Fonte: http://ericwalberg.com/
Mentre l’elite dell’Occidente si è radunata nella pittoresca St. Moritz per lottare contro le pressanti crisi mondiali, gli outsider si sono incontrati nelle aride steppe dell’Asia Centrale, scrive Eric Walberg.

Il decimo summit dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (OCS) tenutosi la scorsa settimana nella capitale kazaka Astana ha evidenziato come i principali rivali dell’impero, guidati da Russia e Cina – essi stessi rivali (NdT, sarebbe meglio intendere “in competizione tra loro” in alcuni campi) – stiano cercando di definire un’alternativa all’egemonia degli USA.

La OCS è l’unica tra le principali organizzazioni internazionali a non avere tra i propri membri né gli Stati Uniti né alcuno degli stretti alleati di questo paese, e la sua influenza sta crescendo in Eurasia. I leader degli stati membri – Russia, Cina, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan ed Uzbekistan – sono stati raggiunti dai capi degli stati osservatori in seno all’Organizzazione – Iran, India, Pakistan, Afghanistan e Mongolia. La Bielorussia e lo Sri Lanka sono stati ammessi come “partners di dialogo”, e prima del suo arrivo ad Astana per partecipare all’incontro, il Presidente cinese Hu Jintao ha visitato l’Ucraina.

Con un guizzo di retorica alla cinese, la Dichiarazione di Astana ha messo in rilievo l’obiettivo di combattere le “tre forze maligne” ossia “terrorismo, estremismo e separatismo”. L’incontro ha invocato un Afghanistan “neutrale” (si legga: senza alcuna base militare permanente degli USA), supportato dal Presidente afgano Hamid Karzai, anche se gli Stati Uniti stanno discutendo attivamente proprio con quest’ultimo un accordo di partenariato strategico per il dopo 2014. La prospettiva della presenza di basi militari statunitensi permanenti in Afghanistan si trova al centro delle attuali tensioni USA-Pakistan. L’India ha indicato la sua contrarietà riguardo alle tensioni di una “nuova guerra fredda” che si stanno manifestando nella regione.

Sia la Russia che la Cina temono che il piano degli Stati Uniti consista nello stabilire basi permanenti in Afghanistan e nel dispiegare delle installazioni facenti parte del sistema di difesa missilistica. L’incontro dell’Organizzazione ha supportato le critiche russe allo scudo di difesa missilistica pianificato dalla NATO in preparazione in Europa. I piani per “il dispiegamento di un sistema antimissile in un Paese o un piccolo gruppo di Paesi, unilateralmente e senza restrizioni, potrebbero minare la stabilità strategica e la sicurezza internazionale”.

Il summit ha anche spinto affinché i (Paesi) confinanti con l’Afghanistan giocassero un ruolo di guida nel miglioramento delle condizioni di sicurezza e nell’aiuto alla ricostruzione del Paese, respingendo una soluzione puramente militare. “E’ possibile che la OCS si assumerà la responsabilità per la gestione di molti problemi in Afghanistan dopo il ritiro delle forze della coalizione nel 2014”, ha detto il Presidente kazako Nursultan Nazarbayev, facendo eco alle parole del Presidente russo Dmitry Medvedev invocanti “una cooperazione più profonda e più intensa tra l’Organizzazione e l’Afghanistan”.

Sia Pechino che Mosca stanno già ricostruendo la loro influenza in Afghanistan: la Cina in particolare nel settore minerario, entrambi i Paesi in progetti di infrastrutture e nella cooperazione con le forze occidentali per la lotta al traffico di droga. “L’Afghanistan è stato la ragione fondamentale per la quale, dieci anni fa, l’OCS è stata creata, ancor prima che l’undici settembre forzasse gli statunitensi a riconoscere la minaccia”, dice il deputato della Duma Sergei Markov. “La minaccia che l’Islamismo radicale venga esportato nella nostra regione è un qualcosa che ci è molto familiare. Ed il ripresentarsi di tale minaccia deve essere una preoccupazione di primo piano”.

Durante la conferenza, l’Ufficio delle Nazioni Unite per le Droghe ed il Crimine (UNODC) ha firmato un accordo con la OCS per promuovere la cooperazione nella lotta al traffico di droga, al crimine organizzato, al traffico di esseri umani ed al terrorismo internazionale. Il Direttore Esecutivo dell’UNODC Yury Fedotov ha detto che “i Paesi come il Kazakhstan sono in prima linea di fronte al flusso di eroina afgana esportata verso occidente. Il lavoro di lotta al crimine organizzato ed al traffico di droga, come sono lieto di notare, sta tendendo sempre più ad un approccio cooperativo”. Il problema più urgente è il traffico di eroina dall’Afghanistan via Tajikistan, problema sorto dopo l’invasione USA in Afghanistan nel 2001.

Lo sviluppo economico e la cooperazione per la sicurezza sono stati definiti come le “due ruote” del gruppo di Shanghai da parte del suo Segretario Generale Zhang Deguang. Il giornale cinese “Il quotidiano del popolo” ha notato che “tra le altre mosse concrete figura la costruzione di una ferrovia, di un’autostrada e di una rete di condotte al fine di collegare un’area geograficamente chiusa come l’Asia Centrale e le sue ricche riserve naturali all’economia globale”. Attualmente, è in costruzione il gasdotto Pease: questo progetto potrebbe collegare Iran, Pakistan, India e Cina, contribuendo al superamento dell’animosità indo-pakistana ed integrare l’intera regione sulla base di interessi comuni, sotto l’attenta guida cinese.

La sicurezza dell’area centro-asiatica e di quella sud-asiatica sono indivisibili, e le proposte di ingresso nell’Organizzazione di India e Pakistan sono state seriamente discusse. Il Presidente del Pakistan Asif Ali Zardari ha dichiarato solennemente di voler lavorare con i membri del gruppo di Shanghai per raggiungere la pace regionale. Zardari ha affermato che il Pakistan fa parte della regione dell’Organizzazione di Shanghai ed è pronto a cooperare con gli altri Paesi nel finanziamento di joint ventures nel campo dell’energia, delle infrastrutture, dell’istruzione, della scienza e della tecnologia. Egli ha indicato il neo-aperto porto di Gawdar, che la Cina ha aiutato a finanziare, come un utile hub di trasporto per la regione.

La OCS ha incrementato la cooperazione tra i suoi membri in tema di sicurezza, incluse azioni congiunte di guerra simulata tra Cina e Russia, e – all’inizio dell’aprile di quest’anno – con dei meeting dei capi militari dei Paesi membri dell’Organizzazione. In ogni caso, essa è lontana dall’essere un’alleanza militare coesa come la NATO. L’ammissione di Pakistan e India, Paesi da tempo nemici, complicherebbe solo la cooperazione militare, mettendo in contrapposizione i propri “protettori”, rispettivamente Cina e Russia.

La Cina è chiaramente la vera potenza dietro l’Organizzazione, le sue “ruote”, dando – dal punto di vista economico – molto di più della Russia, ma la volontà comune di tenere gli Stati Uniti a debita distanza è un balsamo per tutti. Quale modo migliore per stemperare le tensioni tra tutti questi rivali se non l’uso di fasi congiunte di addestramento militare in seno alla OCS per migliorare l’inter-operabilità degli eserciti e delle forze di polizia? Stando a M. K. Bhadrakumar, questo renderebbe la NATO (e la “Pax Americana”) semplicemente irrilevante per tutto il territorio”.

Le grandi parole in tema di pace, sicurezza regionale e cooperazione erano dirette alla stampa (e ad Obama). Dietro le porte chiuse, i leader hanno discusso le loro crescenti preoccupazioni sul modo in cui la “primavera araba” possa colpire la regione, in modo particolare lo Stato più popoloso dell’Asia Centrale nonché la dittatura più rigida – l’Uzbekistan. Il summit della OCS è uno dei pochi eventi internazionali ai quali il leader uzbeko Ismail Karimov è ancora il benvenuto.

Un altro argomento discusso all’incontro del gruppo di Shanghai è stato il come muoversi verso una nuova valuta mondiale, una valuta stabilita non dai banchieri mondiali ai meeting Bilderberg a porte chiuse, ma apertamente, da parte dei maggiori centri mondiali per popolazione e risorse i quali sono rappresentati dalla OCS. Nazarbayev ha affermato che si sente il bisogno di una sana valuta sovranazionale ed ha raccomandato il ritorno ad una qualche forma di gold standard. “La OCS ha la capacità di fare ciò. Le operazioni di swap che abbiamo iniziato sono il primo passo. Questo è necessario per una cooperazione equa all’interno del’Organizzazione”.

Il Presidente dell’Iran Mahmoud Ahmedinejad ha rilanciato la sua richiesta – precedentemente zittita – alla OCS di prendere un ruolo più attivo nel minare il sistema globale di “schiavisti e colonizzatori” guidato dagli USA per poi rimpiazzarlo con un ordine mondiale più giusto. “Quale dei nostri Paesi [ha svolto un ruolo] nell’era oscura dello schiavismo, o nella distruzione di centinaia di milioni di esseri umani? Io credo che insieme possiamo riformare il modo in cui il mondo viene gestito. Noi possiamo ricreare la tranquillità del mondo”.

L’incontro dell’Organizzazione è avvenuto giorni dopo la chiusura dell’incontro del gruppo Bilderberg a St. Moritz, in Svizzera, incontro al quale quest’anno è stato ammesso il Vice Ministro degli Affari Esteri della Cina Fu Ying – prova che ormai nulla è possibile nel mondo della finanza senza l’approvazione della Cina. Come la OCS, l’ordine del giorno del meeting Bilderberg comprendeva anche cosa fare con la primavera araba, ma pure, in una vena più sinistra, piani per la censura di internet, per la scelta del nuovo Direttore del FMI, più bailouts europei e prezzi del greggio più alti.

Cina, Russia, Pakistan, India – per non parlare dell’Iran – e la OCS racchiudono in un colpo solo la più grande minaccia ai piani dell’impero. Con la possibile eccezione della Cina, Bush non ha preso seriamente alcuno di essi. Obama lo fa. Ma fino ad ora, l’Organizzazione è stata “più fumo che arrosto”. Se l’anno prossimo, di questi tempi, India e Pakistan saranno ammessi e se gli swaps non denominati in dollari raggiungeranno una massa critica, Bilderberg dovrà mettere l’Organizzazione e cosa fare con essa in cima al suo prossimo ordine del giorno.

***

Eric Walberg scrive per Al Ahram Weekly.

 

(Traduzione di Giuliano Luongo)

 

Articolo precedente

Cortocircuito fra Paraguay, Uruguay e Argentina

Articolo successivo

Video: violenze degli insorti a Hama