Lorenzo Salimbeni, redattore di “Eurasia”, a  “La voce della Russia” . 

 

Tutte queste proteste nascono proprio dalla rinuncia fatta dal primo ministro Azarov di sottoscrivere l’accordo di partenariato con l’Unione Europea al vertice che si e’ tenuto a fine novembre. Un vertice in cui anche altri paesi dell’ex area dell’Unione Sovietica hanno preso posizioni abbastanza divergenti rispetto alle possibilita’ di partenariato con l’Unione Europea.

Anche perche’ e’ sotto gli occhi di tutti in Europa e probabilmente anche negli osservatori piu’ attenti di questi paesi la profonda crisi istituzionale, politica ed economica che sta attraversando l’Ue.

Noi in Italia lo sappiamo benissimo, in Grecia hanno patito probabilmente gia’ molto piu’ di noi e altri paesi come Spagn, Portogallo, Irlanda, costituiscono insieme a noi italiani e greci i famigerati Pigs, questi maiali che appunto sono stati mandati al macello, possiamo cosi’ dire, dell’Unione Europea, con la sua pesante politica economica, finanziaria e monetaria.

Ecco quindi se all’interno dell’Unione Europea c’e’ un profondo distacco da parte dei cittadini nei confronti di questa istituzione che ha disatteso a gran parte delle sue promesse, dall’altro canto c’e’ questa Europa, si sa presentare attraverso tutta una serie di organizzazioni non goverantive, di portavoce e una stampa condiscendente come un paese di Bengodi nei confronti di coloro che ancora non ne fanno parte. E’ questo e’ il caso dell’Ucraina.

Ma vediamo ad esempio un altro paese, che e’ molto vicino culturalmente e politicamente ed economicamente alla Russia come la Serbia, la quale ultimamente,come i sondaggi hanno dimostrato, si sta allontanando sempre piu’ dalle visioni filo europee e la popolazione e’ contraria ad un’adesione all’Unione Europea cosi’ come l’adesione alla Nato e propone, auspica un riavvicinamento ulteriore alla Russia, perche’ va considerata una cosa.

Come sono andate finora le cose riguardo questi processi di aggregazione dei paesi dell’ex orbita sovietica, una volta entrati nell’Unione Europea questi paesi sono entrati anche a far parte della Nato. Altre volte e’ successo il contrario, prima sono entrati nella Nato, e poi nell’Ue.

Ma di fatto, da un punto di vista militare, gli Stati Uniti d’America con una serie di alleanze, partenariati e accordi strategici hanno cominciato a creare una cintura sempre piu’ stretta di basi militari, di postazioni missilistiche, radar e quantaltro attorno alla Russia, andando quindi a creare una situazione di tensione a livello diplomatico internazionale. E l’Ucraina rientra proprio in questo gioco…

 

 

Secondo Lei, queste velleita’ europeistiche dell’Ucraina e questo avanzamento dell’Europa “unita” ad est giova agli Stati Uniti?

Assolutamente. Dal nostro punto di vista, si. Anche perche’ oggi l’Unione Europea ha ben poco da proporre in termini economici. Basti vedere (questa e’ una cosa che non e’ stata fatta abbastanza presente) che le richieste ucraine di ottenere un prestito, degli aiuti economici da parte dell’Unione Europea hanno ricevuto come risposta delle pesantissime condizioni, delle ingerenze pesantissime che andavano all’interno della sovranita’ ucraina di materia, ad esempio, dell’autonomia della magistratura, pensiamo al caso di Julia Timoscenko o pensiamo appunto a questo prestito che veniva concesso, molto ridimensionato dall’Unione Europea e solo dietro pesantissime garanzie.

Inoltre la parte orientale dell’Ucraina e’ fortemente industrializzata e quindi dipende molto dai contatti energetici stabilitisi fra Kiev e Mosca. E quindi l’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea porterebbe sopratutto per l’apparato industriale una crisi pesantissima.

Innanzi tutto, perche’ si verrebbe a creare un problemi di approvigionamento energetico, ma anche perche’ proprio l’industria e’ abbastanza indietro rispetto ai progressi tecnologici fattisi registrare in Europa. E quindi si troverebbe in pesanti difficolta’ a sostenere la concorrenza dell’industria europea, mentre invece per quanto si sta sviluppando adesso in area dell’URSS possiamo vedere come un esperimento interessante quello dell’Unione Doganale Euroasiatica che nato dall’intesa fra la Russia, la Bielorussia e il Kazakistan a cui i paesi dell’ex area sovietica hanno gia’ fatto capire di essere intessati ad aderire. In primis, proprio di recente, l’Armenia e anche l’Ucraina sta portando avanti una politica in tal senso.

Da cittadino europeo come di fatto sono in quanto italiano, posso solo esprimere il mio auspicio che l’Ucraina si tenga al di fuori da questo calderone che e’ l’Ue adesso per come e’ impostata, per come e’ asservita per molti aspetti, alle politiche di dominio che partono dagli Stati Uniti d’America.

L’Ucraina non solo dimostra in questo momento di potersi mantenersi vicina alla Russia per tutti i legami che abbiamo accennato, ma il presidente Victor Janukovic ha gia’ dimostrato anche una grande capacita’ internazionale di muoversi nello scacchiere euroasiatico andando proprio in questi giorni a stringere degli accordi con la Cina, un altro dei colossi economici mondiali che assieme alla Russia fa parte anche del gruppo BRICS i cui paesi dal forte sviluppo economico, si propongono come alternativa a livello globale per arrivare ad un mondo multipolare in contrapposizione all’unipolarismo che gli Stati Uniti d’America cercano di imporre.

In tal senso questo unipolarismo statunitense trova nell’Unione Europea un suo preziosissimo collaboratore per tenere sotto controllo la situazione in Europa, anche perche’ far entrare l’Ucraina all’interno dell’Unione Europea porterebbe da un punto di vista strategico e della difesa automaticamente ad una adesione incondizionata proprio alla Nato e quindi porterebbe di fatto postazioni militari legate agli Usa proprio alle porte della Russia.

Non dimentichiamo fra l’altro che il porto militare di Sebastopoli in Crimea, che si trova all’interno dell’Ucraina, e’ comunque la piu’ importante base della Flotta Russa nel Mar Nero. E’ stato proprio di alcuni anni fa il prolungamento del contratto che consente a Mosca di mantenere li’ la Flotta del Mar Nero.

Quindi l’Ucraina ha un’importanza strategica fondamentale, e’ un paese cerniera fra l’Europa propriamente detta e la Russia e quindi all’interno dello scacchiere euroasiatico e’ chiaro che ci siano tutte queste tensioni, tutte queste contrapposizioni fra chi se la vuole trascinare nel campo occidentale anche se questi in termini di propaganda e di liberta’ eccetera sicuramente ha le sue belle carte da giocare, ma in termini pratici e concreti, economici e di sopravvivenza quotidiana le cose prenderebbero molto presto una piega ben diversa.

Basti vedere ad esempio, la Croazia, paese ultimo entrato nell’Ue in cui l’euroscetticismo e’ ancora alto e i benefici economici sono ben lungi dal farsi vedere. Ed anche altri paesi di recente integrazione come ad esempio, la Slovenia, stanno pagando un pesantissimo tributo economico e finanziario all’adesione a questa Unione Europea e i suoi rigidissimi parametri che per certi versi, appunto, sono ben peggio di quanto era stato fatto da un punto di vista economico all’interno della dissolta Unione Sovietica i cui paesi membri (per cui ad esempio, anche l’Ucraina) erano integrati perfettamente in base, possiamo dire, all’applicazione della legge economico di Riccardo dei benefici reciproci con tutti gli altri, per cui ogni paese aveva le sue capacita’ industriali, produttive sviluppate al massimo che si integravano alla perfezione con quelle degli altri paesi che gravitavano intorno a Mosca.

E quindi alle autorita’ ucraine non sarebbe molto conveniente sul piano economico orientarsi esclusivamente all’Ue, l’Ucraina come membro e un memrbo associato dell’Ue, all’Europa non servirebbe.

Infatti, penso che in questo momento il Pil e la capacita’ di attrazione che l’Ue possa esercitare si basa solamente su una retorica spiccia sui diritti umani, liberta’, tante belle cose, tante belle parole, ma poi di fatto da un punto di vista economico generale la situazione e’ tutt’altro che florida.

E sopratutto questo enorme balzo che e’ stato fatto a est dell’Unione Europea nel corso degli ultimi anni accogliendo al suo interno anche altri paesi come la Bulgaria, la Romania o le gia’ ricordate Slovenia, Croazia, i tentativi di partenariato che vengono portati avanti anche nei confronti di altri paesi dell’ex blocco orientale, ecco che vediamo come questi paesi abbiano attraversato tutti profonde crisi strutturali ed economiche. Un caso particolare e’ quello dell’Ungheria tanto vetuperata dai mass media occidentali, ma in realta’ infatti in questi ultimi mesi, nei momenti in cui il governo nazionale di Budapest ha preso saldamente in mano le redini dell’economia riindirizzandola secondo principi legati ad una sovranita’ monetaria, ad un ruolo guida dello stato nell’economia, abbiamo visto come questo piccolo paese danubiano sia riuscito a risollevare la sua situazione andando contro quelle che erano i principi dell’ortodossia liberale che venivano propugnati dall’Unione Europea.

Questo dovrebbe far riflettere quei paesi che pensano di entrare nell’Ue e trovarsi ancora nel paese di Bengodi che probabilmente in realta’ non e’ neanche esistito da queste parti.

 

http://italian.ruvr.ru/radio_broadcast/6931448/126058061.html

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