A pochi giorni dalle elezioni venezuelane (7 ottobre 2012) ci proponiamo, partendo dalla campagna elettorale, di analizzare gli attori interessati direttamente, ossia Capriles e Chavez , e quelli indirettamente coinvolti (Stati Uniti, Colombia, Cuba e più in generale la Regione Latinoamericana). Tutto ciò non può trascurare le ripercussioni che il verdetto elettorale può avere all’interno della Repubblica Bolivariana del Venezuela e pertanto sulla stessa popolazione. In via del tutto preliminare possiamo porre la questione della contrapposizione tra il populismo socialista dell’indio Chavez e l’ambiguità del giovane Capriles, che, pur proponendosi negli ultimi giorni come promotore di una politica di continuità nei confronti del precedente governo, potrebbe riservare sorprese poco affini con tale proposito.

 

 

Capriles e Chavez in apparenza simili, ma profondamente diversi.

Definire i due protagonisti “simili” nella concezione politica è un grave azzardo ed una forzatura che giustifichiamo basandoci sulle ultime dichiarazioni dello stesso Capriles che ha enfatizzato come “gli obiettivi – ossia i programmi socialisti – sono la popolazione e pertanto gli stessi obiettivi possono essere migliorati”. Lo stesso candidato si è proposto di convertire gli obiettivi in leggi, in modo tale che l’alternanza legislativa non corrisponda ad un’alternanza di finalità perseguite. Il candidato del MUD (Coalizione dell’Unione Democratica), ha da sempre dichiarato la sua proiezione politica verso il modello Lula (Brasile) – non un modello banale nello scenario progressista latinoamericano – e proprio in tale direzione sembrano andare i programmi per l’eventuale quinquennio Capriles: assistenza sanitaria, creazione di posti di lavoro, sostegno alle fasce deboli della società e il progetto Fame Zero – proprio quest’ultimo fu il grande progetto, poi attuato, della prima legislatura Lula. Tuttavia, come evidenziano diversi analisti e associazioni sensibili all’argomento (1), il progressismo di Capriles cela molto probabilmente l’intenzione concreta di attuare un neoliberismo in controtendenza con la politica bolivariana di Chavez. Ad evidenziare l’incongruenza tra quanto ostentato nei discorsi del candidato del MUD e le reali aspirazioni dello stesso, interviene lo specialista in comunicazione Alberto Aranguibel, il quale, come riportato su “La Nacion” (2), ha affermato che “il problema dell’opposizione [ossia il MUD] è che dal punto di vista ideologico si è schierata dal 2000 contro l’ideologia bolivariana […] Erano contro la Costituzione ed oggi la difendono, erano contro gli obiettivi socialisti, definendoli regali, populismo e rifiuti mentre oggi li difendono perché ritenuti di moda”. Nella fattispecie Capriles potrebbe seriamente riaprire le frontiere al flusso di investimenti diretti esteri mediante una massiccia privatizzazione dei settori produttivi strategicamente rilevanti – quali l’estrazione petrolifera ed il settore agricolo – riproponendo la storica presenza di multinazionali straniere sul territorio e la ricostituzione dell’egemonia latifondiaria per quanto concerne l’agroalimentare. Tutto ciò non può che avere ripercussioni negative dal punto di vista interno: la popolazione tornerebbe a subire un impoverimento costante sia sul piano economico che sul piano delle risorse destinate all’autoconsumo. L’impossibilità di usufruire di una produzione agricola diversificata, ad esempio, porterebbe all’aumento dell’importazione delle derrate alimentari che, nel libero mercato (non proprio fondato sull’asimmetria degli scambi) significherebbe l’aumento dei costi per l’auto-sostegno dei nuclei familiari venezuelani. In tale contesto, il programma Fame Zero diventerebbe una mera politica assistenzialista – e non come nel Brrasile di Lula dove era accompagnato da politiche di sviluppo volte alla ricollocazione produttiva delle risorse umane in un programma attivo – dalla durata pressoché breve (3).

Dal canto suo, Chavez fa leva sull’ideologia bolivariana, forte della diffusa volontà di autonomia regionale dall’influenza economica e politica dei poteri forti del Nord America. Chavez ha rivolto il suo sguardo ai giovani definendoli il futuro di tale movimento “rivoluzionario”. Tuttavia la sua coalizione politica, il PSUV (Partito Socialista Unico del Venezuela) ha individuato le criticità da affrontare nella prossima legislatura. Se il tasso di crescita del PIL si attesta al 4,2%(4) (superiore attualmente a quello del Messico) con una tasso medio dal 2000 ad oggi del +3.1% (5), il paese necessita di ulteriori manovre volte a diversificare e rafforzare l’economia. Non a caso, uno dei punti all’ordine del giorno del programma elettorale di Chavez, è stato la ristrutturazione e l’implementazione della struttura infrastrutturale del paese. Questo tema nel concreto permette l’ottenimento di due risultati importanti: lo sviluppo economico interno favorito da un miglioramento dei collegamenti tra i poli di produzione e/o di ricerca del paese. Tale progetto permetterebbe, inoltre, la creazione di nuovi nuclei produttivi interni alla nazione, facendo decadere il vincolo della vicinanza alla costa o ai grossi centri urbani, per lo sviluppo delle attività economiche. Dal punto di vista esterno, in un’ottica regionale, una maggiore forza economica permette a Caracas di acquisire maggiore rilievo all’interno del Mercosur (in cui il Venezuela è stato integrato da poco) con il dirottamento dei rapporti di forza da un bipolarismo (Brasile-Argentina) ad un tripolarismo (Brasile-Argentina-Venezuela) che gioverebbe all’intera macro-area. Indirettamente, da tale condizione, otterrebbe vantaggi anche il progetto CELAC, trovando nel suo primo promotore, ossia il Venezuela, un attore di primissimo piano (dal punto di vista economico) nell’interazione intraregionale.

Chavez e il PSUV hanno basato il proprio programma anche su altre e più delicate tematiche, fondamentali per la sensibilizzazione popolare: il proseguo della politica assistenzialista affiancata da progetti di sviluppo agricolo, sanitario, di sicurezza e di sviluppo delle risorse umane al fine di un ricollocamento nel mercato del lavoro. In definitiva parliamo di una programmazione attiva che punta a coinvolgere sempre di più la popolazione. Infine, come affermato da Freddie Bernal (collaboratore di Chavez e sindaco del distretto a basso reddito Libertador), in un’intervista rilasciata al ricercatore thailandese Walden Bello, “la gente deve smettere di aspettare che il governo faccia le cose per loro. Devono cominciare a fare da soli, con l’amministrazione locale in un ruolo di supporto” (6). Da tale affermazione si evince un importante punto dell’eventuale Venezuela post-elettorale targato Chavez: il crescente coinvolgimento del popolo nella vita politica ed economica del paese. Quindi un popolo non più inteso come spettatore passivo delle decisioni provenienti dall’alto, ma attore attivo e parte integrante nel meccanismo decisionale. Se ne desume la volontà di far slittare il sistema politico del PSUV dal populismo chavista – ossia un movimento politico prettamente collegato alla figura di Chavez ed imprescindibile da questa – ad una più solida programmazione socialista di medio-lungo periodo capace di consolidarsi con o senza il carisma del Caudillo.

Statisticamente, tralasciando i sondaggi propagandistici che vedono Capriles in svantaggio del 30%, un recente sondaggio dell’Istituto Venezuelano di Analisi dei Dati (IVAD) vede Chavez in vantaggio di 18,1 punti percentuali (7). Tuttavia un approfondimento del quotidiano La Nacion, evidenzia una forte differenza preferenziale a seconda dello strato sociale interpellato: nella classe sociale alta Capriles ottiene l’81,19% (a dimostrazione del fatto che un neoliberismo consentirebbe all’élite del paese di riacquisire il potere economico), nella classe media il 53,74% e in quella meno agiata un favore del 48,11%. Distinguendo invece tra popolazione urbana e rurale si ottiene nel primo caso una preferenza per Capriles del 53,19% e nel secondo una preferenza per Chavez del 51,35% (8). Ovviamente si tratta di dati provenienti da un’inchiesta su scala nazionale, ma fortemente discostante da quanto rilevato dall’ente statistico venezuelano. Tuttavia nella valutazione del quotidiano argentino è importante rilevare le differenze preferenziali a seconda della fascia di popolazione interpellata. Tale contrasto dimostra, seppur sottilmente, gli interessi in gioco nelle elezioni del prossimo 7 ottobre: da una parte la popolazione povera che ha grandi aspettative sul proseguo della programmazione politica ed economica di Chavez e dall’altra, l’imprenditoria che vede in Capriles l’opportunità di riaprire le frontiere al dollaro statunitense.

 

 

Le elezioni venezuelane nel quadro geopolitico macro-regionale.

Queste elezioni appaiono come fondamentali per il futuro della regione Latinoamericana e Caraibica. La vittoria di Chavez garantirebbe una continuità al percorso, non facile, di emancipazione del Sud America dall’incombenza di interessi esogeni alla stessa area. La prospettiva dell’attuale percorso è quella di creare una regione forte ed in grado di interagire alla pari (sia mediante le singole sovranità che mediante la cooperazione interstatale) in un contesto internazionale multipolare. Al contrario, l’ascesa di Capriles porterebbe il processo di regionalizzazione in una fase di stallo dove la diffidenza verso il nuovo governo ostacolerebbe il dialogo con le sovranità a sud dei confini venezuelani. Inoltre, e non trascurabile, Cuba tornerebbe in uno stato di isolamento politico favorevole al proliferare di azioni destabilizzanti provenienti da Miami. Proprio in Florida si percepisce il forte interesse degli esuli anticastristi verso l’esito elettorale di Caracas. Un eventuale vittoria di Capriles riporterebbe l’Havana nella stretta morsa dell’embargo statunitense non potendo più contare sull’amicizia del governo venezuelano e ritrovandosi circondato da attori potenzialmente ostili o poco sensibili all’ingerenza politica ed economica statunitense (Messico, Colombia, Panama). Ovviamente gli interessi di Miami assumono un gran peso all’interno della politica nazionale statunitense (9) e pertanto la “controrivoluzione” cubana resta sempre un tema di rilievo nell’agenda politica di Washington. Proprio su tale tema verte l’attivismo mediatico (e non solo) statunitense, intenzionato a dirottare l’esito elettorale verso il più “accomodante” Capriles. Basta fare un giro tra le pagine online della BBC per notare la volontà di sminuire l’importanza delle elezioni venezuelane e sbeffeggiare l’intera campagna elettorale – dipinta come una manifestazione folcloristica (10). Interessante, in tal senso, il contributo da Miami per La Nacion, del giornalista Andres Oppenheimer che in un articolo destinato a scongiurare il sospetto su eventuali brogli elettorali da parte di Chavez, di fatto sembra voler lasciare vivo nel lettore il sospetto e la diffidenza verso l’operato del PSUV durante le future elezioni. Ambiguità sottile che non può far sottovalutare l’origine geografica del contributo (11). La dialettica mediatica però, non è l’unica strategia perseguita nei confronti del Venezuela. Come riportava tempo fa l’analista ecuadoregno Percy Francisco Alvarado Godoy, nei piani della CIA non può che essere presente la militarizzazione degli antichavisti in prospettiva di un colpo di stato (post-elettorale) o di un’opera destabilizzante (pre-elettorale o contestualmente alla tornata elettorale) (12). Nello specifico l’analista evidenzia come i paesi filo-occidentali dell’area (tra cui Colombia e Messico) possano godere della fornitura statunitense di fucili di alta precisione e come questi possano facilmente essere destinati ad operazioni anti Chavez in Venezuela.

Forte del consenso statunitense, Capriles ha tentato il 19 settembre scorso, di portare nello schieramento delle sovranità a suo favore, il governo colombiano. La missione diplomatica, però, si è rivelata un buco nell’acqua perché Santos ha ribadito la sua neutralità nel confronto elettorale venezuelano (13). La posizione del presidente colombiano, ha una lettura abbastanza semplice: i rapporti di bilateralità tra Colombia e Venezuela rappresentano un punto cruciale della politica di Santos che in tal modo riesce a concretizzare il suo impegno contro il narcotraffico. Pertanto il principio di continuità di tali rapporti prescinde dall’esito elettorale. Inoltre, un’esposizione a favore o contro Chavez potrebbe avere ripercussioni sui fragili equilibri interni del paese stesso. Bogotà pro-Chavez lederebbe i rapporti bilaterali con gli Stati Uniti, mentre una Bogotà favorevole a Capriles potrebbe incrinare l’attuale e delicato processo di pace con le FARC. Santos deve calibrare attentamente le proprie mosse politiche interne ed esterne perché le elezioni del 2014 vedono risalire le quotazioni di un ritorno del suo predecessore Uribe (14) – che più volte ha sottolineato l’incapacità di Santos di far fronte al problema della violenza nel paese.

 

 

Prospettive di un verdetto annunciato.

Il sentore che si ha da sondaggi e dati statistici è che il 7 ottobre sarà sancita la riconferma del progetto bolivariano (salvo colpi di scena poco legali). Tale esito proietterebbe Chavez verso un quinquennio decisivo per la longevità del socialismo venezuelano. La progettualità del PSUV sarà valutata nel 2017 su due tematiche importanti: la prima e più di impatto sulla popolazione, verterà sui risultati economici e sociali ottenuti, la seconda si attesta nella capacità del movimento di palesare una struttura politica forte in grado di garantirsi il favore elettorale anche senza la figura carismatica di Hugo Chavez.

Abbiamo omesso all’inizio della presente trattazione quella che è forse l’unica e reale similitudine tra i due candidati: entrambi annoverano nel loro curriculum un tentato colpo di stato. Hugo Chavez nel 1992 fu tra gli autori di un tentativo di golpe nei confronti dell’allora presidente Pérez. A seguito di tale fallimento fu arrestato, per poi ritrovare la libertà nel 1994. Capriles invece ha un processo in atto che lo vede tra gli imputati per il tentativo di golpe del 2002 nei confronti dello stesso Chavez. Tuttavia le differenze tra i due sono abissali: Chavez ha ottenuto l’assoluzione più importante che un personaggio politico potrebbe auspicarsi: quella del popolo, che lo ha eletto presidente nel 1998. Capriles, invece, il 7 ottobre potrebbe subire il verdetto più negativo: la condanna popolare (ossia la sconfitta elettorale) per gli atti del 2002 e per la sua manifesta ideologia antibolivariana.

 

 

* William Bavone è Segretario Scientifico e responsabile dell’area latinoamericana del CeSEM (Centro Studi Eurasia Mediterraneo).

 

(1)Fra i tanti rimandiamo ad una breve analisi fatta da Federico La Mattina per l’Associazione Politica e Culturale Marx XXI http://www.marx21.it/internazionale/america-latina-e-caraibi/2446-capriles-un-neoliberale-mascherato-da-progressista-.html

(2)Cfr. http://www.lanacion.com.ar/1510108-en-que-se-parecen-chavez-y-capriles-ademas-de-sus-iniciales

(3)Le politiche assistenzialiste hanno un grosso peso sul bilancio statale e se non accompagnate da politiche volte alla creazione di nuovi posti di lavoro, hanno una sostenibilità pressoché nulla nel medio-lungo periodo a meno che non si faccia leva su risorse esterne (FMI) generando un vortice negativo di indebitamento  – nel concreto parliamo di un processo di colonizzazione dell’economia – difficilmente contrastabile.

(4)Cfr. http://www.indexmundi.com/g/r.aspx?c=ve&v=66&l=it

(5)Cfr. http://www.indexmundi.com/g/g.aspx?c=ve&v=66&l=it

(6)Cfr. http://www.alpcub.com/chavez.html

(7)Cfr.http://diariovea.com.ve/politica/a-solo-tres-semanas-de-las-elecciones-candidato-de-la-patria-sigue-en-la-punta/

(8)Cfr. http://www.lanacion.com.ar/1509334-en-venezuela-otra-encuesta-da-ganador-a-capriles

(9)A tal proposito si suggerisce la lettura del saggio di Alessandro Hellmann “Cuba. La rivoluzione imperdonabile – da Cristoforo Colombo a Bush”  casa editrice Nuovi Equilibri, Viterbo 2008

(10)Invitiamo il lettore a visionare il seguente link dove è presente un elenco di articoli della     BBC sulle elezioni venezuelane http://www.bbc.co.uk/mundo/noticias/cluster_venezuela_elecciones_presidenciales_2012.shtml

(11)Cfr. http://www.lanacion.com.ar/1509354-fraude-electoral-en-venezuela

(12)Cfr. http://percy-francisco.blogspot.it/2012/06/la-cia-opta-por-fusiles-para.html

(13)Cfr.http://www.eluniversal.com/nacional-y-politica/henrique-capriles/120919/santos-reitera-a-capriles-neutralidad-de-colombia-ante-el-7-o

(14)Cfr. http://temi.repubblica.it/limes/uribe-sfida-santos-in-colombia/37162


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