Il rapporto fra Stati Uniti e Israele è sempre stato legato al concetto di special relationship, ovvero all’idea di una relazione, un’alleanza “speciale” che andrebbe al di là della pura strategia geopolitica.

Il libro di Zanitti propone un’analisi dettagliata del rapporto non solo fra i due Paesi, ma anche fra il partito Neoconservatore statunitense e il partito Neorevisionista israeliano. La tesi che guida il libro è che tale rapporto fra le due nazioni sia frutto non solo di una profonda condivisione di valori considerati giusti a prescindere, ma anche di un ‘eccezionalismo’ di entrambe. I due movimenti politici, nonostante siano nati in contesti geografici e culturali molto distanti fra loro, avrebbero, così come sottolinea Zanitti, degli interessanti punti di contatto.

Lo scopo del libro non è solo quello di fornire una dettagliata analisi delle condizioni storiche e sociali che hanno favorito la nascita dei due partiti, contribuendo, come già anticipato, a tracciarne i punti di congiunzione e similarità, ma anche di mettere in luce quali siano gli elementi che li differenziano profondamente fra loro. A tal fine, il testo è suddiviso in quattro capitoli che accompagnano logicamente il lettore nell’analisi degli avvenimenti e nell’interpretazione degli stessi.

Il primo capitolo si concentra sulla presentazione dei caratteri generali che guideranno il confronto, offrendo a chi legge una esaustiva rassegna delle fonti giornalistiche, saggistiche e letterarie utilizzate al fine di portare avanti l’analisi in questione. Tramite tali fonti l’autore fa sì che chi legge riesca ad abbracciare il pensiero filosofico alla radice della nascita di tali movimenti, i loro caratteri essenziali nonché le peculiarità dell’alleanza israelo-statunitense. Il secondo e terzo capitolo sono, invece, maggiormente densi e ricchi nel contenuto, in quanto scavano a ritroso sino alla genesi dei Neocons e dei Neorevisionisti. La particolarità che attraversa queste sezioni centrali è sicuramente rappresentata dalla modalità con la quale Zanitti riesce a sviscerare esaustivamente il ruolo dei mass media riguardo alla nascita del movimento Neoconservatore, nonché dall’attenta esplicazione delle ripercussioni di tale avvento (sia del movimento nordamericano che di quello israeliano) sull’approccio alla politica estera delle due nazioni.

La puntuale argomentazione proposta nel saggio è arricchita da un richiamo filosofico molto interessante e peculiare: Hobbes e il suo ‘homo hominis lupo’, ovvero ‘l’uomo è lupo per l’altro uomo’. Tale assunto è fondamentale quando si giunge all’analisi del movimento neorevisionista, poiché risulta profondamente inscritto nella visione del mondo proposta e perpetrata dai teorici e, in seguito, dai sostenitori del pensiero in questione.

Lo svisceramento del Neorevisionismo, nato quasi mezzo secolo orsono, risulta estremamente importante affinché il lettore comprenda che tipo di approccio è stato sin da allora adottato rispetto al rapporto “Israele – resto del mondo”. In tutto ciò si inserisce un’interessante rivisitazione dell’idea di Olocausto, che sarebbe non solo un avvenimento storicamente rilevante, ma sarebbe divenuto, concettualmente, un baluardo che guida la politica estera di Israele. Tale assunto è molto interessante, in quanto Zanitti tende a sottolinearne la rilevanza e l’estrema attualità che sino a oggi è rilevabile.

Nell’ultima parte del testo l’autore si sofferma nella vera e propria comparazione delle due ideologie, ed è qui che i lettori possono collocare le nozioni e i fatti riportati nella prima parte del testo in un quadro analitico di più ampio respiro. Entrambi i pensieri, d’altro canto, rispecchiano un mix peculiare di nazionalismo, conservatorismo nonché radicalismo.

Resta innegabile, ovviamente, la chiara tendenza statunitense e, parimenti, israeliana all’utilizzo dello strumento militare al fine di assecondare le proprie velleità espansionistiche (da una parte ideologiche e culturali, dall’altra territoriali), facendo leva sul concetto di “eccezionalismo”, su quello di guerra preventiva e su quello di un mondo intrinsecamente “hobbesiano”.

A fronte di un’analisi puntuale e approfondita delle radici storiche, filosofiche e culturali che hanno caratterizzato la nascita dei due partiti, l’autore riesce a sintetizzare in maniera convincente il pensiero che guida le due nazioni nel loro rapportarsi col resto del mondo. Entrambe, in effetti, sembrano partire da un dogma che, in quanto tale, è indiscutibile: esse sono terre appartenenti a un “popolo eletto”, portatore di grandi valori morali e culturali (i quali vanno non solo strenuamente difesi, ma anche diffusi o per meglio dire imposti alle altre popolazioni). Esse, così, in virtù del loro unico e innegabile “eccezionalismo” non avrebbero potuto fare altro se non legarsi in questa special relationship dalla quale sono strettamente interdipendenti.

Ecco allora che sotto la spinta neoconservatrice gli USA hanno sempre più marcato la propria presenza culturale, ma soprattutto militare, nei vari scenari geopolitici in disparate zone del globo: una nazione che è bound to lead, ovvero costretta a guidare le sorti mondiali, costretta a esportare la propria superiorità morale ovunque, nonché a far sì che le principali potenze mondiali riconoscano la grandezza nordamericana e vi si assoggettino.

Chiunque cerchi di screditare tale superiorità è da ritenersi un sabotatore degli interessi statunitensi; tali interessi tuttavia, poiché appartenenti alla “nazione eletta”, non possono che coincidere sostanzialmente con quelli globali. L’esportazione della democrazia (secondo il modello atlantista), d’altronde, è il caposaldo della visione statunitense del mondo: qualsiasi intervento guidato dal governo nordamericano è stato, è e forse continuerà a essere (almeno così viene giustificata qualsiasi ingerenza nelle questioni regionali offshore) a favore dei popoli oppressi da regimi antidemocratici, totalitaristi e dispotici. Il libro di Zanitti, dunque, propone un’analisi mirata su tali tematiche, aiutando il lettore ad assumere una prospettiva non più legata alla “visione Occidentale” delle cose, ma al contrario più ampia e completa.

Gli israeliani, dal canto loro, hanno una visione del mondo, nonché dell’umanità che lo popola, estremamente negativa: essi hanno l’idea che qualsiasi nazione (eccetto gli Stati Uniti) che si opponga alla politica estera che vogliono perpetrare sia antisemita.

Lo spettro dell’Olocausto, infatti, continua ad aleggiare su Israele, un Paese che si sente osteggiato da tutte quelle nazioni che “odiano” gli ebrei. Ecco come, nel libro, viene spiegato un approccio a dir poco dispotico nei confronti della politica interna a Israele (si veda la segregazione degli arabi israeliani nello Stato) nonché rispetto a quella estera. Quest’ultima risulta ancora più intransigente, in quanto Tel Aviv sarebbe circondata da Stati arabi, i quali avrebbero come principale ambizione la scomparsa del popolo ebraico dalla regione. Da qui nasce l’assoluta intransigenza israeliana nel voler adottare una politica espansionistica, dalla forte connotazione militare e, da sempre, appoggiata dagli USA.

Il libro di Zanitti, dunque, appronta un’analisi nuova, di estrema attualità, ma che soprattutto guida il lettore all’utilizzo di prospettive inusuali attraverso le quali interpretare la realtà storica e geopolitica che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo.


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