Fonte: Afrique Asie (11/9/11)

Quando il 5 settembre Nicolas Sarkozy ha ricevuto all’Eliseo il nuovo patriarca maronita Mgr Béchara Raï quasi sicuramente non si aspettava che il capo della Chiesa maronita gli propinasse senza farsi troppi problemi una lezione di geopolitica che demolisce completamente la nuova dottrina che il presidente francese sta adottando nei confronti del mondo arabo in generale e del Medio Oriente in particolare, nello specifico la promozione di un Islam politico ‘moderato’. In base a tale dottrina la Francia non si farebbe più garante dei diritti delle minoranze in Oriente, in particolare dei Cristiani d’Oriente, ma dei diritti individuali dell’uomo. Questa dottrina è servita da alibi per poter intervenire in Libia in nome della ‘protezione della popolazione civile’, e al momento in Siria, mentre non si applica in Palestina, dove la sicurezza dello stato di Israele, considerato come uno stato ebraico, prevale sempre e in ogni caso su considerazioni di altro genere, tra cui la difesa dei diritti nazionali e individuali dei palestinesi sotto occupazione.

In occasione del suo incontro con il presidente francese Nicolas Sarkozy il 5 settembre e il giorno seguente con il suo ministro degli Affari Esteri Alain Juppé, i due hanno informato il patriarca libanese che il ‘regime di Bachar al-Assad è finito’ e che i cristiani libanesi devono ormai prepararsi a negoziare con un nuovo regime, controllato ufficialmente dall’Islam politico a maggioranza sunnita di Damasco, un Islam che i due interlocutori francesi hanno presentato come ‘moderato’ e ‘democratico’.

Rovesciare il regime siriano

Secondo fonti vicine alla delegazione maronita che lo accompagnava nella sua visita ufficiale, il patriarca Raï ha respinto in blocco questa nuova dottrina francese. Non soltanto l’ha dichiarato in termini poco diplomatici all’Eliseo e al Quai d’Orsay, ma anche in molteplici occasioni pubbliche durante la sua visita.

Competente analista dell’evoluzione della diplomazia francese, Mgr Raï ha capito che la Francia non cerca veramente di difendere i diritti dell’uomo in Siria, bensì di rovesciare un regime alleato di Teheran e degli Hezbollah libanesi nel nome di un nuovo assetto regionale dopo la caduta del regime tunisino e di quello egiziano. Per lui non si tratta quindi di ‘primavera araba’, bensì di ‘inverno arabo’.

Evocando in questi termini la situazione in Siria davanti alla Conferenza dei vescovi di Francia, il patriarca Raï ha difeso il presidente Assad ed espresso ‘le sue paure per la transizione’ in Siria, che a suo dire potrebbe rappresentare una minaccia per i cristiani d’Oriente. Davanti ai prelati francesi egli ha detto: «Mi sarebbe piaciuto che al presidente Assad si fossero concesse più opportunità per portare a termine le riforme politiche che egli ha cominciato».

«In Siria il presidente non ha facoltà di decidere le cose da solo» ha affermato Mgr Raï. «Al governo c’è un grande partito, il partito Baas. Assad è una persona di mentalità aperta, ha studiato in Europa, si è formato in Occidente, ma da solo non può fare miracoli, poveretto! Abbiamo sofferto per la Siria e il suo regime, non lo dimentico, ma vorrei essere obiettivo. Bachar al-Assad ha avviato una serie di riforme politiche. Era indispensabile dare maggiore spazio al dialogo interno. Più possibilità di appoggiare le riforme necessarie. Noi non siamo dalla parte del regime, ma temiamo molto la fase della transizione» ha detto Mgr Raï. «Dobbiamo difendere la comunità cristiana. Sì anche noi dobbiamo resistere».

Aiutare i palestinesi a liberare la loro terra

Illustrando la politica del patriarcato maronita in un’intervista all’emittente satellitare saudita al-Arabiya, Mgr Raï – in rottura totale rispetto al suo predecessore, il cardinale Sfeir – ha respinto le rivendicazioni della destra libanese, rappresentata dalla coalizione del “14 Marzo”, composta essenzialmente da una minoranza di parlamentari che pretendono il disarmo della resistenza libanese rappresentata da Hezbollah, alleato di Siria e Iran. Secondo lui, Hezbollah dovrà procedere al disarmo “soltanto dopo che i palestinesi saranno tornati nelle loro case e avranno liberato la loro terra”.

Mgr Raï ha chiesto a questo proposito alla comunità internazionale di “aiutare a liberare la zona e a facilitare il ritorno dei palestinesi nella loro terra”. «Soltanto allora diremo a Hezbollah di consegnare le proprie armi, che saranno diventate inutili, in quanto collegate a numerose questioni» ha dichiarato Mgr Raï.

Accennando poi ai tumulti popolari nei paesi arabi, ha detto: «Noi non vogliamo che si sacrifichino delle vite umane per riforme che noi appoggiamo».

Dopo aver esercitato pressioni sulla comunità internazionale affinché ottenga che Israele ottemperi alle risoluzioni internazionali, per “togliere a Hezbollah ogni pretesto per conservare il proprio arsenale”, per ciò che concerne il futuro della Siria e le ricadute delle agitazioni popolari siriane sul Libano Mgr Raï ha dichiarato: «È vero che la Siria è uscita militarmente dal Libano, ma continua ad avere rapporti con alcuni libanesi. In Libano cominciamo a pagare il prezzo dei problemi che la Siria ci pone, a causa della chiusura delle frontiere tra essa e altri paesi. Se la situazione in Siria dovesse peggiorare, se dovesse affermarsi un regime ancora più duro di quello attuale, per esempio quello dei Fratelli Musulmani, in questo paese ne pagherebbero il prezzo i cristiani, con massacri o un esodo massiccio. Sotto gli occhi abbiamo l’esempio dell’Iraq».

Mgr Raï ha anche aggiunto: «Se in Siria cambierà il regime e se i sunniti conquisteranno il potere, stringeranno alleanza con i loro confratelli sunniti in Libano e questo esacerberà ancor più la situazione tra sciiti e sunniti. A noi, come Chiesa, interessa che non ci siano violenze. In Oriente non si possono trasformare così facilmente le dittature in democrazie. I problemi dell’Oriente devono essere risolti in modo conforme alla mentalità orientale».

Vendere la pelle dell’orso prima di averlo abbattuto

In conclusione, Mgr Raï ha denunciato l’atteggiamento dei paesi occidentali nei confronti della situazione in cui versano le minoranze nella regione e ha chiesto: «Ma di quale democrazia stanno parlando?».

Queste dichiarazioni, fatte su suolo francese, hanno irritato l’Eliseo e il Quai d’Orsay. Sull’altro versante, gli alleati libanesi e regionali del regime siriano hanno esultato. Questo è il caso, tra i molti, del segretario generale della divisione libanese del partito Baas filo-siriano, Fayez Chokr, che dopo aver incontrato l’ex presidente maronita Emile Lahoud, alleato di Damasco, ha reso un appassionato omaggio al patriarca Béchara Raï per “la sua importante presa di posizione dal palazzo dell’Eliseo” e ha sottolineato: «Di fronte a una tale presa di posizione, ogni nazionalista e ogni arabista non può che inchinarsi con deferenza».

Facondo nello stesso modo è stato l’ex deputato Élie Ferzli, vicino a Damasco, che ha reso ugualmente omaggio alle ultime prese di posizione di Mgr Raï, che senza peli sulla lingua ha dichiarato che “la comunità internazionale presta attenzione esclusivamente agli interessi di Israele” e che “la frammentazione dei paesi arabi è propizia a Israele”.

Parallelamente a queste prese di posizione del capo della Chiesa maronita a favore del regime siriano, un’altra sorpresa attendeva gli alleati della Francia in Libano. Il Mufti sunnita del Libano, Rachid Kabbani, abbandona il clan Hariri e si avvicina al nuovo capo del governo Najib Mikati e a Hezbollah filo-siriano.

Nicolas Sarkozy non avrà venduto la pelle dell’orso (siriano) prima ancora di averlo abbattuto? A Beirut sono in molti a pensarlo e ormai lo dicono apertamente, arrivando addirittura a prevedere che Sarkozy lascerà l’Eliseo ben prima dell’annunciata caduta di Bachar al-Assad.

Traduzione di Anna Bissanti

http://www.afrique-asie.fr/index.php/category/moyen-orient/actualite/article/syrie-le-patriarche-des-maronites-vole-au-secours-du-regime-syrien-2090

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