare via le loro terre ai serbi, ma ora è meglio fare un passo indietro per far posto a burattini più presentabili. Essere perseguiti per delle malefatte, qualunque esse siano è, comunque, fuori discussione.

Gli attivisti dei diritti umani delle auto-giustificantesi democrazie occidentali, sono intransigenti quando si tratta di porre fine a quella che chiamano “la cultura dell’impunità” fintanto essa riguarda, ad esempio, l’Africa. Ma la loro impunità e quella dei loro clienti sembra più sicura che mai.


* Diana Johnstone è autrice di Fools Crusade: Yugoslavia, NATO and Western Delusions.


Traduzione di Alessandro Lattanzio (http://www.aurora03.da.ru, http://www.bollettinoaurora.da.ru, http://sitoaurora.xoom.it/wordpress/)

Revisione di Stefano Vernole

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