In Sudan, il 9 luglio 2011, la secessione del sud del Paese è stata promossa dall’Occidente. Pochi anni fa, governo e ribelli secessionisti, avevano trovato un accordo formale, siglato a Nairobi, ma a quel punto l’Occidente s’è scatenato per rinfocolare il conflitto, speculando sulla “tragedia del Darfur”, che tutti ormai hanno orecchiato perché è stato un continuo gridare interessato al “massacro”, dai radicali a certi sacerdoti.

Il Sudan è un Paese strategicamente importantissimo per l’Egitto (che non può non essere preoccupato per la questione della gestione delle acque del Nilo), con una notevolissima penetrazione cinese, la quale sta interessando l’intero Corno d’Africa. Mubarak avrebbe accettato anche questa “secessione”? Magari no, quindi meglio “tagliare la testa” all’Egitto mentre si prepara un altro scenario esplosivo in Sudan, già oggetto di bombardamenti statunitensi col solito pretesto della “presenza di Bin Laden”[1].

L’esempio del Sudan ci offre lo spunto per sottolineare dove vogliono andare a parare coloro che stanno fomentando la “primavera araba”. Non c’è molto da lambiccarsi il cervello per capirlo, poiché, come al solito, sono sempre molto chiari al riguardo, senonché si fa fatica a credergli e ci si vuol convincere che no, “non è possibile”… Lo “scontro di civiltà” l’hanno voluto ed ottenuto, e lo stesso dicasi per il progetto di “Nuovo Medio Oriente”, che con Obama va avanti né più ne meno rispetto a quando alla Casa Bianca c’erano i Bush. Detto più precisamente si tratta di un progetto di cantonizzazione etnico-confessionale del Vicino e Medio Oriente, noto anche perché uno studioso incaricato dal governo di Tel Aviv lo espose sinteticamente già nel 1982 su una rivista israeliana[2]. Da allora, la linea-guida non è mai cambiata, ma siccome tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, hanno dovuto nel frattempo eliminare quegli ostacoli che si frapponevano alla sua realizzazione, ovvero quegli Stati-nazione della regione troppo forti ed in grado di coagulare un sentimento patriottico arabo ed islamico. Ecco perché oggetto delle cure dei fautori del divide et impera secondo linee etnico-confessionali è stato innanzitutto l’Iraq, oggi ridotto ad uno spezzatino e completamente innocuo dal punto di vista della potenza occidentale (la Giordania – prima Transgiordania – è stata concepita come Stato-cuscinetto sin dall’inizio)[3]. Adesso, analoga cura andrebbe somministrata alla Siria, che si presta ottimamente ad essere divisa in vari pezzi, previa eliminazione della dirigenza ba‘thista. E non ci si faccia abbindolare dal fatto che l’Iraq era nemico dell’Iran mentre la Siria gli è alleata, perché tanto analoga sorte attende, secondo i piani dei mondialisti, anche l’Iran, che andrebbe spezzettato in una serie di staterelli (Arabistan, Balucistan ecc., con vari pezzi che andrebbero ad ingrossare realtà limitrofe).

Pertanto si giunge al punto da capire bene, quando si ricorda il senso della Prima Guerra Mondiale e della Seconda, che di quella fu la prosecuzione perché il ‘lavoro’ non era finito… Quando i mondialisti decisero di eliminare l’Impero ottomano dividendosene le spoglie non avevano fatto i conti con il sentimento nazionalista arabo (e in parte islamico), il quale ha per così dire un doppio volto: in una prima fase era servito a minare dall’interno l’Impero ottomano e a diffondere una concezione dello Stato di tipo “laico”[4]; poi, però, alcuni di quegli stessi Stati originati dalla divisione dell’Impero ottomano erano andati in mano a dirigenze che non si sottomisero ai piani mondialisti (v. ad esempio l’Egitto di ‘abd el-Naser, l’Iraq ba‘thista), così per evitare ogni pericolo venne deciso di suddividere ulteriormente quegli Stati-nazione su cui comunque gravava il ‘peccato originale’ della fine dell’Impero ottomano.

Quale modo migliore per governare popolazioni altrimenti riottose al governo unico mondiale che suddividerle in una serie di piccole patrie tutte in lotta tra di loro rinfocolando di continuo il settarismo e il fanatismo etnico e confessionale? Va osservato che il sistema è lo stesso messo in opera in Europa, dove alla fine degli Imperi fece seguito l’era degli Stati-nazione (mentre s’affermava il “laicismo”…), ma visto che anche in questo contesto alcuni s’erano dimostrati troppo pericolosi per i fautori del governo unico mondiale, ecco che con l’Unione Europea – una sorta di super-Stato centralizzato burocratico-bancario – è stata simultaneamente incentivata la tendenza alla parcellizzazione sul tipo delle “piccole-patrie”, che vediamo all’opera anche in Italia… Di modo che, mentre ciascuno si baloccherà con la sua insignificante “indipendenza”, i padroni del vapore potranno tranquillamente procedere per la loro strada indisturbati.

Tornando all’Egitto, e a proposito di gruppi islamici poco chiari, vi è da dire che desta qualche sospetto la sentenza di condanna a morte proferita dal ‘mufti di Aljazeera’ (completamente pro-ribelli, col Qatar che è stato il primo Paese della Lega araba a riconoscere i ribelli libici quali “unico governo della Libia”), lo shaykh Yusuf al-Qaradawi, il quale, nei giorni delle adunate di piazza al Cairo, senza troppi giri di parole disse: “Gheddafi va ammazzato”. Cosa regolarmente avvenuta, con indecente scempio e dileggio del cadavere del “Colonnello” al grido di “Allâhu Akbar”! E questi sarebbero “musulmani”? Ma che cosa sono questi “Fratelli Musulmani”? Bella domanda, che probabilmente trova una risposta nella repressione operata nei loro confronti da ‘abd el-Naser, di cui tutto si può dire ma non che sia stato amato dall’Occidente![5]. Guarda caso troviamo questa “fratellanza” dietro le quinte del subbuglio che ha cominciato ad agitarsi, in maniera sempre più preoccupante, in Siria, i cui disordini sono partiti dalla città frontaliera di Der‘a, con la Giordania che resta miracolosamente incolume dal vento della “primavera araba”… Come se lì – come nelle petromonarchie del Golfo – la “fame”, addotta a pretesto delle prime rivolte, non esistesse; come se si trattasse di un’isola di “democrazia”, “libertà” e “diritti umani”; come se l’unica “First Lady” che spende e spande (stando a quanto spettegolano i media-pappagallo) fosse la moglie del presidente siriano, tanto per citare le “questioni di principio” che tanto appassionano gli occidentali e, pare, anche gli arabi impazziti dietro Twitter e Facebook[6]. Dicevamo che trattasi di una strana “fratellanza” perché nell’Islam si è già “fratelli” nella fede per il fatto di aver riconosciuto il Messaggio di Allâh e del suo Inviato (ciascuno vi si conformerà nella misura delle sue capacità e secondo la Grazia che Allāh vorrà accordargli). Mentre esiste una “fratellanza” di tipo più ristretto – ma non esclusivista, bensì complementare alla prima – se si aderisce ad una tarîqa (lett. “via”) regolare; quello che alcuni, probabilmente influenzati dal lessico massonico, definiscono “esoterismo islamico”, il quale – cogliamo l’occasione per questa precisazione – non ha alcun motivo d’essere considerato tale perché è il Messaggio dell’Islam stesso, trasmesso nel Corano e nell’esempio virtuoso del Profeta (sunna), e sistematizzato nel lavoro dei sapienti (ijmâ‘) ad essere al tempo stesso ‘interiore’ ed ‘esteriore’, tanto più che Allâh è azh-Zhâhir e al-Bâtin (Colui che appare e Colui che si nasconde)… Il Corano e la sunna sono suscettibili di una serie indefinita di interpretazioni, sempre più profonde e sempre più incomunicabili razionalmente, che non ha alcun senso parlare di “esoterismo islamico”. Né di “fratellanza musulmana’” se se ne fa un uso settario, come ‘un di più’ rispetto alla umma (la comunità dei credenti), quasi a far credere che l’Islam sia un’ideologia di cui un qualsiasi partito o movimento politico può arrogarsi l’esclusiva rappresentanza ed “ortodossia”.

E così veniamo alla conclusione di questa breve disamina, che non ha alcuna pretesa di sistematicità né intende rappresentare ‘la verità unica e indiscutibile’, trattandosi solo di quel che ho rielaborato sulla base degli elementi raccolti, dell’esperienza fornitami da situazioni analoghe e da una valutazione generale sullo stato dell’attuale “civiltà”.

Che vengano rovesciati i vari “ra’îs” è certamente importante dal punto di vista delle popolazioni da essi governate, e anche da quello dell’analisi geopolitica più generale, ma la questione più rilevante resta sempre la valutazione in termini ‘islamici’, ‘di civiltà’. Nel senso che si tratta di personaggi che con l’Islam hanno a che fare ben poco, per non dire nulla. Se sono autentici “sottomessi” questo lo sa solo Allâh, nel segreto dei loro cuori[7]. Che essi incoraggino o abbiano incoraggiato dei modi di vita islamici, delle società che offrano delle condizioni favorevoli ad uno sviluppo spirituale delle singole persone, non è però facile negarlo con il frettoloso ‘anatema’ scagliato dai fondamentalisti. Soprattutto perché bisogna fare molta attenzione a non fare dell’Islam un’ideologia politica, un ‘sistema concluso’, perché su questa china praticamente diventano tutti ‘islamicamente deviati’, per non dire dei kâfir[8]. Al peggio non c’è mai fine, e a questi personaggi potrebbero fare seguito altri ancora peggiori, che da una parte potrebbero mettersi ad aizzare le lotte settarie infraislamiche, con annessi attacchi ai cristiani[9], tanto per dirne una che accelererebbe la sindrome da “scontro di civiltà”. Se si considera la Siria degli al-Asad, non si potrà certo dire che viga un “ordinamento islamico”, ma neppure si può sostenere che l’Islam, colà, non sia possibile viverlo… La situazione potrebbe insomma peggiorare, in mano a dei fanatizzati, con gli ultimi rappresentanti regolari della tradizione islamica che si troverebbero davvero a mal partito. Per non parlare dell’altro esito eguale e contrario di questa “primavera araba”, quello della diffusione di un tipo umano “democratico”, perciò “laico” (o meglio laicista) e che “crede solo a se stesso”[10]. “Musulmani” come i “cristiani della domenica”, poi solo da “Pasqua e Natale”, infine completamente dimentichi del loro Creatore e inebriati dalle illusioni di questo mondo.

Al di là dei risvolti geopolitici e di come potrà finire anche per l’Europa e l’Italia (male), la domanda essenziale su tutti questi rivolgimenti è: quale tipo umano uscirà prevalente dalla “primavera araba”? Come in diversi ormai cominciano a realizzare sulla loro pelle nella stessa Europa vagheggiata quale nuovo ‘Eldorado’, la “democrazia” è un ‘veleno interiore’, più che altro. Se anche quelle popolazioni si “democratizzeranno” ed “occidentalizzeranno”, vorrà dire che si distoglieranno sempre più dal Cielo per invischiarsi nel “mondo”… e questo non è un bene, in termini assoluti. Il che non differisce, nella sostanza, da un esito “islamico” in senso fondamentalista letteralista.

Ma chi conosce i piani di Allâh? Noi di certo no! Quindi, in un certo senso, comunque vada, andrà sempre “bene”… L’importante è non “preoccuparsi” inutilmente e prepararsi a quel che verrà, ‘lavorando sodo’[11]… Perché se anche l’ultima “civiltà” che teneva a freno l’espansione del modello occidentale laicista venisse a collassare per la prevalenza dei valori edonistici e materialistici (oppure di un “Islam” fondamentalista letteralista), non è affatto peregrino prefigurare l’approssimarsi dei “tempi ultimi”, che non saranno esattamente ‘primaverili’… A quel punto, non essendo più in vista alcun ‘raddrizzamento’ parziale o ‘aggiustamento’ prima della fine del ciclo della presente umanità[12], non basterà più una partecipazione ‘passiva’ (‘religiosa’) alle verità principiali, ma solo una identificazione ‘attiva’, realizzata, delle stesse. Chi ha orecchie per intendere, intenda, prima che sia troppo tardi.




[1] È da notare che il Sudan è l’unico Stato al mondo che ha un presidente inseguito dalla ‘giustizia mondiale’ dell’Aja.


[2] Cfr. Oded Yinon, A Strategy for Israel in the Nineteen Eighties, in “Kivunim”, N. 14, February 1982 (di questo testo esiste una traduzione italiana, pubblicata in SERGE THION (a cura di), Sul terrorismo israeliano, Graphos, Genova, 2004, pp. 68-82).


[3] Così come il Kuwayt esiste per l’unico scopo di togliere all’Iraq un decente sbocco sul Golfo Persico/Arabico. Ma è tutto il cosiddetto Medio Oriente contemporaneo ad essere un colossale imbroglio geopolitico, storico, diplomatico e politico, a partire da tutti quegli “emirati” dove si scia dentro un centro commerciale o si va ad abitare su un’artificiale ‘isola mondo’. Perciò una cosa deve essere chiara: che esso meriti di sparire, non c’è dubbio, ma siccome al peggio non c’è mai fine vi è la possibilità concreta che alla situazione generata dopo la fine dell’Impero ottomano ed ereditata grosso modo fino ad oggi (Stati Nazione d’importazione) vada a sostituirsene un’altra sempre congeniale agli interessi occidentali, quando sarebbe auspicabile ben altra riscossa.


[4] La questione va però presa con le molle in realtà diverse da quella europea. La Siria attuale non corrisponde allo schema comunemente accettato di “Stato laico”, tantomeno a quello di tipo ‘laicista’, che del primo è l’inevitabile esito. La Costituzione siriana dichiara infatti: «Il Presidente deve appartenere alla religione musulmana» (Cap. I, Parte 1, Art. 3, comma 1). E ancora: «La dottrina giuridica islamica è fonte principale della legislazione». Ma quello che vogliono gli occidentali, piuttosto, è il laicismo, con trionfo del corrispondente tipo umano.


[5] All’epoca, tanto per cambiare, il presidente egiziano era presentato dagli occidentali come il “nuovo Hitler”.


[6] Che ha chiuso su richiesta del governo israeliano – fa sapere al-Arabiya (un attimo meno schierata di al-Jazeera) – la pagina sulla quale “giovani palestinesi” stavano convocando una “terza Intifada”…


[7] È degno di nota sottolineare come Mu‘ammar al-Qaddâfî (Gheddafi) sia stato il finanziatore nel 1976, del più celebre film sulla vita del Profeta dell’Islam e la comunità islamica delle origini, ar-Risâla (il Messaggio): http://it.wikipedia.org/wiki/Il_messaggio.


[8] Il kufr è la forma più grave di miscredenza, ovvero la negazione del tawhîd, ovvero l’Unità e l’Unicità divine. Il kâfir pertanto è colui che si rende colpevole di kufr.


[9] Vi è già chi mette sull’attenti per quanto riguarda i cristiani di Siria… Cfr. In Siria un milione di cristiani rischia un nuovo Iraq: http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2011/4/5/IL-CASO-In-Siria-un-milione-di-cristiani-rischia-un-nuovo-Iraq/164867


[10] Significativamente, gli angloamericani si trovano perfettamente a loro agio anche con situazioni governate da musulmani che applicano la religione “alla lettera” (gli Stati della penisola araba sono tutti una loro creazione). Si tratta della normale intesa tra “puritani”, visto che il puritanesimo è innanzitutto uno stato d’animo, un atteggiamento generale, marcato da moralismo ed ipocrisia. Non casualmente il “puritanesimo” letteralista nella versione islamica si afferma in situazioni caratterizzate da notevole opulenza.


[11] Per capire il senso di quest’espressione ci si riferisca al contenuto illuminante di Lettera a un discepolo, di al-Ghazālī, Sellerio, Palermo, 1992 (trad. it.).


[12] Cfr. René Guénon, Il regno della quantità e i segni dei tempi, Adelphi, Milano, 1982 (trad. it.)


Questo articolo è coperto da ©Copyright, per cui ne è vietata la riproduzione parziale o integrale. Per maggiori informazioni sull'informativa in relazione al diritto d'autore del sito visita Questa pagina.


 

Enrico Galoppini scrive su “Eurasia. Rivista di studi geopolitici” dal 2005. È ricercatore del CeSEM – Centro Studi Eurasia-Mediterraneo. Diplomato in lingua araba a Tunisi e ad Amman, ha lavorato in Yemen ed ha insegnato Storia dei Paesi islamici in alcune università italiane (Torino ed Enna); attualmente insegna Lingua Araba a Torino. Ha pubblicato due libri per le Edizioni all’insegna del Veltro (Il Fascismo e l’Islam, Parma 2001 e Islamofobia, Parma 2008), nonché alcune prefazioni e centinaia di articoli su riviste e quotidiani, tra i quali “LiMes”, “Imperi”, “Levante”, “La Porta d'Oriente”, “Kervàn”, “Africana”, “Rinascita”. Si occupa prevalentemente di geopolitica e di Islam, sia dal punto di vista storico che religioso, ma anche di attualità e critica del costume. È ideatore e curatore del sito "Il Discrimine".